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ABITARE IL SEGRETO DEI LUOGHI
Commento al libro di Marco Belpoliti
Giancarlo Consonni
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Nord, Sud, Est e Ovest non sono solo punti cardinali, riferimenti imprescindibili per la definizione delle coordinate geografiche. Soprattutto se tradotti in Settentrione, Meridione, Oriente e Occidente, sono insieme categorie storico-geografiche e fatti esistenziali, a cui ognuno, al solo sentirli nominare, risponde con un coinvolgimento di sé, più o meno accentuato. Se il contrassegno primo è dato dagli elementi naturali (la conformazione del pianeta, la sua collocazione nel sistema solare, il substrato geologico dei paesaggi, il clima, la flora e la fauna, la luce ecc.), un’impronta non trascurabile proviene dalla storia umana; ma, alla fine, a influenzare la percezione e l’immaginario di ognuno entra in campo l’esperienza e la cultura personale.
In Nord Nord (Einaudi, 2025) Marco Belpoliti dà conto, nella forma di un diario epistolare, di uno scavo nel proprio vissuto avendo come obiettivo l’avvicinamento del nucleo misterioso che risponde alla denominazione di Nord (o, se si vuole, di Settentrione). Un nucleo che, in una sorta di bilancio di quanto fin qui vissuto, assume per lui una potente, e insieme arcana, forza gravitazionale.
Il rovesciamento del cannocchiale – partire dalla sfera del sé per arrivare al mondo – è un modo per non naufragare in un orizzonte sterminato. Allo stesso tempo, l’autore sa bene come evitare di cadere in un eloquio egocentrico: parla di sé con il necessario distacco così da far rientrare i propri orientamenti e comportamenti tra gli oggetti dell’esplorazione. In questo modo, il lettore può essere messo di fronte a cose, fatti e individui in carne ed ossa (autore compreso), in una sorta di peregrinazione nello spazio e nel tempo imbastita sulla pagina con l’arte di chi sa come accendere la curiosità e tenere vivo l’interesse. Fare dell’incontro con le persone, dell’indagine sui reperti e dell’esplorazione dei luoghi un’avventura: questo è lo spirito che attraversa il libro.
La peregrinazione passa per quattro stazioni di primaria importanza: Milano (dove Belpoliti abita dalla metà degli anni Novanta), Monza (dove è stato docente per una dozzina d’anni all’Istituto statale d’Arte), Bergamo (dove negli ultimi 25 anni ha insegnato e insegna) e, infine, Mondonico, frazione di Olgiate Molgora, più precisamente una «casa di sassi» dove ha abitato per una dozzina d’anni e che ha continuato a frequentare nel tempo libero. L’edificio, minuziosamente descritto nel libro, è perfettamente inserito nel paesaggio al limitare del bosco che si estende, a settentrione, nel Colle di Brianza sotto il monte San Genesio: un luogo che, nella vita dell’autore e nell’economia di Nord Nord, ha il ruolo di antipolo rispetto al mondo urbano.
Qui, risalendo il torrente Molgora e avendo come guida un attento conoscitore dei luoghi (che risponde al soprannome di Bandana), la perlustrazione può spingersi verso Nord alla ricerca sia dei caratteri geomorfologici e floro-faunistici, sia delle tracce più antiche della presenza umana. Lo scavo nella geografia può farsi scavo nella storia, alla ricerca di radici da cui trarre nutrimento, come a colmare il vuoto e il deserto di senso che la modernità ha prodotto. Ecco allora il rinvenimento, nel bosco, di tracce del culto della «Dea Madre» e di testimonianze sia di insediamenti celtici – Molgora, del resto, è un toponimo celtico che significa «confine» –, sia della frequentazione del luogo da parte dei Templari.
L’indagine, o meglio dire l’ascolto, investe anche la «casa di sassi»: la riscoperta dei Lari (protettori degli abitanti) dei Penati («protettori del padrone di casa, della sua famiglia e dei suoi parenti») e dei Mani («i defunti, gli antenati vissuti [nella casa] nei secoli passati»). L’ascolto è, in tutta evidenza, una sorta di rituale per scoprire i segreti dell’organismo edilizio e insieme indagare il senso dell’abitare e dell’orientarsi nel mondo.
Messi in chiaro, fin dalle prime battute, il punto da cui muove e quello a cui tende la narrazione, l’autore può portare il lettore – verrebbe da dire il lettore che si è fatto le gambe – lungo i sentieri più disparati in cui, a sequenze di ritratti di persone, alterna incursioni nelle sfere della natura e della storia sociale e culturale. Una libertà di movimento che risponde a un’inquietudine interiore – la ricerca, ogni vera ricerca, è anche ricerca di sé e su sé e sulla humana conditio – e il cui farsi narrazione assume il sapore di una sfida. L’autore la supera brillantemente portando dalla sua il lettore – o almeno chi tra i lettori sa tenere il passo –, fino a farne un compagno d’avventura.
Si delinea così la chiave, originalissima, e insieme l’architettura inusuale del volume: dare conto di esplorazioni le più disparate (luoghi, vicende, oggetti, elementi del mondo minerale, vegetale e animale, caratteri etnografici ecc.) e di incontri con persone occorsi in vari periodi della propria vita come se tutto avvenisse in presa diretta. Il lettore è messo di fronte a individui, cose, ambienti e paesaggi in un procedere costellato di divagazioni, ma tenuto insieme da un saldo filo conduttore: la tensione verso il mistero racchiuso nel termine Nord. Nel sapiente dosaggio, emerge il peso dato a figure di donne e uomini che hanno avuto una rilevanza non trascurabile nella vicenda umana e intellettuale dell’autore. L’elenco è cospicuo: a Milano: Marco Comolli, Giulia Niccolai, Mario Dondero, Gabriele Basilico, Vincenzo Consolo, Ferdinando Scianna, Lea Vergine, Enzo Mari, i 5 Ballo (Aldo, Marirosa, Guido, Marina e Francesco) e Umberto Fiori; a Monza: i colleghi all’Istituto d’Arte Narciso Silvestrini, Nanni Valentini e Angiolo Giuseppe Fronzoni; a Bergamo: il collega e rettore dell’Università, Alberto Castoldi; infine, come fuor d’opera, a Roma: Alberto Arbasino (che, mi pare di capire, è, per l’autore, un rifermento per la voracità – la fame di persone e di cose – e l’eloquio travolgente che contraddistingue la sua opera).
Non è il caso, qui, di entrare nei dettagli, persona per persona; ma, per il lettore di Città Bene Comune, possono essere di particolare interesse le pagine su Marco Comolli e le sue illuminazioni su Milano, laddove, con richiamo al volume La cancellazione dei Navigli. Declino di una affabilità urbana (Theoria, 1994), l’architetto milanese mette in luce l’essere Milano una città segnata dalla «terragnità» e, insieme, una città d’acque con un abitato storicamente improntato all’affabilità (carattere, peraltro, già rilevato da Alberto Savinio in Ascolto il tuo cuore città, 1944). Un tratto, questo dell’affabilità – viene da aggiungere –, di cui si è fatto scempio prima negli anni del fascismo e poi nel dopoguerra, con una impennata furibonda negli ultimi due decenni.
Belpoliti è un notevole ritrattista (si capisce la sua passione per un gigante della pittura come Lorenzo Lotto). Alle sue “gallerie” di ritratti eseguiti con le parole fanno da contrappunto le incursioni nella storia naturale e in quella civile, a cui si è fatto cenno. Una modalità narrativa che risponde a una tecnica da pescatore: un gettare reti nella speranza di catturare il pesce più ambito, ovvero qualche scoperta, o quantomeno un indizio, che aiuti ad avvicinare i connotati e il senso profondo in cui è avvolto quella polarità che risponde al nome di Nord.
L’ampiezza delle reti è tale che lascia stupefatti. Oltre a quanto fin qui rammentato, vengono ‘pescati’: uno Stendhal pressoché sconosciuto e le sue incursioni nell’alta Brianza (una terra, ora devastata, ma che, come ha scritto Carlo Emilio Gadda, «aveva conosciuto il cammino delle Grazie»); la casa di Longone della famiglia Gadda; la Corona Ferrea di Monza (a dipanare «uno dei tanti misteri in cui si ingarbuglia la nostra stessa storia», p. 180); il transito dei Lanzichenecchi; Arlecchino, la maschera per eccellenza di Bergamo, indagata come chiave che può svelare tratti di un ethnos. Per non dire delle incursioni gastronomiche (il merluzzo), botaniche (le erbe erranti e clandestine a Chiasso), zoologiche (coccinelle, pipistrelli, corvi, vermi, lombrichi ecc.) e la “scoperta” geografica che chiude a sorpresa la “spedizione” (come per i romanzi gialli, la lascio al lettore).
Il gettare le reti, in questo libro, è quasi più importante – e affascinante – che non il tirarle in barca. Vengono in mente i famosi versi di Antonio Machado «[…] caminante, no hay camino,/ se hace camino al andar».
Ed anche si fanno avanti le rappresentazioni in cui la pittura ha messo in scena la figura umana a diretto contatto con ambienti selvaggi. Un tema caro, fra gli altri a Leonardo: si pensi alla Vergine delle Rocce (1483-1486, al Louvre) dove viene rappresentato un paesaggio che sembra reinterpretare luoghi del corso medio dell’Adda non lontani da quelli esplorati con insistenza da Belpoliti. E dove la composizione d’insieme sembra porre a confronto due madri: la Madre dell’Uomo e Madre Natura, carica di dolcezza, intimità e cura la prima; burbera, quando non ostile, la seconda. Caratteri opposti – e due tipi di bellezza – che, alla fine, nella restituzione leonardesca, appaiono riconciliati nel segno dell’ospitalità.
Anche l’autore di Nord Nord si misura con gli aspetti arcigni e inquietanti – o semplicemente indifferenti – della natura, come a indagare diversità e a cercare un ricongiungimento. Ma in questa tensione si insinua un sentimento del vivere che, per un verso, ha ben presente la morte (una presenza carsica che nel libro viene qua e là in superficie) e, per altro verso, evoca il Vanitas vanitatum.
Giancarlo Consonni
N.d.C. - Giancarlo Consonni, professore emerito di Urbanistica del Politecnico di Milano, dirige l'Archivio Piero Bottoni che ha contribuito a fondare.
Tra i suoi libri: L'internità dell'esterno. Scritti su l'abitare e il costruire (Clup, 1989); con L. Meneghetti e G. Tonon (a cura di), Piero Bottoni. Opera completa (Fabbri, 1990); Addomesticare la città (Tranchida, 1994); Dalla radura alla rete. Inutilità e necessità della città (Unicopli, 2000); con G. Tonon, Il «lapis zanzaresco» di Pepin. Giuseppe Terragni prima del progetto (Ronca, 2004) e Terragni inedito (Ronca, 2006); La difficile arte. Fare città nell'era della metropoli (Maggioli, 2008); La bellezza civile (Maggioli, 2013; Éditions Conférence, 2021); Urbanità e bellezza. Una crisi di civiltà (Solfanelli, 2016), La forma della convivialità. I tavoli ellittici di Piero Bottoni (La Vita Felice, 2018), Il design prima del design. Piero Bottoni e la produzione dei mobili in serie in anticipo sulla società dei consumi (La Vita Felice, 2023); Non si salva il pianeta se non si salvano le città (Quodlibet, 2024).
Tra i molti saggi sulla metropoli milanese: (con G. Tonon) La terra degli ossimori. Caratteri del territorio e del paesaggio della Lombardia contemporanea, in Aa. Vv., Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi. La Lombardia, a cura di D. Bigazzi e M. Meriggi, Einaudi, Torino 2001, pp. 51-187; (con G. Tonon) Milano, la questione metropolitana, in «Archivio Storico Lombardo», dicembre 2020, pp. 41-65; Milano 1923-1963. Tre guerre contro la misura dialogica, in «ACME. Annali della Facoltà di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Milano», Vol. LXXIII, 2/2020, pp. 173-198.
Tra gli scritti sulla cultura architettonica e urbanistica e sulle questioni insediative: G. Consonni, Conférence à Milan, in Marida Talamona (a cura di), L’Italie de Le Corbusier, XVe Rencontres de la Fondation Le Corbusier, Editons de La Villette, Paris 2010, pp. 188-199; G. Consonni, Le Corbusier: rivoluzionario, sublime, antiurbano, Ogni uomo è tutti gli uomini, Bologna 2012; Tra Cartesio e Vico. La contraddizione dei razionalisti italiani, in Aa. Vv., Architettura e realismo. Per una nozione operativa di realismo: espressione critica e impegno civile, a cura di Gentucca Canella e Elvio Manganaro, Maggioli, Santarcangelo di Romagna 2015, pp. 104-135; «Una cultura che esige molto». Colloquio immaginario con Carlo De Carli sul rinnovamento della Facoltà di Architettura di Milano, in Aa. Vv., Carlo De Carli 1910-1999. Lo spazio primario, a cura di Roberto Rizzi, Angeli, Milano 2016, pp. 68-87; Edoardo Persico: le contraddizioni della modernità, in «Strumenti critici», a. XXXII, n. 3, settembre 2017, pp. 385-398; (con G. Tonon), Architettura e natura, in «Rivista di psicologia analitica», numero monografico su Umana natura, a cura di Barbara Maximilla e Clementina Pavoni, n.s., n. 52, vol. 104/2022, pp. 119-130; Abitanti, ovvero tessitori di urbanità, in «Gli Asini», n. 101, 2022, pp. 18-22; Ridisegnare Milano, in «Doppiozero», 10 settembre 2025. http://www.doppiozero.com/ridisegnare-milano
Ha pubblicato sette raccolte di poesia presso gli editori Scheiwiller ed Einaudi. L’opera pittorica è documentata in Ritmi e soglie (2018), Sognando la Liguria. 1994-1998 (2019); Stagioni. 1980-1998(2021), Luoghi e paesaggi. 1961-2021(2021), Nel blu. Collage 2013 (2022), Nel grigio. Collage 2016(2022), L’uccello di fuoco. Ascoltando Stavinskij. 1995-1996 (2022), Omaggio a Erik Satie, 1998 (2022), Ascoltando Bach. Collages 2016-2022 (2022), Apparenze e graffiti, 1982-2001 (2024), Incantamenti. 1991-1998 (2024), Textures e paesaggi. Collages 1975-2022 (2025), Tarsie e altri collages 2000-2024 (2025), Studi per arazzi. Collages 2003 (2025), editi da La Vita Felice.
Per Città Bene Comune ha scritto: Un pensiero argomentante, dialogico, sincretico, operante (2 giugno 2016); Museo e paesaggio: un'alleanza da rinsaldare (13 gennaio 2017); Coscienza dei contesti come prospettiva civile (9 febbraio 2018); In Italia c'è una questione urbanistica? (15 giugno 2018); Le ipocrisie della modernità (23 novembre 2018);La rivincita del luogo (25 luglio 2019); Le pratiche informali salveranno le città? (15 novembre 2019); Città: come rinnovarne l’eredità (20 novembre 2020); La coscienza di luogo necessaria per abitare (12 marzo 2021); Il passato come risorsa del progetto (10 settembre 2021); La bellezza come modo di intendersi (7 gennaio 2022), Una città visionaria per catturare l’incanto (7 luglio 2022); La parola come abito morale (30 settembre 2022); Roma: il possibile riscatto (28 giugno 2024); Milano: fare della storia una speranza (14 marzo 2025).
Sui libri di Giancarlo Consonni, in questa rubrica: Pierluigi Panza, Se etica ed estetica non si incontrano più (16 dicembre 2016); Paolo Pileri, Se la bellezza delle città ci interpella (10 febbraio 2017); Vezio De Lucia, Crisi dell’urbanistica, crisi di civiltà (18 maggio 2017); Andrea Villani, L’ardua speranza di una magnificenza civile (15 dicembre 2017); Rita Capurro, La cultura per la vitalità dei luoghi urbani (23 gennaio 2018); Francesco Erbani, Casa e urbanità, elementi del diritto alla città (15 gennaio 2021); Imma Forino, Una casa (e un arredo) per tutti (23 febbraio 2024); Silvano Tagliagambe, Salvare le città: una questione politica (27 settembre 2024); Agostino Petrillo, La bellezza salverà le città? (22 novembre 2024); Daniele Vannetiello, Un ponte tra le generazioni (13 giugno 2025). N.B. I grassetti nel testo sono nostri
R.R. © RIPRODUZIONE RISERVATA 18 SETTEMBRE 2025 |
CITTÀ BENE COMUNE
Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali
prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano
ideazione e direzione scientifica (dal 2013): Renzo Riboldazzi
direttore responsabile (dal 2024): Annamaria Abbate
comitato editoriale (dal 2013): Elena Bertani, Oriana Codispoti; (dal 2024): Gilda Berruti, Luca Bottini, Chiara Nifosì, Marco Peverini, Roberta Pitino; (dal 2025) Monica Bernardi, Letizia Konderak, Franco Vaio, Bruna Vendemmia
comitato scientifico (dal 2022): Giandomenico Amendola, Arnaldo Bagnasco, Alessandro Balducci, Angela Barbanente, Cristina Bianchetti, Donatella Calabi, Giancarlo Consonni, Maria Antonietta Crippa, Giuseppe De Luca, Giuseppe Dematteis, Francesco Indovina, Alfredo Mela, Raffaele Milani, Francesco Domenico Moccia, Giampaolo Nuvolati, Carlo Olmo, Pier Carlo Palermo, Gabriele Pasqui, Rosario Pavia, Laura Ricci, Enzo Scandurra, Silvano Tagliagambe, Michele Talia, Maurizio Tira, Massimo Venturi Ferriolo, Guido Zucconi
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M. Agostinelli, Salvare il suolo (anche dalle rinnovabili), commento a: P. Pileri, Dalla parte del suolo (Laterza, 2024)
E. Scandurra, L'umanità è nei luoghi, commento a: Lettere d’amore dalla via Appia (Gangemi, 2024)
L. Trentin, Conservare gli avanzi, senza dimenticarli, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)
M. Russo, Urbanistica: una disciplina da riscoprire, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)
A. Mazzette, Turismo urbano? Anche troppo, commento a: G, Amendola, Il turista e la città (Mario Adda Editore, 2025)
L. Bottini, Anche lo spazio parla, ascoltiamolo, commento a: A. Mela, E. Battaglini e A. Laura Palazzo, La società e lo spazio (Carocci, 2024)
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P. C. Palermo, Cammei di urbanistica, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)
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