di Andrea de Michele
Il 26 aprile 1937 l'aviazione nazista, con l'aiuto di aerei inviati in Spagna dall'Italia fascista, bombardava Guernica, distruggendola quasi completamente. Per quattro ore, ininterrottamente, aerei della Legion Condor scaricarono sull'antica capitale basca una quantità impressionante di ordigni esplosivi e incendiari, mitragliando a più riprese la popolazione civile.
Si trattò sicuramente di uno dei momenti più tragici della guerra civile che devastò la Spagna tra il 1936 e il 1939 e anche uno dei più noti, perché immortalato nella famosa opera di Pablo Picasso.
Per Angelo d'Orsi - che ha appena dato alle stampe per Donzelli il libro intitolato Guernica, 1937. Le bombe, la barbarie, la menzogna (pp. 257, euro 25,00) - il bombardamento della cittadina basca assume un significato storico che va al di là di quel terribile dramma. Rappresenta il primo bombardamento a tappeto della storia. Lungi dall'essere un'operazione dettata da necessità belliche, fu un deliberato bombardamento terroristico volto ad uccidere indiscriminatamente e a seminare il terrore tra la popolazione basca ostile ai generali golpisti.
Guernica anticipò gli orrori a venire della seconda guerra mondiale, ma più in generale di tutte le guerre successive, anche quelle dei giorni nostri; guerre totali in cui è saltato completamente il confine tra eserciti combattenti e civili, con questi ultimi a pagare il prezzo più alto; guerre "posteroiche", come le chiama d'Orsi, dove l'attaccante gode di una superiorità tecnologica tale da non fargli rischiare nulla. Dopo Guernica ci sarebbe stata Dresda, completamente distrutta nel febbraio 1945 dai bombardamenti alleati che causarono più di 100.000 morti; il dramma nucleare di Hiroshima e Nagasaki; il bombardamento di Belgrado del 1999.
Ma per l'autore non è solo Guernica ad avere un significato speciale; più in generale è la guerra civile spagnola a rappresentare una drammatica anticipazione di quanto sarebbe accaduto di lì a pochi anni con la seconda guerra mondiale. La guerra civile fu il primo importante scontro tra fascismo e antifascismo, tra dittatura e democrazia, tra i golpisti guidati dai generali Mola, Sanjurio, Franco e il legittimo governo repubblicano. Di fronte al sostegno armato assicurato ai golpisti dalle dittature fasciste italiana e tedesca, le democrazie europee rimasero a guardare, mentre da tutto il mondo partivano volontari pronti a combattere per la repubblica.
Senza gli eserciti fascisti l'aggressione dei militari alla repubblica sarebbe presto fallita. Il ruolo decisivo dell'intervento straniero nella guerra spagnola ha spinto d'Orsi a sostenere che non si dovrebbe parlare di guerra civile, quanto di un conflitto internazionale contraddistinto da una evidente disparità tra le forze in campo.
Guernica assume un significato paradigmatico anche come esempio di "disinformazione di guerra". Attraverso la stampa, il generale golpista Francisco Franco sostenne subito che erano stati i "rossi" a incendiare Guernica, facendola poi saltare in aria con la dinamite. In Spagna, fino alla caduta del regime questa fu la verità ufficiale. La menzogna, priva di qualsiasi fondamento, continua ad aleggiare nel campo dell'informazione, della propaganda politica e di certa storiografia. E' uno dei tanti esempi di "false notizie" create ad arte in tempo di guerra e ci rimanda all'attualissimo tema del rapporto guerra-informazione e del ruolo sociale dei giornalisti di fronte ai conflitti.
Ma nel libro di d'Orsi c'è anche dell'altro. C'è il racconto della nascita rabbiosa e scandalizzata del dipinto "Guernica" ad opera di Pablo Picasso (ispirato dalla sua musa Dora Maar), consapevole opera di denuncia della barbarie fascista, esempio di felice incontro tra arte, politica e impegno civile. Furono tantissimi gli intellettuali che sulla guerra di Spagna si schierarono apertamente e la stragrande maggioranza di loro lo fece a favore della repubblica. Molti partirono per i campi di battaglia, molti altri rimasero nei rispettivi paesi a combattere con le armi della cultura. «La Spagna fu davvero - come scrive d'Orsi - la prova generale della moralità della cultura.» Anche su questo fronte si coglie il riferimento all'attualità, un'esortazione agli intellettuali ad essere maggiormente presenti nel dibattito pubblico, a prendere posizioni chiare specie sulla questione delle guerre di oggi.
Dal punto di vista storiografico d'Orsi traccia un quadro vivissimo e partecipe di quello che lui chiama annus horribilis , il 1937, anno centrale per le vicende dell'Europa e del mondo tra le due guerre mondiali. Il 1937 è l'anno del fascismo trionfante, che celebra il primo anniversario della nascita dell'Impero dopo la conquista dell'Abissinia; dell'elaborazione dei primi piani di aggressione all'ordine europeo da parte della Germania nazista; della costruzione del lager di Buchenwald; dell'aggressione giapponese alla Cina, che ad Oriente fa iniziare la seconda guerra mondiale già nel 1937; anno centrale anche per il rafforzamento della dittatura totalitaria di Stalin in Unione Sovietica.
Le purghe staliniane non si limitarono al territorio sovietico, ma interessarono anche la Spagna, dove nelle ultime fasi della guerra civile agenti dei servizi segreti sovietici uccisero anarchici e trotzkisti. Guerra nella guerra, dramma nel dramma, la lacerazione che interessò il fronte repubblicano e che giunse a veri e propri scontri armati tra comunisti e anarchici fu uno dei motivi alla base della sconfitta della repubblica.
D'Orsi ha scritto un libro la cui lettura è godibilissima, mai faticosa, avvincente e a tratti toccante, specie laddove - all'interno delle difficili vicende del comunismo internazionale - inserisce la storia politicamente ed umanamente drammatica di Antonio Gramsci. L'intellettuale e politico sardo morì poche ore dopo il bombardamento di Guernica, a seguito di 10 anni di prigionia nelle carceri fasciste. Qualche tempo dopo, Mussolini avrebbe scritto che Gramsci era morto di malattia e non di piombo, come invece accadeva in Russia ai dissidenti di Stalin e come gli sarebbe accaduto se si fosse rifugiato a Mosca. Prima del suo arresto, Gramsci si era espresso in maniera critica nei confronti della linea staliniana e per questo le parole di Mussolini non appaiono del tutto prive di fondamento. Tragedia nella tragedia, il comunista Gramsci moriva nelle carceri di Mussolini, senza una patria politica certa da cui essere accolto.
(da “Liberazione”, sabato 9 febbraio 2008)
Angelo D’orsi, Guernica, 1937, le bombe. la barbarie, la menzogna, Donzelli Editore