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Il cinema russo degli anni trente "davvero" segreto

 

 

IL CINEMA RUSSO DEGLI ANNI TRENTA “DAVVERO” SEGRETO

Presentazioni e introduzioni di Gian Piero Piretto

 

mercoledì 7 marzo 2007 ore 17.30

Scast’e (Felicità), di Aleksandr Medvedkin, 1934

 

giovedì 15 marzo

Strogij Junosa (Un giovane rigoroso), di Abram Room, 1936

 

mercoled’ 21 marzo

Bezin lug (Il prato di Bezin), di Sergej Ejzenstejn, 1937

 

mercoledì 28 marzo

Novaja Moskva (La nuova Mosca), di Aleksandr Medvedkin, 1938

 

 

Conversazione con Gian Piero Piretto

 

Nel 2000, presso il Cinema De Amicis di Milano, era stata presentata un’ampia rassegna di commedie musicali staliniane degli anni Trenta e Quaranta  a cura di Gian Piero Piretto. Molte di quelle pellicole, che  hanno mietuto grandi successi in patria e all’estero, vero clou della propaganda ufficiale sovietica, sono state riproposte, restaurate e sottotitolate, alla Mostra del Cinema di Venezia del 2006 con la singolare definizione di “segrete”. In verità, la qualifica di “segrete” a tutti gli effetti (in russo poločnye, da scaffale) la meritano semmai  le quattro pellicole ora presentate  alla Casa della Cultura. Questi film, ad eccezione del frammento di Ejzenštejn,  non hanno mai raggiunto il pubblico - né sovietico, né russo, né tantomeno occidentale - in quanto bloccati per diverse ragioni censorie. Ne parliamo con il Prof. Piretto, docente di Cultura Russa presso l’Università di Milano, che ha studiato a fondo questi straordinari materiali.

 

Professor Piretto, innanzitutto una domanda riguardo a Il prato di Bezin, di Ejzenštejn, l’unico  dei quattro film già in un certo modo noto anche in Italia. Oltre al frammento di circa 30 minuti che circolava in alcuni Cineclub negli anni Ottanta e Novanta, c’è qualche altra immagine?

Purtroppo di questa pellicola, andata dispersa durante le vicende della seconda guerra mondiale, dopo essere stata bloccata dalla censura, non c’è altro se non  il montaggio di fotogrammi che abbiamo oggi, o meglio, un rimontaggio del materiale già montato dal regista,  tratto dagli spezzoni recuperati in seguito. Che io sappia, non ci sono state evoluzioni di sorta.

Passiamo al film di Abram Room, Un giovane rigoroso. La cosa che incuriosisce è la costante presenza di nudi maschili lungo tutto il film, certo in funzione plastica, ma forse anche vagamente erotica, quasi fossimo in presenza di una specie di sottotesto, come una sorta di allusione velata all’omosessualità.

La reazione del censore è stata scatenata anche da questi nudi maschili. Il nudo era quasi dilagante all’inizio del cosiddetto “realismo socialista”, dalle parate sulla Piazza Rossa, alle statue dei martiri, alle figure del riposo. Il nudo maschile era costantemente presente nell’iconografia, ma come rimando alla plasticità classica, e purchè non contenesse nessun sottotesto interpretabile come allusione alla sessualità,  e a maggior ragione alla omosessualità. Certo, in questo film c’è molta insistenza sul nudo maschile, tuttavia il tratto forse più scabroso dal punto di vista del censore risiede nell’accostamento tra la nudità e il discorso politico-ideologico. I giovani protagonisti sono spesso negli spogliatoi delle palestre a discutere del lavoro, dell’”uomo nuovo”, eccetera. L’immagine che ne restituiscono il regista Room e lo sceneggiatore Olesha appare certo decadente agli occhi della censura, e anche se tutta questa nudità non è certo ammiccante e morbosa, una tale immagine viene comunque considerata inaccettabile.

Un altro aspetto decisamente sorprendente è il “triangolo” amoroso fra il giovane comunista, il medico e la di lui moglie che si trova al centro di questo film: una cosa estremamente “borghese”.

Il triangolo “borghese” è al centro di un altro film di Abram Room, passato alla storia come Letto e divano, del 1927. Sarebbe interessante proiettare insieme i due film per confrontare il clima degli anni Venti con quello di pochi anni dopo. L’approccio al tema nei due film è completamente differente e distante. In quel film, sceneggiato da Victor Sklovskij, c’è, per così dire, un punto di vista “politicamente corretto”: la donna abbandonata dagli uomini si riprende la sua autonomia. In questo,  del 1936, c’è invece il borghese classico (nella figura del medico grande specialista), c’è la donna sensuale (sua moglie), e c’è il giovane forte e robusto che viene indotto in tentazione. Tutti questi ingredienti, uniti allo sguardo degli autori, ritenuto appunto decadente, e alla tecnica registica non proprio ortodossa, non potevano che incorrere nei rigori della censura.

Arriviamo a quello che possiamo considerare il pezzo forte del programma, il film La Felicità di Medvedkin. Secondo alcuni, che hanno avuto la fortuna di vederlo, si tratterebbei di un autentico capolavoro, un’opera dalla struttura e dallo sguardo modernissimi.    

La felicità è’ un film costruito su un gioco continuo di invenzioni, di paradossi, di sorprese, di trovate surreali e esilaranti, una più provocatoria dell’altra. Medvedkin mostra di non aver nulla da invidiare all’avangardia surrealista occidentale, per esempio a un Buñuel. C’è da chiedersi come avrebbe potuto mai circolare un film del genere nell’URSS degli anni Trenta. C’erano, delle prese in giro dei piccolo borghesi, dei burocrati, dei kulaki, ma mai nessuno era mai pervenuto a un tale livello di sovversione comica, e forse anche di stilizzazione formale.

Si sa che Medvedkin non ha più fatto film per molti anni.…

Infatti, fino al 1938, quando gira La nuova Mosca. Girando quest’opera Medvedkin è convinto di fare un servizio alla patria, ma si fa prendere ancora una volta la mano e dissemina il film di un sottile filo di ironia che finisce per essergli fatale, dato che incappa di nuovo nelle severe magie della censura. C’è un solo pezzo che appare celebrativo ne La nuova Mosca, ed è il pezzo finale: tutto il resto sfugge a qualsiasi forma di conformismo e di agiografia. E pensare che l’intento del regista è proprio celebrativo, ma, per così dire, il suo grandissimo estro lo tradisce.

Gian Piero Piretto si è laureato in Lingue e Letterature Straniere (Lingua e letteratura Russa) all’Università di Torino. Ha insegnato nelle Università di Torino, Bergamo e Parma. Dal 1994 all’Università degli Studi di Milano,  docente di Letteratura e Cultura Russa

 
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