Francesco de Agostini  
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L'EMPATIA NELLA CASSETTA DEGLI ATTREZZI


Commento al libro di Mario Cucinella



Francesco de Agostini


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Questo libro – Città foresta umana. L’empatia ci aiuta a progettare di Mario Cucinella con Serena Uccello (Einaudi, 2024) – è tanti libri insieme. Da una parte summa di quanto fin qui fatto da Mario Cucinella e il suo studio, dall’altra è un libro universale perché contiene riferimenti, storie, opere e obbiettivi che questo architetto cosmopolita e il suo lavoro incarnano: una sorta di Atlante, nel senso di guida, mappa, su e attraverso cui tracciare una rotta per condurci auspicabilmente verso un futuro possibile perché sostenibile, del resto l’unico che ci è dato di avere su questa terra. Mica acqua.

Questo carattere universale deriva in parte dall’essere un libro di formazione, in cui si trovano le esperienze del giovane Cucinella alle prese con lo studio, lo spazio, le persone, e con essi le sensazioni che tutto questo sedimenta a formare la coscienza dell’uomo. Il prendersi cura con sensibilità e passione, le letture di umanisti di cui cita Auster o Pirsig, coabitano con concetti complessi e quasi astratti della scienza. Scritto con un linguaggio privo di tecnicismi – per quanto si addentri in spiegazioni approfondite di principi sia botanici che termodinamici – oltre a descrivere le molteplici soluzioni architettoniche di questo suo già lungo viaggio, il libro ci porta più in generale a comprendere con qualche grado di consapevolezza in più perché il nostro pianeta abbia bisogno di maggior attenzione se vogliamo che continui ad ospitarci.

Un libro orale – passatemi il paradosso – nel senso che scorre come in un dialogo, fin quasi una confidenza tra amici, pur non avendone la forma. E tali appaiono, in occasione della presentazione del libro presso il suo studio e di cui racconterò più avanti, Cucinella e Serena Uccello, coautrice del libro, che comunque deve aver avuto il suo bel da fare per raccogliere il fiume in piena dei racconti di Cucinella e sintetizzare il tutto in un classico tascabile Einaudi da 200 pagine. Una forma di linguaggio evidentemente cercata e voluta, strumentale a descrivere e trasmettere l’intelligenza che regola il rapporto tra natura e ambiente, così come tra gli uomini che sanno ascoltarsi: l’empatia. Lo stesso, in modo complementare, che può dirsi per i disegni che introducono i dieci capitoli di cui si compone il libro, in cui traspare con immediatezza il legame tra natura – nelle più varie accezioni botanica, biologica, climatica – e progetto.

Cucinella ci accompagna alla scoperta del processo che il progetto compie per essere concepito, sviluppato e se va bene – dei tantissimi concorsi fatti dallo studio solo il 20% va a buon fine – infine realizzato. Tale processo è funzionale a descrivere il ruolo infine politico dell’Architettura, poiché la capacità dell’uomo di gestire in modo appropriato la transizione ecologica è intrinseca alla capacità di disegnare la città contemporanea –ovvero il bene comune. E qui, oltre che entrare nel merito, numeri alla mano, si sofferma sulla responsabilità di ognuno, nessuno escluso. L’empatia è necessaria dunque non solo per progettare, come Cucinella ci racconta nel libro e attraverso gli esiti del suo mestiere, ma più in generale per vivere in armonia con la terra, come capiremo più avanti.

 

Ho assistito alla presentazione del libro a novembre, in occasione di BookCity presso lo studio Mario Cucinella Architects di Milano. In quei giorni sui quotidiani veniva raccontato come a conclusione della “19°Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici” COP29 di Baku, fosse prevalsa una posizione di rendita degli stati sopra-sviluppati affermata mediante l’acquisto a suon di milioni di quote di carbonio dai paesi sotto-sviluppati. Ciò evidentemente a discapito di azioni di più concrete come la dismissione di impianti, garantendosi così la possibilità di continuare a consumare in casa loro e ritardando, se non già contraddicendo nei fatti, gli impegni sottoscritti a Parigi nel 2015 – oltre che l’opportunità di più rapido sviluppo industriale dei paesi più poveri.

Negli stessi giorni nelle pagine nazionali ricorreva la notizia dei dieci anni di vita del Bosco Verticale. Un edificio, anzi due, diventati simbolo mediatico dell’eventificio Milano che, a detta del suo autore, “ha reso reale l’impossibile”. Una immagine che a oggi racconta poter vantare oltre duecento imitazioni nel mondo. Insomma, meglio della settimana enigmistica (la battuta purtroppo non è mia). Del resto Bookcity, insieme a Pianocity, Greencity e altri fortunati eventi ispirati al Fuori Salone, sono iniziative nate nel 2012 sotto l’egida creativa dell’allora Assessore alla Cultura del Comune di Milano, finite a connotare l’immagine di Milano città viva e socialmente coinvolta: proprio quanto ben rappresenta Lucia Tozzi ne L'invenzione di Milano. Culto della comunicazione e politiche urbane del 2023 e citato dallo stesso Cucinella, fragile facciata di un sistema in cui troppo spesso la rigenerazione è intesa come business.

Con gli autori, in veste di discussant Silvia Botti, già coordinatrice dello staff dell’assessorato alla Cultura, Moda e Design del Comune di Milano proprio nel 2012 e oggi, oltre che direttrice della One Works Foundation (costola dell’omonima società di progettazione ndr), è presente a questo evento in quanto coordinatrice del nuovo format di Bookcity intitolato al Progetto, dedicato appunto all’architettura. Un successo, afferma. La serata scorre lieve, attraverso domande che danno rilievo al titolo, alle comuni origini palermitane degli autori, al successo dello studio, oltre che al firma-libro finale. Nel leggere il libro invece, le varie coincidenze cui fin qui ho fatto cenno mi sono apparse rappresentare plasticamente proprio quella realtà insita nelle pieghe della comunicazione spesso forviante cui siamo soggetti tutti i giorni nel sentir parlare di rigenerazione. Diversamente, in questo libro si affronta la questione con sguardo diritto, spiegando attraverso esempi pratici e qualche numero come la condizione contemporanea in cui per molti aspetti langue la transizione ecologica non possa essere affatto tirata per le lunghe. Perché se affrontata demagogicamente, il rischio è far peggio che niente: “Il parossismo consumistico-costruttivo fine a sé stesso e alle logiche speculative” (p.11) che fa credere ad esempio che la soluzione sia piantare milioni di alberi, non è altro che una scorciatoia retorica. Certo che servono, ma anche se si saturasse tutto lo spazio disponibile sulla terra per farlo arriveremmo a dare neanche 1/10 della soluzione, in termini di consumo di CO2. Per questo l’urgenza è prima di tutto culturale, affinché avvenga a livello globale l’auspicato passaggio dalla storia breve dell’Antropocene al nuovo prevalere del Biocene, modello di riferimento millenario dell’ecosistema naturale. Una passeggiata: “passare dal paradigma del consumo e del profitto a quello del bene comune” (p.17), come dire.

 

Il futuro è un viaggio nel passato, titola il precedente libro di Cucinella edito da Quodlibet nel 2022. Un viaggio attraverso dieci esempi di architettura costruiti in tempi e luoghi molto diversi tra loro in giro per il mondo, in cui emerge il rapporto profondamente empatico con la natura, fondato sulla capacità e sensibilità di chi li ha realizzati ad interpretare i luoghi e il clima che gli appartiene, magari attraverso processi di messa a punto durati secoli. Tali esempi che spaziano nella storia appaiono di una attualità straordinaria per i contenuti innovativi nell’utilizzo delle risorse locali e rappresentano a meraviglia il processo empatico da ricostruire nel rapporto coi luoghi, di cui Cucinella è strenuo continuatore. Il loro racconto è anche un pretesto per mostrare come dovrebbe essere insegnata la storia agli architetti, in senso pratico, ovvero non tanto esercizio mnemonico o nozionistico, quanto orientato a capire a cosa servono gli edifici, come funzionano e cosa hanno aggiunto alla scienza del costruire nel corso dei secoli, quando l’arte di abitare era un valore diffuso e la tecnologia non aveva ancora spezzato il ponte con la storia.

Proprio per questo il ragionamento non coinvolge solo gli architetti, ma ha un valore di riscoperta universale, poiché abitare è un’arte che più o meno consapevolmente esercitiamo tutti. In questo senso mi ha entusiasmato veder citate la ricerca della qualità di Pirsig o di Auden, cui giungono per vie diverse ma entrambi attraverso il prendersi cura disinteressato, proprio come il maestro zen arriva a centrare con l’arco il bersaglio ad occhi chiusi, espressione cardinale di empatia tutt’altro che mistica. Come il marinaio capace di trovare il vento dove altri non vedono nemmeno una piccola increspatura sull’acqua. Non è solo o tanto espressione di un talento, o di un sesto senso, l’empatia come ogni forma di intelligenza e conoscenza è ostinazione, studio, molto studio, applicazione, esercizio disinteressato, ovvero appassionato, e come ogni processo, perché no, a volte fallibile.

Lo studio MCA sin dagli anni 90 è stato tra i primi ad introdurre in modo scientifico e con adeguata strumentazione tecnica analisi ambientali ed energetiche nella progettazione degli edifici, avvalendosi al proprio interno di una sezione dedicata alla ricerca e sviluppo, con obbiettivi che oggi si direbbero di tipo NZERB – Nearly Zero Energy Building, possibili attraverso l’ottimizzazione d’uso delle risorse naturali disponibili localmente, sia in termini fisici – attraverso ad esempio geotermia, acqua di falda, fotovoltaico, orientamento e ombreggiatura- che metaforici, attraverso la forma e le sue implicazioni fisiche. Cucinella ci sembra dimostrare la sua migliore attitudine proprio in questo esercizio di lettura dei luoghi e della natura che li connota, da cui trarre le risposte per il progetto. Un buon esempio in tal senso raccontato nel libro è il recente progetto di concorso per il campus di Ben Guerir in Marocco, che trova ragioni e forma nel ferocactus, la cui forma e consistenza permettono di ottimizzare le condizioni in cui cresce: il deserto. Composto da foglie collocate a raggiera che hanno spigolo esposto al sole ma facce sempre all’ombra, a costituire un sistema di ventilazione naturale, è una sfera schiacciata su cui si posa l’acqua di condensa dell’aria provocato dal brusco cambiamento di temperatura tra il giorno e la notte, che le spine di cui è copiosamente ricoperto convogliano all’interno della pianta. L’edificio proposto per il campus è concepito attraverso gli stessi principi: un impianto circolare e una pelle di terracotta che avrà lo stesso effetto di assorbimento dell’umidità notturna, ma che allo stesso tempo ombreggia le finestre e contiene un’oasi verde che trova le risorse nel suo funzionamento, ovvero attraverso il trattamento delle acque grigie accumulate e depurate.

Tuttavia appare meno convincente in altri interventi a scala urbana, uno su tutti la realizzazione di SeiMilano, proposto come modello di città giardino per il futuro della città in cui è affiancato da Michel Desvigne per la progettazione del verde. Un intervento che si insedia su una ex discarica che ha saturato una cava con oltre 1.800.000 metri cubi di rifiuti e la cui vicenda ha attraversato quasi venti anni dell’urbanistica milanese. La bonifica integrale, inizialmente richiesta dagli organi competenti – Comune, Asl, Arpa, Provincia – finisce per questioni di costo a limitarsi alla messa in sicurezza e la promessa di decennale monitoraggio dei gas e delle falde. Fino ad arrivare al masterplan del 2018 in cui si giunge al compromesso di una parziale rimozione di parte dei terreni potenzialmente contaminati. Nel 2020 iniziano i lavori di costruzione del progetto, nel frattempo raddoppiato nelle volumetrie poiché è arrivata la Metropolitana e il PGT impone indici edificatori doppi al suo intorno: complessivamente, il progetto porterà nel quartiere oltre mille residenze in edilizia libera e convenzionata per 90.000mq di slp, 30.000mq di uffici e circa 10.000mq di funzioni commerciali. Un masterplan che si densifica lungo il perimetro dell’area verde, a costituire una sorta di boulevard pedonale su cui affacciano torri di oltre 10/12 piani e palazzine residenziali, che molto probabilmente sono sfuggite alla progettazione diretta dello studio, e che tradisce le intenzioni dichiarate di creare quel rapporto di vicinato scritto nella memoria della nostra adolescenza. Viceversa, appare forse più prossimo a quel ritorno “del parossismo consumistico-costruttivo fine a sé stesso e a logiche speculative” denunciate nel primo capitolo del libro.

Le città sono organismi difficili. La ricerca naturalmente rimane aperta, la partita del futuro saranno le città, dove nel 2050 vivrà il 70% dei quasi 10 miliardi di persone che abiteranno il pianeta: gli errori possono diventare lezioni preziose, se prevarrà davvero il senso di responsabilità collettiva e cura per il bene comune.

Francesco de Agostini

 

 

N.d.C. - Con Giancarlo De Carlo dal 1992, di cui è stato associato fino al 2005, Francesco de Agostini si è occupato di numerosi progetti dello studio, specie nel campo del restauro architettonico e urbano: Pesaro, Urbino, Venezia, Siena, Recanati, Colletta di Castelbianco (SV). Nel 2005 ha aperto il proprio studio. All’attività professionale, prevalentemente orientata al recupero, restauro e costruzione sul costruito, ha affiancato la partecipazione a numerosi concorsi.

Parallelamente Dal 2007 a maggio 2017 è stato capo redattore del sito dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Milano, per cui ha ideato diverse sezioni di studio dedicate alle trasformazioni territoriali della città metropolitana. Dal 2017 è parte attiva dell’Ilaud, International Laboratory of Architecture and Urban Design, fondato nel 1976 da Giancarlo De Carlo e oggi diretto dal prof. Paolo Ceccarelli.

Per Città Bene Comune ha scritto: De Carlo e l’Ilaud: una lezione ancora attuale (9 ottobre 2020); La lucidità feroce di Giancarlo De Carlo (7 febbraio 2025).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 

 


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03 LUGLIO 2025

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P. Vitillo, Abilitare le antinomie del piano, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

W. Tocci, Elogio dell'Urbanistica, un ritorno ai classici per continuare a riflettere (intervento al congresso INU 2025)

A. Delera, Troppo vecchi per capire?, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

G. Nuvolati, Ci vuole una certa atmosfera, commento a: Tonino Griffero, Agostino Petrillo (a cura di), Atmosfere urbane (Ed. ETS, 2024)

D. Vannetiello, Un ponte tra le generazioni, commento a: G. Consonni, Non si salva il pianeta se non si salvano le città (Quodlibet, 2024)

R. Milani, Il sogno come progetto ovunque, commento a: M. Venturi Ferriolo, G. Burattoni, Un'estetica di progetto (Franco Angeli, 2024)

M. Serini, Sguardi neurodivergenti sulla città, commento a: A. Vanolo, La città autistica (Einaudi, 2024)

A. De Rossi, La feconda natura della rigenerazione, commento a: A. Lanzani, Rigenerazione urbana e territoriale al plurale (FrancoAngeli, 2024)

D. Grohmann, Una difesa attiva del suolo, commento a: F. Berni (a cura di), Parco della Piana di Assisi (Assisi Mia Ed. 2024)

F. Collotti, Contro la città usa e getta, commento a: V. Magnago Lampugnani, Contro la città usa e getta sostenibile (Bollati Boringhieri, 2024)

P. Perulli, La vendetta dei dimenticati, commento a: G. Buciuni, G. Corò, Periferie competitive (il Mulino, 2023)

F. Ceci, Abitare come agire sociale, commento a: M. Savino, L. Perini (a cura di), Abitare contemporaneo (FrancoAngeli, 2023)

L. Bottini, Città: una sfida esistenziale, commento a: S. Mancuso, Fitopolis (Laterza, 2023)

M. Biraghi, L'architettura va alle terme, commento a: G. D’Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori 8a cura di), Le città di Igiea (Silvana Ed., 2024)

G. Piccarolo, Di fiumi e di risorgrnze, commento a: G. Cazzaniga, Il Fiume (Marinotti 2024)

W. Tocci, Per una nuova scienza della città, commento a: C. S. Bertuglia, F. Vaio (a cura di), La città dopo la pandemia (Aracne, 2023)

B. Bottero, L'urbanistica è quantica, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

A. Lanzani, Milano: cosa resta (e come ricominciare, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so su di lei (Planum Publisher, 2024)

S. Zaggia, Il Ghetto di Venezia: una città, commento a: D. Calabi, Venezia e il Ghetto (Bollati Boringhieri, 2024)

G. Consonni, Fare della Storia una speranza, commento a: G. Bigatti, Milano (Mimesis, 2024)

G. Restaino, Roma, c'è un'altra città, commento a: M. Di Giovine, Paesaggio identitario (Quodlibet, 2024)

E. Scandurra, Un grido di dolore (e di amore) per Roma, commento a: R. Pavia, Roma Babilonia (Bordeaux, 2024)

E. Porqueddu, Nuove regole per la pianificazione, commento a: S. Cozzolino, S. Moroni, Action, Property and Beauty (Routledge, 2024)

S. Capolongo, Tante storie dentro alla Storia, commento a: G. D'Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori (a cura di), Le città di Igiea (Silvana Editoriale, 2024)

M. Fortis, Interni milanesi, un libro e una mostra, commento a: E. Morteo e S. Pierini, Nelle case (Hoepli, 2023)

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M. Peverini, L'egemonia della rendita urbana, commento a: B. Pizzo, Vivere o morire di rendita (Donzelli, 2023)

C. Bianchetti, Basaglia: i luoghi del mito, commento a: F. Foti, Franco Basaglia. La libertà è terapeutica (People, 2024)

G. Mura, Il territorio tra narrazione e promozione, commento a: P. de Salvo, M. Pizzi, Narrazione, sviluppo e governo del territorio. (FrancoAngeli, 2023)

F. de Agostini, La lucidità feroce di Giancarlo De Carlo, commento a: F. Samassa, Giancarlo De Carlo (Carocci, 2024)

A. L. Palazzo, Tre sguardi su Roma, commento ai libri di L. Montuori, E. Nigris, R. Pavia

A. Mela, Territorio e de-coincidenza, commento a: F. Jullien, Riaprire dei possibili (Orthotes, 2024)

G. Tonon, Gli spazi delle donne, commento a: M. Bassanelli, I. Forino (a cura di) Gli spazi delle donne (DeriveApprodi, 2024)

A. Calafati, Un viaggio nell'Italia di mezzo, commento a: Arturo Lanzani, a cura di, Italia di mezzo (Donzelli, 2024)