Ferruccio Capelli  
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UN DIBATTITO SUL NAZIONAL-POPULISMO POLACCO


I cliché populisti vengono usati anche da chi si affanna a negarli



Ferruccio Capelli


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In vista dell'incontro di oggi, 29 novembre, alle ore 18, con Sergio Romano e Daniele Stasi sul tema "La Polonia trent'anni dopo la caduta del muro. Dal postcomunismo al nazionalpopulismo" per il ciclo Il Nazionalpopulismo nell'Europa dell'Est a cura di Cristina Carpinelli, riproponiamo un contributo di Ferruccio Capelli del febbraio 2018.

Cronaca di un dibattito imprevisto, ma a suo modo interessante e denso di insegnamenti. Alcuni docenti milanesi avevano proposto alla Casa della Cultura un dibattito con un professore polacco di scienze politiche, con una buona padronanza della lingua italiana. La proposta non è caduta nel vuoto: poteva essere una buona occasione per capire cosa davvero sta accadendo in Polonia. E in effetti venerdì 9 febbraio in Casa della Cultura si è svolto un dibattito che si è rivelato di indubbio interesse, ma per ragioni alquanto diverse da quelle che si potevano inizialmente ipotizzare.

È bastato ascoltare le prime battute dell'ospite della serata, il professore Stefan Bielanski, per comprendere che si aveva a che fare con un sostenitore del Pis, ovvero del partito populista di destra guidato da Jaroslaw Kaczynski. Che aveva una e una sola preoccupazione: dimostrare che il governo e il partito di maggioranza in Polonia non hanno nulla a che fare con il nazional - populismo, che sono solo una variante del conservatorismo europeo, avvicinabile tutt'al più al partito democristiano bavarese, alla CSU. Ma per avvalorare la sua tesi, ecco il punto davvero interessante, il professore ha fatto ricorso a tutte le principali categorie del pensiero e della narrazione populista!

Prima questione: la controversa modifica costituzionale relativa all'ordinamento giudiziario che ha fatto inalberare l'Unione Europea fino al punto da minacciare il ricorso all'articolo 7. Bielanski ha difeso con determinazione questa scelta perché la volontà del popolo è superiore alle norme costituzionali: se il popolo appoggia a maggioranza il controllo dell'esecutivo sulla magistratura è giusto che esso venga stabilito per legge. Quanto poi alle minacce dell'UE esse sono poco più che rumore mediatico: tutti sanno che l'eventuale ricorso all'articolo 7 sarà sicuramente bloccato da un veto dell'Ungheria di Orban.

Seconda questione: l'immigrazione. La Polonia ha una sua immigrazione, quella ucraina, e non intende andare oltre quella. A metà secolo sarà l'unico paese europeo senza cittadini praticanti la religione islamica: un fatto unico ed esemplare, argomenta Bielansky, che tutt'al più può suscitare invidia, ma di certo non riprovazione. E poi che senso ha l'insistenza dell'Italia per far arrivare in Polonia 6.000 profughi? È certo che non resterebbero in Polonia neppure un giorno: scapperebbero subito in Germania. Per trattenerli saremmo costretti a istituire un lager (sic!).

Terza questione: la legge sulla Shoah appena approvata che nega ogni responsabilità polacca nella persecuzione ebraica durante la seconda guerra mondiale. Essa nasce, dice il professore, come reazione alla stampa occidentale che ha ingiustamente attribuito questa responsabilità al popolo polacco. Sono le accuse della stampa che hanno provocato e reso inevitabile questa reazione da parte del Parlamento e del popolo polacco.

Infine, a dibattito ormai concluso, Bielansky ha motivato la vittoria di Trump in America come imprevedibile ma salutare ribellione contro le èlites, proprio come accade in Polonia dove, alla fin fine, è in corso una rivolta dell'opinione pubblica contro le élites dell'Unione Europea.

In poche parole, il professore polacco voleva evitare la qualifica populista in quanto, secondo lui, essa risuona come ingiustamente denigratoria, ma sulla giustizia ha usato gli stessi argomenti di Berlusconi, sull'immigrazione ha parlato come Salvini, sulla stampa ha fatto proprie le tesi di Trump. E, infine, ha riproposto la tesi classica populista della rivolta della gente semplice contro le élites.

Il populismo, ecco la vera questione, la mentalità populista, il modo di fare politica populista, sono penetrati in profondità negli orientamenti e nella cultura diffusa. I cliché populisti vengono usati anche da chi si affanna a negarli. Sarà bene che tutti comincino a rendersene conto. Anche quei docenti universitari che, a quanto sembra, interagiscono con un po' troppa leggerezza e sufficienza con quanto sta accadendo.

13 febbraio 2018

 


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29 NOVEMBRE 2019