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STRAGE SUL LAVORO ALLA LAMINA DI MILANO


Comunicato Movimento per la Difesa e il Miglioramento del SSN



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Movimento per la Difesa e il Miglioramento del SSN

COMUNICATO

Le cause di dettaglio e le eventuali responsabilità del terribile infortunio alla LAMINA di Milano del 16.1.2018 sono in corso di accertamento da parte della magistratura e degli organi tecnici competenti, operatori della ATS e Vigili del Fuoco; non è il caso qui di fare ipotesi.

Il profondo e doveroso cordoglio per l'enormità dell'evento, che ha portato quattro lutti che vanno ad aggiungersi alla lunga serie di tragedie in ambiente confinato con dinamiche simili, che purtroppo continuano a scandire con regolarità le cronache delle tragedie sul lavoro, non può esentarci però da alcune riflessioni e dal contrastare alcune derive legate sia a cattiva informazione, sia a cosciente disinformazione.

1. Non basta emanare una specifica norma (DPR 177/'11 sugli ambienti confinati) e neppure intensificare controlli mirati, se si continua a sottostimare i rischi e ad affrontarli con scarsa competenza; ciò però è inscindibile da un contesto generale che continua a veder prevalere da un lato precarietà dei rapporti di lavoro, ampio ricorso ad appalti, diffusa presenza di economia sommersa, dall'altro, e non per caso, autocontrollo di mera facciata -mentre dovrebbe essere base essenziale di impegno dell'azienda e del sistema aziendale ad incorporare strutturalmente la prevenzione-, consulenti spesso improvvisati, formazione come mero adempimento burocratico.

2. Ciò non significa che le strategie messe in campo siano fallite e debbano essere radicalmente riviste; non occorrono interventi straordinari di emergenza destinati a lasciare il tempo che trovano o stravolgimenti istituzionali, spesso invocati in alternativa all'affrontare seriamente i problemi, magari tornando oggi sotto l'egida INAIL e del Ministero del Lavoro, al passato remoto dell'unico ispettorato del lavoro, che a suo tempo brillò per inefficacia. Al contrario il superamento di tale modello da parte della 833/78, ha avuto come caposaldi la territorialità dei Servizi, la compenetrazione di funzioni di assistenza e vigilanza e la metodologia di lavoro sviluppata nei Servizi nel corso di decenni incentrata sull'integrazione di competenze sanitarie e tecniche, sull'approccio globale ai problemi di sicurezza e igiene del lavoro, sull'attenzione alla organizzazione del lavoro e del sistema di prevenzione aziendale, ai processi lavorativi e non solo agli oggetti materiali, sulla partecipazione delle diverse figure presenti nelle imprese, sulla tessitura di rapporti con i diversi attori per favorire l'innalzamento della cultura della prevenzione. Metodologia che ha consentito una drastica diminuzione degli infortuni, anche se certamente non il loro azzeramento, e l'emersione delle malattie professionali quasi mai denunciate.

Significa invece che nella complessità dei rapporti di produzione e dei rapporti sociali occorre un impegno continuativo da parte di tutti, perché la prevenzione non è un problema tecnico, e non vi sono scorciatoie utili senza questo impegno.

3. Certo, i controlli vanno potenziati, non solo nei luoghi di lavoro, ma anche sulla qualità della formazione erogata alle diverse figure aziendali, e sugli enti certificati che effettuano le verifiche periodiche in azienda, ambito quest'ultimo ad oggi ancora fin troppo trascurato; ma occorre potenziare anche le attività di promozione della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, l'assistenza alle imprese e opportune politiche premiali con attenzione anche a favorire l'inserimento lavorativo di lavoratori disabili o parzialmente idonei, fatto oggi ancor più necessario dato il progressivo invecchiamento della popolazione lavorativa.

Perché ciò sia possibile necessita un impegno concreto ad un adeguamento delle risorse dei dipartimenti di prevenzione e che ci si impegni ai livelli istituzionali quanto meno a garantire il turn-over del personale e a spendere in prevenzione almeno il 5% del fondo sanitario, come stabilito -ma ampiamente disatteso- a livello nazionale.

Ognuno deve fare la sua parte; le regioni garantendo il ricambio generazionale la cui mancanza sta mettendo in crisi le strutture e investendo i soldi delle sanzioni in prevenzione, ma anche l'efficacia di intervento dei servizi e maggiore omogeneità in quantità e qualità nelle diverse regioni/territori; il ministero della salute (attraverso piani nazionali e coordinando le attività oltre che controllandone i risultati) occupandosi seriamente di un tema da sempre lasciato in mano al ministero del lavoro che a sua volta deve potenziare le sue strutture di coordinamento e emanare i numerosi decreti attuativi che languono da anni (primi tra tutti gli attesi decreti di semplificazione degli adempimenti), il ministero dei trasporti le indicazioni attuative per la revisione periodica dei trattori che da sola a regime garantirebbe il risparmio di 100 vite all'anno, il Ministero dello Sviluppo Economico, oggi addirittura latitante, rilanciando il controllo del mercato delle macchine, e così via; l'INAIL sostenendo con la ricerca e le politiche premiali le strategie di prevenzione e le priorità nazionali anziché cercare di inglobarle; le parti sociali garantendo un maggiore impegno e interesse a sostenere davvero il sistema aziendale di prevenzione, costringendo il mondo della consulenza e della formazione a prestare più attenzione ai risultati e meno agli adempimenti formali e al business, e lasciando perdere le forme striscianti di monetizzazione che stanno riemergendo in forma di assicurazioni sanitarie integrative.

4. In sintesi, se si vogliono ridurre sostanziosamente gli infortuni sul lavoro non si può discutere della sicurezza del lavoro solo in occasione di eventi come questo per poi dimenticarsene per il resto del tempo fino al prossimo incidente.

Occorre un impegno forte a che, nei comparti dove gli infortuni gravi e mortali non mostrano un decremento significativo, i controlli siano sempre più mirati ed incisivi individuando, nella logica dei piani nazionali -efficaci nel rendere omogenee sul territorio nazionale pratiche e priorità di intervento-, azioni "forti" a tutti i livelli, in grado di affrontare il problema nella sua complessità.

Per la Segreteria del Movimento
Ariano E., Cantoni S., Carreri V.
Milano, 20 gennaio 2018

 




22 GENNAIO 2018