Patrizia Gabellini  
  casa-della-cultura-milano      
   
 

UN PASSATO DISCUSSO E DA DISCUTERE


L’INU in due numeri doppi di “Urbanistica”



Patrizia Gabellini


altri contributi:



  patrizia-gabellini-riv-urbanistica.jpg




 

Il numero doppio della rivista “Urbanistica”, 169-170, uscito nel maggio 2025 e dedicato al confronto a coppie di dieci figure eminenti nella storia dell’INU (1), va considerato insieme al precedente numero 165-166 dedicato a I 90 anni dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (1930-2020), uscito nel novembre 2022. Un’unica ‘impresa’ avviata in occasione di un importante anniversario dell’Istituto. Come spiega Michele Talia, anche nella sua recensione pubblicata in questa rubrica il 25 febbraio 2026 (2), si decise di non aspettare il centenario nella consapevolezza di essere a un giro di boa, in una situazione di grande difficoltà che invocava un profondo ripensamento, un presente che suggeriva di mettere ordine nel proprio passato (3). Dunque, un’attività che ha coinvolto tante persone (4), motivata dalla volontà/necessità di ritrovare un proprio posto nella vita civile e culturale del paese senza ignorare un passato complesso, discusso e da discutere. Coltivando un’idea della storia che fatica a trovare riconoscimenti, ma che in molti riteniamo indispensabile, in particolare quando ci si trovi in una stagione di mutazione se non di metamorfosi (5).

Con la dovuta ironia, potremmo inscrivere questa operazione in una ‘storia operante’, pur sapendo quali possano essere i rischi insiti da sorvegliare. Se si cerca il significato di questa espressione (introdotta nelle nostre discipline da Saverio Muratori), veniamo rinviati a “condizionamento operante”, concetto psicologico studiato da Burrhus Skinner (1904-1990) che fornisce spunti interessanti: imparare da azioni che sono state rinforzate/premiate ed evitare quelle che sono state punite. Anche se ignorato e comunque non espresso, questo concetto dovrebbe rendere più consapevoli pratiche disciplinari, strategie comunicative, comportamenti politici.

Il primo volume di questa opera unitaria, il numero 165-166, che ha restituito in maniera ragionata e approfondita la mostra e il convegno internazionale tenuti al museo Maxxi di Roma nel dicembre del 2021, è centrato su una rilettura della vita dell’Istituto utilizzando alcune chiavi: l’organizzazione (pregevole la costruzione della inedita e complessa timeline); gli strumenti molteplici di conoscenza e comunicazione utilizzati; i temi mantenuti costantemente sotto osservazione (6), potremmo dire i leit-motiv dell’iniziativa INU nel tempo. Attraverso la documentazione e le letture incrociate si è consolidata l’immagine di un percorso non lineare con la costante presenza di tante voci che si sono espresse in maniera non sempre consonante e il cui peso è cambiato nella connotazione delle scelte urbanistiche, con particolare evidenza in due fasi del secondo Novecento che dai diversi punti di vista possono intendersi come svolte. In una organizzazione così articolata i cambiamenti di rotta hanno uno svolgimento che impegna alcuni anni e si comprendono appieno solo facendo riferimento alla storia esterna: il primo è iniziato nel 1968 e il secondo nel 1990. Il terzo è quello che stiamo vivendo e che ci sembra avere connotati dirompenti. Appare così evidente come nell’INU rimbalzino con ripercussioni importanti le grandi questioni economiche, sociali, politiche, culturali che assillano il paese, creando sussulti, posizionamenti non collimanti e in alcuni casi inconciliabili. Nell’insieme una sovradeterminazione che può spiegare le difficoltà che l’Istituto ha dovuto affrontare sempre e in maniera vistosa nelle svolte, a cominciare da quella di rifondazione con l’approvazione di un nuovo statuto nell’immediato dopoguerra.

Il secondo volume sulla storia interna dell’INU, che utilizza la chiave biografica, aveva già preso forma agli inizi del 2021. La lunga gestazione è stata occupata da approfondimenti e raccolta di documenti che hanno trasformato gli interventi orali – importanti per la focalizzazione delle ipotesi interpretative – in saggi che portano argomenti e qualche ‘prova’, come può apprezzare chi legga i 29 testi raccolti nel numero di “Urbanistica” 169-170. Questo accumulo ha suggerito a Giulia Fini, come titolo per il suo editoriale, Un patrimonio da interpretare al presente.

In considerazione del significato attribuito a questo lavoro pluriennale fin dagli esordi, esso non solo consegna materiali nuovi a chi verrà dopo di noi, ma carica gli urbanisti della responsabilità di dire oggi qualcosa di ‘motivato’ sul che fare per il domani.

Urbanistica duale mi appare ancora una felice e inusuale chiave di lettura di alcune figure che hanno avuto responsabilità nella vita dell’INU e dell’urbanistica italiana e che potrebbe avere un seguito, come suggerisce Talia (7). La ricerca a base biografica è un genere che ha vita lunga e non si esaurisce. Ho sempre sostenuto che è un’impresa da collezionista e un lavoro collettivo che si dipana nel tempo. I motivi della fortuna sono vari, ma uno sugli altri mi sembra prevalere e motivare un interesse persistente. Attraverso la singolarità e imprevedibilità delle vite – tanto più se intense e con una rilevante presenza pubblica – si intercettano gli innumerevoli scambi tra la natura dell’umano e i movimenti della storia, ciò che porta in primo piano i temi della imprevedibilità e della responsabilità. Da un lato le biografie offrono elementi di comprensione, dall’altro suggeriscono di procedere nell’interpretazione con cautela, senza pretendere conclusioni definitive.

Nel quadro dell’iniziativa generale che l’INU ha promosso per i suoi 90 anni, leggendo questo secondo volume merita soffermarsi sulle due piste che, nell’affrontare il discorso, i vari autori avevano davanti: la prima riguardava il confronto, ovvero analogie e convergenze vs differenze e divergenze tra le figure accoppiate; la seconda riguardava la loro incidenza/influenza sull’INU e sull’urbanistica. A monte andava considerata la scelta delle coppie, indubbiamente costruttiva e passibile di discussione.

Forse l’unico accoppiamento apparentemente ‘scontato’ è quello di Luigi Piccinato con Giovanni Astengo, accomunati dall’aver fatto dell’urbanistica un progetto di vita e rimasti a lungo in posizioni apicali all’interno dell’INU. Non a caso si è scritto molto sull’apporto di queste due figure. Il profilo dei singoli, affidato ad autori che li hanno studiati in maniera approfondita potendosi avvalere di una letteratura nutrita, non è dunque nuovo, ma l’accostamento stimola ragionamenti sui rapporti tra loro intercorsi, sulle importanti differenze che di fatto hanno costruito solchi lungo i quali tanti urbanisti, da allora in poi, si sono mossi fino a non riconoscersi più gli uni con gli altri. Eppure allora ci fu sodalizio e la ristampa con l’Introduzione di Astengo del libro di Piccinato del 1947, Urbanistica, per molti resta un interrogativo. Alcune ipotesi sulle ragioni per cui l’accoppiamento andrebbe discusso compaiono e suggeriscono di andare oltre quel che sembra acquisito. Il magistero di tutti coloro che consideriamo influenti non è sempre accumulabile tout court, nel tempo quell’insegnamento ha agito ed è stato interpretato rispetto al divenire delle condizioni in modi più o meno convincenti, ha conosciuto derive. Oggi alcuni potrebbero essere più utili di altri. Insomma, la ricerca a base biografica porta inevitabilmente a riflettere sulla legacy e conservare una memoria critica è quantomai una pratica contestuale e mobile come quella urbanistica.

Le altre coppie sono foriere di qualche novità e inedita sottolineatura.

Quella di Adriano Olivetti e Bruno Zevi a molti potrebbe apparire più che mai opportuna. Una ‘coppia di fatto’ per il ruolo svolto in qualità di Presidente e Segretario che andava indagata per le interazioni e gli esiti, e che apre ragionamenti attorno a una fase fondativa dell’urbanistica democratica postbellica e al rapporto peculiare (perciò insistito nei contributi) tra urbanistica e architettura in Italia e nell’INU. Ne emerge che, allora, architettura e urbanistica sembravano supportarsi reciprocamente in un progetto di emancipazione del paese, ma poi questa connessione si è rotta. Lo sviluppo di una riflessione in tal senso sembra ancora necessario, infatti questa relazione non è per nulla pacificata ed emerge acuita dalla cronaca che ci restituisce una competizione sorda a livello professionale, formativo, legislativo...

Quello di Edoardo Salzano con Edoardo Detti è un accoppiamento inedito che si rivela molto significativo e perfino ‘doveroso’ per ripensare un periodo difficile della vita dell’INU e che contraddistingue anche la fondazione di Urbanistica Informazioni, una nuova rivista che inaugura e coltiva un diverso spazio rispetto a quello della storica Urbanistica. L’insieme dei contributi, quelli che approfondiscono la conoscenza delle singole figure e quelli che ne considerano l’impegno all’interno dell’INU, segnalano l’importante ruolo svolto in un altro passaggio della vita dell’Istituto, dopo quello che ha visto protagonisti Olivetti e Zevi. A fronte dei grandi sommovimenti sociali e politici che hanno segnato il ’68 e gli anni successivi, si è trattato di un sodalizio, nonostante i caratteri e la postura molto diversa, che ha favorito il distacco critico nei confronti del governo centrale e la valorizzazione del dialogo con le istanze locali, una svolta che consente di capire meglio la posizione portata avanti con la presidenza di Alessandro Tutino e la direzione di “Urbanistica” di Marco Romano, con altri motivi di divaricazione dei percorsi, non solo nell’INU.

Giuseppe Campos Venuti e Bernardo Secchi sono figure rilevanti per la formazione di molti che oggi praticano l’urbanistica fuori e dentro l’Istituto, sui quali la riflessione ha seguito strade autonome. Con i webinar di Urbanistica duale si è avviato un primo, esplicito confronto che in questo numero di “Urbanistica” si va precisando. Dai contributi raccolti risulta che hanno giocato ‘insieme’ un ruolo importante quando hanno riaffermato l’importanza di un nuovo piano evitando la deriva distruttiva di una critica radicale e, di fatto, hanno agito insieme nella formazione di una nuova generazione di urbanisti, non senza divaricazioni anche in questo caso. Questa dualità con le sue implicazioni può comprendersi meglio considerando il dibattito che ha attraversato l’urbanistica negli anni Ottanta del secolo scorso e che ha portato a un’altra svolta nell’INU, sancita dai tormentati avvicendamenti nelle cariche dei primi anni Novanta con il consolidamento di un nuovo gruppo di dirigenti.

Vittoria Calzolari e Attilia Peano costituiscono una coppia il cui significato va oltre quello che a prima vista potrebbe intendersi come esito di un approccio ‘politicamente corretto’ in un mondo prevalentemente popolato da maschi. Non tanto e non solo per una rivalutazione che a livello internazionale e nei diversi settori riguarda il contributo delle donne (aspetto ben delineato nei contributi di questa sezione), ma forse soprattutto perché questa dualità ci riporta alla questione dei temi, una chiave utilizzata per ripercorrere la vita dell’INU nel numero di “Urbanistica” 165-166. Il tema del paesaggio si salda con quelli ambientali e si riversa nell’urbanistica grazie a una originale traduzione tecnico-disciplinare che passa per il lavoro sperimentale, sul piano teorico e progettuale, di queste due urbaniste che, nonostante le differenze di età e formazione, procedono in sintonia nella costruzione di un percorso di lavoro applicato e di formazione all’interno dell’università, oltre che di impegno civile.

Proprio l’impegno civile, spesso esercitato direttamente nelle istituzioni, è il filo rosso che accomuna tutte le figure considerate e che si prospetta come tratto distintivo dell’INU e componente irrinunciabile del fare urbanistica. Per quanto riguarda il rapporto con l’Istituto, ancora una volta è importante partire dalla timeline che correda anche il secondo numero collocando le persone nel tempo e rispetto alle posizioni ricoperte nei suoi organismi dirigenti e/o nelle sue riviste. Evidentemente non sono le sole figure influenti – ammesso che sia possibile decidere una volta per tutte quali possano considerarsi tali –, ma proprio lo sviluppo dei discorsi fatti attorno ad esse, alla loro specificità, consente di offrire nuovi argomenti a quella scansione della storia interna dell’INU che è stata tratteggiata nel primo volume di questa rilettura a più voci.

Patrizia Gabellini

 

 

Note
1) Con Urbanistica duale si è annunciata questa singolare lettura che è stata oggetto di 5 incontri online tenuti tra il 27 maggio e il 4 novembre 2021, ancora disponibili sul sito dell’Istituto.
2) Una prima ‘recensione’ dei due numeri è stata promossa online l’8 ottobre 2025 all’interno della rubrica Urbanpromo Letture. Il numero 169-170 è stato curato da Giulia Fini; io ho curato il 165-166.
3) Il senso della nostra storia era il titolo dell’editoriale scritto da Talia per il numero 165-166.
4) Circa una sessantina di autori, se si considerano i due volumi, e non tutti impegnati nell’INU, cui vanno aggiunti i componenti della redazione di “Urbanistica” coinvolti nel laborioso montaggio dei due numeri speciali.
5) Palermo PC. (2026), La mutazione. Metamorfosi o eclissi dell’urbanistica contemporanea/ Mutation. Metamorphosis or An Eclipse in Contemporary Urban Planning, con contributi di P. Gabellini, A.Lanzani, G.Pasqui, Planum Publisher, Roma-Milano (disponibile su www.planum.net).
6) Istituzioni, politica, legislazione; Diritto di edificare, rendita; Case e quartieri; Standard, dotazioni, servizi; Forme del piano comunale; Disparità territoriali, fragilità ambientali.
7) Alla figura di Alessandro Tutino, presidente dell’INU dopo Edoardo Detti, è stato dedicato un Focus pubblicato su “Urbanistica Informazioni”, n. 311, 4 dicembre 2023, Nuove ragioni per la memoria. Alessandro Turino 1926-1922, a cura di Michela Morgante.

 

 

N.d.C. Professore onorario di Urbanistica del Politecnico di Milano, Patrizia Gabellini ha diretto il Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico e "Urbanistica", rivista dell'Istituto Nazionale di Urbanistica. È stata assessore all'Urbanistica Città storica e Ambiente del Comune di Bologna e, dopo aver diretto la rivista “Urbanistica”, ha fondato l'e-magazine "Planum. The Journal of Urbanism" di cui è attualmente direttore responsabile. Ha progettato ed è stata consulente di piani e progetti urbani e territoriali.

Tra i suoi libri: Bologna e Milano. Temi e attori dell'urbanistica (Franco Angeli, 1988); con P. Di Biagi (a cura di), Urbanisti italiani. Piccinato Marconi Samonà Quaroni De Carlo Astengo Campos Venuti (Laterza, 1992); Il disegno urbanistico (Nuova Italia Scientifica, 1996); Tecniche urbanistiche (Carocci, 2001); Fare urbanistica. Esperienze, comunicazione, memoria (Carocci, 2010); Le mutazioni dell'urbanistica. Principi, tecniche, competenze (Carocci, 2018); con C. Merlini, P. Savoldi, F. Zanfi, Urbanistica per una città media. Esperienze a Modena (FrancoAngeli, 2023); Avvicinarsi all’urbanistica/Approaching Urbanism (Planum Publisher, 2024).

Per Città Bene Comune ha scritto: Un razionalismo intriso di umanesimo (22 settembre 2016); Un nuovo lessico per un nuovo ordine urbano (26 ottobre 2018); Suolo e clima: un grado zero da cui ripartire (24 aprile 2020); Napoli, il coraggio della verità (19 giugno 2024); Urbanistica o studi urbani? (17 ottobre 2025).

Sul libro oggetto di questo commento, v. anche: Michele Talia, La storia come orientamento (25 febbraio 2026).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri

R.R.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

24 APRILE 2026

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali

prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano

ideazione e direzione scientifica (dal 2013):
Renzo Riboldazzi

direttore responsabile (dal 2024): Annamaria Abbate

comitato editoriale (dal 2013): Elena Bertani, Oriana Codispoti; (dal 2024): Gilda Berruti, Luca Bottini, Chiara Nifosì, Marco Peverini, Roberta Pitino; (dal 2025) Letizia Konderak, Franco Vaio, Bruna Vendemmia

comitato scientifico (dal 2022): Giandomenico Amendola, Andrea Arcidiacono, Arnaldo Bagnasco, Alessandro Balducci, Angela Barbanente, Cristina Bianchetti, Bertrando Bonfantini, Donatella Calabi, Giancarlo Consonni, Maria Antonietta Crippa, Giuseppe De Luca, Giuseppe Dematteis, Francesco Indovina, Antonio Longo, Alfredo Mela, Raffaele Milani, Francesco Domenico Moccia, Giampaolo Nuvolati, Carlo Olmo, Pier Carlo Palermo, Gabriele Pasqui, Rosario Pavia, Laura Ricci, Enzo Scandurra, Silvano Tagliagambe, Michele Talia, Maurizio Tira, Massimo Venturi Ferriolo, Guido Zucconi

cittabenecomune@casadellacultura.it

 

 

conferenze-dialoghi

2017: Salvatore Settis
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2018: Cesare de Seta
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2019: G. Pasqui | C. Sini
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2021: V. Magnago Lampugnani | G. Nuvolati
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

 

 

confronti

2021: programma/1,2,3,4
2022: programma/1,2,3,4
2023: programma/1,2,3,4
2024: programma/1,2,3,4
2025: programma/1,2,3,4
 
 

 

autoritratti

2017: Edoardo Salzano
2018: Silvano Tintori
2019: Alberto Magnaghi
2022: Pier Luigi Cervellati
2023: Valeria Erba

 

 

letture e pubblicazioni

2015: online
2016: online/periodico1/24
2017: online/periodico2/24
2018: online/periodico1/25
2019: online/periodico2/25
2020: online/pubblicazione
2021: online/pubblicazione
2022: online/pubblicazione
2023: online/pubblicazione
2024: online/pubblicazione
2025: online/pubblicazione
2026:

P. C. Palermo, Dare voce a un disagio diffuso, commento a: L. Marescotti, Tra teoria e prassi (Biblion, 2025)

S. Tagliagambe, La città come spazio delle differenze, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis 2025)

C. Olmo, Il corpo contro l'abuso della tecnologia, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)

G. Semi, L'urbanistica si impara (anche) nei centri sociali, commento a: V. Mattioli, Novanta (Einaudi 2025)

F. Paone, Avviciniamoci all'urbanistica, commento a: P. Gabellini, Avvicinarsi all’urbanistica (Planum, 2024)

F. D. Moccia, La lezione dell'esperienza, commento a: D. Vianello, Il mestiere dell’urbanista (INU Edizioni, 2025)

G. De Luca, La rigenerazione è tante cose, note sui libri di Carta, Carrà-Pultrone, Buttarelli-Cappuccitti (editori vari)

M. Talia, La Storia come orientamento, L'INU nei numeri doppi di "Urbanistica", a cura di Patrizia Gabellini (n. 165-166 del 2022), e a cura di Giulia Fini (n. 169-170 del 2025)

M. Villani, La necessità di disegnare i luoghi, Note sul contributo di Giancarlo Consonni alla cultura del progetto urbano

O. Pivetta, Milano, una città (solo) da usare?, commento a: G. Cervi, G. Consonni, (a cura di), Il verso di Milano, (About Cities, 2025)

F. Cambria, Un libro da usare?, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)

A. Ferlenga, Lost in transition, Commento a: L. Ciacci, L’inganno della città ideale (Pendragon, 2025)

C. Bianchetti, Cosa riflette il rombicubottaedro?, commento a: M. Biraghi, Quel che resta dell’architettura. Un progetto storico (Einaudi, 2025)

M. Venturi Ferriolo, Urbanistica: impariamo dai filosofi, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis, 2025)

A. Bagnasco, Costruire luoghi terzi, commento a: O. De Leonardis, Preferirei di sì (DeriveApprodi, 2025)