Patrizia Gabellini  
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URBANISTICA O STUDI URBANI?


Commento al libro di Luca Gaeta



Patrizia Gabellini


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Questo volume di Luca Gaeta – Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024) – è impegnativo. Per questo motivo ne ho fatto una lettura considerando tre piani diversi: il primo attiene all’opera in sé, cioè agli argomenti e al loro montaggio; il secondo si riferisce al titolo; il terzo all’idea dell’urbanistica che il libro nel suo insieme trasmette.

 

Argomenti e montaggio

Scritto con linguaggio piano, di piacevole lettura (un pregio non frequente), il libro si compone di una Introduzione e 9 capitoli: l’introduzione e gli ultimi 2 capitoli hanno il carattere di saggi; gli altri 7 sono piuttosto racconti. La distinzione che propongo in due tipi di scritti ha lo scopo di sottolineare il differente modo di trattare l’argomento: quelli che per brevità ho etichettato come saggi sono prevalentemente critico-interpretativi e vi domina il pensiero dell’autore; quelli che ho identificato come racconti sono prevalentemente centrati sulla trama e sui personaggi dei casi scelti, l’interpretazione non costituisce l’elemento trainante e va indotta (non si trovano chiavi sufficienti nei testi brevi posti all’inizio dei singoli capitoli). Nei 2+7 capitoli significato e senso assumono evidenza e grado di incisività diversi. Benché ogni singolo capitolo abbia una sua autonomia e in quanto tale possa essere letto separatamente dagli altri, è evidente che nell’insieme vanno a formare una collana che comunica l’idea di urbanistica sottesa. Su questo tornerò in chiusura.

Nella breve Introduzione l’autore tratteggia i caratteri dell’urbanistica posizionandosi rispetto a una materia di indubbia complessità, ma soprattutto diversamente intesa dai suoi cultori. Sono sostanzialmente d’accordo, ma chi la legga aspetta risposte negli sviluppi successivi. L’ultimo saggio, Antinomie della pianificazione urbana (cap. 9), individua i “dilemmi senza soluzione”: libertà vs solidarietà; crescita vs sostenibilità; universalità vs singolarità. Si tratta indubbiamente di tre grandi dilemmi che assillano l’area disciplinare, rispetto ai quali da sempre l’urbanista deve assumersi col suo lavoro la responsabilità di situarsi e di argomentare, di prendere posizione connotando conseguentemente il suo contributo nella consapevolezza della molteplicità degli attori e della imprevedibilità della coevoluzione dei fattori in gioco. Ma in questo capitolo, come nel penultimo (cap.8) dedicato alla pervasività digitale e ai sui effetti (Dalla metropoli al villaggio globale), l’autore, dopo un’acuta individuazione del tema e delle difficoltà di fronte alle quali l’urbanistica si trova, sembra arrendersi affidandosi alla “generazione dei nativi digitali”, ai “futuri urbanisti che oggi si preparano alla professione”.

Tra l’Introduzione e l’ottavo capitolo si succedono i 7 racconti, esito di una selezione indubbiamente forte per quanto riguarda i casi e/o i personaggi citati:

1. Dal villaggio alla metropoli: i casi sono Kejara e Parigi, i Bororo e il Barone Haussmann sono i personaggi. Il tema è l’importanza dell’impianto urbano e della politica.

2. Lo zoning della città industriale: Il caso è l’introduzione dello zoning in Germania e negli Stati Uniti. I temi sono la versatilità e imprescindibilità della tecnica, l’incidenza della dimensione amministrativa e politico-sociale sui comportamenti più che sulla forma urbana.

3. La tecnica per l’evoluzione urbana: il caso coincide con la figura di Patrick Geddes. Il tema è la lotta per affermare solidarismo e cooperazione contro individualismo.

4. La dispersione della città: i casi sono Broadacre City e la città lineare, i personaggi sono Frank Lloyd Wright e i disurbanisti sovietici. Il tema è il nesso tra antiurbanesimo e dispersione.

5. La fondazione di una capitale: il caso è Brasilia e il personaggio Lúcio Costa. Il tema è il funzionalismo alla prova nella costruzione di una città nuova.

6. L’imperativo morale del piano: il caso è il piano regolatore di Bergamo degli anni ’60, il personaggio è Giovanni Astengo. Il tema è la spinta riformatrice che produce gli standard e una forma del piano su basi scientifiche.

7. Un laboratorio del progetto urbano: il caso è Barcellona e il personaggio Oriol Bohigas. Il tema è il progetto urbano come raccordo tra urbanistica e architettura.

Presenze e assenze, oltre che accostamenti, inducono a chiedersi se siano questi, tutti o solo questi, i casi/le figure che vale la pena conoscere per primi nel percorso di avvicinamento all’urbanistica e, soprattutto, se la scelta sia sempre efficace per sviluppare il tema che il titolo del capitolo promette. Queste domande si pongono perché è evidente che attraverso la scelta e l’accostamento dei racconti si costruisce una mappa e attraverso la loro trattazione (che attiene alle radici, ai processi – economici, sociali, politici – coi quali l’urbanistica deve fare i conti, a tecniche e strumenti) si definisce per il lettore ciò che è rilevante sapere a fronte dei mutamenti in corso. Un pacchetto così composto, e per come costruito, deve affidarsi a una conoscenza futura e, in particolare, all’acquisizione di una sufficiente provvista di storia dell’urbanistica da parte del lettore (per esempio non si cita mai il Movimento moderno e il suo ruolo di spartiacque in quest’area disciplinare). Ma ci saranno le condizioni favorevoli a completare/contraddire questa selezione data la composizione dei corsi di laurea in architettura? Davvero può essere così composto il primo libro di urbanistica? A quali lettori può utilmente rivolgersi?

 

Il titolo

lI titolo è molto importante perché costituisce la prima chiave di accesso, orienta le attese, influenza le conclusioni cui la lettura porta. Il titolo di questo libro induce a pensare che vi siano tratteggiati i capisaldi importanti, indispensabili per l’urbanistica oggi. Infatti è un titolo forte, assertivo. Presumo che in questo caso esso sia stato imposto dall’editore data la collana di cui fa parte: Piccola biblioteca Einaudi. Mappe. Arte. Architettura. Teatro, Cinema. Musica. Tuttavia non può essere ignorata la questione che esso pone.

L’offerta editoriale sempre più diffusa di libri-apertura su diverse aree disciplinari (o mappe come in questa collana) è una presa d’atto dell’impossibilità di scrivere manuali, o forse meglio della loro incredibilità nel mondo affollato e cangiante dei saperi. Con questo tipo di libri si ritiene, forse, di rimuovere l’illusione di un sapere e di una pratica che possano modellizzarsi/cristallizzarsi (come è aspirazione dei manuali), però l’intento di gettare la prima pietra chiede all’autore di scegliere, di avere un’idea per poter procedere, e nel contempo di trattenersi da esposizioni partigiane per corrispondere alla supposta neutralità del progetto editoriale. Probabilmente ha ragione chi ritiene sia sbagliato in generale utilizzare titoli con l’articolo determinativo e il singolare “Il primo libro di ...”.

L’apertura del discorso sull’urbanistica, come ben sappiamo, è un’impresa impegnativa nella quale si sono cimentati in tanti e altri continueranno a farlo proprio per l’estrema latitudine del campo che costringe a delimitare e le controversie che lo attraversano. Inevitabile correre dei rischi: a un estremo quello della semplificazione/riduzione, quindi dei luoghi comuni; all’altro estremo quello della densità eccessiva di argomenti e concetti e delle stratificazioni di significato e di senso, affidandosi alla capacità di catturare attenzione e motivare l’interesse per approfondimenti futuri. Tra i due rischi io ritengo più interessante correre il secondo e il libro mi sembra testimoniare che questa è stata anche l’opzione del suo autore. Se è così, mi sembra inevitabile considerarne gli effetti.

 

L’idea di urbanistica sottesa

Poiché l’autore ha alle spalle anni di insegnamento del corso di Urbanistica, il solo previsto per la laurea triennale in Architettura, immagino che il libro si avvalga di quella esperienza e abbia preso forma rispetto a quegli obiettivi formativi.

L’ordinamento attuale degli studi al Politecnico di Milano prevede per la laurea triennale di Architettura un primo incontro dell’urbanistica attraverso la partecipazione degli studenti a un laboratorio, ovvero un’esperienza pratica contraddistinta dalla produzione di elaborati che, in quanto tale, richiede un contatto diretto con l’oggetto – l’insediamento urbano – allo scopo di conoscerlo attraverso le sue forme, le sue misure, le relazioni tra gli oggetti che lo compongono; a rappresentarlo con disegni, numeri e parole; a interrogarsi sulle ragioni delle forme e l’organizzazione che ha assunto e sui problemi che esse pongono; a cimentarsi col che fare per migliorare la situazione ... Questa scelta formativa mette la dimensione pratica al centro dell’urbanistica, così come è al centro dell’architettura e non elude la necessità di doversi dotare (progressivamente) della conoscenza teorica atta a indagare i tanti fattori che quel primo impatto con l’urbano fa intravvedere. Il libro di Gaeta, e il corso di cui Gaeta è titolare, va ad occupare questo spazio conoscitivo e si pone dunque come ouverture rispetto a una pratica progettuale che ha sue specificità.

Ouverture è il termine che si usa per indicare in un’opera musicale il brano che la introduce quando ancora non se ne conosce lo sviluppo, e capita che il successo di un’opera rimanga spesso incollato alla presa di quell’apertura. E viceversa. Poiché attribuisco molta importanza a questo lavoro di Luca Gaeta, mi permetto di rilevare in questo “primo libro” un’assenza che rischia di fondare il convincimento che l’urbanistica si esaurisca nelle idee, che essa si trovi nei libri, che si confonda con gli studi sociali. A mio avviso, infatti, non ci sono tracce evidenti del suo essere in primo luogo una pratica che ha suoi prodotti specifici. Che si esprime attraverso documenti che poi assumono una valenza non solo sociale e politica, ma anche istituzionale e che in quanto tali vanno costruiti e aggiustati rispetto al contesto e alle circostanze, per intervenire e possibilmente cambiare uno stato delle cose ritenuto inadeguato. Che questi prodotti richiedono specifiche progettualità e competenze tecniche, particolari attenzioni per l’operatività e l’interazione con i tanti agenti della trasformazione urbana. Che l’urbanistica non si veicola con le sole teorie e va praticata con la responsabilità che ciò comporta. L’introduzione del libro, da questo punto di vista sembra promettente, ma poi prevalgono a mio avviso altre attenzioni, forse altri convincimenti.

Questa osservazione, completata dalle precedenti, mi porta a concludere che si tratta di un bel libro, pieno di spunti intelligenti e interpretazioni non ovvie, documentato col ricorso a molte fonti originali, che esplora un’ampia bibliografia non settoriale (come mostrano l’indice dei nomi e le numerose note), ma che trova la collocazione più propria in una ipotetica biblioteca di studi urbani piuttosto che in una di urbanistica.

Patrizia Gabellini

 

 

N.d.C. - Professore onorario di Urbanistica del Politecnico di Milano, Patrizia Gabellini ha diretto il Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico e "Urbanistica", rivista dell'Istituto Nazionale di Urbanistica. È stata assessore all'Urbanistica Citta storica e Ambiente del Comune di Bologna e ha fondato l'e-magazine "Planum. The Journal of Urbanism" di cui è attualmente direttore responsabile. Ha progettato ed è stata consulente di piani urbani e territoriali.

Tra i suoi libri: Bologna e Milano. Temi e attori dell'urbanistica (Franco Angeli, 1988); con P. Di Biagi (a cura di), Urbanisti italiani. Piccinato Marconi Samonà Quaroni De Carlo Astengo Campos Venuti (Laterza, 1992); Il disegno urbanistico (Nuova Italia Scientifica, 1996); Tecniche urbanistiche (Carocci, 2001); Fare urbanistica. Esperienze, comunicazione, memoria (Carocci, 2010); Le mutazioni dell'urbanistica. Principi, tecniche, competenze (Carocci, 2018); con C. Merlini, P. Savoldi, F. Zanfi, Urbanistica per una città media. Esperienze a Modena (FrancoAngeli, 2023); Avvicinarsi all’urbanistica/Approaching Urbanism (Planum Publisher 2024).

Per Città Bene Comune ha scritto: Un razionalismo intriso di umanesimo (22 settembre 2016); Un nuovo lessico per un nuovo ordine urbano (26 ottobre 2018); Suolo e clima: un grado zero da cui ripartire (24 aprile 2020); Napoli, Il coraggio della verità (19 giugno 2024).

Sul libro oggetto di questo commento, v. anche: Renzo Riboldazzi, L’urbanistica in un libro (16 maggio 2025); Piergiorgio Vitillo, Abilitare le antinomie del piano (26 giugno 2025); Pier Carlo Palermo, Cammei di urbanistica (3 luglio 2025); Michelangelo Russo, Urbanistica, una disciplina da riscoprire (5 settembre 2025).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri

R.R.

 


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17 OTTOBRE 2025

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F. Gastaldi, IA e città: opportunità o rischio?, commento a: P. Fusero, Hypercity (FrancoAngeli, 2024)

M. Cremaschi, Urbanistica? Serve una via d'uscita, commento a: P. C. Palermo, Le radici e le frontiere (Planum, 2025)

C. Bianchetti, La biografia è un genere plurale, commento a: M. Orazi, Vite stravaganti di architetti (Giometti & Antonello, 2025)

A. Colombo, Migliorare la vita di tutti, subito, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)

F. Colombo, La vita è teatro (e arte), commento a: R. Sennett, La società del palcoscenico (Feltrinelli, 2024)

G. Nuvolati, Un genio anche per gli incroci, commento a: S. Cascavilla, Il dio degli incroci (Exòrma, 2021)

M. d'Ovidio, La città "altra" è oggi, commento a: L. Lippolis, Viaggio al termine della città (Elèuthera, 2024)

G. Consonni, Abitare il segreto dei luoghi, commento a: M. Belpoliti, Nord Nord (Einaudi, 2025)

M. Agostinelli, Salvare il suolo (anche dalle rinnovabili), commento a: P. Pileri, Dalla parte del suolo (Laterza, 2024)

E. Scandurra, L'umanità è nei luoghi, commento a: Lettere d’amore dalla via Appia (Gangemi, 2024)

L. Trentin, Conservare gli avanzi, senza dimenticarli, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)

M. Russo, Urbanistica: una disciplina da riscoprire, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)

A. Mazzette, Turismo urbano? Anche troppo, commento a: G. Amendola, Il turista e la città (Mario Adda Editore, 2025)

L. Bottini, Anche lo spazio parla, ascoltiamolo, commento a: A. Mela, E. Battaglini e A. Laura Palazzo, La società e lo spazio (Carocci, 2024)

C. Olmo, Mollino oltre la biografia d'artista, commento a: A. De Rossi, R. Dini, La montagna di Carlo Mollino (Hoepli, 2023)

G. L. Brunetti, L'architettura di Varese, una galassia, commento a: L. Crespi (a cura di), Atlante delle architetture e dei paesaggi dal 1945 a oggi in provincia di Varese (Silvana Editoriale, 2023)

R. Pavia, Imparare col corpo, viaggiando, commento a: R. Secchi, Itinerari dello sguardo in architettura (TAB edizioni, 2024)

B. Bottero, La difficile costruzione del quotidiano, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. C. Palermo, Cammei di urbanistica, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

F. de Agostini, L'empatia nella cassetta degli attrezzi, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. Vitillo, Abilitare le antinomie del piano, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

W. Tocci, Elogio dell'Urbanistica, un ritorno ai classici per continuare a riflettere (intervento al congresso INU 2025)

A. Delera, Troppo vecchi per capire?, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

G. Nuvolati, Ci vuole una certa atmosfera, commento a: Tonino Griffero, Agostino Petrillo (a cura di), Atmosfere urbane (Ed. ETS, 2024)

D. Vannetiello, Un ponte tra le generazioni, commento a: G. Consonni, Non si salva il pianeta se non si salvano le città (Quodlibet, 2024)

R. Milani, Il sogno come progetto ovunque, commento a: M. Venturi Ferriolo, G. Burattoni, Un'estetica di progetto (Franco Angeli, 2024)

M. Serini, Sguardi neurodivergenti sulla città, commento a: A. Vanolo, La città autistica (Einaudi, 2024)

A. De Rossi, La feconda natura della rigenerazione, commento a: A. Lanzani, Rigenerazione urbana e territoriale al plurale (FrancoAngeli, 2024)

D. Grohmann, Una difesa attiva del suolo, commento a: F. Berni (a cura di), Parco della Piana di Assisi (Assisi Mia Ed. 2024)

F. Collotti, Contro la città usa e getta, commento a: V. Magnago Lampugnani, Contro la città usa e getta sostenibile (Bollati Boringhieri, 2024)

P. Perulli, La vendetta dei dimenticati, commento a: G. Buciuni, G. Corò, Periferie competitive (il Mulino, 2023)

F. Ceci, Abitare come agire sociale, commento a: M. Savino, L. Perini (a cura di), Abitare contemporaneo (FrancoAngeli, 2023)

L. Bottini, Città: una sfida esistenziale, commento a: S. Mancuso, Fitopolis (Laterza, 2023)

M. Biraghi, L'architettura va alle terme, commento a: G. D’Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori 8a cura di), Le città di Igiea (Silvana Ed., 2024)

G. Piccarolo, Di fiumi e di risorgrnze, commento a: G. Cazzaniga, Il Fiume (Marinotti 2024)

W. Tocci, Per una nuova scienza della città, commento a: C. S. Bertuglia, F. Vaio (a cura di), La città dopo la pandemia (Aracne, 2023)

B. Bottero, L'urbanistica è quantica, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

A. Lanzani, Milano: cosa resta (e come ricominciare, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so su di lei (Planum Publisher, 2024)

S. Zaggia, Il Ghetto di Venezia: una città, commento a: D. Calabi, Venezia e il Ghetto (Bollati Boringhieri, 2024)

G. Consonni, Fare della Storia una speranza, commento a: G. Bigatti, Milano (Mimesis, 2024)

G. Restaino, Roma, c'è un'altra città, commento a: M. Di Giovine, Paesaggio identitario (Quodlibet, 2024)

E. Scandurra, Un grido di dolore (e di amore) per Roma, commento a: R. Pavia, Roma Babilonia (Bordeaux, 2024)

E. Porqueddu, Nuove regole per la pianificazione, commento a: S. Cozzolino, S. Moroni, Action, Property and Beauty (Routledge, 2024)

S. Capolongo, Tante storie dentro alla Storia, commento a: G. D'Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori (a cura di), Le città di Igiea (Silvana Editoriale, 2024)

M. Fortis, Interni milanesi, un libro e una mostra, commento a: E. Morteo e S. Pierini, Nelle case (Hoepli, 2023)

M.Bassanelli, Se l'ufficio si diffonde, commento a: I. Mariotti, E. Tomaz, G. Micek, C. Méndez-Ortega (a cura di), Evolution of New Working Spaces (Springer, 2024)

M. Peverini, L'egemonia della rendita urbana, commento a: B. Pizzo, Vivere o morire di rendita (Donzelli, 2023)

C. Bianchetti, Basaglia: i luoghi del mito, commento a: F. Foti, Franco Basaglia. La libertà è terapeutica (People, 2024)

G. Mura, Il territorio tra narrazione e promozione, commento a: P. de Salvo, M. Pizzi, Narrazione, sviluppo e governo del territorio. (FrancoAngeli, 2023)

F. de Agostini, La lucidità feroce di Giancarlo De Carlo, commento a: F. Samassa, Giancarlo De Carlo (Carocci, 2024)

A. L. Palazzo, Tre sguardi su Roma, commento ai libri di L. Montuori, E. Nigris, R. Pavia

A. Mela, Territorio e de-coincidenza, commento a: F. Jullien, Riaprire dei possibili (Orthotes, 2024)

G. Tonon, Gli spazi delle donne, commento a: M. Bassanelli, I. Forino (a cura di) Gli spazi delle donne (DeriveApprodi, 2024)

A. Calafati, Un viaggio nell'Italia di mezzo, commento a: Arturo Lanzani, a cura di, Italia di mezzo (Donzelli, 2024)