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Religione e politica al crocevia della storia.





Martedì 23 gennaio 2007

Seminario

Religione e politica al crocevia della storia

 

con Massimo Cacciari e Mario Tronti

 

TRONTI

 

Religione e Politica: un tema inscritto nel Novecento e mai attraversato dal pensiero critico, anzi catturato e fatto proprio dal pensiero dominante e ormai  svuotato e trasfigurato nella forma del senso comune. Un tema che oggi sembra riguardare un orizzonte extra-occidentale, intrappolato com’è in una nuova grande narrazione ideologica (specie per quanto attiene al fondamentalismo islamico), e che in realtà si sviluppa e si svolge tutto all’interno del lungo e tormentato tramonto dell’Occidente.  Le categorie che hanno preso piede dentro questo declino  sono note e diffuse nel linguaggio politico attuale: religione civile, patriottismo costituzionale, repubblicanesimo. Si tratta di categorie certo dotate di una loro dignità culturale, ma incapaci di cogliere l’essenziale, cioè di afferrare la contraddizione fondamentale, cosa possibile solo per un pensiero alto,  che è pensiero del conflitto e che nel conflitto stesso prende forma.

Oggi siamo di fronte al fallimento del progetto moderno. La modernizzazione si è mutata in globalizzazione. Ma cosa è stato il progetto moderno? E’ stato un tentativo di tradurre la paideìa in humanitas, di costruire il regnum hominis – e bisogna dire che Marx è completamente dentro un tale progetto. Il progetto del Rinascimento che doveva portare alla rinascita dell’uomo su basi razionali è fallito. Tuttavia non si tratta di mettere in atto una critica del razionalismo, ma piuttosto una critica del moderno. Si tratta di rimettere il discorso sui piedi.

La teologia politica si ripresenta debolmente nello stato di eccezione. Essa è congiunzione tra cristianesimo e forma-Stato, e particolarmente tra cattolicesimo politico e forma-Stato. Nell’incontro tra teologia politica e filosofia politica viene a compimento l’autonomia del politico. Nel Novecento si sono avuti due grandi atti teologico-politici: la rivoluzione operaia, e la rivoluzione conservatrice. Altro fallimento. Si deve constatare che le due rivoluzioni hanno ottenuto l’opposto di ciò che si proponevano. Quanto  alla rivoluzione operaia, essa da progetto di liberazione si è rovesciata in totalitarismo. Ed è da chiedersi perché quel progetto sia fallito, ovvero, detto in altri termini, è da chiedersi se tale esito fosse o meno un passaggio necessitato dalle sue premesse.

Dopo tale fallimento ha vinto la Restaurazione democratica, cioè la Democrazia progressiva di stampo europeo. Ma l’Europa oggi arranca di fronte ai paesi emergenti, e sembra pervenuta alla fine della sua storia. La gloriosa tradizione dell’Umanesimo ha prodotto l’ultimo uomo, mentre è sotto gli occhi di tutti che l’individualizzazione generalizzata ha prodotto eccidi di massa senza precedenti. Intanto assistiamo, non a un ritorno del sentimento religioso, ma all’avvento di una superstizione collettiva. In realtà, la religione maggioritaria è la religione democratica. 

Una tesi come campo di ricerca per i giovani studiosi: tutti i comportamenti e i concetti della vita politica si originano da un processo di religione secolarizzata. E’ un invito a pensare nel passato per incontrare grandi figure di pensatori (Luckàcs, Bloch, Benjamin, Schmitt, Kojève) e con esse il grande pensiero. Perché la storia attuale sembra non abbia alcun crocevia. Anzi, se c’è una figura viabilistica che la rappresenta metaforicamente, questa è la cosidetta “rotonda”, o “rotatoria”, pensata apposta per evitare gli scontri.

 

CACCIARI

 

Il termine “teologia politica” trova le sue radici nella secolarizzazione delle idee religiose cristiane, che danno corso a una religio civilis. E’ un’origine immanente nel passaggio tra giudaismo e cristianesimo, come si evince dai  testi di quest’ultimo, dove si afferma il tempo escatologico (Paolo e i Vangeli). In questo senso, la teologia politica si può definire un’ escatologia realizzata, che configura come tale il destino della secolarizzazione. Il passaggio dal giudaismo al cristianesimo è radicale: non c’è piu attesa dell’evento, poiché il Regno è ora, realizzato nella potenza dello Spirito. La decisione non è più rimandata: si tratta di essere ora per la morte. Il segno del Regno è il Messia. Noi siamo per esso oppure contro di esso.

Sul piano politico, da questo passaggio consegue che 1) il credente ha il regno in sé e vede tramite la fede, e che 2) questo annuncio va divulgato e appunto annunciato a tutti, anche con la forza. Si configura una dissimmetria formidabile: da un lato la novitas dell’annuncio, la civitas futura; dall’altro lato la civitas passata, superata, e ormai giudicata come tale. Il Regno è in noi: questa, per così dire, diviene la parola d’ordine, nell’orizzonte della quale si trova anche Marx.      

Se tale è l’origine della teologia politica, c’è da interrogarsi su questo processo di secolarizzazione e dubitare che esso sia giunto al termine. Anzi, si direbbe che il conflitto politico si giochi ancora su questo terreno. Basta pensare, ad esempio, a come la civiltà islamica sia considerata del tutto priva di futuro. Ma si pensi anche allo Stato moderno. Esso rappresenta un tentativo di sottrarsi alla auctoritas della religione, e di affermare una propria auctoritas, e non solo la propria potestas. Un tentativo fallito: se lo Stato è indubbiamente potestas, la religione permane come irriducibile depositaria dell‘auctoritas.

Siamo ormai oltre lo Stato: la democrazia è la negazione dell’auctoritas.

 
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