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LA RELAZIONE NELLA CITTÀ RECLUSA
Commento al libro di Andrea Di Franco, Marianna Frangipane, Gianfranco Orsenigo
Marella Santangelo
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Nel confronto con una letteratura che sempre più spesso assume il progetto architettonico come pratica di conoscenza, ciò che emerge con maggiore forza nel libro di Andrea Di Franco, Marianna Frangipane e Gianfranco Orsenigo – Progettare in carcere. Gli spazi di relazione nella città reclusa (LetteraVentidue, 2025) – è la scelta di non assumere il carcere come oggetto teorico astratto, ma come luogo attraversato, abitato e praticato nel tempo. Il volume nasce da un’esperienza lunga e continuativa di ricerca-azione, sviluppata nell’arco di circa un decennio, in cui il progetto viene messo alla prova all’interno delle condizioni materiali, istituzionali e relazionali della detenzione. È a partire da questa posizione situata che il libro costruisce la propria riflessione, intrecciando sperimentazione progettuale, presenza e analisi critica.
Il volume offre un ulteriore contributo agli studi interdisciplinari sul carcere contemporaneo, che hanno posto al centro della riflessione accademica e progettuale la dimensione spaziale della detenzione. L’operazione non mira alla costruzione di modelli astratti o generalizzabili, ma assume il carcere come un tempio di sperimentazione concreta, in cui il progetto diventa strumento di conoscenza critica, capace di operare dall’interno delle condizioni istituzionali esistenti. Gli autori propongono un’analisi approfondita della forma dello spazio come chiave interpretativa delle dinamiche interne al carcere, adottando una prospettiva che oltrepassa la concezione dello spazio come mero contenitore funzionale e lo riconosce come un potenziale attore nei processi di relazione. Un elemento che merita particolare attenzione è il rapporto, mantenuto lungo tutto il testo, tra riflessione teorica e pratiche progettuali: una coerenza che consente di evitare una frattura tra riflessione critica e operatività progettuale.
L’impostazione adottata si colloca in continuità con le più recenti teorie critiche dell’architettura, che riconoscono la non neutralità dello spazio costruito e il suo ruolo nella produzione di comportamenti, relazioni e forme di soggettività. Nel contesto carcerario, questa prospettiva assume un valore particolarmente pregnante, poiché lo spazio diventa terreno di negoziazione tra istanze di controllo e possibilità di umanizzazione, incidendo direttamente sulle condizioni di vita e sull’esperienza quotidiana della pena. Il progetto, inteso in questa accezione ampliata, si fonda su alcune parole chiave ricorrenti – relazione, cura, responsabilità – che attraversano l’intero volume e ne costituiscono l’ossatura teorica. L’organizzazione del libro riflette l’esperienza di ricerca e progettazione condotta dagli autori, articolandosi in contributi che alternano riflessione teorica, analisi critica e restituzione dei processi progettuali. La narrazione dei casi di studio, accompagnata da una consistente dotazione iconografica di disegni e fotografie, accompagna il lettore attraverso le diverse fasi del progetto: dall’osservazione all’intervento, dalla co-progettazione alla sperimentazione critica. Ne emerge con chiarezza una concezione del progetto come processo di apprendimento, più che come produzione di esiti formali, in cui il valore dell’esperienza progettuale risiede tanto nel fare quanto nel comprendere.
Nella prima parte del volume, i saggi degli autori concorrono a definire il carcere come “problema progettuale”. Il contributo di Andrea Di Franco prende avvio dall’esperienza del Politecnico Off Campus di San Vittore, uno dei laboratori fuori le mura del Politecnico di Milano, restituendo un contesto in cui la speranza progettuale si rende tangibile. Una speranza come postura operativa che agisce all’interno di un sistema strutturalmente fondato sulla limitazione. Il progetto è chiamato a operare nel carcere, accettandone i vincoli e lavorando su micro-trasformazioni spaziali e relazionali capaci di produrre effetti concreti sulle pratiche quotidiane e sulle esperienze dei soggetti coinvolti.
Questa dimensione processuale viene ulteriormente approfondita nel saggio di Marianna Frangipane, che affronta in modo esplicito la tensione concettuale tra carcere e relazione, definita come un vero e proprio ossimoro di progetto. Il contributo di Gianfranco Orsenigo insiste invece sulla centralità dell’esperienza diretta e corporea come condizione necessaria per comprendere e progettare gli spazi della pena. Questa impostazione trova una traduzione operativa nell’esperienza del Laboratorio Carcere, inteso come dispositivo di ricerca-azione fondato sulla presenza continuativa e sulla sperimentazione progettuale in situ. Attraverso la realizzazione di prototipi spaziali puntuali la ricerca testa il possibile, introducendo discontinuità all’interno di un sistema istituzionale caratterizzato da rigidità e inerzia.
La sezione centrale del volume è poi costituita dal Diario 2014–2024, una timeline che restituisce il carattere della ricerca-azione attraverso una narrazione cronologica delle attività svolte. Il diario non documenta soltanto gli esiti progettuali, ma rende visibili incertezze e negoziazioni, mostrando come il progetto in carcere sia il risultato di un continuo adattamento alle condizioni istituzionali e ai soggetti coinvolti. La dimensione temporale assume qui un ruolo cruciale, mettendo in discussione le logiche tradizionali della progettazione architettonica e sottolineando la necessità di lavorare su tempi lunghi e stratificati.
Marella Santangelo
N.d.C. Marella Santangelo, professore ordinario in Composizione Architettonica e Urbana, è direttrice del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. È membro del Senato Accademico e Delegato del Rettore al Polo Universitario Penitenziario della Campania. Fa inoltre parte del Collegio dei docenti del Dottorato in Architettura e della Giunta della Conferenza delle Università Italiane di Architettura CUIA.
Dal 2018-2024 è stata Membro del Comitato direttivo della Conferenza Nazionale dei Delegati ai Poli Universitari Penitenziari presso la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Nel 2021 è nominata dal Ministro della Giustizia membro della Commissione Ministeriale per l’Architettura penitenziaria. È responsabile scientifico del Protocollo d’intesa tra il Ministero della Giustizia, il DAP e il DiARC di Federico II, così come di Accordi di collaborazione con diversi istituti penitenziari italiani, attraverso i quali opera come consulente scientifico e lavora alla ricerca sull’architettura del carcere. Inoltre è stata nominata dal Ministro della Giustizia membro del Tavolo 1 Lo spazio della pena: architettura e carcere, nell'ambito degli Stati Generali sull'Esecuzione Penale. Designata dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane Coordinatore dei tavoli tematici sugli spazi della pena e sulle strutture dell'amministrazione giudiziaria nell'ambito della Convenzione quadro tra la CRUI e il Ministero della Giustizia. Dal 2022 è Responsabile scientifico di “RiSP”, ricerca FRA (Finanziamento della Ricerca di Ateneo) dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” che esplora la relazione tra spazio e diritti nei luoghi di privazione della libertà personale.
Tra i suoi libri: a cura di, Le aree industriali nella città metropolitana di Napoli. Nuove qualità e nuovi ruoli (FrancoAngeli, 2003); a cura di, Alvaro Siza e Napoli. Affinità di Gabriele Basilico e Mimmo Jodice (Electa Napoli, 2004); con Federica Visconti, a cura di, Progetto e trasformazione della città (Edizioni Scientifiche Italiane, 2005); con Paolo Giardiello, a cura di, Architettura contemporanea in Brasile (Oxiana, 2006); con Federica Visconti, a cura di, La trasformazione delle aree periferiche nella dimensione metropolitana della città. Il caso-studio di Napoli Est (Edizioni scientifiche italiane, 2006); La costruzione di luoghi urbani sul bordo e nel centro (Edizioni scientifiche italiane, 2007); con Paolo Giardiello, a cura di, EMBT 1997/2007. 10 anni di architetture di Miralles Tagliabue (Clean, 2008); Coderch e l'abitare collettivo (LetteraVentidue, 2012); Il progetto come conoscenza. Leggere, disegnare, viaggiare (Editoriale scientifica, 2012); Lo spazio del corpo. I templi di Frida Kahlo (LetteraVentidue, 2014); a cura di, Territorio e identità locali. Immaginare il futuro del Partenio (Giannini, 2016); Architetture di ri-connessione. Progetti per il recupero del complesso di S. Efremo Nuovo ex-OPG di Napoli (LetteraVentidue, 2017); a cura di, In prigione. Architettura e tempo della detenzione (LetteraVentidue, 2017); con Paolo Giardiello, Panorami abitabili (LetteraVentidue, 2017); Progettare il carcere. Esperienze didattiche di ricerca (Clean, 2020); con Francesco Casalbordino, a cura di, Diari dal confinamento (Cratèra, 2022); con Anna Terracciano, a cura di, Atlante delle carceri italiane (Cratèra, 2025).
I grassetti nel testo sono nostri.
R.R. © RIPRODUZIONE RISERVATA 25 GIUGNO 2026 |
CITTÀ BENE COMUNE
Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali
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L. Bottini, Necessità di governare lo spazio pubblico, commento a: C. Burini, Governare lo spazio pubblico nelle città italiane (FrancoAngeli, 2024)
M. A. Crippa, L'architettura è un mistero, commento a : E. Faroldi, M. P. Vettori, L’architettura del mistero (LetteraVentidue 2025)
P. Gabellini, Un passato discusso e da discutere, commento ai numeri 165-166 e 169-170 di 'Urbanistica' (Inu Edizioni, 2022 e 2025)
P. C. Palermo, Dare voce a un disagio diffuso, commento a: L. Marescotti, Tra teoria e prassi (Biblion, 2025)
S. Tagliagambe, La città come spazio delle differenze, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis 2025)
C. Olmo, Il corpo contro l'abuso della tecnologia, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)
G. Semi, L'urbanistica si impara (anche) nei centri sociali, commento a: V. Mattioli, Novanta (Einaudi 2025)
F. Paone, Avviciniamoci all'urbanistica, commento a: P. Gabellini, Avvicinarsi all’urbanistica (Planum, 2024)
F. D. Moccia, La lezione dell'esperienza, commento a: D. Vianello, Il mestiere dell’urbanista (INU Edizioni, 2025)
G. De Luca, La rigenerazione è tante cose, note sui libri di Carta, Carrà-Pultrone, Buttarelli-Cappuccitti (editori vari)
M. Talia, La Storia come orientamento, L'INU nei numeri doppi di "Urbanistica", a cura di Patrizia Gabellini (n. 165-166 del 2022), e a cura di Giulia Fini (n. 169-170 del 2025)
M. Villani, La necessità di disegnare i luoghi, Note sul contributo di Giancarlo Consonni alla cultura del progetto urbano
O. Pivetta, Milano, una città (solo) da usare?, commento a: G. Cervi, G. Consonni, (a cura di), Il verso di Milano, (About Cities, 2025)
F. Cambria, Un libro da usare?, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)
A. Ferlenga, Lost in transition, Commento a: L. Ciacci, L’inganno della città ideale (Pendragon, 2025)
C. Bianchetti, Cosa riflette il rombicubottaedro?, commento a: M. Biraghi, Quel che resta dell’architettura. Un progetto storico (Einaudi, 2025)
M. Venturi Ferriolo, Urbanistica: impariamo dai filosofi, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis, 2025)
A. Bagnasco, Costruire luoghi terzi, commento a: O. De Leonardis, Preferirei di sì (DeriveApprodi, 2025)
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