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Donne e uomini a molte dimensioni. Figure e destini della flessibilità.
I relatori

Igino Domanin
Scrittore e saggista. Tra i suoi ultimi libri: il volume di racconti Gli ultimi giorni di Lucio Battisti (Pequod 2005), Filosofia dell'ipertesto (Apogeo 2005). Collabora con "L'Unità", e con le riviste "Oltrecorrente" e "Nuovi Argomenti".
 
Adriana Nannicini
Psicologa del lavoro, è docente presso l'Università di Venezia Ca' Foscari (Corsi di perfezionamento Universitario per Consulenti dell'Orientamento). Ha pubblicato recentemente Le parole per farlo. Donne al lavoro nel posfordismo, Deriveapprodi 2005.
 
Luciano Gallino
Ordinario di Sociologia Presso l'Università di Torino (Facoltà di Scienze della Fornazione) è tra i maggiori esperti di sociologia del lavoro. Ha condotto numerose ricerche intorno all'interazione uomo-macchina, e si è occupato dei rapporti tra tecnologia e cultura. E' autore di numerosissime pubblicazioni, tra le quali ci limitiamo a ricordare il Manuale di Sociologia, II Ed., Utet 1997, Se tre milioni vi sembran pochi: Sui modi per combattere la disoccupazione, Einaudi 1998

Massimo De Carolis
insegna filosofia teoretica all’Università di Salerno. E’ tra i fondatori delle riviste “Luogo comune” e “Forme di vita” e collabora con “il manifesto”. Ha pubblicato, tra gli altri, Tempo di esodo (1994), Una lettura del Tractatus di Wittgenstein (1999), La vita nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (2005).





Seminario a più incontri


Primo incontro:

Trasformazioni del lavoro, condizione umana, riproduzione della società

 

Il seminario prende questo titolo: “Donne e uomini a molte dimensioni”; e questo sottotitolo: “Figure e destini della flessibilità”. Il primo incontro ha per tema le “Trasformazioni del lavoro”; quelli che seguiranno saranno dedicati all’immaginario e all’economia. 

Si tratta di riflettere. Di interrogarsi. Di analizzare. Di disporre il pensiero a cogliere la specificità di questo oggetto “inedito”: la flessibilità del lavoro; e la condizione del vivente-uomo nella cornice di un legame sociale che appare   indebolito, se non incrinato: segno dominante di questo tempo del capitalismo post-fordista, o cognitivo, o informatico-digitale, eccetera.

Flessibilità e destino: inquietante, ma anche suggestiva accoppiata. 

Essere mobili e veloci. Spostarsi da un lavoro all’altro, da un’attività a un’altra, con rapidità e con destrezza. Essere duttili e malleabili nel passaggio di ruolo e nel cambiamento delle regole e delle mansioni.

Essere pronti a riciclarsi repentinamente. Essere capaci di sostenere il ritmo serrato dei cambiamenti.

Essere dotati di competenze linguistico-comunicative di tipo “basico”, cioè di quelle competenze assorbite dai modelli dominanti della società mediatizzata,  eclettiche e banalizzate,  ossia “vernacolari” (come direbbe André Gorz), in grado di ingrossare alla base la piramide del lavoro cosiddetto post-fordista. Essere altresì portatori di una dote di saperi, di strategie intellettive, di strumenti cognitivi destinati - al contrario - a occupare il vertice della medesima piramide.

Essere comunque costantemente  riconvertibili. Essere flessibili. O, appunto, essere “figure e destini della flessibilità”, ovvero “donne e uomini a molte dimensioni”, espressione delle “trasformazioni del lavoro” nell’era del capitalismo post-moderno (cosiddetto).

Sembrerebbe l’apparizione di una multi-dimensionalità dell’essere, un superamento dell’antica uni-dimensionalità marcusiana. Che si tratti di un concreto passaggio dall’una all’altra dimensione, oppure della maschera occultante  di un rovesciamento meramente speculare, è materia che compete al filosofo, al sociologo, al mediologo, o – magari – all’economista. Certo, questa molteplice modalità dell’essere che si manifesta nelle tipologie della trasformazione del lavoro e ricade sulle forme materiali dell’esistenza, interroga il pensiero e bersaglia anche l’immaginario.   

Essere flessibili, dunque, in questa fenomenologia perennemente in divenire delle nuove forme del lavoro. Adattarsi a trascorrere dal lavoro al non-lavoro (e viceversa), spesso nella  medesima unità di tempo e di  luogo. Essere “capacità produttiva” sempre disponibile, ovvero capacità  diuturna di passare  dalla potenza all’atto (e viceversa).  Essere, cioè, forza-lavoro. Vale a dire, merce. Questa merce particolare, e del tutto immateriale, incarnata tuttavia nei corpi e nelle menti, cioè  nelle esistenze proprie e concrete di uomini e donne. Un bel problema per il filosofo.

In gioco sono soprattutto i soggetti, i bisogni, le passioni, il linguaggio, le pulsioni, i sentimenti, le emozioni, le forme di vita, cioè le vite reali.

Ma in gioco sono anche le prospettive del processo di valorizzazione, cioè le vite stesse travestite da figure economico-sociali. Se, cioè, nelle strategie del cosiddetto “capitalismo cognitivo” siano essenziali quelle forme di  lavoro immateriale, stratificate – appunto - in una struttura piramidale alla cui base si collocano  lavori ripetitivi a basso contenuto di conoscenze e al cui vertice si pongono invece lavori ricchi di contenuto e di saperi.

O se’, all’opposto, questa figura della flessibilità - e quindi precarietà - delle odierne forme del lavoro, non lasci trasparire nient’altro che un puro e semplice tempo di lavoro disseminato (come sostiene ad esempio Paolo Leon), con conseguente svuotamento della categoria “capitalismo cognitivo”, la cui aporia consisterebbe allora nell’occultamento della sua insopprimibile base reale (tutta la produzione essenziale per la riproduzione, cioè essenziale alla materialità della vita).

Urgono ricerche. 

 

 

BIBLIOGRAFIA MINIMA

 

Aris Accornero, San Precario al lavoro, Rizzoli

Z. Bauman, Modernità liquida, Laterza,

Ulrich Beck, La società del rischio, Carocci

Franco Berardi (Bifo), La fabbrica dell’infelicità, Deriveapprodi

Manuel Castells, Galassia Internet, Feltrinelli

Mario Desiati, Vita precara e amore eterno, Mondadori

Ubaldo Fadini, Soggetti a rischio. Fenomenologie del contemporaneo, Città Aperta

U. Fadini, A. Zanini (a cura di), Lessico postfordista, Feltrinelli

André Gorz, L’immateriale, Bollati Boringhieri

Enrico Livraghi, Da Marx a Matrix, Deriveapprodi

Adriana Nannicini, Le parole per farlo. Donne al lavoro nel posfordismo, Deriveapprodi

R.B. Reich, L'infelicità del successo, Fazi

Gigi Roggero, Intelligenze fuggitive, Manifestolibri

Kathrin Roggla, Noi non dormiamo. L’insonnia dei precari di successo, Isbn

Richard Sennett, L'uomo flessibile, Feltrinelli

Paolo Virno, Grammatica della moltitudine, Deriveapprodi

 
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