Pierluigi Panza  
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L'EREDITÀ IGNORATA DI VITTORIO UGO


Replica al commento di Ottolini sul libro dedicato a Vittorio Ugo



Pierluigi Panza


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Gianni Ottolini ha qui recensito il volume che Antonio Belvedere ha dedicato ai primi decenni dell'attività professionale, didattica e scientifica del suo maestro Vittorio Ugo (Quando costruiamo case, parliamo, scriviamo. Vittorio Ugo architetto, Officina Edizioni, 2015). Vorrei dedicare un'osservazione aggiuntiva sugli ultimi anni di Vittorio Ugo, quelli passati di Milano. O, meglio, sull'ignorata eredità di Ugo da parte della Scuola di Architettura di Milano.

Non mi riferisco certamente ai suoi allievi nel campo della rappresentazione. L'eredità ignorata è relativa allo sforzo che Ugo - supplente nel corso di Storia della Critica e della Letteratura architettonica e direttore del Dipartimento di Conservazione e Storia dell'Architettura - stava cercando di fare per riportare la complessità della riflessione teorica ed estetica all'interno dei corsi di Architettura. Uno sforzo che aveva messo in campo diversi impegni: traduzioni di classici (come Laugier), una collana di Teoria dell'Architettura con l'editore Guerini, la rivista "recto/verso", convegni, attività didattica e discussioni che coinvolgevano anche docenti esterni o "non strutturati", come si usa ora sottolineare. Lavorava, oltreché con Palermo, anche con la Facoltà di Genova, con figure come Edoardo Benvenuto, Roberto Masiero, Giorgio Pigafetta, Franco De Faveri e altri ancora.

Questo "cenacolo" fluido stava perseguendo anche l'obiettivo di strutturare all'interno del percorso di studi in Architettura corsi di Estetica, Critica e Teoria dell'architettura e dell'arte; ma non innestando astruse competenze esterne prelevate da questi "raggruppamenti disciplinari", bensì facendole maturare in maniera fortemente correlata alle esigenze critiche dell'architettura. Ovvero, non si cercavano ricercatori o professori di Estetica o di Antropologia o altro che passassero dalla Facoltà di Architettura per un loro "passaggio di carriera" tutto interno al raggruppamento disciplinare e avulsi dal dibattito architettonico, bensì figure che declinassero l'architettura in un confronto e in un affiancamento serrato con queste discipline. Era una strada ambiziosa fare di Milano la sede dalla quale nasceva il dibattito sulla città, sul restauro, sulla storia…, ma molto contrastata direi quasi esclusivamente per motivi di potere accademico. Lo sviluppo di questo dibattito, e di figure di critici e teorici più o meno militanti, avrebbe forse eroso in piccola parte a progettisti o altri allievi di "grandi maestri" l'esclusività di potersi cimentare anche in queste pratiche, diciamo estetiche e/o critico-teoriche. Cimento che, intendiamoci, salvo rare figure nessuno ha poi inteso esercitare, ovviamente per scrupolo di umiltà: è stato sufficiente l'esercizio ostativo per non far nascere figure e per non sviluppare il dibattito. Tant'è che da Milano il dibattito italiano sull'architettura è ancora oggi assolto o da impegnati progettisti come Stefano Boeri e Cino Zucchi, dallo storico-contemporaneista Fulvio Irace oppure da ormai storiche figure di milanesi d'adozione come Vittorio Gregotti, Marco Dezzi Bardeschi, Giancarlo Consonni…

Alla Facoltà non è parso vero di poter strutturare all'interno di essa figure provenienti anche da settori disciplinari come l'Estetica, l'Antropologia, l'Archeologia o altre "discipline umanistiche" e teoriche (semplifico), ma praticamente sempre provenienti da studi esterni all'architettura. Così, senza ostacolare nessuno, ciascuno ha proceduto nella distribuzione delle proprie "pratiche orticole" a studenti rassegnati, ovvero ciascuno ha zappato (si fa per dire) nel proprio hortus conclusus trasmettendo nulla che potesse avviare dibattiti, presenza sulla scena intellettuale italiana o altro. Ma la "Scuola" ha potuto fregiarsi di insegnamenti dai titoli altisonanti, a volte oscuri da decriptare. Gli studenti, invece, si laureano in Architettura senza sapere (non senza aver letto, senza sapere) chi siano Leon Battista Alberti o Palladio.

È questo che intendo per eredità ignorata - spero ancora eredità sospesa - di Vittorio Ugo da parte della nostra università. O la Scuola "politecnica" diventa capace di creare figure al proprio interno capaci di affrontare questi temi oppure continuerà a svolgere una funzione di zattera per chi vuole attraversarla qualche anno. Altro si fa a Bologna, Mendrisio e altrove.

 

Pierluigi Panza

 

 

 

 

N.d.C. - Giornalista, docente e scrittore, Pierluigi Panza lavora al "Corriere della Sera" dove si occupa di cultura. Insegna Critica d'arte e di architettura al Politecnico di Milano e Teorie e tecniche della comunicazione giornalistica all'Universita? degli Studi di Milano.

Tra i suoi libri: Antichità e restauro nell'Italia del Settecento (Franco Angeli, 1990); Leon Battista Alberti (Guerini, 1994); Piranesi architetto (Guerini, 1998); Estetica, tempo e progetto nell'età delle comunicazioni (Guerini, 2002); Il digiuno dell'anima (Bompiani, 2007); La croce e la sfinge. Vita scellerata di Giovan Battista Piranesi (Bompiani, 2009); Orientalismi. L'Europa alla scoperta del Levante (Guerini, 2011); L'inventore della dimenticanza (Bompiani, 2014); L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità finanziaria (Guerini, 2015).

Il commento di Gianni Ottolini al libro di Antonio Belvedere citato nel testo è stato pubblicato il 25 agosto 2017 con il titolo: Vittorio Ugo e il discorso dell'architettura.

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

06 Ottobre 2017

 

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, il paesaggio e la cultura del progetto urbano, paesistico e territoriale

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in redazione:
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Le letture

2015: online/pubblicazione
2016: online/pubblicazione
2017:

C.Bianchetti, La ricezione è un gioco di specchi, commento a Bernardo Secchi. Libri e piani, a cura di C. Renzoni e M. C. Tosi (Officina edizioni, 2017)

A. Calafati, Neo.Liberali tra società e comunità, commento a G. Becattini, La coscienza dei luoghi (Donzelli, 2015)

M. Ponti, Non-marxista su un dialogo tra marxisti, commento a G. Becattini, La coscienza dei luoghi (Donzelli, 2015)

G. Semi, Tante case non fanno una città, commento a E. Garda, M.Magosio, C. Mele, C. Ostorero, Valigie di cartone e case di cemento (Celid, 2015)

M. Aprile, Paesaggio: dal vincolo alla cura condivisa, commento a G. Ferrara, L'architettura del paesaggio italiano (Marsilio, 2017)

S. Tedesco, La messa in forma dell'immaginario, commento a A.Torricelli, Palermo interpretata (Lettera Ventidue, 2016)

G. Ottolini, Vittorio Ugo e il discorso dell'architettura, commento a A. Belvedere, Quando costruiamo case, parliamo, scriviamo. Vittorio Ugo architetto (Officina Edizioni, 2015)

F. Ventura, Antifragilità (e pianificazione) in discussione, commento a I. Blečić, A. Cecchini, Verso una pianificazione antifragile (FrancoAngeli, 2016)

G. Imbesi, Viaggio interno (e intorno) all'urbanistica, commento a R. Cassetti, La città compatta (Gangemi 2016)

D. Demetrio, Una letteratura per la cura del mondo, commento a S. Iovino, Ecologia letteraria (Ed. Ambiente, 2017)

M. Salvati, Il mistero della bellezza delle città, commento a M. Romano, Le belle città (Utet, 2016)

P. C. Palermo, Vanishing. Alla ricerca del progetto perduto, commento a C. Bianchetti, Spazi che contano (Donzelli, 2016)

F. Indovina, Pianificazione "antifragile": problema aperto, commento a I. Blečić, A. Cecchini, Verso una pianificazione antifragile (FrancoAngeli, 2016)

F. Gastaldi, Urbanistica per distretti in crisi, commento a A. Lanzani, C. Merlini, F. Zanfi (a cura di), Riciclare distretti industriali (Aracne, 2016)

G. Pasqui, Come parlare di urbanistica oggi, commento a B. Bonfantini, Dentro l'urbanistica (Franco Angeli, 2017)

G. Nebbia, Per un'economia circolare (e sovversiva?), commento a E. Bompan, I. N. Brambilla, Che cosa è l'economia circolare (Edizioni Ambiente, 2016)

E. Scandurra, La strada che parla, commento a L. Decandia, L. Lutzoni, La strada che parla (FrancoAngeli, 2016)

V. De Lucia, Crisi dell'urbanistica, crisi di civiltà, commento a G. Consonni, Urbanità e bellezza (Solfanelli, 2016)

P. Barbieri, La forma della città, tra urbs e civitas, commento a A. Clementi, Forme imminenti (LISt, 2016)

M. Bricocoli, Spazi buoni da pensare, commento a: C. Bianchetti, Spazi che contano (Donzelli, 2016)

S. Tagliagambe, Senso del limite e indisciplina creativa, commento a: I. Blečić, A. Cecchini, Verso una pianificazione antifragile (FrancoAngeli, 2016)

J. Gardella, Disegno urbano: la lezione di Agostino Renna, commento a: R. Capozzi, P. Nunziante, C. Orfeo (a cura di), Agostino Renna. La forma della città (Clean, 2016)

G. Tagliaventi, Il marchio di fabbrica delle città italiane, commento a: F. Isman, Andare per le città ideali (il Mulino, 2016)

L. Colombo, Passato, presente e futuro dei centri storici, commento a: D. Cutolo, S. Pace (a cura di), La scoperta della città antica (Quodlibet, 2016)

F. Mancuso, Il diritto alla bellezza, riflessione a partire dai contributi di A. Villani e L. Meneghetti

F.Oliva, "Roma disfatta": può darsi, ma da prima del 2008, commento a: V. De Lucia, F. Erbani, Roma disfatta (Castelvecchi, 2016)

S.Brenna, Roma, ennesimo caso di fallimento urbanistico, commento a V. De Lucia e F. Erbani, Roma disfatta (Castelvecchi 2016)

A. Calcagno Maniglio, Bellezza ed economia dei paesaggi costieri, contributo critico sul libro curato da R. Bobbio (Donzelli, 2016)

M. Ponti, Brebemi: soldi pubblici (forse) non dovuti, ma, commento a: R. Cuda, D. Di Simine e A. Di Stefano, Anatomia di una grande opera (Ed. Ambiente, 2015)

F. Ventura, Più che l'etica è la tecnica a dominare le città, commento a: D. Harvey, Il capitalismo contro il diritto alla città (Ombre corte, 2016)

P. Pileri, Se la bellezza delle città ci interpella, commento a: G. Consonni, Urbanità e bellezza (Solfanelli, 2016)

F. Indovina, Quale urbanistica in epoca neo-liberale, commento a: C. Bianchetti, Spazi che contano (Donzelli, 2016)

L. Meneghetti, Discorsi di piazza e di bellezza, riflessione a partire da M. Romano e A. Villani

P. C. Palermo, Non è solo questione di principi, ma di pratiche, commento a: G. Becattini, La coscienza dei luoghi (Donzelli, 2015)

G. Consonni, Museo e paesaggio: un'alleanza da rinsaldare, commento a: A. Emiliani, Il paesaggio italiano (Minerva, 2016)

 

 

I post

L'inscindibile legame tra architettura e città, commento a: A. Ferlenga, Città e Memoria come strumenti del progetto (Marinotti, 2015)

Per una città dell'accoglienza, commento a: I. Agostini, G. Attili, L. Decandia, E. Scandurra, La città e l'accoglienza (manifestolibri, 2017)