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Care amiche, cari amici,
Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine ala Casa della Cultura di Milano, la Fondazione Lelio e Lisli Basso e al Corso de Teoria Critica della Società per questa importante iniziativa. Un ringraziamento speciale al caro Vittorio Morfino, intellettuale e instancabile difensore della democrazia, e a tutti coloro che continuano a costruire ponti di solidarietà tra l'Europa e l'America Latina.
Nel 2018, proprio in questa Casa della Cultura, fu letta una lettera del mio caro amico Luiz Inácio Lula da Silva. Allora Lula si trovava ingiustamente in carcere, vittima di una persecuzione giudiziaria che mirava a impedirgli di partecipare alla vita politica del Brasile.
Otto anni dopo, è il mio turno di rivolgermi a voi da una condizione di privazione della libertà e di interdizione perpetua dalle cariche pubbliche.
Questa coincidenza non è casuale. È il riflesso di un fenomeno che attraversa l'America Latina: l'utilizzazione del potere giudiziario come strumento di persecuzione politica e di esclusione dei leader popolari.
Quando non riescono a sconfiggerci attraverso il voto, cercano di eliminarci attraverso le sentenze.
Ma non è soltanto il nostro destino personale a essere in gioco. È il diritto dei nostri popoli di scegliere liberamente i propri rappresentanti. È il principio stesso della sovranità popolare.
Oggi, mentre l'estrema destra avanza in diversi Paesi del nostro continente, assistiamo a una nuova offensiva contro le conquiste sociali, i diritti fondamentali e le istituzioni democratiche.
Ci vogliono convincere che la democrazia possa sopravvivere senza giustizia sociale, che la libertà possa esistere senza uguaglianza e che il diritto possa essere separato dalla sua funzione essenziale: proteggere gli esseri umani dall'arbitrio del potere.
Io continuo a credere esattamente il contrario.
Per questo abbiamo deciso di portare il mio caso davanti al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite. Non chiediamo privilegi. Chiediamo giustizia. Chiediamo che siano rispettati i diritti e le garanzie che appartengono a ogni essere umano, indipendentemente dalle sue idee politiche.
So che il sistema internazionale di protezione dei diritti umani attraversa un momento difficile. Ma è proprio nei momenti più difficili che le istituzioni devono dimostrare la loro ragion d'essere.
La storia dell'America Latina ci insegna che nessuna persecuzione è eterna e che nessuna ingiustizia può cancellare la memoria e la dignità dei popoli.
Voglio infine ringraziare i miei avvocati Rafael Valim e Javier Borrego per il loro impegno nella difesa dei miei diritti davanti alle istituzioni internazionali.
E soprattutto voglio ringraziare voi, amiche e amici italiani, per non aver mai smesso di guardare all'America Latina come a una terra di lotta, di dignità e di speranza.
La democrazia non si difende soltanto nelle urne. Si difende ogni giorno, contro ogni forma di autoritarismo, di ingiustizia e di persecuzione.
Come ci ha insegnato la nostra storia, potranno cercare di imprigionare le persone, ma non riusciranno mai a imprigionare le idee.
Un abbraccio affettuoso a tutte e a tutti.
Cristina Fernández de Kirchner
Buenos Aires, 13 ottobre 2026
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