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Per la SCUOLA DI CULTURA POLITICA 2011-2012, Stefano Zamagni: L’etica civile del welfare
Sabato 21 gennaio 2012

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Linee guida di Milano-lab


Le linee guida del progetto
Come ogni ricerca anche questa, che vuole terminare con obiettivi politici, parte da domande e presupposti politici che vogliamo verificare o falsificare nel rapporto con i soggetti sociali.
A titolo esemplificativo presentiamo qui di seguito alcune linee guida della ricerca. Gli esempi servono solo ad indicare il tentativo, che pensiamo debba essere perseguito, di introdurre nella discussione temi innovativi o trattati con un diverso approccio d’insieme, temi attorno ai quali mettere in movimento le ampie e diffuse energie del tessuto culturale e produttivo a cui ci riferiamo.

Il produrre

L’idea di fondo è che nell’area milanese abbia ormai ampiamente preso piede quell’economia della conoscenza che, da molti anni, è stata analizzata dai sociologi e dagli economisti.
Dato che i fenomeni sociali e le forme di produzione sono sempre molto composti e sedimentati, quando ci si propone di trovare obiettivi comuni (le famose best practices) ai settori nuovi del sistema produttivo non bisogna dimenticare dimensione e forza delle forme più tradizionali del produrre: la dimensione quantitativa di queste forme infatti rimane ancora straordinariamente rilevante nel nostro sistema economico. 
Vogliamo indagare le forme nuove del produrre (l’innovazione dal basso delle micro imprese e l’innovazione dall’alto dei settori più creativi) ma anche la “pancia” di questo sistema (l’artigianato, il commercio) che spesso pensiamo di conoscere mentre non conosciamo più.
Da un lato vogliamo scoprire le domande strategiche inevase e insoddisfatte che vivono in quella grande parte di popolazione orientata alla creatività, alla produzione e alla solidarietà, dall’altro andremo a vedere se ci sono obiettivi comuni a tutto il mondo dei lavori, obiettivi che possano dar luogo a nuove pratiche di solidarietà e di comunità.
Questa opportunità strategica di tornare a parlare con il “sistema della produzione e del lavoro” nella nostra regione ci è data anche dal fatto che, dopo più di 10 anni di governo, il centro destra ci sembra non sia riuscito ad individuare una nuova vocazione strategica della città e della sua vasta area e quindi la sua opera di sostegno alle forze più interessanti e alle comunità di pratiche migliori si è rivelata, alla fine, modesta e occasionale.

1 – I punti di eccellenza della produzione e il sistema della ricerca
L’area milanese può vantare eccellenze evidenti e riconosciute nei campi della finanza, dell’editoria, del design. Meno conosciuta, ma altrettanto importante per il futuro dell’area è la grande e costante tradizione in settori decisivi della ricerca nella produzione e nei servizi:
- l’industria della componentistica elettronica, che nel desolante panorama nazionale ha una straordinaria eccezione nel territorio della provincia: la STM Microelectronics, attorno alla quale (nella zona di Vimercate) si è insediato un vero e proprio distretto di produzioni avanzate
- i piccoli ma significativi punti di eccellenza nell’industria aerospaziale 
- i luoghi avanzati per la ricerca medica e sulle biotecnologie su cui si sta intensamente lavorando nelle cliniche universitarie e in centri di ricerca milanesi
- l’industria del multimedia che primeggia in questo territorio per la presenza del più grande polo privato di produzione (Mediaset): fortemente legato al broadcasting e a tecnologie tradizionali, esso è stato negli anni un forte polo d’attrazione, per cui accanto a questa grande realtà industriale si sono sviluppate molte piccole e medie case di produzione per la pubblicità e il cinema, ma anche esperienze avanzate di ricerca sul multimediale come Studio Azzurro.

Nelle aree della ricerca e dell’innovazione tecnologica le nostre imprese non sono forti ed egemoniche come accade nel design (la microelettronica ha il suo centro nella Silicon Valley e il multimedia ha la sua mecca a Londra), ma proprio per questo il sistema istituzionale deve conoscere e sostenere le punte di eccellenza che esistono nel territorio di cui ci occupiamo.
Sappiamo tutti che la competitività nell’economia globale si gioca oggi principalmente sui temi della ricerca tecnologica e biomedica, e anche se le forze della nostra area sono limitate, il convincimento sul carattere strategico di queste imprese ci porta ad affermare che poco è stato fatto e molto dovrebbe essere fatto a loro sostegno. 

2 – l’economia della creatività, le aziende design driven Ancora riguardo al sistema della produzione, ci sembra ormai di dover riconoscere – con ritardo e senza più pregiudizi – che il modello delle organizzazioni creative, nella moda e nel design, rappresentino oggi la struttura portante e caratteristica della realtà produttiva di Milano e del suo vasto territorio (la Brianza, Cantù, Como e l’alto Verbano) ed esprimano anche forme strutturali rilevanti di un nuovo modello di sviluppo, design driven, per la società e per l’impresa. 
La creatività diffusa del sistema Italia, i suoi punti di eccellenza (food, furnitures, fashion) e le relazioni profonde che questi mondi produttivi hanno con gli uomini e i territori (civiltà materiale, arte, cultura) sono un modello di forma produttiva e di relazioni sociali che tutto il mondo ci invidia e che la sinistra non è stata capace – neanche nel momento in cui è stata al governo del paese – di affermare come progetto e come uno dei sistemi di riferimento per la crescita del paese. 

Su questo mancato appuntamento con la politica hanno pesato diversi fattori:

- una sottovalutazione da parte della sinistra delle enormi potenzialità di questo settore che viene dritta dal passato industrialista e operaista del PCI. Anche in anni recenti, quando era evidente che queste esperienze erano il frutto del duro lavoro di imprenditori e operatori democratici e di comunità che alla sinistra facevano riferimento (il sistema del design a Milano, i distretti produttivi dell’Emilia, i servizi culturali in Toscana, lo slow food), esse hanno sempre avuto un ruolo marginale nel sistema di relazioni della sinistra
- l’aspra e prolungata competizione sull’idea di modernità che per lungo tempo ha diviso i due maggiori partiti della sinistra. Il tracollo del PSI e il discredito per la “Milano da bere” hanno poi trascinato via anche intuizioni e aperture interessanti che il partito socialista aveva avuto verso i settori creativi del mondo milanese 
- la difficoltà di queste stesse aziende e di queste comunità a “fare impresa” e a costruire attenzione non sussidiaria o di scambio. Queste imprese creative, spesso piccole per dimensione, sono state capaci, in diversi casi, di incorporare socialità, di valorizzare il territorio (le operazioni sulle aree dismesse) e di fare cultura (le mostre e le fondazioni), non hanno avuto però la capacità di coalizzarsi, di superare il soggettivismo creativo indicando nella loro attività un “modello” istituzionale forte e rilevante non solo per la qualità del prodotto e la quantità del guadagno, ma per la crescita di tutto un territorio. La mancanza di grandi musei della moda e del design sono, assieme alla debolezza del ciclo formativo delle professioni, le migliori testimonianze della incapacità di questo settore di produrre massa critica in termini di impresa e valore sociale.

Oggi – in un diverso clima politico e culturale – questi temi (l’innovazione e l’economia creativa) possono essere affrontati più seriamente e più laicamente e diventare asse di un nuovo mix produttivo (assieme alla produzione, alle infrastrutture, alla modernità dei servizi) che rafforzi Milano nella competizione tra le città che, a livello globale, stanno sviluppando i nuovi sistemi produttivi della comunicazione, della conoscenza, del gusto.

Restano da fare su questo tema due sottolineature.
a. il fatto che in termini quantitativi Milano sia ancora un’area di forte produzione industriale e artigianale. Analizzare gli aspetti quantitativi di questo produrre e le filiere del valore che esso mette in campo è un obbligo per cercare obiettivi comuni (la formazione, la logistica, i servizi) tra i settori più avanzati e i settori più tradizionali 
b. il fatto che la crescita di una impresa molecolare e creativa operante nel campo dei servizi “emotivi” (dalla pubblicità al cinema, dalla moda all’informazione) produca di fatto un tessuto di lavoro straordinariamente creativo ma straordinariamente frammentato. In queste forme di lavoro, precarie o continuative, c’è spesso una separazione netta tra contrattazione individuale e lavoro collettivo, tra garanzie contrattuali e servizi di welfare, con una forte riduzione di questi ultimi. Oggi si riscontra, in molti lavori, la mancanza di un nesso automatico tra possedere un posto di lavoro e avere una protezione sociale, tanto da far pensare che ricostruire diritti (maternità, formazione, relazione) debba diventare un compito di nuove associazioni o delle comunità locali.

3 – Il sistema dei servizi, la mobilità e l’ambiente Collocare questi fattori produttivi nel futuro della città, nella sua morfologia urbana in trasformazione, organizzare il loro ruolo e il sistema di competenze che li circonda è un impegno importante che la politica – nel suo specifico – può affrontare come contributo al futuro della nostra area e al ruolo che può avere nella competizione tra le città globali:

Le istituzioni culturali e i sistemi di formazione E’ evidente che qualsiasi economia che abbia al centro la conoscenza e la creatività deve avere solide basi e grandi competenze allocate in queste strutture centrali di servizio. La struttura culturale di una città nelle sue diverse forme e nei suoi diversi livelli (dalle scuole di base alle grandi istituzioni) è alimento indispensabile dell’invenzione e della produzione di idee. Pianificare lo sviluppo di questi servizi, sostenere la spontaneità sociale in questi settori è opera essenziale per lavorare alle nuove forme di sviluppo produttivo. Milano ha eccellenze internazionali in questo campo: il sistema della musica lirica (che dovrebbe estendere le sue forme di valore a tutta la musica), e ha eccellenze nazionali: dalla produzione audio/video, alla produzione editoriale, alla formazione universitaria. Queste qualità vanno tematizzate e meglio organizzate: strutturando e coordinando le competenze specializzate nella vasta area, lavorando intensamente sui caratteri di sistema (scambi con l’estero, qualità dei servizi, occasioni per la città..)

Il sistema finanziario Milano è la più importante piazza finanziaria d’Italia e una delle più importanti d’Europa. Questo ruolo viene percepito dalla città più nei momenti di crisi (la crisi della Fiat) che come costante attenzione reciproca. Anche in questo caso (come nel caso delle imprese creative) si deve chiedere alla comunità finanziaria una maggiore partecipazione alla vita della città e ai suoi destini. Il contributo del sistema finanziario milanese alla vita della città si deve vedere di più in termini di orientamento funzionale e culturale: deve “rendere” di più in termini di valore sociale.

Il sistema logistico (case, trasporti, opere pubbliche, reti) Bisogna interrogarsi in modo non banale su come le strutture della città e della sua regione circondino e sostengano lo sviluppo dell’innovazione, delle relazioni e dell’economia. Questo punto non può essere separato da un indirizzo generale: se si scelgono qualità ed eccellenza come forze guida della produzione non si può – a rischio di incoerenza e di inefficienza – non fare lo stesso ragionamento sullo sviluppo della logistica e del territorio. Alleggerire, introdurre la bellezza nelle funzioni urbane, allentare la morsa del traffico, dare centralità agli spazi pubblici (vecchi e nuovi), riorganizzare i tempi della vita in città, questi obiettivi diventano strumenti indispensabili per la crescita del territorio. E’ qualcosa di più della compatibilità che è opera difensiva. Si tratta di orientare il territorio e il trasporto, le reti fisiche e le reti di comunicazione in direzione di una qualità percepita assolutamente superiore. 

4- Il sistema sociale e le nuove forme di senso civico E’ necessario costruire nuove forme di cooperazione e di statualità diffusa per contrastare l’affanno e il senso di fatica del vivere urbano, quella fastidiosa sensazione così comune ai cittadini della nostra città di “vivere in nessun luogo”.

Una società interconnessa L’idea di fondo è quella di lavorare di più e meglio con le forze sociali che si sono spontaneamente messe in moto nelle pieghe della società della conoscenza costruendo molte forme di comunità attive e un sistema di nuovi intermediari (il volontariato in tutte le sue dimensioni, i comitati di scuola e di quartiere, i servizi di strada o i servizi a bassa soglia d’ingresso). Compito dell’Amministrazione Pubblica dovrebbe essere in questa nuova situazione non solo costruire e gestire i servizi fondamentali ma anche sostenere, tradurre e far circolare le “migliori pratiche” spontanee che si sono sviluppate in questi campi. Le amministrazioni (in senso lato) dovrebbero dotarsi di una nuova capacità di ascolto e di feedback, e fare in modo che le loro azioni derivino effettivamente da un costante scrutinio, attraverso i nuovi mediatori sociali, di chi è amministrato o comunque servito. La crescita di un dialogo permanente tra i diversi soggetti, cui lo sviluppo della rete informatica dà incredibili opportunità d’efficienza, può aprire una nuova stagione della presenza della pubblica amministrazione nel territorio. Costruire la cooperazione tra soggetti diversi in luoghi che sono stati tradizionalmente orientati alla gerarchia e alla disciplina, ridurre le componenti burocratiche e autorizzative nella pratica quotidiana della P.A., aiutare la gente ad aiutarsi, potrebbero essere gli indirizzi di una nuova statualità cooperante e diffusa. 

I beni comuni Ci sembra in questo quadro indispensabile una nuova etica dei beni comuni. Stiamo parlando di quei luoghi o di quei beni che storicamente segnano i luoghi simbolo della comunità e le sue forme dell’aggregazione. Bisogna notare che la morfologia fisica di questi luoghi è straordinariamente mutata, che alla piazza della Chiesa, ai mercati e ai palazzi dell’Amministrazione si sono aggiunti nuovi spazi in cui primeggiano intrattenimento e cultura. A questi nuovi spazi su cui ragionare si aggiunge una enorme sofferenza almeno nelle parti più congestionate della metropoli per la perdita progressiva delle qualità naturali ed estetiche del territorio. Ricostruire il senso dei beni comuni vecchi e nuovi, dare spazio ai riti accettando laicamente l’evoluzione storica delle forme di relazione e di intrattenimento, recuperare tempi e ritmi di vita e di lavoro più congrui e rispettosi di interessi pubblici e privati, collettivi e individuali, di uomini e donne, risanare il territorio, ri-naturalizzare la città recuperando spazio, acque e verde: sono questi, oggi, gli indispensabili presupposti di ogni politica e della ricostruzione di un autentico senso civico. 

Una città aperta alle diverse culture Milano è sempre state una città aperta alle forze del lavoro e alle diverse culture. In passato molte culture (da quella mitteleuropea, a quella ebraica a quella mediterranea) hanno contribuito a fare di quest’area una delle più inventive e delle più produttive d’Europa. L’approdo nelle nostre strade e nelle nostre scuole di culture e civiltà così distanti dalla nostra (i cinesi, gli arabi del nord Africa, gli slavi) non ha aperto nient’altro che un nuovo capitolo di questa lunghissima storia di confronto e di scambio. Benché Milano sia un attrattore significativo, le correnti di migrazione sono – oggi – di molto inferiori agli indici di presenza degli immigrati nelle più grandi città europee. Si tratta ancora una volta di scommettere sulla fiducia nella relazione, e sul contributo che queste correnti di migrazione possono dare alla crescita della città. Fiducia che deve essere sostenuta da una rinnovata identità strategica della città e da un progetto di futuro che eviti il ripiegamento difensivo e competitivo; si possono sviluppare strutture di cooperazione e modalità di interazione con le nuove culture che si sono insediate nel territorio della città metropolitana.

Un nuovo civismo Un nuovo civismo si deve fondare sulla percezione condivisa di finalità strategiche, sull’affetto e sulla cura di beni comuni. Tuttavia nessuna forma di un nuovo sentimento civico può esimersi dalla sicurezza del vivere civile e della reciproca cura. Lavorare concretamente per rendere più sicura la città, significa coinvolgere vecchie e nuove figure in un consapevole lavoro di mediazione culturale e di gestione del territorio. Questo lavoro sarebbe agevolato da una sala di regia pubblica, un sistema di rete, che consentisse a personale qualificato di avere informazioni estese e molteplici sui punti critici della città in modo da poter agire tempestivamente. Un altro punto chiave richiede un forte investimento della città nella formazione, soprattutto dei giovani, una rinnovata educazione alla responsabilità e alla cura non fondate su astratti principi di educazione civica ma sulla partecipazione alla sofferenza dei più deboli e alla conoscenza diretta delle culture e delle tradizioni che la città ospita.