Enzo Scandurra  
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L'UMANITÀ È NEI LUOGHI


Commento al libro di Rita Paris



Enzo Scandurra


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Una intensa e tormentata storia d’amore sbuca, per incanto, dal cuore della via più famosa al mondo, la Regina Viarum. È la mattina del 4 febbraio 1999 quando, durante i tradizionali lavori di scavo sull’Appia Antica, compaiono le lettere, perfettamente conservate, dei due protagonisti di questa vicenda: Ugo e Letizia, la cui corrispondenza è affidata a due tubuli di piombo sepolti tra le tante testimonianze del passato che vengono riportate alla luce. Una scoperta sorprendente, certamente insolita per l’archeologo abituato al ritrovamento di ben più antichi reperti. Desta, da subito, sorpresa e commozione quello scambio epistolare tra i due amanti che si sviluppa nel corso di due anni: dal 1926 al 1928. A parlarcene, col rispetto che merita la storia e con commozione, è Rita Paris, nota archeologa romana e direttore dell’Appia Antica per oltre 20 anni. Lo fa in un libro intitolato: Lettere d’amore dalla via Appia (Gangemi, 2024). Un testo che racconta quanto le identità dei luoghi siano complesse, rimandino a un passato lontano e a momenti venuti dopo nel tempo, soprattutto contemporaneamente personali e universali.

Perché questo ritrovamento inaspettato, tra tante e ben più importanti storiche testimonianze reperite su questa antica strada, suscita la commozione dell’Archeologa fino al punto da rendere pubblica questa corrispondenza tra i due amanti? È «trascorso del tempo – dice nell’Introduzione Rita Paris – altri progetti richiedevano la priorità, ma ho conservato con convinzione questo impegno, con riguardo per la storia e nella consapevolezza che avrei dovuto renderla nota con il rispetto che merita e l’attenzione propria della mia formazione di archeologa, cercando nei pochi archivi disponibili di reperire conferme e aggiungere un po’ di realtà a quello che descrivevano i documenti restituiti. Non volevo scrivere – aggiunge – un libro sulle lettere, volevo pubblicare le lettere e il lavoro di ricerca svolto» (p. 15).

Così inizia un attento lavoro sugli archivi per risalire all’identità dei due protagonisti che, per il rispetto dovuto loro, verranno, nel libro, chiamati sono per nome: Ugo e Letizia. Della loro identità si conosce solo quella del personaggio maschile. Sposato con due figli ha partecipato alla Grande Guerra, fino ad avere il grado di Maggiore. Più volte ferito, dimesso la seconda volta dall’ospedale è posto in congedo perché riconosciuto permanentemente inabile al servizio militare. Lavora alle Ferrovie dello Stato. A dividere con lui la stessa stanza di lavoro è l’altra protagonista della vicenda: Letizia col ruolo di segretaria o assistente. Si danno del “Lei”, distanza formale richiesta dai protocolli dell’epoca, ma forse anche per il carattere contenuto e rispettoso di entrambi, sotto il quale si nasconde una grande passione.

Questa tragica storia d’amore, testimone di delicatezza di sentimenti e di rispetto umano, si impone come uno spaccato di luce e di potente bellezza in una Roma che assiste all’alba del Fascismo e che, con il delitto Matteotti (1924), annuncia la sua funesta ferocia. Tuttavia, nelle lettere non verrà mai fatto riferimento alcuno a questo tragico sfondo. Come se l’amore tra i due amanti appartenesse ad un’altra dimensione, come se volesse essere protetto da ogni intemperia esterna.

Non possono vivere una relazione (Ugo è sposato con due figli) ma nemmeno possono separarsi per quel poco che il destino ha riservato loro, come, afferma Ugo in una delle lettere, «due naufraghi avvinti l’uno all’altro» (p. 38). Una situazione disperata senza vie d’uscita, senza speranza se non la consolazione di essere entrambi arsi dal sentimento d’amore: «Ma io, e come me altri nei miei panni, non debbo dare ascolto alla voce della tua bellezza, che pure è possente, per non incamminarci – scrive Ugo – sulla strada che non potremmo percorrere con dignità e rispetto di noi stessi» (p. 127). «Io – aggiunge – ho nella memoria e nell’anima ogni istante di quel pomeriggio primaverile, come rimangono nella memoria e nell’anima certi istanti della vita che sembrano tracciare il nostro destino. Ricordo Piazza Farnese. Eravamo ormai lontani dalla folla e dal tumulto ma nel mio cuore era un tumulto ben più possente e incessante» (p. 20). I luoghi dove la storia avviene, in sostanza, esistono e sono concreti. Ne sono il contenitore, ma restano in qualche modo un semplice scenario di sentimenti assai più forti. La difficoltà di coglierli – quella che quanti si occupano del progetto dello spazio urbano conoscono bene – sta anche in questo, in una ricerca continua che non ha fine e, forse, poche speranze.

Ugo nella sua innocente onestà, confiderà alla moglie, quasi da subito, quei sentimenti nutriti per la sua collega e amica, ma sempre nelle sue lettere sarà rispettoso della sua condizione e di quella dell’amante: «Come potrei aver infine mai pensato ch’Ella concepisse alcuna speranza né vicina né lontana se io stesso, giuro, mai l’ho concepita? La fiamma – scrive – che ci ha arso è apparsa sempre ad ambedue, ignaro l’uno dell’altro, fiamma di sacrificio e di martirio» (p. 30). Limitandosi a godere della sua presenza, degli sguardi scambiati, delle poche passeggiate fatte insieme in una città che ai loro occhi di innamorati doveva sembrare un semplice sfondo sul quale fissare i rispettivi sentimenti. «Io ho goduto in quegli istanti il più puro amore che sia concesso di godere ad uomo – scrive Ugo –; essere vicino all’oggetto del suo più ardente desiderio e vederlo con gli occhi dello spirito così in alto così incontaminabile da non parere più cosa terrena, vederne risplendere l’anima in tutta la sua divina bellezza» (p. 20).

Non conosciamo le lettere che Letizia ha inviato a Ugo, perché quest’ultimo non le ha affidate, come le proprie, alla “bottiglia gettata nel mare” dell’appia Antica, ma dalle sue si intuisce l’amore ricambiato con la stessa tenerezza dalla donna che deciderà infine di lasciare l’ufficio per svolgere un nuovo lavoro. Né sappiamo perché Ugo abbia intenzionalmente affidato ai posteri la conoscenza di questa relazione segreta, se non, forse, per conferire immortalità, e non oblio, ad una storia personale importante; renderla pubblica come avrebbe voluto se le circostanze e le contingenze di una Storia più grande lo avesse reso possibile.

I due amanti si vedranno per l’ultima volta a Pisa. Ugo le chiede di portare con sé le lettere che lui le ha spedito per rendergliele «giacché immagino che non potrai conservarle» (p. 128).«Comunque io pensi, comunque io agisca, in fondo ad ogni pensiero, ad ogni mia azione ti ritrovo, ora amica, ora nemica, non importa, ma te, e sempre te, ritrovo come l’aria stessa che mi circonda e mi fa vivere. Questa è la verità che si chiama, purtroppo per noi, amore» (p. 125).

Credo ci sia da essere sommamente grati a Rita Paris, al di là dei suoi ben noti meriti di archeologa, per averci resa nota una storia d’amore che, in questi tempi di ferocia collettiva e odio, ci restituisce la sensazione di essere ancora umani. Un’umanità che, a saperla scovare, pervade tutti i luoghi.

Enzo Scandurra

 

 

N.d.C. - Enzo Scandurra, saggista, scrittore, già professore ordinario di Tecnica e Pianificazione urbanistica, ha insegnato Sviluppo Sostenibile per l'Ambiente e il Territorio all'Università La Sapienza di Roma. Nello stesso ateneo è stato direttore del Dipartimento di Architettura e Urbanistica e coordinatore del Dottorato di Ricerca in Ingegneria per l'Architettura e l'Urbanistica. È tra i soci fondatori della Società dei Territorialisti/e onlus, membro del comitato scientifico della rivista “Luoghi comuni” e collabora a "il manifesto".

Tra i suoi ultimi libri: Vite periferiche (Ediesse, 2012); con Giovanni Attili (a cura di), Il pianeta degli urbanisti e dintorni (DeriveApprodi, 2012); con Giovanni Attili, Pratiche di trasformazione dell'urbano (FrancoAngeli, 2013);Recinti urbani. Roma e luoghi dell'abitare (Manifestolibri, 2014); con Ilaria Agostini, Giovanni Attili, Lidia Decandia, La città e l'accoglienza (manifestolibri, 2017); Fuori squadra (Castelvecchi, 2017); con Ilaria Agostini,Miserie e splendori dell'urbanistica (DeriveApprodi, 2018); Exit Roma (Castelvecchi, 2019), La disgrazia (Castelvecchi, 2020); con Ilaria Agostini e Giovanni Attili, Biosfera, l'ambiente che abitiamo. Crisi climatica e neoliberismo (DeriveApprodi, 2020); con Tiziana Drago, a cura di, Contronarrazioni. Per una critica sociale delle narrazioni tossiche (Castelvecchi, 2021); con Piero Bevilacqua, a cura di, Roma. Un progetto per la capitale (Castelvecchi, 2021); La svolta ecologica. Ultima chance per il pianeta e noi (DeriveApprodi, 2022); Roma. O dell’insostenibile modernità (MachinaLibro, 2024),

Per Città Bene Comune ha scritto: La strada che parla (26 maggio 2017); Dall'Emilia il colpo di grazia all'urbanistica (19 ottobre 2017); Periferie oggi, tra disuguaglianza e creatività (18 ottobre 2019); Nel passato c’è il futuro di borghi e comunità (5 marzo 2021); Roma, e se non capitasse niente? (16 luglio 2021); Il territorio non è una merce (25 marzo 2022); Dalle aree interne un’inedita modernità (20 giugno 2023); Roma, scenografia urbana e vita quotidiana (25 ottobre 2024); Un grido di dolore (e di amore) per Roma (7 marzo 2025).

Sui libri di Enzo Scandurra, v. i commenti di: Giancarlo Consonni, In Italia c’è una questione urbanistica? (15 giugno 2018); Francesco Indovina, Non tutte le colpe sono dell’urbanistica (14 settembre 2018); Renzo Riboldazzi,Agostini e Scandurra a Città Bene Comune. Le ragioni di un incontro (3 maggio 2019); Carlo Cellamare, Roma tra finzione e realtà (18 luglio 2019); Graziella Tonon, Città: il disinteresse dell’urbanistica (11 ottobre 2019); Mario Agostinelli, Più ecologia, meno disuguaglianze (18 novembre 2022); Giancarlo Consonni, Roma: il possibile riscatto (28 giugno 2024).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 

 


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12 SETTEMBRE 2025

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L. Bottini, Anche lo spazio parla, ascoltiamolo, commento a: A. Mela, E. Battaglini e A. Laura Palazzo, La società e lo spazio (Carocci, 2024)

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G. L. Brunetti, L'architettura di Varese, una galassia, commento a: L. Crespi (a cura di), Atlante delle architetture e dei paesaggi dal 1945 a oggi in provincia di Varese (Silvana Editoriale, 2023)

R. Pavia, Imparare col corpo, viaggiando, commento a: R. Secchi, Itinerari dello sguardo in architettura (TAB edizioni, 2024)

B. Bottero, La difficile costruzione del quotidiano, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. C. Palermo, Cammei di urbanistica, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

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P. Vitillo, Abilitare le antinomie del piano, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

W. Tocci, Elogio dell'Urbanistica, un ritorno ai classici per continuare a riflettere (intervento al congresso INU 2025)

A. Delera, Troppo vecchi per capire?, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

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D. Vannetiello, Un ponte tra le generazioni, commento a: G. Consonni, Non si salva il pianeta se non si salvano le città (Quodlibet, 2024)

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D. Grohmann, Una difesa attiva del suolo, commento a: F. Berni (a cura di), Parco della Piana di Assisi (Assisi Mia Ed. 2024)

F. Collotti, Contro la città usa e getta, commento a: V. Magnago Lampugnani, Contro la città usa e getta sostenibile (Bollati Boringhieri, 2024)

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