Per la SCUOLA DI CULTURA POLITICA 2011-2012, Stefano Zamagni: L’etica civile del welfare
Sabato 21 gennaio 2012
Risposte alle tre domande
Emilio Renzi
1. In questi ultimi due decenni formazioni e movimenti populisti hanno occupato la scena pubblica italiana e vi hanno impresso il loro segno. Berlusconismo e Lega hanno scandito l’agenda della vita politica, esercitando di fatto anche un’egemonia culturale che traspare dal linguaggio e dalle pratiche prevalenti nella vita pubblica. La sinistra italiana ha evidenziato serie difficoltà, politiche e culturali, nel proporre e nel difendere un suo punto di vista. Da dove ha tratto origine questo profondo, radicale rimescolamento del clima politico e culturale? E per quale motivo le linee di resistenza hanno rivelato tale fragilità?
Il profondo rimescolamento del clima politico e culturale ha tratto origine dalla mancata “elaborazione del vissuto” ossia della frattura in cui è consistito il passaggio dalla Prima Repubblica alla Seconda Repubblica. Già la vaghezza e l’uso ondivago di questi due termini, talora assunti talora respinti dall’opinione pubblica e dagli storici, esprime uno stato d’animo a sua volta prova di un deficit di analisi. Ragionare in termini di frattura tra sistema dei partiti e sistema dell’alternanza bipolare convalida il giudizio. Da un lato infatti i partiti (e le culture) i cui nomi figurano in calce al testo della Costituzione del 1948 sono tutti/e scomparsi/e (da qui l’indebolimento del valore fondativo della Resistenza). Dall’altro, una soi-disante “costituzione de facto” ha imposto partiti e culture che in questi giorni stanno mostrando con ogni evidenza di essere alla ricerca di se stessi/e. Così il partito nazionalpopulista che si battezzò Forza Italia, così il partito panriformista che si è voluto nel tempo PDS/DS/PD. Aggiungo che Forza Italia/PDL è successivo alla frattura ossia non è causa causans bensì causa causata. Viceversa la Lega è stata il partito della crisi e frattura dei primi anni Novanta. Sarei felice di sbagliarmi ma ritengo che se oggi la Lega sembra aver sepolto il tomahawk della scissione infranazionale, l’impugnatura è appena al di sotto delle superficie.
2. Cultura e politica: una relazione oggi lacerata. Per quanto sta avvenendo nel sistema politico (populismi, crisi dei partiti, personalizzazione della politica) ma anche per i processi culturali in corso (mediatizzazione, spettacolarizzazione, ecc). E’ possibile oggi ripensare e ricostruire una relazione fra elaborazione culturale e teorica e vita politica? Come, dove e attraverso quali strumenti?
Ripensare una relazione fra elaborazione culturale e vita politica è possibile a due condizioni, una riflessiva e l’altra progettuale. La prima, si sarà già compreso che riguarda il riempimento del deficit di analisi della frattura e fine della Prima Repubblica. La seconda consiste nel suo nome stesso: esser curiosi di idee nascenti, raccogliere semilavorati, montare ipotesi. Aree cui traguardare: Europa continentale, università statunitensi, West Coast. Beninteso le due condizioni sono intrecciate. Perché fruttino sarà bene affidarle a persone giovani: non protagonisti del passato anche recente bensì spiritualmente agonisti. Se posso esprimermi in questo modo, osare sbagliare.
3. Il tessuto tradizionale di mediazione tra cultura e politica (quotidiani, riviste, case editrici, centri di ricerca, ecc.) si è trasformato profondamente. Sono declinate le strutture legate direttamente ai partiti cui sono subentrate nuove realtà come le Fondazioni vicine a singole personalità politiche. La Casa della Cultura ha scelto in questi anni di andare controcorrente: restare un centro aperto a tutte le anime della sinistra e alimentare una riflessione sul medio e lungo periodo. Il tutto in evidente continuità con la propria storia. Siamo riusciti a rendere efficace questo percorso? Si può continuare su questa strada? Urgono correzioni? Nuove idee? Nuovi progetti?
Tralascio complimenti e altre sommarietà, oso tre indicazioni di sviluppo operativo. La prima: considerare che per “mondo del lavoro” si intende lavoro dipendente, lavoro salariato, arti, professioni e mestieri. Per dire: uno sviluppatore di software, a quale categoria appartiene? Eppure è l’enzima del nostro sistema arterioso-venoso. La seconda: metodo delle disputationes. Su un argomento di attualità, convocare due opinionisti (o politici o studiosi e via declinando) dalle posizioni notoriamente contrapposte. Si può anche scegliere un giorno fisso e organizzare la disputatio nelle 24/36 ore, adiuvante la velocità della mailing list via cellulare. La terza: convegni internazionali. Grandi temi grandi nomi. Cadenza: 2 in un anno sociale. Solo apparente la contraddizione con quanto esposto. Conosco l’obiezione: i costi. Impossibile o illecito pensare a sponsors?