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LA CASA: DIRITTO O PRIVILEGIO?
Commento al libro a cura di Annalisa Gramigna e Antonello Scialdone
Francesco Gastaldi
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Case facili (forse troppo, quando ereditate) e case difficili. Case che rendono ricchi e case che rendono (quasi) poveri. Il volume a cura di Annalisa Gramigna e Antonello Scialdone –Diritto o privilegio? Fabbisogni abitativi e politiche locali per la casa (Egea, 2026) – si colloca all’interno di un rinnovato interesse scientifico e politico nei confronti della questione abitativa, tema che negli ultimi anni ha riacquisito centralità nel dibattito pubblico. Il libro si propone di interrogare criticamente il rapporto tra fabbisogni abitativi emergenti e capacità delle politiche pubbliche di garantire un accesso all’abitazione in un contesto caratterizzato da profonde trasformazioni economiche, sociali, familiari e del mercato del lavoro. La domanda che orienta l’intero volume è esplicitata nel titolo: l’abitazione rappresenta ancora un diritto fondamentale oppure sta progressivamente trasformandosi in un privilegio accessibile soltanto a una parte della popolazione?
Uno degli aspetti più rilevanti del volume è la sua impostazione interdisciplinare. I contributi raccolti nel libro provengono infatti da diversi ambiti di ricerca – sociologia urbana, economia territoriale, politiche pubbliche e studi urbani – e permettono di affrontare la questione abitativa nella sua complessità. Come emerge chiaramente dall’insieme dei saggi, le difficoltà di accesso alla casa, soprattutto nelle grandi città italiane, non possono essere ricondotte esclusivamente a squilibri tra domanda e offerta nel mercato immobiliare, ma devono essere interpretate come l’esito di trasformazioni strutturali che coinvolgono il mercato del lavoro, i sistemi di welfare, le dinamiche demografiche e le modalità di produzione e fruizione abitativa. In questo quadro, il contributo di Francesca Gelli analizza il ritorno della questione abitativa nel dibattito pubblico italiano, evidenziando come la progressiva riduzione delle politiche abitative pubbliche abbia coinciso con un aumento delle disuguaglianze nell’accesso alla casa. L’autrice sottolinea in particolare come la crisi abitativa contemporanea non riguardi più esclusivamente le fasce sociali tradizionalmente vulnerabili, ma coinvolga anche ampi segmenti della popolazione, tra cui giovani lavoratori, studenti universitari e nuclei familiari appartenenti al ceto medio (in crisi) delle città.
Un ulteriore contributo di grande interesse è quello di Marianna Filandri e Violetta Tucci che affrontano il tema della crescente finanziarizzazione del mercato immobiliare. Le autrici mostrano come, negli ultimi decenni, la casa abbia progressivamente assunto il ruolo di bene di investimento, inserendosi nei circuiti della valorizzazione finanziaria e contribuendo alla ridefinizione delle logiche di produzione dello spazio urbano. Il volume, inoltre, dedica un’attenzione significativa alle trasformazioni dei modelli familiari e ai nuovi fabbisogni abitativi che ne derivano. Il contributo di Francesco Belletti e Sara Nanetti mette in evidenza come la crescente diversificazione delle tipologie familiari – caratterizzata dall’aumento delle famiglie monopersonali, dalla diffusione di forme di convivenza temporanea e dall’invecchiamento della popolazione – stia modificando profondamente la domanda abitativa. In questo contesto, le politiche urbane sono chiamate a confrontarsi con bisogni sempre più differenziati, che richiedono modelli abitativi più flessibili e soluzioni capaci di integrare dimensioni sociali e spaziali.
Particolarmente rilevante è anche il contributo di Federica De Luca e Giovanna Giuliano, che analizzano il ruolo della governance locale nella gestione del disagio abitativo. Le autrici evidenziano come il progressivo ridimensionamento dell’intervento statale nel settore della casa abbia trasferito una quota crescente di responsabilità alle amministrazioni locali. In assenza di una strategia nazionale organica, comuni e regioni si trovano spesso a operare in condizioni di forte frammentazione istituzionale e con risorse limitate, cercando tuttavia di sviluppare politiche capaci di rispondere a una domanda abitativa sempre più complessa. Il tema dell’accesso alla casa nelle città universitarie viene invece affrontato nel contributo di Fiammetta Fanizza e Fiorella Spallone, che analizzano le difficoltà incontrate dagli studenti nel mercato della locazione. Le autrici evidenziano come l’espansione degli affitti brevi e la crescente pressione turistica abbiano contribuito a ridurre l’offerta di alloggi accessibili, generando nuove forme di esclusione abitativa all’interno delle città universitarie.
La seconda parte del volume si concentra sulle politiche territoriali e sulle esperienze di innovazione sociale nel campo dell’abitare. I contributi di Chiara Agnoletti, Claudia Ferretti e Maria Luisa Maitino analizzano in particolare le politiche di housing sociale e gli strumenti destinati alla cosiddetta “fascia grigia” del disagio abitativo, ovvero quei segmenti della popolazione che non possiedono i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica ma che incontrano comunque difficoltà nel mercato privato. In questa prospettiva, il contributo di Ilda Curti e Andrea Cantini dimostra come le politiche dell’abitare possano essere integrate con strategie di rigenerazione urbana e con pratiche di innovazione sociale.
Nel complesso, uno dei principali punti di forza del volume risiede nella capacità di evidenziare come la questione abitativa non possa essere affrontata attraverso interventi emergenziali o settoriali. La pluralità di prospettive che connotano il libro rappresenta anche uno degli elementi più stimolanti, poiché consente di restituire la complessità della questione abitativa contemporanea e di mettere in dialogo approcci disciplinari differenti. Il libro mostra con chiarezza come l’accesso alla casa rappresenti oggi uno dei principali terreni su cui si giocano le dinamiche di inclusione ed esclusione nelle città contemporanee. La questione abitativa emerge così non soltanto come problema di mercato o di disponibilità di alloggi, ma come indicatore cruciale della capacità delle politiche urbane di promuovere modelli di sviluppo, specie nelle grandi città.
Francesco Gastaldi
N.d.C.- Francesco Gastaldi è professore associato di Urbanistica all'Università Iuav di Venezia. Laureato in architettura all'Università degli Studi di Genova, ha conseguito il dottorato di ricerca in Pianificazione territoriale e sviluppo locale al Politecnico di Torino. Svolge attività di ricerca su temi riguardanti le politiche di sviluppo locale, la gestione urbana, le vicende urbanistiche della città di Genova dal dopoguerra a oggi. È autore di articoli, saggi e libri. Tra questi: con Federico Camerin, Aree militari dismesse e rigenerazione urbana. Potenzialità di valorizzazione del territorio, innovazioni legislative e di processo (LetteraVentidue, 2019).
Per Città Bene Comune ha scritto: Gentrification. Tutte le città come Disneyland (9 giugno 2016); Urbanistica per i distretti in crisi (15 giugno 2017); Un governo del territorio per il Veneto? (20 luglio 2018); Nord vs Sud: nelle politiche parliamo di Italia (4 settembre 2020); IA e città: opportunità o rischio? (10 ottobre 2025).
N.B. I grassetti nel testo sono nostri.
R.R. © RIPRODUZIONE RISERVATA 25 GIUGNO 2026 |
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