  |
Chi voglia misurare, a pochi mesi dalla vittoria elettorale del centrosinistra, quali siano le iniziative politiche che più hanno caratterizzato l’azione del nuovo governo non può non guardare alla politica estera. Su questo terreno non solo è immediatamente tangibile la discontinuità con la politica del precedente governo di centrodestra ma, elemento questo ben più importante, è possibile riscontrare la volontà e la capacità politica di elevare l’Italia al ruolo internazionale che la sua storia e la sua collocazione geopolitica soprattutto le hanno tradizionalmente attribuito.
La passata legislatura ha prodotto infatti un’importante anomalia circa il ruolo del nostro Paese nello scacchiere internazionale, operando un sostanziale allontanamento dalla tradizione italiana in politica estera: se la specificità italiana è sempre stata quella di mantenere un certo equilibrio ed una certa equidistanza nelle relazioni internazionali con un atteggiamento, cioè, capace di coniugare le relazione atlantiche a un solido europeismo mantenendo assieme una naturale apertura verso il medioriente dovuta alla sua collocazione mediterranea il governo Berlusconi ha decisamente infranto questa tradizione schierando l’Italia tra i più fedeli sostenitori della « guerra al terrorismo » dell’amministrazione Bush. L’appoggio incondizionato garantito dal governo di centrodestra alla guerra in Iraq è stato un duplice e grave errore perchè da un lato ha reso vana ogni speranza di un’intesa europea su un tema tanto sensibile, dall’altro ha relegato l’Italia nel ruolo di vassallo degli Usa riducendo il suo apporto politico, e quindi il suo peso internazionale, alla mera quantità di truppe e finanziamenti in grado di convogliare al fronte. All’interno di un’Europa dai confini incerti e, soprattutto, incapace di costruire una effettiva comunità, le scelte italiane non hanno fatto altro che alimentare la retorica della « Nuova Europa », secondo una definizione dell’oramai ex Segretario alla Difesa Rumsfeld, di contro alla « Vecchia Europa » rappresentata, in primo luogo, da Germania e Francia, alimentando così una spaccatura già fin troppo evidente. Abbandonare poi un ruolo tradizionalmente importante come quello d’effettivo referente per i paesi del bacino mediterraneo, adottando una posizione di sostegno acritico allo stato israeliano, ha significato perdere una possibilità di svolgere un ruolo da protagonista nell’area dove, anche solo geograficamente, l’Italia può e deve contare qualcosa. Di contro a queste gravose decisioni, nessun effettivo vantaggio è stato acquisito ed il Paese, di fatto, si trova certamente in una posizione più defilata rispetto a quella, già di non primo piano, avuta in passato. Poco, o nulla, è stato guadagnato e moltissimo è stato perduto.
La salita della sinistra al governo ha rappresentato, però, un decisivo cambiamento in tal senso. L’intervento in medioriente ha rappresentato infatti un sostanziale ritorno ad una politica estera più sensibile al difficile tentativo di dare all’Europa una qualche unità politica e, inoltre, un ritrovato interesse per l’area mediterranea. È in atto, dunque, un riavvicinamento al nucleo forte del vecchio continente e ciò comporta una doverosa analisi delle potenzialità e dei rischi di questa nuova posizione. L’analisi di quanto è accaduto e sta tutt’ora accadendo nel medioriente, ci può permettere d’osservare un perfetto esempio d’iniziativa europea in cui l’Italia gioca un ruolo da protagonista e, per la prima volta dopo anni, torna ad essere un interlocutore utile per gli stessi Usa. Osservare questa piccola ma fondamentale parte di mondo, può farci allora concentrare su quelle questioni che si sono cercate d’esporre in queste pagine e che, per comodità, possiamo riassumere in quattro punti:
1. quale può essere il ruolo dell’Italia all’interno dello scacchiere internazionale? L’Italia può e deve partecipare alla costruzione del soggetto politico europeo: solo una voce unica europea potrebbe rivolgersi con autorevolezza e credibilità a quella, oggi in crisi, degli Stati Uniti, ma per farlo l’Italia deve riguadagnare non solo la credibilità perduta ma anche, e soprattutto, la capacità di formulare un nuovo e forte progetto politico, in primo luogo per l’area mediorientale;
2. Auspicare un nuovo protagonismo dell’Italia e dell’Europa in medioriente significa avere coscienza della necessità di una strategia nuova e di ampio respiro per tutta l’area: non è più possibile pensare di risolvere le crisi che si presentano con crescente frequenza in quest’area attraverso interventi isolati. Per questa ragione analizzare i rischi e le prospettive della missione Unifil 2 in Libano comporta necessariamente il ragionare circa uno scenario comprendente molte e delicate questioni quali la questione israelo-palestinese, la voglia imperiale iraniana e la connessa questione nucleare, la stabilizzazione di Iraq e Afghanistan e altro ancora.
3. perché l’Europa si vada designando come nuovo soggetto della politica estera è necessario che si comprendano le differenze specifiche che corrono tra il nostro continente e quello nord-americano e che, inoltre, s’intendano i contrasti operanti tra gli stessi paesi europei (contrasti venuti alla luce anche nella pianificazione della stessa Unifil 2). A dover essere valutati e studiati sono gli obiettivi che gli Stati Uniti hanno espresso in questi anni e, una volta compresi quest’ultimi e i motivi del loro attuale fallimento (Iraq ed Afghanistan), a dover essere formulati devono essere obiettivi nuovi e diversi;
4. intervenire in Libano significa dover comprendere e dover gestire la crisi in atto fra Israele ed Iran. Essere presenti nel territorio è allora certamente una grande responsabilità ma anche un grave rischio rispetto al quale resta da chiarire se saremo capaci di corrispondere.
Smarcarsi da posizioni superficialmente schiacciate su visioni statunitensi del futuro è l’occasione per offrire un progetto alternativo di ciò che ci aspetta ed è anche un banco di prova fondamentale per la Sinistra al governo. Le potenzialità sono molte, ma molti anche i rischi e le questioni da affrontare. Partendo dai recenti fatti di attualità riguardo la politica estera in medioriente, per poi domandarci circa i progetti e le necessità di un’Italia proiettata nello scenario internazionale, quel che ci proponiamo di provare a formulare è una risposta, seppure parziale, a quanto abbiamo domandato. Per farlo ci avvaliamo di due esperti del livello di Lucio Caracciolo e Fabio Mini.
Lo spazio della politica
a cura di Alessandro Aresu, Moris Gasparri, Matteo Scurati, Stefano Tassone
Bibliografia minima
Limes, “L’Italia presa sul serio”, n. 2/2006
Limes, “Lost in Iraq”, n. 6/2005
Limes, Quaderni speciali, “Israele contro Iran”
W. Hutton, Europa vs. Usa, Fazi, Roma 2005
F. Mini, La guerra dopo la guerra, Einaudi, Torino 2003
D. Polansky, L’impero che non c’è, Guerini, Milano 2005
|