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Casa della Cultura

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Una maratona culturale antirazzista

 

 

di Giuseppe Natale

Si aggiunge alla manifestazione antirazzista del 20 e alla numerosa partecipazione ai funerali di Abdoul del 23, in una situazione segnata ancora da tragedie e violenze razziste: la morte del quattordicenne romeno Marian bruciato vivo in un rifugio di macerie e topi nell’area Falck, piatto forte della speculazione edilizia della Sesto San Giovanni di centro sinistra; le minacce di naziskin contro venti minorenni stranieri ospiti «martinitt» nei locali del liceo civico Manzoni. Si tratta di un evento ignorato dai mass media. Milano, Casa della Cultura, venerdì 26, dalle nove di sera fin oltre mezzanotte: una bella emozionante «maratona culturale” per Abdoul, fratello Abba, nero del Burkina Faso e cittadino italiano vittima di un barbaro assassinio razzista. Provo a presentare i protagonisti della serata. C’è Adia, la sorella di Abba. Partecipa l’Arci. Presentazione di Capelli, «padrone» di casa. Si alternano poesie a musiche e canti africani, ibridi e meticci: mescolanze culturali spirituali artistiche fanno sperare in un futuro migliore. A G. Kuruvilla («Milano fa male») succede il gruppo Crew hip-hop che canta la Generazione 2. Pap Kouma invoca il riscatto e l’orgoglio nero e l’autorganizzazione dei migranti. Ancora hip-hop con Toma l’Arge–Corona Reyes. E la bella poesia di Tediane Gaye e il creativo reggae di Gamba The Lenk. Dopo la riflessione di Erminia dell’Oro («Noi dobbiamo alzare la testa»), la Pipeline Project suona e canta jazz africano. Agliotti legge la seconda elegia di Rilke. Un griot, un afro beat, un grande musicista: Michel Koffi canta la pace e l’amore e auspica il «partito degli emigranti». Vivan riflette ad alta voce: ci sono gli istigatori, i mandanti di questo assassinio: sono i politici della paura e delle minacce. Riva legge un profetico brano di Césaire del 1939. Taddeo suggerisce di provare a «processare» chi (dei politici) corrompe e impaurisce la gente. E scalda i cuori e commuove Betty Gilmore: con la sua splendida voce canta «Motherless child». Ci mettono in guarda contro fascismo e razzismo che ritornano, Balbo con un intervento e Butcovan con una poesia. Irrompe l’hip-hop di Zanco che trascina il pubblico. Fanno meditare le parole di Candelaria Romeo e Otto Bitjoka. Ed ecco la dolce musica reggae di Skone. E pensieri e poesie con Milton, Fogliaresi, Komla-Ebri. E’ l’orgoglio della seconda generazione il gruppo reggae «Franziska». Chiude Ainom Maricos.
Manifestazione di alto livello culturale e di grande efficacia comunicativa. Bisognerebbe ripeterla in altri e tanti luoghi, nelle piazze e nelle strade, nei cortei sindacali e politici...Occorrerebbe rilanciare iniziative analoghe dalla platea della prossima manifestazione nazionale di sabato 4 ottobre contro razzismo e xenofobia e nazifascismo. Vanno denunciate con forza ed insistenza le misure governative e le ordinanze dei sindaci sceriffi di chiaro stampo liberticida, razzista e xenofobo. Vanno stigmatizzate le parole e gli atti di politici e ministri della Repubblica che seminano paura ed istigano alla violenza. Tornando in terra lombarda, è necessario far capire ai presidenti della Regione e della provincia di Milano, alla sindaco e al vicesindaco di Milano che si sono comportati come struzzi mettendo la testa nella sabbia quando hanno ridimensionato l’assassinio di Abdoul come atto non razzista. Qualche proposta. Per esempio, istituire un Osservatorio permanente su razzismo e xenofobia. E promuovere iniziative che favoriscano lo sviluppo di forme associative in prima persona degli immigrati e il dialogo tra culture diverse. La Generazione 2 gioca già oggi un ruolo di avanguardia di questa nuova umanità. Su 3,7 milioni di immigrati regolari in Italia, si stima che circa 1 milione sia di seconda generazione. Se oggi Milano registra il 12,3% di immigrati, nel 2015 – l’anno del famigerato Expo – conterà ben il 21% dell’intera popolazione.

(da “il manifesto”, 28 settembre 2008)

Ndr: La maratona in oggetto si è svolta il giorno 26 settembre alla Casa della Cultura. A partire dalle ore 21 nella sala di via Borgogna si sono succedute almeno trecento persone.

 
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