Paola Briata  
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CON GLI IMMIGRATI PER CAPIRE CITTÀ E SOCIETÀ


Commento al libro di Brigida Proto



Paola Briata


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Il libro di Brigida Proto, Al mercato con Aida. Una donna senegalese in Sicilia (Carocci, 2018) restituisce una ricerca condotta dal 2011 al 2013 attraverso un progetto europeo - la Marie Curie International Outgoing Fellowship - presso l'Università IUAV di Venezia, la University of Chicago e, evidentemente, in Sicilia. Un testo ispirato ai principi della sociologia lirica, ovvero "che mira a rendere vivo un mondo sociale, affidandosi al coinvolgimento attivo del ricercatore come una particolare attitudine verso ciò che scrive e verso il pubblico a cui si rivolge" (Proto, 2018: 13). Un volume dunque volutamente scorrevole, diviso in capitoli brevi, ognuno dei quali, seppur riferibile a una narrazione unitaria, costituisce anche un racconto a sé. E al tempo stesso, una ricerca che apre molte strade d'indagine, proponendo uno sguardo ricchissimo su temi e "dettagli che contano" per raccontare i fenomeni migratori e le città contemporanee. La lettura che propongo è dunque necessariamente molto selettiva, centrata su tre piste che si appoggiano "ai protagonisti" del volume: Aida Fall, Brigida Proto e il mercato.

 

Storia di Aida, che ama raccontarsi come "la prima donna senegalese di Sicilia che ha attraversato da sola in auto l'Africa [...]. Una donna di frontiera che reinventa la sua vita tra Senegal e Italia, tra Africa ed Europa" (Proto, 2018: 32). La ricerca segue (letteralmente, vedremo poi in che modo) Aida nella sua vita quotidiana di venditrice di prodotti di bigiotteria nei mercati prevalentemente siciliani, scegliendo di raccontare il più possibile il suo punto di vista, quello una donna immigrata "impegnata nella traduzione continua tra più mondi della sua esperienza di vita" (Proto, 2018: 142). Percorsi, fatiche fisiche e non solo, burocrazie, solidarietà che riguardano immigrati e autoctoni, modi di mettersi in gioco in una società di accoglienza che a volte, ma non sempre, fa attrito, discriminazioni di razza e di genere, ma anche forme fortissime e consapevoli di affermazione da parte di chi arriva in luoghi dove ci si mette in gioco per delineare un nuovo percorso di vita. Una ricerca che, seguendo una donna, aiuta da un lato a mettere in discussione stereotipi consolidati, dall'altro a riflettere sulle forme di empowerment specifiche delle donne immigrate. La vita di Aida rivela, tra le tante cose, la molteplicità d'identità messe in gioco da una donna, senegalese, musulmana, madre, divorziata, migrante, commerciante, militante.

Perché è importante raccontare il percorso di una donna? Lo dice esplicitamente all'inizio del volume la stessa autrice: perché cercando le tracce del "Senegal di Sicilia", Brigida si accorge di come le donne siano spesso le grandi assenti dalle narrazioni grandi e piccole sull'immigrazione nelle città. Dove sono le donne senegalesi di Sicilia? Ma anche, dove sono le donne nella letteratura sulle migrazioni? Il libro si pone dunque anche l'obiettivo di affrontare un tema poco esplorato dalla ricerca, che tende a sottovalutare il ruolo delle donne nelle narrazioni sulle dinamiche migratorie e sul loro rapporto con la società di accoglienza (Green, 1994; Eisenberg e Spinner-Halev, 2005). Queste le prime domande e i primi obiettivi che hanno portato all'incontro tra Brigida e Aida e alla progressiva decisione di far diventare Aida il centro della ricerca e poi della narrazione del libro. Un volume che attraverso la quotidianità di una persona, ci fa comprendere anche molti aspetti della vita di altri immigrati, di altre donne, di come funzionano non solo i mercati (in Sicilia), ma anche gli spazi delle città contemporanee, multietniche e multiculturali.

Tra i molti aspetti toccati nel volume, un tema che mi sta particolarmente a cuore riguarda la concezione "a doppio senso" dei processi d'integrazione, così come le difficoltà alle quali questa interpretazione ancora va incontro. L'inserimento degli immigranti nella società di accoglienza spesso non è un processo a senso unico nel quale chi arriva deve fare degli sforzi per adeguarsi ed essere "assorbito" nella presunta struttura culturale omogenea della società di accoglienza (Tosi, 1998; Briata 2007). Da un lato, sono gli stessi immigranti che, pur mantenendo alcuni aspetti della propria specificità culturale, vogliono assimilarsi nei paesi dove approdano; dall'altro, la presenza straniera pluralizza la società di accoglienza offrendo nuove opportunità e orizzonti culturali. Questo fenomeno, già osservato da sociologi, antropologi, etnografi, forse sempre più dovrebbe costituire un punto di partenza anche nella costruzione di progetti e politiche sociali, per il lavoro, urbane e territoriali (Martiniello, 1997; Gallissot, Kilani, Rivera, 2000). Penso in tal senso a una delle esperienze delle quali Aida si fa promotrice, la creazione di un patronato multietnico gestito da Confcommercio. Un'iniziativa che diventa il simbolo di un modo diverso d'intendere l'integrazione, affrontando "non solo la formazione dei commercianti stranieri a Catania, ma anche quella di un numero crescente d'imprenditori catanesi che intendevano investire in Africa" (Proto, 2018: 90). Ma, al tempo stesso, penso anche al racconto di quando Aida, assieme altre quattro donne su un totale di sei candidati, corre per la lista Uniti si vince. Catania interculturale, alle elezioni per il consigliere comunale aggiunto - il rappresentante dei cittadini stranieri al Comune di Catania. Il tentativo, supportato dai responsabili dello Sportello immigrazione, è quello di fare delle elezioni un'esperienza di contaminazione culturale tra le comunità straniere, costruendo la partecipazione al voto sui problemi e non sulle identità etniche. I tempi, in realtà, sono troppo brevi o non ancora maturi per questo: vincerà Arjun, un immigrato di Sri Lanka, la comunità più numerosa in città che ha dunque votato per un connazionale. Ma credo sia importante, come questo libro fa, iniziare a tracciare il profilo di quelle situazioni in cui stranieri e autoctoni, insieme e al di là di confini etnici, nazionali o religiosi, condividono percorsi di formazione, lotta e confronto democratico anche con le istituzioni (Briata, 2016).

 

Storia di Brigida, che anche attraverso questa specifica esperienza, si è scoperta con più decisione etnografa. Al mercato con Aida è anche un percorso di consolidamento di un approccio etnografico alla ricerca. Due riferimenti permeano il libro in ogni sua parte, riflettendo l'esperienza dell'autrice e dei suoi incontri come studiosa. Da un lato, la visione della città come "laboratorio sociale", un luogo dove operare una riduzione della distanza tra saperi 'esperti' e saperi 'ordinari' che deriva anche dal percorso con Andrew Abbott alla scuola di Chicago. Brigida si riferisce allora alla "nostra indagine al mercato. Di Aida e mia. Lei infatti non è stata soggetto passivo di un'osservazione né testimone privilegiato da intervistare. Io ho offerto la ricerca come occasione di un incontro inconsueto tra le nostre diverse esperienze di vita, ma ho lasciato ad Aida la libertà di dettare i tempi dell'indagine. Mi ha osservato e messo alla prova" (Proto, 2018: 14).

Un episodio, tra i tanti raccontati da Brigida anche con una certa ironia, dà conto di questo particolare rapporto. Brigida decide di seguire Aida al mercato facendole da aiutante - Portopalo, Gela, Noto, Vittoria, Catania, ma anche Reggio Calabria - ma, come spesso accade nella ricerca etnografica, a un certo punto si pone dei problemi di natura etica: in particolare gli altri mercanti le chiedono chi è e lei vorrebbe essere trasparente riguardo al suo ruolo di ricercatrice. Ma la reazione di Aida è senza possibilità di mediazione: "a me dell'etica della ricerca non frega assolutamente nulla! Qui la mia comunità deve abituarsi a te senza che sappiano che li stai studiando. Poi quando inizieranno ad accettarti, dirò che sei una ricercatrice. Punto e basta" (Proto, 2018: 56). Brigida racconta anche come ad un certo punto la risoluzione degli aspetti etici sia avvenuta nella cooperazione: il libro è stato letto e condiviso con la protagonista, ma anche con le persone che sono al centro delle diverse narrazioni. Persone che, nella maggior parte dei casi, si sono riconosciute nel racconto e hanno deciso di comparire con il proprio nome. Nella così detta "osservazione diretta partecipante", strumento privilegiato d'indagine per la ricerca etnografica, l'interazione tra chi fa ricerca e le persone o i gruppi con cui coopera, incide dunque in modo significativo sull'evoluzione della ricerca stessa, sulle traiettorie che si prendono e su quelle che si scartano, così come sulle narrazioni che si producono.

Un secondo riferimento accademico ben presente nel volume deriva dagli scambi con Daniel Cefaï, etnografo francese, incontrato durante il soggiorno a Chicago, con il quale Brigida costruisce una lunga collaborazione. Cefaï è a mio parere anche uno degli autori che ha più efficacemente delineato in un saggio breve caratteri, potenzialità e passaggi chiave della ricerca etnografica (Cefaï, 2013). Cosa distingue un percorso etnografico da indagini che si affidano ad altre metodologie di ricerca sociale? Nel sottolineare che non si tratta di percorsi mutuamente esclusivi, Cefaï sottolinea alcune particolarità della ricerca etnografica che si riconoscono con chiarezza anche nel percorso condotto da Brigida: l'osservazione sul campo della vita quotidiana da cui deriva la necessità da parte del ricercatore di negoziare il proprio ruolo attraverso la capacità di mettere in discussione la propria identità e i propri obiettivi; l'attenzione a casi specifici e di piccola scala, ma capaci di raccontare dinamiche più ampie; il ruolo giocato anche dal caso e la capacità di riorientare i propri obiettivi di ricerca in base a ciò che s'incontra lungo il percorso. In questo specifico libro, l'incontro con una persona, Aida, ha permesso di raccontare un mondo più ampio nel quale si intrecciano storie collettive, città, territori, politiche. Un volume dunque utile non solo a chi guarda con interesse ai temi trattati, ma anche un buon esempio di come affrontare una ricerca etnografica, dei suoi passaggi cruciali, ma anche dei dubbi e degli inciampi.

Brigida racconta implicitamente anche di come questo approccio alla ricerca non lasci indifferenti e di quanto, dopo avere trovato non senza difficoltà delle chiavi d'entrata, possa essere complicato staccarsi dalla "situazione" che è stata al centro dello studio. Un distacco che, tuttavia, è quanto mai necessario per raccontare quanto è stato osservato, restituire il lavoro e trovare la forma narrativa adeguata. Non a caso, questa ricerca è finita nel 2013 e il libro esce nel 2018, dopo una lontananza anche fisica da Aida e dai suoi mondi - Brigida riesce infatti a scrivere una volta arrivata a Berlino, durante un lungo periodo dedicato a un nuovo progetto.

 

Il mercato - i mercati di Sicilia e non solo - sono assieme ad Aida i protagonisti del volume. Brigida inizia un lavoro sui senegalesi in Sicilia a dicembre 2012. Incontra nel suo percorso Aida e decide di seguirla ogni giorno per tutta la stagione estiva, da maggio a settembre 2013, con i suoi stessi orari di lavoro al mercato, in alcune occasioni anche dormendo in macchina con lei. L'osservazione diretta partecipante permette di comprendere e descrivere non solo il frontstage, quello della vendita, ma anche il backstage, ovvero tutti quei circuiti di diversa natura che la ostacolano o la favoriscono. Il mercato emerge allora come luogo di multiculturalismo quotidiano (Colombo e Semi, 2007; Wise Velayutam, 2009) non solo per la clientela che attrae, ma anche per tutti quegli aspetti così evidenti nel backstage dove sono presenti popolazioni di origine diversa che insieme "apprendono la diversità". Una forma di apprendimento che comporta anche condivisione, cooperazione, capacità di convivere nelle differenze, ma non necessariamente ibridazione culturale: "siamo a tavola insieme, ma tu mangi thiebiu yapp e io continuo a mangiare spaghetti al pomodoro" (Proto, 2018: 41), queste le parole di Cettina Monsone, che dopo la madre, Mamma Sarina, ha tracciato fin dagli anni Settanta una storia di solidarietà con i senegalesi arrivati in Sicilia.

Il mercato è protagonista anche perché, lo afferma con decisione fin dalle prima pagine l'autrice "a fronte di una prolungata crisi economica e dell'incertezza sociale che ne deriva, i mercati urbani in quanto 'spazio pubblico' emergono come nuove frontiere di democrazia costringendo a interrogarsi sulla loro capacità di accogliere le differenze, contenere l'affanno sociale, tutelare il diritto al lavoro e difendere la dignità umana delle diverse popolazioni che vi si riversano spinte dalla necessità di intraprendere nuovi percorsi di autodeterminazione" (Proto, 2018: 8). Inserendosi in una tradizione di studi alla quale ha contribuito con un lavoro sui suq marocchini un altro autore di riferimento per chi si occupa di ricerca etnografica, Clifford Geertz (1979), Brigida evidenzia come il mercato sia un luogo di scambio non solo di merci, perché i confini tra venditori e clienti spesso sono fluidi e ampia è l'apertura alla reinvenzione della propria identità. Si tratta di luoghi dove prevale una dimensione del "lasco" in termini di regole, usi degli spazi, relazioni (Anderson, 2012) che permette la coesistenza di concezioni multiple e plurali della sfera pubblica (Fincher et al, 2014). I mercati sono visti dunque anche come frontiere di democrazia in società urbane sempre più in difficoltà sul tema dell'accoglienza delle differenze. Lo spazio pubblico non è inteso come area per l'uso collettivo gestito da un'autorità pubblica, ma come luogo della pluralità dove si intrecciano temi di genere, di giustizia sociale, creatività transnazionale. E qui il riferimento è per Brigida, come per molte delle persone che come noi hanno studiato e lavorato allo IUAV di Venezia, Pier Luigi Crosta (Crosta, 2010). I mercati, afferma Brigida, sono luoghi caratterizzati da forme di abitare itineranti che implicano un modo di vivere condiviso da commercianti italiani e stranieri e dove la regolazione attraverso politiche pubbliche non né semplice né scontata. Anche per questo, il libro non propone ricette o vie d'uscita per le politiche, ma credo sia proprio da "descrizioni dense" (Geertz, 1973) come quelle offerte da questo volume, narrazioni capaci di rendere la complessità dei problemi che ci troviamo ad affrontare senza dimenticare che avvengono in specifici luoghi e senza appiattirli, come ad esempio fanno certe derive securitarie, che occorra ripartire, anche per ripensare alle politiche.

La collaborazione tra Aida e Brigida prosegue in questi mesi (scrivo ad aprile 2019) con grande intensità: insieme, stanno presentando il libro in molte librerie e spazi pubblici in Sicilia, in tutta Italia e, per quanto possibile, anche all'estero. Entrambe in viaggio, ancora.

Paola Briata

 

 

Riferimenti bibliografici

Anderson E. (2012), The Cosmopolitan Canopy. Race and Civility in Everyday Life, W.W. Norton & Company, New York, Londra.
Briata P. (2007), Sul filo della frontiera. Politiche urbane in un quartiere multietnico di Londra, FrancoAngeli, Milano.
Briata P. (2016), "Le retoriche della diversità nei piani per una città globale: narrazioni del cambiamento e reazioni locali a Dalston (East London)", in Archivio di studi urbani e regionali, 115: 27-50.
Cefaï D. (2013), "¿Qué es la etnografía? Debates contemporáneos Primera parte. Arraigamientos, operaciones y experiencias del trabajo de campo", in Persona y Sociedad, 27 (1): 101-119.
Colombo E., Semi G. (2007, a cura di), Multiculturalismo quotidiano. Le pratiche della differenza, FrancoAngeli, Milano.
Crosta P.L. (2010), "Territori di migrazione. Quali politiche?", in Crosta P. L. (a cura di), Pratiche. Il territorio è l'uso che se ne fa, FrancoAngeli, Milano: 11-31.
Eisenberg A. Spinner-Halev J. (2005), Minorities within Minorities: Equality, Rights and Diversity, Cambridge University Press, Cambridge.
Fincher R., Iveson K., Leitner H., Preston V. (2014), "Planning in the Multicultural City: Celebrating Diversity or Reinforcing Difference?", in Progress in Planning, 92: 1-55.
Geertz C. (1973), The Interpretation of Cultures, Basic Books, Londra, tr. it. Interpretazione di culture, il Mulino, Bologna, 1998.
Geertz C. (1979), "Suq. The Bazaar Economy in Sefrou", in Geertz C., Geertz H., Rosen L. (a cura di) Meaning and Order in Moroccan Society: Three Essays in Cultural Analysis, Cambridge University Press, Cambridge: 123-313.
Gallissot R., Kilani M., Rivera A. (2000, a cura di), L'imbroglio ethnique en quatorze mots clés, Payot, Losanna, tr. it. L'imbroglio etnico in quattordici parole-chiave, Dedalo, Bari, 2001.
Green L. (1994), "Internal Minorities and their Rights", in Baker J. (a cura di) Groups Rights, University of Toronto Press, Toronto: 101-117.
Martiniello M. (1997), Sortir des ghettos cultureles, Presses de Sciences Po, Paris, tr. it. Le società multietniche. Diritti e doveri uguali per tutti? Il Mulino, Bologna, 2000.
Tosi A. (1998), "Una problematica urbana", in Urbanistica n. 111: 7-9.
Wise A., Velayutham S. (2009, a cura di), Everyday Multiculturalism, Palgrave Macmillan, New York.

 

 

 

N.d.C. - Paola Briata è Professore associato di Tecnica e pianificazione urbanistica al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano. Tra i suoi insegnamenti, anche il corso Ethnographical approaches in Urbanism alla laurea specialistica in "Urban Planning and Policy Design". Si occupa di politiche urbane e territoriali con particolare attenzione ai contesti multietnici. Su questi temi, dal 2012 al 2014 è stata Marie Curie Research Fellow alla Bartlett School of Planning dell'University College di Londra.

Tra i suoi libri: Città in periferia. Politiche urbane e progetti locali in Francia, Gran Bretagna e Italia (Carocci, Roma, 2009; con Massimo Bricocoli e Carla Tedesco); Spazio urbano e immigrazione in Italia. Esperienze di pianificazione in una prospettiva europea (FrancoAngeli, Milano, 2014); Multiculturalismo senza panico. Parole, territori, politiche nella città delle differenze (FrancoAngeli, in corso di stampa).

N.b. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

12 LUGLIO 2019

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, il paesaggio e la cultura del progetto urbano, paesistico e territoriale

ideato e diretto da
Renzo Riboldazzi

prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano

in redazione:
Elena Bertani
Oriana Codispoti

cittabenecomune@casadellacultura.it

powered by:
DASTU (Facebook) - Dipart. di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano
 

 

 

Le conferenze

2017: Salvatore Settis
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2018: Cesare de Seta
locandina/presentazione

 

 

Gli incontri

- cultura urbanistica:
 
- cultura paesaggistica:

 

 

Gli autoritratti

2017: Edoardo Salzano
2018: Silvano Tintori

 

 

Le letture

2015: online/pubblicazione
2016: online/pubblicazione
2017: online/pubblicazione
2018: online/pubblicazione
2019:

S. Viviani, Urbanistica: e ora che fare?, Commento a: P. Gabellini, Le mutazioni dell'urbanistica (Carocci, 2018)

C. Tosco, Il futuro del giardino tra estetica e politica, commento a: M. Venturi Ferriolo, Oltre il giardino (Einaudi, 2019)

L. Padovani, La questione della casa: quali politiche?, commento a: G. Storto, La casa abbandonata (Officina Edizioni, 2018)

P. Burlando, Strategie per il (premio del) paesaggio, commento a: Paesaggio e trasformazione. (FrancoAngeli 2017)

P. Pileri, Suolo: scegliamo di cambiare rotta, Commento a: R. Pavia, Tra suolo e clima (Donzelli 2019)

A. Petrillo, Oltre il confine, commento a: L. Gaeta, La civiltà dei confini (Carocci, 2018)

L. P. Marescotti, Urbanistica e paesaggio: una visione comune, commento a: J. Nogué, Paesaggio, territorio, società civile (Libria, 2017)

F. Bottini, Idee di città sostenibile, Prefazione a: A. Galanti, Città sostenibili (Aracne, 2018)

M. Baioni, Urbanistica per la nuova condizione urbana, commento a: A. Galanti, Città sostenibili (Aracne, 2018)

R. Tadei, Si può comprendere la complessità urbana?, commento a: C. S. Bertuglia, F. Vaio, Il fenomeno urbano e la complessità (Bollati Boringhieri, 2019)

C. Saragosa, Aree interne: da problema a risorsa, commento a. E. Borghi, Piccole Italie (Donzelli, 2017)

R. Pavia, Questo parco s'ha da fare, oggi più che mai, commento a: A. Capuano, F. Toppetti, Roma e l'Appia (Quodlibet, 2017)

M. Talia, Salute e equità sono questioni urbanistiche, commento a: R. D'Onofrio, E. Trusiani (a cura di), Urban Planning for Healthy European Cities (Springer, 2018)

M. d'Alfonso, La fotografia come critica e progetto, commento a: M. A. Crippa e F. Zanzottera, Fotografia per l'architettura del XX secolo in Italia (Silvana Ed., 2017)

A. Villani, È etico solo ciò che viene dal basso?, commento a: R. Sennett, Costruire e abitare. Etica per la città (Feltrinelli, 2018)

P. Pileri, Contrastare il fascismo con l'urbanistica, commento a: M. Murgia, Istruzioni per diventare fascisti (Einaudi, 2018)

M. R. Vittadini, Grandi opere: democrazia alle corde, commento a: (a cura di) R. Cuda, Grandi opere contro democrazia (Edizioni Ambiente, 2017)

M. Balbo, "Politiche" o "pratiche" del quotidiano?, commento a E. Manzini, Politiche del quotidiano (Edizioni di Comunità, 2018)

P. Colarossi, Progettiamo e costruiamo il nostro paesaggio, commento a: V. Cappiello, Attraversare il paesaggio (LIST Lab, 2017)

C. Olmo, Spazio e utopia nel progetto di architettura, commento a: A. De Magistris e A. Scotti (a cura di), Utopiae finis? (Accademia University Press, 2018)

F. Indovina, Che si torni a riflettere sulla rendita, commento a: I. Blečić (a cura di), Lo scandalo urbanistico 50 anni dopo (FrancoAngeli, 2017)

I. Agostini, Spiragli di utopia. Lefebvre e lo spazio rurale, commento a: H. Lefebvre, Spazio e politica (Ombre corte, 2018)

G. Borrelli, Lefebvre e l'equivoco della partecipazione, commento a: H. Lefebvre, Spazio e politica (Ombre corte, 2018); La produzione dello spazio (PGreco, 2018)

M. Carta, Nuovi paradigmi per una diversa urbanistica, commento a: G. Pasqui, Urbanistica oggi (Donzelli, 2017)

G. Pasqui, I confini: pratiche quotidiane e cittadinanza, commento a: L. Gaeta, La civiltà dei confini (Carocci, 2018)

 

 

 

 

 

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