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Oggetto tecnico e spaziale. Riflessioni di Gilbert Simondon.





Martedi 4 dicembre

 

in occasione della presentazione del libro

Gilbert Simondon: per un’assiomatica dei saperi

di Giovanni Carrozzini (Ed. Manni)

 

Interventi di Giovanni Carozzini, Vittorio Morfino, Fabio Minazzi, Fulvioi Papi

 

 

In Italia il pensiero di Gilbert Simondon era poco più che sconosciuto prima che Gilles Deleuze lo indicasse come un referente cruciale, o meglio, come una delle fonti del peculiare concetto di singolarità e individualità da lui messo a punto (insieme con Felix Guattari) negli anni Settanta. In ogni caso, Du mode d’existence des objets tèchniques, apparso nel 1958  e mai tradotto in italiano, era forse noto a pochi sparuti francofoni, mentre nessuno, almeno pubblicamente, sembrava sapesse nulla di L’individuation psychique et collective, pubblicato nel 1964 (e poi nel 1989) e parimenti mai tradotto. Come si sa, quest’ultima opera, che è poi la tesi principale di dottorato presentata da Simondon (mentre Du mode d’existence è invece la tesi secondaria), è stata poi editata anche in Italia nel 2001 da Deriveapprodi per la traduzione di Paolo Virno.

A qualche anno di distanza, tuttavia, qui da noi gli studi su Simondon si può dire siano rimasti al palo, a parte i riferimenti dello stesso Virno nel suo Grammatica della moltitudine, e a parte la voce “Singolarità/singolarizzazione” scritta da Massimiliano Guareschi per Lessico postfordista (a cura di U. Fadini e A. Zanini), e poco altro. E’ quindi di notevole importanza la pubblicazione per l’editore Manni di Lecce  di questo    libro, Gilbert Simondon: per un’assiomatica dei poteri (Euro 18.00), scritto dal giovanissimo Giovanni Carrozzini (ventiseienne). Si tratta del primo e finora unico tentativo di sondare in profondità l’opera del filosofo-epistemologo francese, tanto esigua sul piano quantitativo quanto complessa sul piano concettuale.

Come osserva il filosofo Fabio Minazzi (che firma una densa prefazione), il pensiero di Simondon si colloca in un “complesso quadro teorico in cui la razionalità e l’operatività delle tecno-scienze vengono illustrate in tutto il loro plastico valore critico, giacchè il loro incremento implica una conseguente dilatazione della stessa libertà, delineando la possibilità di un nuovo umanesimo scientifico”. Infatti, aggiunge Minazzi, “Simondon ha operato anche un significativo ed originale approfondimento della filosofia”.

Come si vede, siamo nel solco della stanca dicotomia tra “scienze della natura” e “scienze umane” (per usare un’espressione tradizionale) che proprio la serie di mosse scientifico-filosofiche operate da Simondon tende a superare. Come scrive Carrozzini, Simondon mette a fuoco un proprio “ideale di filosofia organica ed enciclopedica” che “diviene, innanzitutto, la precondizione genetica del suo articolato sistema filosofico”, tanto da poter concludere come per lo stesso Simondon “la scoperta scientifica e l’ideazione filosofica scaturiscano da un’inventiva e dinamica transconcettualizzazione”.

Il significato del termine “transconcettualizzazione” consideriamolo intuitivo. Invece, è  il concetto di “individuazione” - riformulato integralmente rispetto alla tradizione –  che rappresenta il cardine della ricerca simondoniana. Simondon rimette radicalmente in discussione il principium individuationis della tradizione, che considera l’individuo come un’essenza data, ovvero come termine di un processo che reca in sé la propria giustificazione, sia che essa venga fondata sul principio aristotelico dell’individuo come “sintesi” di forma e materia (sìnolo), sia che venga intesa come costituita  nell’automovimento di un’entità in sé predisposta, quindi sostanzialmente in-generata e immobile. 

Detto in modo succinto, secondo Simondon non solo lo stadio dell’indeterminatezza precede l’individuazione, cioè il processo che rende un individuo unico e irripetibile, ma l’individuo stesso è tale, nella sua singolarità, solo nella dimensione della molteplicità. Il processo di individuazione non è mai definitivo, ma continuamente ripropone tratti preindividuali, cioè quel sostrato di natura e di indeterminatezza della specie che perennemente riconduce l’individuo in quanto tale alla dimensione collettiva. Ne consegue una sorta di sconvolgimento dei fondamenti ontologici. In altre parole, per Simondon né l’essere viene prima dell’individuo, né l’individuo prima dell’essere. E’ il gioco tra essere e divenire che viene riconsiderato, ripensato e ribaltato contro la tradizione metafisica. Nel processo di individuazione essere e divenire si tengono: l’uno non si  muove se non mediante l’altro. Simondon chiama fase quel passaggio in cui le entità si trovano in un equilibrio instabile, o meglio, metastabile, tra uno stadio e l’altro del processo.

Si comprende come il passo essenziale compiuto da Simondon per svincolarsi dal concetto tradizionale di individuazione (di origine aristotelica, ma con forte torsione scolastica-metafisica) consista in una rilettura dei filosofi presocratici, in parallelo con un attraversamento della fisica del Novecento (in particolare la fisica quantistica). Non è dato a caso, infatti, quel lemma presocratico – l’àpeiron di Anassimandro, cioè l’infinito-illimitato – cui Simondon ricorre per indicare il pre-individuale, il fondo comune, appunto, la natura indeterminata della specie che continuamente rimette in gioco il processo di individuazione.   

Nel libro di Carrozzini questi paradigmi simondoniani vengono indagati, esplorati, e ricondotti alla loro genesi filosofico-scientifica, magari con qualche ingenuità di scrittura, e tuttavia con prontezza intuitiva e con fresca passione ermeneutica. Per dirla ancora con Minazzi, il giovane autore offre “una preziosa, per quanto sintetica, mappa concettuale che aiuta a meglio intendere la genesi l’originalità e la stessa ‘metafisica’ simondoniana”. E infatti, Carrozzini scandaglia, con minuzia e perfino con una certa acribìa, le fonti del pensiero di Simondon: l’epistemologia francese, Merleau Ponty, Sartre, Bergson, Bachelard, Canguilhem, non ignorando certo l’autre coté, rappresentato dalla ricerca scientifica e dalla pratica dell’esperimento.

Viene messa a fuoco naturalmente anche l’opera cosiddetta secondaria di  Simondon, Du mode d’existence des objet téchniques, in ogni caso sempre sporgente  sul continente teoretico (si direbbe in equilibrio “metastabile”, appunto), nella quale Simondon si interroga intorno alla struttura interna dell’oggetto tecnico,  mettendone in luce, per così dire, la sua “geologia”. Bisogna dire che di tutto questo il libro di Carrozzini offre un’adeguata cornice, nella quale le tematiche simondoniane, in primis naturalmente il concetto di individuazione, trovano un ordine puntuale che si offre come una solida base per chiunque voglia affrontare la materia piuttosto impervia maneggiata dal filosofo francese.

 
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