Primo incontro:
Trasformazioni del lavoro, condizione umana, riproduzione della società
Il seminario prende questo titolo: “Donne e uomini a molte dimensioni”; e questo sottotitolo: “Figure e destini della flessibilità”. Il primo incontro ha per tema le “Trasformazioni del lavoro”; quelli che seguiranno saranno dedicati all’immaginario e all’economia.
Si tratta di riflettere. Di interrogarsi. Di analizzare. Di disporre il pensiero a cogliere la specificità di questo oggetto “inedito”: la flessibilità del lavoro; e la condizione del vivente-uomo nella cornice di un legame sociale che appare indebolito, se non incrinato: segno dominante di questo tempo del capitalismo post-fordista, o cognitivo, o informatico-digitale, eccetera.
Flessibilità e destino: inquietante, ma anche suggestiva accoppiata.
Essere mobili e veloci. Spostarsi da un lavoro all’altro, da un’attività a un’altra, con rapidità e con destrezza. Essere duttili e malleabili nel passaggio di ruolo e nel cambiamento delle regole e delle mansioni.
Essere pronti a riciclarsi repentinamente. Essere capaci di sostenere il ritmo serrato dei cambiamenti.
Essere dotati di competenze linguistico-comunicative di tipo “basico”, cioè di quelle competenze assorbite dai modelli dominanti della società mediatizzata, eclettiche e banalizzate, ossia “vernacolari” (come direbbe André Gorz), in grado di ingrossare alla base la piramide del lavoro cosiddetto post-fordista. Essere altresì portatori di una dote di saperi, di strategie intellettive, di strumenti cognitivi destinati - al contrario - a occupare il vertice della medesima piramide.
Essere comunque costantemente riconvertibili. Essere flessibili. O, appunto, essere “figure e destini della flessibilità”, ovvero “donne e uomini a molte dimensioni”, espressione delle “trasformazioni del lavoro” nell’era del capitalismo post-moderno (cosiddetto).
Sembrerebbe l’apparizione di una multi-dimensionalità dell’essere, un superamento dell’antica uni-dimensionalità marcusiana. Che si tratti di un concreto passaggio dall’una all’altra dimensione, oppure della maschera occultante di un rovesciamento meramente speculare, è materia che compete al filosofo, al sociologo, al mediologo, o magari all’economista. Certo, questa molteplice modalità dell’essere che si manifesta nelle tipologie della trasformazione del lavoro e ricade sulle forme materiali dell’esistenza, interroga il pensiero e bersaglia anche l’immaginario.
Essere flessibili, dunque, in questa fenomenologia perennemente in divenire delle nuove forme del lavoro. Adattarsi a trascorrere dal lavoro al non-lavoro (e viceversa), spesso nella medesima unità di tempo e di luogo. Essere “capacità produttiva” sempre disponibile, ovvero capacità diuturna di passare dalla potenza all’atto (e viceversa). Essere, cioè, forza-lavoro. Vale a dire, merce. Questa merce particolare, e del tutto immateriale, incarnata tuttavia nei corpi e nelle menti, cioè nelle esistenze proprie e concrete di uomini e donne. Un bel problema per il filosofo.
In gioco sono soprattutto i soggetti, i bisogni, le passioni, il linguaggio, le pulsioni, i sentimenti, le emozioni, le forme di vita, cioè le vite reali.
Ma in gioco sono anche le prospettive del processo di valorizzazione, cioè le vite stesse travestite da figure economico-sociali. Se, cioè, nelle strategie del cosiddetto “capitalismo cognitivo” siano essenziali quelle forme di lavoro immateriale, stratificate appunto - in una struttura piramidale alla cui base si collocano lavori ripetitivi a basso contenuto di conoscenze e al cui vertice si pongono invece lavori ricchi di contenuto e di saperi.
O se’, all’opposto, questa figura della flessibilità - e quindi precarietà - delle odierne forme del lavoro, non lasci trasparire nient’altro che un puro e semplice tempo di lavoro disseminato (come sostiene ad esempio Paolo Leon), con conseguente svuotamento della categoria “capitalismo cognitivo”, la cui aporia consisterebbe allora nell’occultamento della sua insopprimibile base reale (tutta la produzione essenziale per la riproduzione, cioè essenziale alla materialità della vita).
Urgono ricerche.
BIBLIOGRAFIA MINIMA
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Ubaldo Fadini, Soggetti a rischio. Fenomenologie del contemporaneo, Città Aperta
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Gigi Roggero, Intelligenze fuggitive, Manifestolibri
Kathrin Roggla, Noi non dormiamo. L’insonnia dei precari di successo, Isbn
Richard Sennett, L'uomo flessibile, Feltrinelli
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