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Lunedì 16 ottobre prende il via un ciclo d’incontri dal titolo Uomini e donne a molte dimensioni. Destini e figure della flessibilità presso la Casa della Cultura di Milano. Saranno presenti il filosofo Massimo De Carolis, lo scrittore Igino Domanin, i sociologi Luciano Gallino e Adriana Nannicini. Nel corso di questa discussione pubblica si cercherà di mettere l’accento sul rapporto tra sistemi simbolici e mondo della produzione, anche alla luce dei riflessi che il postfordismo è stato in grado di determinare non solo sul piano economico, bensì sui motivi antropologici della condizione umana e sulle problematiche di fondo della nostra cultura.
La trasformazione del modo di produzione nel capitalismo contemporaneo si fonda su una valorizzazione delle risorse intellettuali e sull’economia della conoscenza. Il sapere, cioè, è diventato il mezzo di produzione per eccellenza; la formazione e il sistema delle competenze è, dunque, il tessuto connettivo della nuova economia. Nello spazio della cultura e dei meccanismi simbolici si generano i dispositivi che regolano i processi di cooperazione e competizione degli attori sociali che si muovono nelle arene dei mercati.
Il sistema educativo e il sistema economico si sono profondamente compenetrati. Il terreno della cultura non è più quello della rappresentazione del mondo, bensì coincide con la realtà della produzione immateriale e dell’evoluzione dei consumi e degli stili di vita che a essi si collegano.. Questo scenario implica un duplice rovesciamento di prospettiva. Le dinamiche del sapere non possono più essere analizzate al di fuori dei meccanismi del capitalismo cognitivo e postfordista, poiché la produzione di beni simbolici s’impone come la fonte principale del valore economico; dall’altro lato, il funzionamento del modo di produzione non può essere compreso prescindendo dall’esame dei dispositivi culturali e dai meccanismi di formazione delle competenze che sono alla base delle nuove forme del lavoro.
Lo scopo di questo seminario presso la Casa della Cultura di Milano è, appunto, di tornare a mettere al centro la questione del lavoro come fulcro della teoria critica sia delle forme della cultura sia dei sistemi sociali. In particolare, s’intende qui mettere a fuoco il rapporto tra le dinamiche della formazione permanente, le strutture simboliche della cultura che emergono nella società dell’informazione, l’organizzazione sociale e produttiva del capitalismo cognitivo nel quadro della competizione globale e della flessibilità produttiva. Il filo conduttore della riflessione consisterà nel cercare nel punto di riferimento classico della questione del lavoro ( rispetto al quale però si esige un rinnovamento radicale delle sue problematiche) il criterio prospettico con cui guardare a un orizzonte di emancipazione inteso come compito etico della teoria.
Igino Domanin
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