Sara Spanu  
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SOCIOLOGIA DEL TERRITORIO: QUALE CONTRIBUTO?


Recensione alla curatela di Alfredo Mela e Elena Battaglini



Sara Spanu


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Come si pone la sociologia dell’ambiente e del territorio italiana di fronte ai molteplici scenari di crisi che hanno caratterizzato questo primo scorcio di secolo? Attorno a questo interrogativo si sviluppa il numero monografico (127/2022) della rivista Sociologia urbana e rurale, “Concetti chiave e innovazioni teoriche della sociologia dell’ambiente e del territorio del dopo Covid-19”, curato da Alfredo Mela ed Elena Battaglini (FrancoAngeli, 2022).

Il percorso riflessivo definito dai curatori si sviluppa attorno a nove contributi (di Matteo Colleoni e Simone Caiello, Giampaolo Nuvolati, Daniela Ciaffi ed Emanuela Saporito, Antonietta Mazzette, Leonardo Chiesi e Paolo Costa, Ilaria Beretta, Luigi Pellizzoni, Alfredo Mela, Elena Battaglini) che offrono altrettante letture del possibile contributo di questa disciplina all’interpretazione della realtà contemporanea e alla definizione di un suo possibile futuro attraverso un “continuo rimbalzo” – per dirlo con le parole di Mela e Battaglini – tra la riflessione “sui concetti più astratti [e] il loro possibile impatto sulla ricerca” e lo sguardo rivolto a “specifiche tematiche di interesse della disciplina per elaborare nuovi concetti o rinnovare il significato di categorie ereditate dalla tradizione” (p.11). Il volume rappresenta dunque uno spazio di riflessione collettiva che vede alcuni esponenti della sociologia dell’ambiente e del territorio italiana interrogarsi in merito ai principali mutamenti in atto nelle società contemporanee innescati, se non esacerbati, dal susseguirsi di scenari di crisi, non ultimo quello pandemico. Mutamenti che, a vari livelli, hanno progressivamente messo in luce l'estrema vulnerabilità dei sistemi urbani, soprattutto nel corso degli ultimi anni e in maniera inequivocabile. Infatti, l’emergenza sanitaria ha rivelato l’esistenza di un virus poco conosciuto ed estremamente rischioso per il genere umano. Tale rischiosità, intesa anche come capacità di propagazione e morbilità, si lega profondamente al modo stesso in cui le società umane si sono via via strutturate negli ultimi decenni, soprattutto a partire dagli spazi della vita quotidiana urbana: dal lavoro alla formazione, dalla mobilità al consumo e intrattenimento. E non è casuale il fatto che ai luoghi ad essi riferiti e alle pratiche sociali conseguenti abbiamo dovuto rinunciare per lungo tempo, perché improvvisamente diventati inospitali, i primi, e rischiose, le seconde.

Da questo punto di vista è interessante osservare come la pandemia abbia riorientato la propensione degli individui a frequentare certi luoghi urbani: è ciò che emerge da un’indagine condotta tra la fine del 2020 e gli inizi del 2021, di cui si dà conto nel contributo di Antonietta Mazzette (1) che riporta i luoghi (di produzione culturale e di consumo) ritenuti rinunciabili e irrinunciabili in rapporto al rischio di contagio. Se, da un lato, si era più propensi a rinunciare a teatri, fiere, centri commerciali, dall’altro meno volentieri si sarebbe fatto a meno di librerie e negozi “sotto casa”. Se si ripetesse oggi la rilevazione, il quadro certamente sarebbe diverso; tuttavia quella fotografia è utile ancora oggi, perché racconta di esigenze – l’approvvigionamento (materiale e immateriale) e la possibilità di farlo entro brevi distanze – ritenute, appunto, irrinunciabili anche in condizioni di rischio, e alle quali le città italiane da tempo stanno smettendo di rispondere. In altre parole, si ripropone la questione dei quartieri, tema caro alla sociologia urbana, che in epoca pandemica hanno contribuito a ribadire la vulnerabilità dell’impianto urbano complessivo. Una vulnerabilità che è data anche dalle diverse “velocità” di mutamento che caratterizzano i quartieri urbani contemporanei, per cui accanto a realtà sofferenti si collocano aree rigenerate o in fase di rigenerazione. Su questi aspetti si sofferma il contributo di Giampaolo Nuvolati (2) che propone una rilettura del territorio urbano in chiave policentrica o multicefalica nel tentativo di ricomporre separazioni e distanze e mitigare/superare condizioni di isolamento fisico e sociale, acuite dalla pandemia stessa, verso la promozione di azioni capaci di stimolare reti e una diversa socialità a partire dalla scala di quartiere. Non so se questo possa tradursi effettivamente nella “città dei 15 minuti”, ma, come hanno ben argomentato Matteo Colleoni e Simone Caiello (3), la pandemia ha certamente inciso sulla società on the move, ad esempio, sulle pratiche dei soggetti più mobili, definibili come multi-locali, “la cui vita quotidiana attiva ha luogo in posti diversi” (p. 16) in costante movimento tra luoghi plurimi. L’immobilità dettata dalle misure di contenimento del virus ha, infatti, dato luogo a un ripopolamento di spazi atipici rispetto al passato da parte di soggetti iper-mobili. In prospettiva gli autori si attendono una riconfigurazione di spazi di vita e di lavoro più stanziali e di prossimità, pur in assenza di restrizioni e alla luce delle maggiori competenze tecnologiche e comunicative maturate durante l’immobilità.

In altre parole, se la pandemia ha messo in luce la fragilità del modello urbano contemporaneo, un modo per intervenire in tal senso può riguardare il rioccuparsi degli spazi della quotidianità, a partire, ad esempio, da quelli dell’abitare. Nelle fasi più acute dell’emergenza sanitaria lo spazio domestico è diventato necessariamente il fulcro di convivenze che d’improvviso si sono intensificate, spesso in maniera problematica, così come di attività molteplici e, in alcuni casi, persino sconosciute fino a quel momento. Si pensi, in particolare, all’irruzione del lavoro e della didattica negli spazi e nei tempi del privato. Interrogandosi sugli spazi che abitiamo quotidianamente, Leonardo Chiesi e Paolo Costa (4) attraverso numerosi esempi si soffermano sul ruolo che la pandemia ha avuto nel palesare le carenze e la scarsa adattabilità degli spazi domestici alle nuove esigenze profilate da eventi inattesi, come appunto le restrizioni alla mobilità dovute al Covid-19. Così, anche da questo punto di vista, scorgiamo l’inadeguatezza degli spazi quotidiani ad esigenze diversificate e mutevoli che, nel caso specifico, sono da imputarsi ad una scarsa sensibilità dell’agire progettuale nei confronti del corpo e dei processi di progressiva appropriazione dello spazio, dal più intimo al più pubblico, secondo una prospettiva transcalare.

Sul tema delle fragilità proseguono Daniela Ciaffi ed Emanuela Saporito (5) che richiamano l’attenzione sulla scuola e sul fatto che l’emergenza pandemica abbia fatto “deflagrare le debolezze di un sistema di welfare impoverito, distante dai bisogni dell’utenza, standardizzato e poco territorializzato” (p.45). Il tutto in uno scenario, è bene non dimenticarlo, nel quale la scuola e il mondo della formazione in generale sono stati tra i primi a chiudere e tra gli ultimi a riaprire i propri spazi e riannodare, così, quella relazionalità fondamentale a scongiurare ulteriori processi di marginalizzazione, soprattutto tra i più giovani. Ed ecco, allora, la necessità di mettere in atto diffusamente una diversa idea di scuola e di educazione come risorsa anzitutto del territorio del quale è parte, travalicando le proprie mura – suggeriscono le autrici – e sperimentando pratiche di co-progettazione di attività e gestione di servizi a scala più ampia.

Qualunque sia la scala degli interventi da assecondare in un futuro quanto più prossimo, risulta cruciale interpretare criticamente gli esiti prodotti dall’emergenza sanitaria per ciò che riguarda il già problematico rapporto tra società umane ed ecosistemi. In questo frangente Luigi Pellizzoni (6) suggerisce un approfondimento dei temi e degli spunti offerti dal densissimo dibattito sull’Antropocene dato che “il Sars-Cov2 interpella gli umani in modo differente: (tra cui) appello per una riduzione della pressione antropica sugli ecosistemi; [...] richiesta di cura per il non-umano come condizione per la cura dell’umano” (pp. 103-104). Un invito a ragionare con ancora più convinzione, in definitiva, sulle relazioni che intercorrono dinamicamente tra sistemi umani e sistemi biofisici, tralasciando descrizioni riduzioniste e alimentando un pensiero complesso che, secondo Ilaria Beretta (7), approdi a un nuovo paradigma concettuale e conduca a strumenti di policy in grado di promuovere una maggiore resilienza sociale e territoriale (p. 89). Se alla progettazione urbana e territoriale sono richieste sensibilità alternative a quelle tradizionali, la sociologia dell’ambiente e del territorio è chiamata, pertanto, ad innovare il proprio sguardo sulla realtà e, come suggeriscono Alfredo Mela ed Elena Battaglini (pp.107-136), interpretare il mutamento a partire dalla costruzione di nuove relazioni tra variabili e cornici spaziali di riferimento.

Il numero monografico di Sociologia urbana e rurale dedica il consueto spazio alle ricerche quali quelle su engagement collettivo e responsabilità condivisa (Giulia Ganugi e Riccardo Prandini) e sul populismo nelle regioni alpine tra nativismo e bisogno di riconoscimento (Claudio Marciano, Natalia Magnani e Vincenzo Idone Cassone), concludendo con le recensioni di Manuela Maggio, Sonia Paone, Alina Dambrosio Clementelli e Luca Daconto, disponibili gratuitamente nel sito della rivista.

Sara Spanu

 

 

 

Note

1) Antonietta Mazzette, Metamorfosi urbane in tempo di pandemia: alcune riflessioni, pp. 52-62

2) Giampaolo Nuvolati, Periferie: dal gioco degli opposti all’arcipelago urbano, pp. 27-38

3) Matteo Colleoni, Simone Caiello, Mobilità e identità multi-locali, pp.14-26

4) Leonardo Chiesi, Paolo Costa, Progetto e abitare tra monoscalarità e transcalarità. Riflessioni a margine di una crisi pandemica, pp. 63-78

5) Daniela Ciaffi, Emanuela Saporito, Il diritto alla cura dei beni comuni come palestra di democrazia, pp. 39-51

6) Luigi Pellizzoni, Natura o tecnica? Sars-Cov-2, nuovi materialismi e critica dell’Antropocene, pp. 94-106

7) Ilaria Beretta, Coevoluzione: la sfida di uno sguardo sistemico, pp. 79-93

 

 

N.d.C. - Sara Spanu è ricercatrice presso il Dipartimento di Storia, scienze dell’uomo e della formazione dell’Università di Sassari. Si occupa di temi legati alla sostenibilità urbana e alle pratiche di fruizione degli spazi pubblici. Inoltre, si occupa di analizzare i mutamenti della criminalità in Sardegna nell’ambito dell’Osservatorio Sociale sullo Sviluppo e sulla Criminalità in Sardegna dell’Università di Sassari. Fa parte della rete dei sociologi urbani afferente alla European Sociological Association (ESA) e della Federación Española de Sociología (FES). Ha partecipato a numerosi gruppi di lavoro e di ricerca nazionale e internazionale. Fa parte del Consiglio scientifico della Sezione Territorio dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS) ed è stata segretaria della medesima Sezione nel triennio 2020-2022. Tra i suoi lavori più recenti si segnala:

Tra i suoi libri: con Camillo Tidore e Romina Deriu, Popolazioni mobili e pratiche sociali negli spazi pubblici. Esperienze urbane della Sardegna settentrionale (FrancoAngeli, 2016); Città del futuro. Il modello di Freiburg im Breisgau (FrancoAngeli, 2017); (a cura di) con Giampaolo Nuvolati, Manifesto dei sociologi e delle sociologhe dell'ambiente e del territorio sulle città e le aree naturali del dopo COVID-19 (Ledizioni, 2020); (a cura di) con Antonietta Mazzette, Sassari. Tra declino e un futuro possibile (Rubbettino, 2020); con Antonietta Mazzette e Daniele Pulino, Città e territori in tempi di pandemia. Insicurezza e paura, fiducia e socialità (FrancoAngeli, 2021).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 




© RIPRODUZIONE RISERVATA

28 LUGLIO 2023

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture progettuali

ideato e diretto da
Renzo Riboldazzi

prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano

in redazione:
Elena Bertani
Luca Bottini
Oriana Codispoti

cittabenecomune@casadellacultura.it

iniziativa sostenuta da:
DASTU - Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano
 

 

 

Conferenze & dialoghi

2017: Salvatore Settis
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2018: Cesare de Seta
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2019: G. Pasqui | C. Sini
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2021: V. Magnago Lampugnani | G. Nuvolati
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

 

 

Gli incontri

2021: programma/1,2,3,4
2022: programma/1,2,3,4
2023: programma/1,2,3,4
 
 

 

Gli autoritratti

2017: Edoardo Salzano
2018: Silvano Tintori
2019: Alberto Magnaghi
2022: Pier Luigi Cervellati

 

 

Le letture

2015: online/pubblicazione
2016: online/pubblicazione
2017: online/pubblicazione
2018: online/pubblicazione
2019: online/pubblicazione
2020: online/pubblicazione
2021: online/pubblicazione
2022: online/pubblicazione
2023:

F. Camerin, La dissoluzione dell'urbanistica spagnola, commento a: M. Fernandez Maroto, Urbanismo y evolución urbana de Valladolid (1979-2012) (Universidad de Valladolid, 2021)

M.Bernardi, Il futuro è nel glocalismo, commento a: P.Perulli, Nel 2050. Passaggio al nuovo mondo (il Mulino, 2021)

F.Ventura, Edifici, città e paesaggi biodegradabili, commento a: V. De Lucia, L’Italia era bellissima (DeriveApprodi, 2022)

M. Ruzzenenti, La natura? Un'invenzione dei tempi moderni, commento a: B. Charbonneau, Il Giardino di Babilonia (Edizioni degli animali, 2022)

G. Nuvolati, Il design è nei territori, commento a: A. Galli, P. Masini, I luoghi del design in Italia (Baldini & Castoldi, 2023)

C.Olmo, Un'urbanistica della materialità e del silenzio, commento a:C. Bianchetti, Le mura di Troia (Donzelli, 2023)

E. Scandurra, Dalle aree interne un'inedita modernità, commento a: L. Decandia,Territori in trasformazione (Donzelli, 2022)

M. Brusatin, Parlare al non-finito & altro, commento a: L. Crespi, Design del non-finito (Postmedia, 2023)

H. Porfyriou, L'urbanistica tra igiene, salute e potere, commento a: G. Zucconi, La città degli igienisti (Carocci, 2022)

G. Strappa, Ogni ricostruzione è progetto, note a partire a: E. Bordogna, T. Brighenti, Terremoti e strategie di ricostruzione (LetteraVentidue, 2022)

L. Bifulco, Essere preparati: città, disastri, futuro,
commento a: S. Armondi,
A. Balducci, M. Bovo,
B. Galimberti (a cura di), Cities Learning from a Pandemic: Towards Preparedness (Routledge, 2022)

A. Bruzzese, Una piazza per ogni scuola, commento a: P. Pileri, C. Renzoni, P. Savoldi, Piazze scolastiche (Corraini, 2022)

C. Sini, Più che l'ingegnere, ci vuole il bricoleur, commento a: G. Pasqui, Gli irregolari (FrancoAngeli, 2022)

G. De Luca, L'urbanistica tra politica e comorbilità, commento a: M. Carta, Futuro (Rubbettino, 2019)

F. Erbani, Una linea rossa per il consumo di suolo, commento a: V. De Lucia, L’Italia era bellissima (DeriveApprodi, 2022)

F. Ventura, L'urbanistica fatta coi piedi, commento a: G. Biondillo, Sentieri metropolitani (Bollati Boringhieri, 2022)

E. Battisti, La regia pubblica fa più bella la città, commento a: P. Sacerdoti, Via Dante a Milano (Gangemi, 2020)

G. Nuvolati, Emanciparsi (e partecipare camminando), commento a: L. Carrera, La flâneuse (Franco Angeli, 2022)

P. O. Rossi, Zevi: cinquant'annidi urbanistica italiana, commento a: R. Pavia, Bruno Zevi (Bordeaux, 2022)

C. Olmo, La memoria come progetto, commento a: L. Parola, Giù i monumenti? (Einaudi, 2022); B. Pedretti, Il culto dell’autore (Quodlibet, 2022); F. Barbera, D. Cersosimo, A. De Rossi (a cura di), Contro i borghi (Donzelli, 2022)

A. Calafati, La costruzione sociale di un disastro, commento a: A. Horowitz, Katrina. A History, 1915-2015 (Harvard University Press, 2020)

B. Bottero, Città vs cittadini? No grazie, commento a: M. Bernardi, F. Cognetti e A. Delera, Di-stanza. La casa a Milano (LetteraVentidue, 2021)

F. Indovina, La città è un desiderio, commento a: G. Amendola, Desideri di città (Progedit, 2022)

A. Mazzette, La cura come principio regolatore, F. C. Nigrelli (a cura di), Come cambieranno le città e i territori dopo il Covid-19 (Quodlibet Studio, 2021)

P. Pileri, La sostenibilità tradita ancora, commento a: L. Casanova, Ombre sulla neve. Milano-Cortina 2026 (Altreconomia, 2022)

A. Muntoni, L'urbanistica, sociologia che si fa forma, commento a: V. Lupo, Marcello Vittorini, ingegnere urbanista (Gangemi, 2020)