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LA CASA È DI NUOVO SEXY?


Commento al libro di Sarah Gainsforth



Marco Peverini


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Ancora nel 2021 "Partecipazione e conflitto" pubblicava un articolo intitolato La casa non è più sexy in Italia in cui si rilevava come al riemergere del tema casa nei dibattiti e nelle agende di molte città e paesi europei non corrispondesse un’adeguata attenzione alla stessa questione in Italia. Gli autori – Simone Tulumello e Nadia Caruso – analizzavano in particolare una “politicizzazione assente” sulla casa dovuta ad alcuni fattori endogeni. Ad oggi nel nostro Paese l’attenzione sembra essere quantomeno cresciuta, anche se non quanto altri temi e probabilmente non tanto quanto l’acutizzarsi del problema abitativo meriterebbe. A titolo di esempio, nel 2023 in tutta Italia avvenivano le acampade studentesche di protesta contro gli affitti insostenibili e le sempre più controverse politiche sugli studentati. In parallelo, sono venuti formandosi e crescendo movimenti e organizzazioni (locali e non, istituzionali e non) che fanno della casa il loro tema centrale e che si sono affiancati ai sindacati inquilini: movimenti informali (come il già citato ‘Tende in Piazza’); osservatori locali su casa e condizione abitativa (spesso dai nomi faunistici come ORSA, OCA, oppure ancora OCIO, ORDA, Osservatorio Casa Roma, ecc.); gruppi di quartiere (come ‘Abitare in Via Padova’ a Milano o ‘Quarticciolo ribelle’ a Roma); campagne a livello urbano (interessante la campagna ‘Vuoti a Rendere di Torino’); reti di respiro nazionale (come l’osservatorio promosso dal Forum Disuguaglianze e Diversità, o il Social Forum Abitare). Sull’onda di queste mobilitazioni, inoltre, sono state lanciate alcune politiche pubbliche – i “Piani Casa”, come quello nazionale o del comune di Milano, su cui questo articolo non si cimenta.

La rinnovata attenzione, che potremmo definire ‘politica’, alla casa nel dibattito pubblico poggia sul lavoro incessante di molte studiose e studiosi che a questo tema hanno dedicato per anni (o decenni) il loro lavoro nonostante la casa non fosse ‘sexy’ e il cui pensiero viene oggi ripreso, tematizzato e aggiornato in chiave sempre più contemporanea. Ci sono poi alcune persone che si occupano di costruire un ponte tra ricerca, politica e dibattito pubblico sulla casa. È il lavoro che svolge egregiamente Sarah Gainsforth – che si definisce “ricercatrice indipendente, saggista e giornalista freelance” – con i libri Abitare stanca. La casa: un racconto politico (Effequ, 2022) e il recente L'Italia senza casa. Politiche abitative per non morire di rendita (Laterza, 2025), oltre che con un’incessante attività pubblicistica e d’inchiesta su varie testate. Gainsforth mostra infatti di saper coniugare il “tempo lungo” della teoria, acquisita con un’attenta lettura della letteratura urbanistica ed economica sulla casa (sia italiana che internazionale), con lo sguardo fresco di chi osserva i fenomeni dispiegarsi in tempo reale, con la profondità e la schiettezza dello strumento giornalistico dell’inchiesta e con frequenti ‘incursioni’ nel lavoro di ricerca e nell’attivismo politico.

Grazie al suo stile diretto e al significativo livello di approfondimento, L’Italia senza casa è un’utile guida per coloro che fanno politica sulla casa. Ha un titolo evidentemente paradossale – l’Italia ha una incredibile sovrabbondanza di abitazioni rispetto agli abitanti – che, a mio parere, serve per sollevare l’attenzione sui fenomeni e i processi che, di fatto, allontanano le case dalle persone. Si parte con una lettura storica dei fenomeni, capace anche di sfatare alcuni miti, come quello del “paese di proprietari”, per esaminare (in modo separato ma collegato) i principali temi ‘sottostanti’ alla questione abitativa attuale: il suolo e la rendita (con l’ampio richiamo al recente testo di Barbara Pizzo); l’abusivismo edilizio; l’emarginazione dell’affitto; un’urbanistica sempre più liberal e meno orientata ai bisogni sociali; l’emergere del turismo e della temporaneità come antagonisti al diritto alla casa. A questi temi più consolidati, Gainsforth accosta alcuni temi meno trattati nella letteratura: l’impatto regressivo del welfare fiscale e dei bonus edilizi; la deriva estrema delle politiche pubbliche sugli studentati. Quest’ultimo tema – su cui abbiamo per un breve periodo lavorato insieme – è emblematico, e il capitolo Studentati di lusso con sussidi pubblici restituisce con grande chiarezza i meccanismi opachi e controversi con cui avviene oggi la ‘cattura del decisore’ pubblico da parte degli interessi privati, accelerata fortemente con il PNRR: un meccanismo relativamente bilanciato come quello creato con la Legge 338/2000 per il finanziamento degli studentati pubblici, è stato stravolto in pochi anni per riversare miliardi di debito pubblico direttamente nelle casse di poche aziende private – meccanismo tanto opaco che l’Unione degli Universitari ha presentato un esposto per danno erariale. Simile, ma comparativamente gigantesco dal punto di vista economico, quanto accaduto con il Superbonus 110%: nato (forse) per coniugare ripresa economica e transizione energetica, è diventato un modo per trasferire quantità inusitate di debito pubblico (170 miliardi secondo stime accreditate) agli attori della finanza e delle costruzioni e ad alcuni proprietari di casa. È in quest’ottica che il libro fa luce sul peculiare ruolo dello Stato in Italia, che sulla casa gioca prevalentemente come facilitatore e garante di profitti e rendite di posizione di alcuni privati, invece che dei diritti connessi all’abitare.

Uno dei passaggi che ritengo più interessanti del libro, tuttavia, è quello in cui si analizzano le politiche di austerità imposte per ridurre il debito dei Comuni – in realtà una parte esigua del debito pubblico nazionale – e le logiche finanziarie con cui lo Stato (non) mette a disposizione dei Comuni fondi per investimenti e servizi, tenendoli costantemente indebitati. Gainsforth, in particolare, rileva che i tassi di interesse praticati ai Comuni da Cassa Depositi e Prestiti sono più alti di quelli di mercato, peggiorando una situazione spesso drammatica che segue la drastica diminuzione del finanziamento agli enti locali. L’autrice rileva come questo meccanismo perverso praticato sugli enti locali – che più rilevano i bisogni (anche abitativi) e sono chiamati a darvi risposta – non solo non permetta di investire sulle politiche abitative, ma legittimi la vendita e cartolarizzazione del patrimonio pubblico (alloggi, immobili e terreni) con cui si potrebbe quantomeno immaginare di attuare politiche abitative.

Proprio dalla questione del debito dei Comuni parte il ragionamento propositivo dell’autrice secondo ‘Due principi per cambiare: il primo è l’inversione della tendenza alla vendita del patrimonio pubblico, fermando questa sorta di ‘strozzinaggio’ istituzionale e rimettendo i Comuni in condizione di finanziare le proprie politiche; il secondo è di smettere di promuovere la proprietà (cosa che si continua a fare silenziosamente con risorse pubbliche) per redirezionare risorse ed energie su una seria politica di affitto pubblico e sociale imperniata alla creazione di un ampio settore di locazione “demercificata”.

In conclusione, non basta che il tema casa torni ‘sexy’: abbiamo bisogno di mettere alcuni punti fermi che aiutino le persone a orientarsi in un dibattito che diventa sempre più caldo, ma che rischia ancora una volta di essere catturato dai ‘soliti noti’ (gli alfieri del Blocco Edilizio ben descritto da Valentino Parlato già negli anni Settanta). Il libro di Sarah Gainsforth ci aiuta proprio a fissare alcuni punti e a individuare gli snodi critici per un’azione politica di cui il Paese sente la necessità. Del resto, che il libro sia uno stimolo all’azione è testimoniato dalla stessa autrice, sempre più coinvolta anche nel ruolo di attivista nell’animare il movimento che cerca di salvare i Mercati Generali di Roma dalla privatizzazione e dalla speculazione immobiliare e, recentemente, che spinge per un netto cambio di rotta sulle politiche urbanistiche della città di Roma.

Marco Peverini

 

 

Riferimenti bibliografici

Bricocoli M., Peverini M. (2024), Milano per chi? Se la città attrattiva è sempre meno abbordabile, Siracusa: Letteraventidue.

Gainsforth S. (2022), Abitare stanca. La casa: un racconto politico, Effequ.

Gainsforth S. (2025), L'Italia senza casa. Politiche abitative per non morire di rendita, Laterza, Bari.

Gainsforth S., Peverini M. (2022), “Residenze per studenti tra pubblico e privato”, in CARITAS ITALIANA, Casa e abitare nel PNRR. Quaderni sulla ripresa e resilienza del paese.

Pizzo B. (2023), Vivere o morire di rendita. La rendita urbana nel XXI secolo, Donzelli, Roma.

Moscarelli R., Peverini M. (2024), “Cambiare prospettiva sulla crisi abitativa: oltre i confini urbani del fabbisogno”, Territorio, n. 105, 78-85.

Peverini M. (2024), L’egemonia della rendita urbana, Città Bene Comune, Casa della Cultura di Milano.

Tulumello S., Caruso N. (2021), “[La casa non è più sexy in Italia]. The Absent Politicization of Housing in Italy, Insights from Turin”, Partecipazione e conflitto, 14(2): 870-895.

 

N.d.C. Marco Peverini è ricercatore (RTDa) presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, dove ha conseguito un dottorato di ricerca in Urban Planning, Design and Policy, con una borsa sostenuta dal Consorzio Cooperative Lavoratori di Milano. Si occupa della relazione tra politiche abitative e città, con particolare riferimento al tema dell’housing affordability, e dal 2022 svolge la sua ricerca nell’Osservatorio Casa Abbordabile (OCA) di Milano. È membro del Collettivo per l'Economia Fondamentale e co-coordinatore del gruppo Social housing: institutions, organisation, and governance del European Network for Housing Research (ENHR). Fa parte del comitato editoriale di Città Bene Comune.

Tra le sue pubblicazioni: Peverini M. (2025), “Costi abitativi e povertà. Un’analisi dell’impatto degli affitti sui salari a Milano attraverso due misurazioni di abbordabilità”, Politiche Sociali / Social Policies, n. 1/2025, pp. 137-158; Bricocoli M., Peverini M. (2024), Milano per chi? Se la città attrattiva è sempre meno abbordabile, Siracusa: Letteraventidue; Moscarelli R., Peverini M. (2024), “Cambiare prospettiva sulla crisi abitativa: oltre i confini urbani del fabbisogno”, Territorio, n. 105, 78-85; Peverini M. (2023) Promoting Rental Housing Affordability in European Cities, Londra: Springer; Bricocoli M., Peverini M., Tagliaferri A. (2021), Cooperative e case popolari. Il caso delle Quattro Corti a Milano, Padova: Poligrafo.

Per Città Bene Comune ha scritto: L’egemonia della rendita urbana (14 febbraio 2025).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 

 

 


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10 LUGLIO 2026

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P. Pileri, La terra è un cantico, commento a: S. Mancuso, Il cantico della terra, (Laterza, 2025)

M. Cusumano, Ambiente: la dimensione del rischio, commento a: A. Mela, S. Mugnano (a cura di), Il rischio ambientale (Carocci, 2025)

M. R. Gisotti, Molti luoghi dentro di noi, commento a: A. Marson, A. Tarpino, Sguardi sul paeesaggio (manifestolibri, 2025)

F. Gastaldi, La casa: diritto o privilegio? Commento a: A. Gramigna, A. Scialdone (a cura di), Diritto o privilegio? Fabbisogni abitativi... (Egea, 2026)

M. Santangelo, La relazione nella città reclusa, commento a: A. Di Franco, M. Frangipane, G. Orsenigo, Progettare in carcere (LetteraVentidue, 2025)

P. Grassi, Le reti come strumento di sussidarietà, commento a: A. Ranzini, Reti per una città che cura (FrancoAngeli, 2025)

A. Rosima, La città è (anche) dei giovani, commento a C. Leccardi, Vite aperte al possibile (il Mulino, 2025)

F. Ceci, Napoli: la necessità di fare politica, commento ai libri di: B. Russo, Le case dei sogni (Monitor, 2025); L Rossomando, L’impresa del bene (Carocci, 2025); A. Esposito, Le case degli altri (Editpress, 2023).

M. Russo, Arte e architettura: uno spazio comune, commento a: A. Zevi, Artisti e architetti alla prova dello spazio (Donzelli, 2025)

G. Zucconi, Napoleone tra architettura e città, commento ai libri di G. D'Amia et al.

M. Manzelle, Perché Venezia sia ancora una città, commento a: D. Calabi, Venezia è viva - Venice is alive - Venise est vivante (Éd. Liana Levi, 2025)

L. Bottini, Necessità di governare lo spazio pubblico, commento a: C. Burini, Governare lo spazio pubblico nelle città italiane (FrancoAngeli, 2024)

M. A. Crippa, L'architettura è un mistero, commento a : E. Faroldi, M. P. Vettori, L’architettura del mistero (LetteraVentidue 2025)

P. Gabellini, Un passato discusso e da discutere, commento ai numeri 165-166 e 169-170 di 'Urbanistica' (Inu Edizioni, 2022 e 2025)

P. C. Palermo, Dare voce a un disagio diffuso, commento a: L. Marescotti, Tra teoria e prassi (Biblion, 2025)

S. Tagliagambe, La città come spazio delle differenze, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis 2025)

C. Olmo, Il corpo contro l'abuso della tecnologia, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)

G. Semi, L'urbanistica si impara (anche) nei centri sociali, commento a: V. Mattioli, Novanta (Einaudi 2025)

F. Paone, Avviciniamoci all'urbanistica, commento a: P. Gabellini, Avvicinarsi all’urbanistica (Planum, 2024)

F. D. Moccia, La lezione dell'esperienza, commento a: D. Vianello, Il mestiere dell’urbanista (INU Edizioni, 2025)

G. De Luca, La rigenerazione è tante cose, note sui libri di Carta, Carrà-Pultrone, Buttarelli-Cappuccitti (editori vari)

M. Talia, La Storia come orientamento, L'INU nei numeri doppi di "Urbanistica", a cura di Patrizia Gabellini (n. 165-166 del 2022), e a cura di Giulia Fini (n. 169-170 del 2025)

M. Villani, La necessità di disegnare i luoghi, Note sul contributo di Giancarlo Consonni alla cultura del progetto urbano

O. Pivetta, Milano, una città (solo) da usare?, commento a: G. Cervi, G. Consonni, (a cura di), Il verso di Milano, (About Cities, 2025)

F. Cambria, Un libro da usare?, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)

A. Ferlenga, Lost in transition, Commento a: L. Ciacci, L’inganno della città ideale (Pendragon, 2025)

C. Bianchetti, Cosa riflette il rombicubottaedro?, commento a: M. Biraghi, Quel che resta dell’architettura. Un progetto storico (Einaudi, 2025)

M. Venturi Ferriolo, Urbanistica: impariamo dai filosofi, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis, 2025)

A. Bagnasco, Costruire luoghi terzi, commento a: O. De Leonardis, Preferirei di sì (DeriveApprodi, 2025)