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Le grandi confessioni e il nulla



Martedì 22 settembre 2009

Presentazione del libro
Le grandi confessioni e il nulla
di Fulvio Papi

Interventi di Alessandro Ghisalberti, Carlo Sini, Mario Vegetti

Dalla presentazione di CARLO SINI
Si tratta di un libro caratterizzato da una grande armonia stilistica, diviso in due parti, di cui la prima dedicata alle grandi confessioni, con riferimenti ad Agostino, Petrarca e Rousseau, e la seconda intitolata al nulla, con riferimenti a Lucrezio, Montaigne e Leopardi.
Due cose sono importanti anche nella brevissima prefazione. La prima consiste nella dichiarazione che, sia le confessioni, sia il nulla non appartengono più al nostro mondo, non sono più parte della nostra rappresentazione simbolica, ma appartengono al passato della cultura occidentale. La seconda, altrettanto importante, è l’assenza di intenzione da parte dell’autore di farci rivivere oggi tanto l’esperienza delle grandi confessioni quanto l’esperienza della nullità dell’uomo nei confronti della natura, perché non è possibile calarsi nella pelle di coloro che ci hanno preceduto, semmai è solo possibile evocare questo mondo lontano a partire dal presente.
Ciò detto, e si tratta di cosa di grande importanza, questo libro non tanto rievoca senso delle confessioni e senso del nulla così come sono presenti nelle nostre tradizioni, quanto, e soprattutto, specchiandosi in questo passato, delinea la questione del soggetto occidentale, oggi, fenomenologicamente agito a confronto con il passato. Tanto che la lettura del libro traccia una sorta di fotografia di quel soggetto che siamo noi oggi, in quanto non possiamo più incontrare né l’esperienza della confessione, né quella del nulla. Non possiamo per esempio pensare la confessione come esperienza della nostra verità, ma semmai come forma letteraria il cui ultimo scopo è lo svago, e con la quale il soggetto non si confessa più, non intende più la confessione come trascendenza di sé, ma si racconta, narra se stesso. Infatti oggi quello che ci appartiene è una sorta di racconto, come se il soggetto contemporaneo avesse perso la dimensione della colpa: una perdita che Nietzsche indicava come carattere proprio dell’uomo futuro.
Oggi, ogni momento del vivere si aggiunge all’altro: si vive nello spazio e non nel tempo. La comunicazione oggi non avviene attraverso la platonica memoria, ma avviene mediante l’apparizione, la consumazione e la sparizione dell’oggetto (la consultazione via Internet). Quindi, non la ricerca della verità ma un cammino che va da informazione a informazione ai fini della immediata utilizzazione. La continua narrazione di sé conduce oggi in due direzioni: una è quella del curriculum, del “book”, cioè la descrizione di sé e delle proprie abilità; la seconda è l’aneddotica di sé come micro-spettacolarizzazione sociale (e ci sarebbe qualcosa da dire sulla narrazione di sé nella psicoanalisi). Certo, se noi siamo nello spazio, nel qualcosa accanto a qualcosa, nell’aneddotica di noi stessi, siamo lontani da ogni confessione, i cui elementi fondamentali sono tempo e memoria, poiché siamo in quella non-memoria che è Internet, ovvero in una meccanica dell’informazione.
In noi non agisce il tema della distanza, né quello dell’alterità, tanto che non appena ci avviciniamo a un qualcosa che richiama il tema del nulla, o quello della confessione, lo viviamo con disagio. Oggi bisogna piuttosto curarsi, e non confessarsi, perché il nostro è un “io” leggero, di superficie, che non apre mai un’interrogazione su di sé. Anche perché siamo divenuti “oggetti tecnici” che sedimentano un sapere ma non sensi di colpa. Per noi il disagio non è stimolo alla ricerca del profondo se stesso, ma una sorta di malattia da curare per rimetterci in sesto. Oggi è richiesto di apparire, di essere riconoscibili nella continua efficienza, di avere “cura di sé”, come diceva Foucault.
Gli stessi temi sono guardati nel libro dal punto di vista del nulla. Del nulla come esperienza, e non come malattia. Il nulla dell’uomo di fronte alla forza dell’altro, intendendo questo altro come natura, oppure come divino – tra Agostino e Lucrezio - o come una qualche altra potenza sovrumana. Oggi questo senso del nulla è annientato. Il nulla viene inteso appunto come malattia, non più come una certezza naturale - e sappiamo che questa malattia oggi è la depressione.
Poiché il nulla lo possiamo trovare solo nell’orizzonte delle nostre esperienze perdute, oggi esso si presenta nel mondo contemporaneo in questa guisa: non c’è nulla, tranne l’efficienza oggettualizzata. La strana idea di confrontarsi con il nulla oggi viene intesa come depressione, né più né meno.
Insomma, per fare il punto sul libro, si potrebbe dire che le grandi confessioni si confrontano con Dio, mentre gli spiriti forti si confrontano con il nulla. Si tratta dei due specchi del soggetto del passato, quel soggetto che non siamo più. Due specchi che spariscono insieme. Come diceva Nietzsche, un soggetto che fa l’esperienza della morte di dio non può più fare né l’esperienza della confessione né quella del nulla. In tal senso questo libro non parla solo al passato ma anche al futuro.

 

Dalla “quarta” di copertina:

“Il libro nasce dal riconoscimento di due grandi vuoti del nostro vivere quotidiano: la confessione e il pensiero del nulla.
La confessione non esiste più. A chi confessarsi? Che cosa confessare? Perché confessarsi? Sono domande prive di risposta. Siamo solo quello che possiamo essere, più o meno convinti, più o meno intimoriti, tuttavia sempre più chiusi nell’abitudine della nostra superficie. La confessione è di un tempo che non esiste più.
Il nulla può essere l’apparizione momentanea di un’angoscia, ma non è un’esperienza. Siamo chiamati ad assumere una figura sociale senza residui, un lavoro, pieno di enfasi se ricco, irto di difficoltà se povero, ma sempre aggressivo quanto al nostro tempo di vita. Siamo signori e prigionieri di microtecnologie pervasive, senza intervalli.
Il libro, a fronte di queste due mancanze antropologiche, ricorda la loro elaborazione – confessione e nulla – in alcune figure decisive della nostra tradizione occidentale. Una rievocazione piena di fascino e di suggestione, un rapporto diretto con le pagine in cui è leggibile il nostro passato”.

 
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