Marcello Villani  
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LA NECESSITÀ DI DISEGNARE I LUOGHI


Note sul contributo di Giancarlo Consonni



Marcello Villani


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Giancarlo Consonni – professore emerito di Urbanistica al Politecnico di Milano, ma anche poeta, critico, storico e artista – ci ha lasciato. Credo che sia doveroso ricordarlo. Per tanti motivi ma soprattutto per un tema, centrale nella sua opera, che ritengo ineludibile: l'assoluta necessità di pensare in modo diverso al progetto urbano (ma anche alla riqualificazione) a partire dal più modesto programma operativo.

Consonni si è battuto contro l'ormai esangue pratica di progettare i nuovi interventi (o riqualificare l'esistente) seguendo i logori princìpi della Carta d'Atene, vecchia ormai di quasi un secolo (in sintesi, distinzione - e non invece integrazione - di funzioni; blocchi edilizi isolati; spazi informi; slarghi di risulta privi di studiato e calibrato equilibrio presentati come "piazze"; verde generico spalmato a riempire le aree rimaste senza interrogarsi su responsabilità ed oneri della sua manutenzione; desolante disinteresse nei confronti della responsabilità di urbanisti ed architetti nei confronti della sicurezza ambientale perseguita tramite il progetto, sancita da atti come il CPTD e persino norme europee come l'UNI CEN 14383-2, etc.). In breve, Consonni ha insistito sulla la necessità di pensare il progetto in termini di tessuto urbano organico e articolato nelle diverse componenti (architettoniche, ambientali, sociali, psicologiche, etc.) e non seguendo quello che André Corboz definiva icasticamente "la cultura del frammento" ovvero di singoli soprammobili architettonici disposti a debita distanza.

Princìpi logori, ma perfettamente idonei a supportare iniziative promosse dalle influenti società di sviluppo immobiliare nelle nostre città, in primis a Milano. Pensando di supplire alla desolante povertà del progetto urbano proposto con l'abbondanza ostentata degli optionals interni (domotica, finiture di pregio, accessori vari, etc.), ovvero puntando tutto sull'orpello à la page, piuttosto che sulla sostanza. Il tutto con l'alibi perfetto, ovvero l’esibito risparmio energetico condito con qualche ulteriore spruzzata eco. A cui gli architetti, sia navigati che giovani promesse (!), si sono – dobbiamo riconoscerlo – spesso volentieri prestati, anche per comodità reputazionale (un progetto urbano non conformista costa tempo e fatica): come abbiamo commentato più volte proprio con Consonni.

Princìpi logori, ma ancora riproposti per pigrizia e ignoranza in molte realtà accademiche nazionali, nonostante le fondamentali ricerche svolte all'estero. E pensare che sono passati già quasi 25 anni (non 25 settimane) dal britannico Urban Task Force di Richard Rogers, dall'Urban Design in the Plannig System, dall'Urban Design Compendium, oltre che dalle realizzazioni inglesi, tedesche, francesi, svedesi, danesi, svizzere, dalle direttive europee, etc… E pensare che anche da noi si sono sentite (poche) voci e progetti in controtendenza (mi limito a citare, al di fuori del nostro Dipartimento, solo qualche nome, oltre a Consonni, Vittorio Magnago Lampugnani, il Renzo Piano del quartiere Le Albere a Trento, Marco Romano e le sue riflessioni sul progetto degli spazi pubblici, qualche contributo di La Cecla, alcune ricerche in corso al Politecnico di Milano).

Consonni si è anche battuto per riportare al centro dell'attenzione di urbanisti ed architetti il dibattito connesso al concetto di "bellezza". Concetto considerato ancora da qualche sprovveduto nostrano in debito d'aggiornamento una sorta di termine estetizzante di fine Ottocento; e non, come invece è, un tema cruciale e tremendamente concreto per il progetto urbano attuale, dopo infiniti disastri perpetrati nelle nostre città e periferie nei decenni passati ed allegramente riproposti anche oggi ("disastro della città contemporanea e soprattutto delle periferie" denunciava esplicitamente una decina d'anni fa l'ex Direttore del Dipartimento di Urbanistica dello IUAV Marco Romano).

Come si comprenderà, il discorso sarebbe infinito: mi limito a concludere dicendo che con Consonni abbiamo perso una delle voci critiche più consapevoli nei riguardi dello stagnante e comodo conformismo progettuale intriso di pigrizia culturale ed interesse professionale. Il modo migliore per omaggiarlo è, a mio avviso, non dimenticare la sua lezione e sviluppare le sue riflessioni.

Marcello Villani

 

 

 

N.d.C. Marcello Villani è professore ordinario di Storia dell’architettura presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, dove ricopre il ruolo di Presidente del Corso di Laurea in Architettura. Le sue ricerche sono orientate prevalentemente verso l’architettura delle età barocca e contemporanea. È autore di numerosi saggi, articoli e recensioni, apparsi su importanti riviste di settore e di diverse monografie relative all’architettura barocca ed a quella del XX secolo. Ha preso parte a numerosi convegni nazionali ed internazionali, mostre ed esposizioni. Ha fatto parte di diversi progetti di ricerca, svolgendo la consulenza storica per il restauro del Colonnato di piazza S. Pietro (insieme a Sandro Benedetti). È componente del consiglio scientifico delle riviste di classe A “Palladio” ed “Opus”. Attualmente è attivo nello studio e nelle ricerche progettuali relative alle residenze studentesche nell’ambito del Centro di Ricerca Residenze Universitarie.

Tra i suoi libri: Pietro da Cortona architetto (con Annarosa Cerutti Fusco); La facciata di S. Maria in via Lata. Committenza, iconologia, proporzionamento, ordini; L’architettura delle cupole a Roma 1580-1670. La più nobil parte; I palazzi delle Esedre; Il colonnato di Piazza S. Pietro. Opera che fra le antiche poche ne ha pari, fra le moderne nessuna; Architettura per la città. Pescara ed il Museo d'arte moderna Vittoria Colonna; Storia dell'architettura barocca nelle Marche; Il Palazzo della Civiltà Romana.

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 


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20 FEBBRAIO 2026

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M. Venturi Ferriolo, Urbanistica: impariamo dai filosofi, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis, 2025)

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