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di Duccio Demetrio.
Nella
presentazione del terzo quaderno di adultità, che raccoglie
i risultati del laboratorio di scrittura autobiografica, Duccio
Demetrio racconta la sua collaborazione con la Casa della Cultura.
La
nostra rivista da anni intrattiene con la Casa della Cultura
di Milano un rapporto privilegiato. Molte sono state le presentazioni
dei suoi numeri, gli incontri dedicati ai temi monografici che,
di volta in volta, il gruppo della redazione sceglie di discutere
e che, spesso, sono divenuti argomento delle lezioni universitarie,
tenute prima nei corsi e nei seminari alla Statale, ora nella nuova
sede della Bicocca.
La
casa della cultura inoltre ospita da tre anni un frequentatissimo
laboratorio sull'Arte dell'autobiografia, diretto da chi
scrive e che nel 2002 giungerà alla sua quarta edizione,
in una inevitabile e fisiologica collaborazione con la Libera Università
dell'Autobiografia di Anghiari, associazione culturale costituita
in collaborazione con Saverio Tutino, fondatore dell'Archivio Diaristico
Nazionale di Pieve di Santo Stefano.
Ad Anghiari, in provincia di Arezzo, non è operativa soltanto
la nostra sede "estiva" e conviviale, la più piacevole
e bella; il borgo toscano ospita le attività che dal 1998
il Gruppo fondatore della testata ha edificato, inventando un originale
e ricca comunità di ricerca e di formazione residenziale,
dedicata alle storie di vita delle persone, alla scrittura di se,
ai problemi filosofici che l'analisi e l'autoanalisi esistenziale
inevitabilmente sollevano. Qui inoltre ha sede il coordinamento
nazionale della Libera, che muove in tutta Italia iniziative dedicate
alla memoria alla creazione di mnemoteche ed alla realizzazione
di progetti di ricerca biografica.
La Casa della Cultura e divenuta quindi la casa milanese di Adultità,
dei suoi lettori ed estimatori, del pubblico di quella che resta,
per storia e per livello, l'istituzione di cultura laica senz'altro
più prestigiosa e amata.
Nell'autunno dello scorso anno si scelse di dedicare tre serate,
di cui il quaderno raccoglie gli atti al tema della narrazione:
questione che, data la sua vastità e genericità, si
sarebbe prestata a non pochi equivoci, se non si fosse deciso di
declinarla in merito a ciò che essa ha voluto significare
(e significa)nelle tradizioni spirituali e religiose, in merito
alle terapie e le pratiche di cura e, infine, a rapporto tra generi
e generazioni.
Raccontare se stessi a Dio nella preghiera, o al proprio alter ego
nella meditazione laica, raccontarsi a chi ha il compito di alleviare
la sofferenza psichica, o al partner, ovvero, in quanto giovani,
agli adulti e viceversa: ecco le scansioni che ci hanno permesso
di evidenziare i modi molteplici con cui donne e uomini spiegano
la loro condizione, si svelano che si manifestano.
La narrazione non è quindi un modo come gli altri per descrivere
il proprio essere adulti, per spiegarsi e porsi interrogativi di
senso. Il racconto, nelle sue manifestazioni intime, pubbliche,
ad emozionali è il più importante indicatore e dispositivo
discorsivo che ci consente di agire e vivere la propria e altrui
adultità. Attraverso la parola si esprime la nostra soggettività
irriducibile, la nostra idea della vita e dei suoi significati immanenti
o trascendenti. Non potevamo, anche per la nostra storia di ricerca
scientifica, disimpegnarci ulteriormente a tal proposito.
Il Quaderno pertanto, dopo l'ormai mitico e più volte ristampato
n. 4 della rivista, uscito nell'autunno bella 1996 con il titolo
"il metodo autobiografico", rappresenta una riprosizione
della nostra volontà di continuare a occuparci di quella
"svolta narrativa" (introdotta da Foucault, Deridda, Lacan,
Bateson, Ricoeur, Bruner) che tanto ha saputo dare alle scienze
umane e agli studi sull'adulto e sulla adulta, sulla nostra formazione
intellettuale, sui romanzi che inconsapevolmente scriviamo ogni
giorno.
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