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AMBIENTE: LA DIMENSIONE DEL RISCHIO
Commento al libro a cura di Alfredo Mela e Silvia Mugnano
Mariaclaudia Cusumano
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Il volume a cura di Alfredo Mela e Silvia Mugnano – Il rischio ambientale. Prevenzione, comunicazione, gestione dell’emergenza (Carocci, 2025) – si inserisce nell’ambito della Sociologia dell’ambiente e del territorio offrendo sul tema sguardi multidisciplinari che provengono prevalentemente dalle scienze sociali. In particolare, offre un contributo approfondito per comprendere le trasformazioni legate al rischio ambientale nel nostro tempo. Questo lavoro si riallaccia al quadro teorico tracciato da Ulrich Beck con La società del rischio (1986) riprendendo la nozione di una modernità avanzata segnata dall’emergere di nuovi rischi globali sistemici che eludono confini spaziali e non possono essere considerati socialmente neutri, ed espande l’analisi inglobando spunti derivati dalla teoria della complessità, dagli studi post-disastro e dalla riflessione sulla giustizia ambientale e climatica, con un particolare focus sulle implicazioni territoriali e sociali nella gestione del rischio.
Il libro fornisce diverse prospettive che permettono di comprendere, tra gli altri, gli intrecci del cambiamento climatico e della società, territorializzandoli all’interno di contesti spaziali ben definiti e facendo emergere in modo tangibile l’impatto e le conseguenze di tale situazione. Contestualmente sollecita il lettore a riflettere sulle azioni di governance, in particolare quella della fase emergenziale del post-disastro, troppo spesso incapace di affrontare e gestire il rischio in modo adeguato: un meccanismo vizioso che contribuisce ad accrescere l’incertezza, aumentando l’impatto socioeconomico dell’evento. I territori più vulnerabili – come dimostrano, ad esempio, i recenti fatti avvenuti in Sicilia, Calabria e Sardegna a seguito del ciclone Harry – sono particolarmente soggetti a eventi rischiosi e pertanto meriterebbero particolare attenzione nelle politiche di gestione del rischio.
Un elemento distintivo del volume è l'interpretazione del rischio ambientale come costruzione sociale, risultato di processi di negoziazione tra saperi esperti, istituzioni e comunità locali. Come sottolinea Ilaria Beretta, il rischio non si configura come una realtà oggettiva e neutra, ma come un costrutto plasmato da intersezioni tra conoscenza scientifica e incertezze strutturali. Questa prospettiva richiama direttamente l'approccio di Beck, per cui i rischi rappresentano “definizioni culturali” modellate da rapporti di potere e cornici istituzionali. Tuttavia, ciò che distingue il contributo è l’adozione di una visione sistemica e coevolutiva, che supera i tradizionali modelli lineari di causalità, considerando il rischio come fenomeno emergente dall’interazione tra variabili sociali, ambientali e tecnologiche. Il concetto di “policrisi” viene utilizzato per analizzare l'intreccio tra crisi climatiche, sanitarie, economiche e infrastrutturali, evidenziandone le manifestazioni diversificate nei vari contesti territoriali. Tale approccio entra in risonanza con le riflessioni di Zygmunt Bauman sulla “modernità liquida” (2000), contraddistinta da instabilità e la perdita di punti di riferimento solidi, rendendo i territori sempre più vulnerabili a fenomeni complessi e sovrapposti.
Il volume abbraccia il tema del cambiamento climatico in relazione alle migrazioni ambientali forzate nel contributo di Daniela Belliti e Marina Calloni dove si affronta la questione mettendo in evidenza l'assenza di riconoscimenti giuridici causate da fattori ambientali, inquadrando il fenomeno nel più ampio discorso intorno alla giustizia climatica. Il contributo permette di riflettere da un lato sulle nuove cause migratorie legate al cambiamento climatico che rende più sfidante la vita in alcuni territori, come ad esempio l’Africa, dall’altro facendo emergere in modo netto l’incapacità d’implementazione del diritto internazionale di fronte ai nuovi scenari globali e, in particolare, al mancato riconoscimento giuridico dei rifugiati climatici.
Un ulteriore contributo rilevante riguarda l’analisi della dimensione psicosociale del rischio nei contesti territoriali. Fabio Sbattella considera le situazioni emergenziali come sistemi complessi influenzati non solo da dinamiche oggettive, ma anche da rappresentazioni sociali, emozioni e relazioni di fiducia.
Il contributo di Mattia De Amicis e Laura Franceschini si concentra sulla cultura della prevenzione nel contesto italiano, un Paese “geologicamente giovane” e pertanto particolarmente attivo tant’è che costringe alcuni territori ad una convivenza con rischi tradizionali come quelli “naturali”, ovvero non attribuibili a cause antropiche, che entrano a far parte della cultura locale. Tuttavia, è necessario un solido impegno nella costruzione della “comunicazione del rischio”, analizzando il ruolo della fiducia nei sistemi astratti e costruendo un registro adeguato in relazione al proprio pubblico e alle diverse fasi del rischio.
Su questo punto emergono nuovamente i contesti locali e territoriali nelle loro specificità. Ciascuna popolazione può infatti fornire risposte differenti in relazione all’emergenza post-disastro: una comunità consapevole dei rischi locale è più recettiva e incline alla cooperazione. Attraverso questa lente, le pratiche partecipative e le esperienze sul campo assumono un significato territoriale, configurandosi come strumenti preziosi per l’apprendimento condiviso e il potenziamento delle capacità di risposta locale, in coerenza con le teorie sulla resilienza comunitaria.
La seconda parte del volume offre analisi empiriche sulla gestione del rischio ambientale e su come venga gestito in contesti territoriali specifici. Anna Maria Zaccaria attraverso un approfondimento sugli eventi sismici in diverse aree italiane – Napoli e Campi Flegrei, Irpinia e L’aquila, sul solco dei disaster studies – analizza come istituzioni e comunità locali possano produrre esiti differenti influenzando aspetti quali la coesione sociale e la capacità di adattamento. Il nodo affrontato in modo centrale è quello dell’incertezza che si inserisce tra la scienza e le policy, laddove le policy sono affidate a soluzioni non basate sulla scienza oppure su esperienze consolidate, o ancora, laddove vigono vuoti legislativi, l’incertezza tende ad aumentare così come lo stress dei territori e dei loro abitanti, nonché aumentando il rischio di disastri.
Il contributo di Grazia Brunetta approfondisce ulteriormente la prospettiva post-disastro, proponendo una visione della resilienza territoriale come processo dinamico e trasformativo. Le crisi vengono interpretate come opportunità di riorganizzazione per i sistemi socio-territoriali, in dialogo con le riflessioni di Sassen sui processi di espulsione e le possibilità di rigenerazione spaziale. Il contributo si concentra prevalentemente sulla fase pianificazione dei territori che –secondo l’autrice – dovrebbe incorporare la dimensione dell’incertezza o dei diversi rischi (naturali o climatici) e della loro comunicazione nella comunità, quale componente socio-ecologica. Quest’ultima dovrebbe pertanto essere parte di un processo place-based che attraverso specifica formazione e informazione contribuisce alla resilenza territoriale.
Nelle conclusioni, Alfredo Mela e Silvia Mugnano sottolineano l’esigenza di promuovere una cultura del rischio capace di andare oltre un’impostazione puramente emergenziale o tecnocratica. L’approccio proposto si orienta verso forme di governance che armonizzino conoscenze scientifiche, saperi locali e coinvolgimento diretto delle comunità, uscendo da un sistema a compartimenti stagni e promuovendo una cultura dei rischi in senso proprio. All’interno di un contesto geopolitico in dinamica evoluzione, in cui i conflitti armati e cyber trovano spazio anche nel Nord globale e in cui si configurano nuovi rischi sociali, occorre ripensare ad un cambio di paradigma abbandonando l’antropocentrismo e spostandosi verso l’ecocentrismo per una Sostenibilità del Madre Terra e delle sue specie.
Nel volume viene inoltre offerto uno sguardo generazionale sul tema e sulle strategie di fronteggiamento alla crisi climatica. Le nuove generazioni partecipano alla vita pubblica sensibilizzando le comunità sul tema della crisi ambientale con strategie di eventful protest. Questa specifica strategia è mossa da sentimenti di ecoansia, una vulnerabilità sconosciuta alle generazioni precedenti. Per questo, le nuove generazioni chiedono in modo impellente risposte politiche alla governance.
Infine, il contributo fa luce su un tema centrale che riguarda la governance locale, ovvero l’adattamento urbano volto a mitigare il rischio climatico nelle sue molteplici forme: alluvioni urbane, ondate di calore, siccità e incendi urbani.
Il volume, nel suo complesso, facendo luce sul rischio ambientale e cucendo insieme diverse prospettive di ricerca, fa emergere il rischio come un tema sociale, territoriale, politico e di politiche pubbliche che ci interroga sulle modalità di governo dello spazio e dei suoi territori alla luce degli scenari futuri. Nel suo complesso fornisce un importante contributo alla sociologia dell’ambiente e del territorio, alla pianificazione e alla governance nella gestione del rischio, offrendo chiavi interpretative utili per comprendere le complesse dinamiche socio-spaziali delle attuali crisi ambientali e politiche e per analizzare le sfide nella gestione del rischio in un’epoca sempre più caratterizzata dall’interdipendenza tra ambiente, società e territori.
Mariaclaudia Cusumano
N.d.C. - Mariaclaudia Cusumano, PhD in Sociologia dell’ambiente e del territorio, fa parte del CeMTeT ed è stata collaboratrice di ricerca e assegnista di ricerca in Sociologia dell'Ambiente e del Territorio presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università di Milano-Bicocca. Si occupa di accessibilità al cibo, stili di vita, ambiente, turismo, cambiamento climatico, salute e sostenibilità. Collabora con WEEC Network, con l’Associazione Italiana contro le Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL) e fa parte del Comitato Nazionale per l’Educazione alla Sostenibilità Agenda 2030.
Tra i suoi testi: con A. Angelini, a cura di, L'impatto dell'ambiente e degli stili di vita nel rischio onco-ematologico, (FrancoAngeli, 2025: 193-216); con A. Angelini, a cura di, Salute inquinamento e stili di vita. Prevenire, curare e prendersi cura. Per combattere i tumori del sangue (FrancoAngeli, 2024); a cura di, Transizioni urbane, crisi e complessità. Riflessioni sul processo di trasformazione sociale. Istituto per l’ambiente e l’educazione (WEEC Network ETS, 2025); Città in transizione Saint-Êtienne da città industriale a centro del Design (Istituto per l’ambiente e l’educazione, WEEC Network ETS, 2025).
I grassetti nel testo sono nostri.
R.R.
© RIPRODUZIONE RISERVATA 02 LUGLIO 2026 |
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