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Mutamenti del pensiero contemporaneo

Martedì 22 gennaio

 

Incontro con

Alain Touraine

 

introduzione di Ferruccio Capelli e Carmen Leccardi

 

Fissare un punto di partenza. Muovere non da concetti, o relazioni tra concetti, ma da un punto di vista storico. Considerare il ‘900 come secolo storico. Sono questi i presupposti, gli elementi unitari di ogni sviluppo, o svolta, del pensiero di Alain Touraine, a partire, appunto dalla metà del ‘900. Dopo il 1945 il primo incontro è con la classe operaia, con la quale c’è identificazione totale. Incontro, quindi, con la coscienza di classe.  Siamo in piena società industriale: è la società del lavoro, e quindi dello stato sociale, dinamica e in movimento, dove si intrecciano storie individuali e collettive che la letteratura, in particolare il romanzo, rappresenta in modo adeguato, come in un “rispecchiamento” che non sembra più possibile oggi, in piena trasformazione postindustriale.

E’ da ricordare, in proposito, che già nel 1969 Touraine pubblica un libro che ha per titolo La società postindustriale. Secondo Touraine, del percorso che porta all’uscita dalla società industriale (e della trasformazione del paradigma produttivo e quindi sociale) si possono mettere in rilievo tre elementi, non necessariamente da intendere in questo ordine gerarchico:

1)   La guerra, che è al centro del XX secolo. Ovvero: non è il progresso industriale che caratterizza il secolo - come parrebbe – ma sono le uccisioni di massa, i campi di sterminio, l’olocausto.

2)   Il leninismo-maoismo, ossia il partito comunista, che doveva rappresentare il proletariato e invece se lo è mangiato. Il partito leninista ha distrutto il movimento operaio. Il proletariato retrocede in tutto il mondo, declinano i sindacati e la sinistra non ha più riferimenti.

3)    La mondializzazione dell’economia, vale a dire il trionfo del capitalismo.

Quest’ultimo elemento è piuttosto difficile da definire per un sociologo. Certo, si può mettere l’accento sull’egemonia della potenza americana, sull’incontrollabilità dell’economia, eccetera.  Quello che appare in tutta evidenza è però la scomparsa della società, o meglio, degli attori sociali. Il mondo del soggetto, così come era sorto nel secolo dei lumi non esiste più. Questo hanno in comune Marx, Nietzsche e Freud, grandi figure di un pensiero che parla tedesco: il rifiuto dell’attore sociale. Naturalmente una simile tesi può essere discutibile. Tuttavia un pensiero filosofico forte non può appoggiarsi oggi sull’interpretazione di una società che  si presenta ormai come una conchiglia vuota.

Althusser sbagliava quando tagliava Marx in due parti e invitava a rigettare il “giovane” Marx e ad attenersi esclusivamente al Marx “maturo”. Com’è ormai chiaro, si tratta di una tesi falsa: i “due” Marx sono in perfetta continuità l’uno con l’altro. Invece Michel Foucault si accorge (da Le parole e le cose a Sorvegliare e punire) che la nozione di uomo “scompare” dall’orizzonte della tarda modernità, e per questo passa a rileggere i Greci e i Romani. La sua figura ha esercitato un notevole influsso sul mondo universitario (per esempio il particolare strutturalismo di Roland Barthes deve parecchio al suo pensiero), e lo esercita ancora oggi.

Prima di passare all’esposizione del suo pensiero attuale, Touraine lascia cadere un’annotazione sulla distruzione della sociologia funzionalista dominata fino agli anni Sessanta da Talcott Parsons. Essa viene travolta dalle contestazioni studentesche, dai movimenti radicali e dalla guerra del Vietnam. Exit Parsons, di fronte alla decomposizione della società industriale: una “conchiglia vuota”, appunto, dentro la quale non ha alcun posto il soggetto.

Anzi, Touraine sostiene che adesso ci troviamo nel vuoto sociale. E se non c’è più il sociale non rimane che il globale e l’individuale. Non rimane che l’individuo. L’individualismo, oltre ad essere cosa triste e negativa, è anche: 1) desocializzazione, non-costruzione della personalità, della normatività, eccetera; 2) la più grande minaccia che rischia di sfociare nel comunitarismo, dove tutti sono solo individui e dove è cancellata l’universalità; 3) un mondo di comunicazione, di consumi, di forze in conflitto, negative, che si scatenano e da cui non sembra esistere difesa. Forse non possiamo appoggiare su nulla la rivendicazione dei diritti e l’esistenza stessa. Dobbiamo accettare il mercato, la globalizzazione, eccetera.

Tuttavia bisogna rigettare il pessimismo. L’individuo ha il diritto di essere individuo. Ha il diritto di avere diritti. Per questo bisogna aumentare i diritti. Siamo al passaggio di una società che ormai si pensa in termini culturali. Si può dire che siamo già entrati in una cultura di donne, che certo non dimentica le lotte del ‘900, la lotta per la libertà umana, la Resistenza che si è opposta alle forze che hanno tentato di schiacciare la dignità umana.

Qui, Touraine introduce in suo pensiero attuale ponendo questa grande domanda: si può ricostruire il legame sociale? In questo mondo così scombussolato e massificato è questo che interroga la sociologia attuale. Bisogna però avere consapevolezza della problematicità di tale interrogativo, esercitando la pratica del dubbio intorno ai possibili passaggi di questo processo, rigettando, per esempio, il comunitarismo, che è da temere (si pensi all’ottima Svizzera, ma senza dimenticare la fulminante battuta di Orson Welles ne Il terzo uomo). Se al centro deve esserci il soggetto personale, esso deve anche essere un attore sociale che si ponga come tale, cioè che si pensi già in relazione sociale in quanto individuo.

Su questo terreno i due poli più importanti quali luoghi dell’individuazione sono la famiglia e la scuola. Bisogna reinventare la famiglia. Essa è il luogo della riproduzione delle relazioni umane - vale a dire del legame con l’altro - e in particolare delle relazioni primarie (collettive, emozionali, affettive), che sono le più importanti.

Dalla società dei conflitti sociali, e dal vuoto sociale che la segue, in cui il soggetto scompare, bisogna ricostruire il legame sociale proprio a partire dal diritto dell’individuo ad essere soggetto.

 
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