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UNA DIFESA ATTIVA DEL SUOLO
Commento al libro curato da Francesco Berni
David Grohmann
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Il lavoro Parco della Piana di Assisi: un progetto di ecologia integrale, edito da Assisi Mia Edizioni nel 2024, nell’ambito della collana Progetti di Territorio, rappresenta un esempio interessante di come un processo di progettazione partecipata possa essere trasformato in un libro in forma di riflessioni e memorie. Questo progetto ha come obiettivo quello di restituire vita e valore a un'area che, per troppo tempo, è stata percepita come un "vuoto" nel contesto del paesaggio urbano, ma che ora si propone di diventare un luogo di fruizione attiva e di riscoperta. Il Parco della Piana di Assisi è pensato come un parco multifunzionale che integra le componenti agricola e culturale, diventando così un modello di ecologia integrale che cerca di ripensare il rapporto tra la città e il territorio circostante, passando da una logica di espansione urbana incontrollata ad una visione più equilibrata e sostenibile.
Il cuore del libro è rappresentato dalla narrazione del processo di progettazione di questo parco che ha visto il coinvolgimento di numerosi esperti, studiosi e realtà associative che operano nel territorio di Assisi, e più in generale nella vasta piana sulla quale la città si affaccia. In particolare, sono stati coinvolti anche i centri limitrofi di Bastia e Santa Maria degli Angeli, che condividono con Assisi non solo un legame geografico, ma anche una storia e una cultura che affondano le radici nel paesaggio agricolo e nel patrimonio naturale e culturale. Il progetto ha visto un ampio coinvolgimento della cittadinanza che è stata chiamata a partecipare a una serie di incontri e confronti attraverso cui è stato possibile raccogliere suggestioni, desideri e aspettative. Il lavoro non si limita ad essere un progetto tecnico, ma si estende anche a una riflessione profonda sulla relazione tra il territorio e chi lo abita.
Curato da Francesco Berni, che dirige anche la collana in cui il libro è stato pubblicato, il volume è costruito in modo chiaro e accessibile, con una struttura che permette di seguire il filo del discorso attraverso venti saggi. Questi, tra cui uno di natura iconografica, offrono una panoramica completa del progetto, partendo dai principi e dalle aspirazioni che hanno orientato la progettazione, fino ad arrivare alla visione progettuale finale, passando attraverso la storia del territorio e gli elementi teorici che hanno ispirato l'intero processo. La visione progettuale, che emerge con forza dal testo, si articola in una serie di contributi distinti (di Francesco Berni, Paolo Berdini, Francesco Lampone, Ezio Genoves, Marco Peverini, Alessio Mariucci, Maria Rita Gisotti, Giacomo Pizzardi, Matteo Lanfaloni, Alessio Lanfaloni, Cristina La bianca, Serena Galassi, Noemi Dicorato, Elisa Lamesi, Sara Sagramola, Anna Falcinelli, Elena Milite, Mattia Genovesi, Michele Bandini, Marco Novelli, Andrea Cova e Carlo Cianetti) ciascuno dei quali offre un punto di vista diverso sul progetto, arricchendo la comprensione globale dell’iniziativa. Alcuni degli interventi sono legati a riflessioni più tradizionali in ambito urbanistico e paesaggistico, e si concentrano su aspetti come la pianificazione territoriale, la sostenibilità ambientale e il recupero dei paesaggi agricoli. Molti autori prendono come punto di partenza il Piano urbanistico di Assisi, elaborato da Giovanni Astengo tra il 1957 e il 1962. Questo è riconosciuto come un esempio di urbanistica lungimirante, poiché non si concentrava esclusivamente sullo spazio della città compatta, ma riesce a cogliere l'importanza del territorio circostante, individuando una fascia tampone che non fosse solo protezione ma anche demarcazione qualificante. Altri contributi, invece, sono più inusuali e invitano a pensare in modo differente rispetto alle consuete modalità di intervento sul territorio, affrontando temi come la resilienza alle mafie o il benessere. La pluralità di prospettive offerte dal volume include, tra l’altro, la centralità della mobilità dolce come strumento di ricucitura del territorio, la partecipazione come mezzo per incentivare la cittadinanza attiva e la necessità di valorizzare la biodiversità. Non vengono tralasciati nemmeno i temi economici, come la valorizzazione delle filiere locali, e la vocazione, religiosa e non, all'ospitalità di questo territorio. Tutto ciò contribuisce a costruire un quadro poliedrico, utile non solo per l’evoluzione del progetto stesso, ma anche come esempio di approccio alla progettazione che potrebbe essere adottato in contesti simili, in altre città o territori che si trovano a fronteggiare le stesse problematiche legate all’urbanizzazione incontrollata e alla sostenibilità del paesaggio.
Uno degli aspetti più rilevanti del libro è che, pur nella varietà delle riflessioni e delle osservazioni, emerge una tesi comune: quella della necessità di restituire valore agli spazi che oggi vengono visti come "vuoti", ma che invece potrebbero essere rigenerati attraverso un’azione progettuale capace di dare loro nuove funzioni e significati. Questo approccio si inserisce in una più ampia riflessione sulla gestione del territorio e sul recupero di spazi che, spesso, vengono considerati marginali, una riserva per future edificazioni, ma che invece potrebbero costituire un’opportunità per il miglioramento della qualità della vita della comunità insediata e dei visitatori. Questo è particolarmente evidente nel contesto della Piana di Assisi, un’area che ha visto un’espansione edilizia che ha portato alla costruzione sgrammaticata di nuovi edifici e, al contempo, ha comportato una perdita di identità del paesaggio e un impoverimento del legame tra le persone e il territorio.
Il libro si sofferma anche su un punto cruciale: lo sviluppo edilizio, troppo spesso visto come una necessità ineluttabile per la crescita delle città, che si è rivelato, in molte occasioni, un’illusione alimentata da un’idea di progresso che non ha tenuto conto di fattori quali il calo demografico, le crisi economiche e, più recentemente, le difficoltà legate alle pandemie. In questo contesto, il Parco della Piana di Assisi si propone come un’alternativa, un progetto che non cerca di espandere indefinitamente l’edificazione ma che mira a valorizzare ciò che già esiste restituendogli un nuovo senso.
In sintesi, il volume Parco della Piana di Assisi non solo documenta un progetto di grande rilevanza per questo territorio, ma offre anche una riflessione profonda sul futuro delle città e sul ruolo che il paesaggio e la natura possono giocare in una visione più integrata e sostenibile dello sviluppo urbano. La scelta di dedicare il racconto per immagini di Andrea Cova, che arriva subito prima delle conclusioni del volume, non a immagini spettacolari o iconiche ma alla narrazione di una semplicità quotidiana e tangibile risulta particolarmente azzeccata. Il libro rappresenta quindi una risorsa preziosa non solo per chi è interessato a tematiche di progettazione urbana e di ecologia del paesaggio ma anche per chi desidera riflettere su come la partecipazione attiva della comunità e l’approccio integrato possano contribuire a creare una possibile traiettoria di sviluppo futuro dei nostri territori.
Una considerazione finale. Nella mia per ora breve esperienza di assessore alla rigenerazione urbana, mi trovo giornalmente ad affrontare richieste di realizzazione di nuove volumetrie che spesso vengono raccontate come una riduzione del consumo di suolo perché frequentemente riguardano lo spostamento di superficie edificabile da un’area “di decollo” a minor valore economico a una “di atterraggio” più centrale. Il fatto è che si tratta di volumetrie potenziali rese disponibili da un piano regolatore ipertrofico in un contesto in cui la legge regionale non aiuta, con la sua generosa disponibilità di premialità per chi costruisce. Ridurre il consumo di suolo è ben altra cosa. Inoltre, il dover reagire a richieste puntuali, che rappresentano un interesse privato specifico, spesso non permette di agire con un chiaro orizzonte strategico da raggiungere per il benessere collettivo. Sarebbe necessario dotarsi di strumenti come un registro dei crediti edilizi per poter governare pienamente i processi di trasformazione, soprattutto nel caso, come quello rappresentato nel libro, in cui si voglia tutelare il mantenimento di una “cintura verde” intorno alle città e di un censimento aggiornato dell’edificato dismesso, in abbandono o sottoutilizzato, per promuovere reali azioni di rigenerazione e avere delle alternative concrete da proporre a chi, legittimamente, vuole investire nella realizzazione di nuove strutture nel nostro territorio. La sfida di adottare un nuovo sistema di sviluppo, come quello prefigurato in questo volume, è sicuramente ambiziosa e deve scontrarsi con una quotidianità spesa a rispondere a continue sollecitazioni slegate tra loro e non concorrenti a un obiettivo comune. Cionondimeno, una sfida che vale senz’altro la pena di affrontare e che a mio parere verrà vinta con piccoli passi incrementali, molta determinazione e una grande dote di pazienza.
David Grohmann
N.d.C. David Grohmann è ricercatore nell’Università degli Studi di Perugia. Laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e con un dottorato di ricerca in Sviluppo Rurale Sostenibile, attualmente svolge il ruolo di Assessore all’ Ambiente, aree verdi, rigenerazione urbana, bellezza urbana, transizione ecologica, politiche del cibo del Comune di Perugia. Ha diretto per 4 anni il Centro di Ateneo per i Musei Scientifici (CAMS) dell’Università e insegna Progettazione del verde e del paesaggio presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell'Università degli studi di Perugia. I suoi principali interessi di ricerca sono le Soluzioni basate sulla natura, le infrastrutture verdi, l’orticoltura urbana e i processi di partecipazione. Per otto anni ha gestito un progetto di orticoltura urbana collettiva insieme ad alcune associazioni della città. Si occupa di comunicazione della scienza nell’ambito di progetti di Ateneo e internazionali.
I grassetti nel testo sono nostri.
M.P. © RIPRODUZIONE RISERVATA 30 MAGGIO 2025 |
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