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LA TERRA È UN CANTICO
Commento al libro di Stefano Mancuso
Paolo Pileri
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Il cantico della terra di Stefano Mancuso (Laterza, 2025) è bello e raffinato, cosa mai scontata in un libro. Una parte della sua bellezza la vediamo nei disegni, monotipi per essere precisi, eseguiti personalmente dall’autore di cui apprendiamo anche questa sua apprezzabile abilità.
Il libro ha una struttura adagiata sulle lasse del Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi. Sono sincero: lassa è una parola che non conoscevo: significa strofa e l’ho imparata qui, assieme a tanto altro. Mi piace imparare parole nuove e nei libri di Mancuso, ma non solo in questi per fortuna, capita spesso e lo ringrazio.
Al netto delle introduzioni, i capitoli sono quindi otto come otto sono le lasse del Cantico. Per un attimo questa scelta potrà far pensare che il libro viaggi per separazioni, invece è vero l’esatto contrario. E questa è una caratteristica preziosa del libro. Da subito Mancuso fa capire che la natura è esattamente la sintesi di una serie di elementi (da frate sole a sora morte) che si sono ritrovati dopo qualche miliardo di anni in una configurazione unica nell’universo. Un equilibrio che, a guardarlo bene, dovrebbe sorprenderci ogni istante per la sua eccezionalità. E dovrebbe bastare questo a infonderci un senso di rispetto per la natura. Invece diamo dannatamente tutto per normale e scontato, finendo per togliere valore alla creazione, per usare un termine che ritroviamo spesso nel libro, ovvero allo stupore che ogni angolo della natura continua a riservarci, sebbene non riusciamo a percepirlo. Pertanto, togliere attenzione, e quindi valore all’ambiente che ci circonda e in cui siamo immersi, vuol dire inesorabilmente mettere i panni del pirata degradando, inquinando, sporcando, consumando, distruggendo, cementificando.
Diamo allora qualche assaggio dei tanti equilibri fantastici della natura che Mancuso spiega nella sua rilettura del cantico. Iniziamo a dire qualcosa di tanto scontato quanto inedito: se c’è vita sulla Terra lo dobbiamo alla distanza perfetta tra il pianeta su cui siamo ospiti (badate: non ho scritto il ‘nostro’ pianeta) e il sole; lo dobbiamo alla sua massa 330.000 volte superiore a quella della Terra; ma al tempo stesso lo dobbiamo alla composizione dell’atmosfera e, soprattutto, a un millimetrico strato di ozono che la ricopre e che fa filtrare la quantità giusta di energia solare: non un watt di più non un watt di meno. Mancuso insiste molto – e fa bene – a farci notare che la vita dipende da molti sottilissimi spessori: i primi 30cm del suolo ma anche i 2-3 mm di strato di ozono, che non vediamo rischiando di non occuparcene, di non parlarne, mentre dovremmo. Ma la vita sulla Terra dipende anche dalla luna perché con la sua perfetta distanza da noi, con la sua esatta massa, influenza orbita e rotazione del pianeta su cui abitiamo, garantendoci stabilità, cosa che non è accaduta ad altri pianeti, motivo per il quale probabilmente la vita altrove non si è formata o si è interrotta anzitempo. Ma dobbiamo ringraziare anche l’acqua, cosa che siamo spinti a pensare sia l’elemento che non può mancare per nessuna ragione nella vita. E invece non è così e Mancuso lo spiega bene, non solo portando esempi di pianeti pieni d’acqua o ghiaccio in giro per l’universo, ma privi di vita (per come noi la intendiamo), ma di nuovo spiegando che non è la presenza di un singolo elemento a determinare la vita ma sempre l’insieme cooperativo (parola che amo e ho amato trovare in questo libro) ovvero il modo ecosistemico con cui gli elementi hanno trovato una organizzazione mutualistica e un equilibrio simbiotico che chiamiamo vita. La vita è un insieme, non una singolarità. E quella che vediamo, e in cui siamo, origina da un preciso ordine di apparizione dei protagonisti che è esattamente quello scelto da San Francesco nel suo Cantico delle creature. Mancuso si sofferma ossessivamente nel raccontare quanto esatta e sorprendente sia l’intuizione di San Francesco nel definire quella successione in modo così corretto [sole luna vento acqua fuoco terra perdono morte]. Un solo spostamento di posizione tra quegli elementi e noi forse non saremmo qui o non saremmo quello che siamo. Questa è una scoperta che farete leggendo il libro ed è un tratto originale dello stesso. Vale la pena leggerlo, rifletterci sopra fino a meravigliarsi per far meravigliare gli altri.
Il cantico della terra, nella versione mancusiana, è inevitabilmente anche un libro che si espone e, a suo modo, non risparmia note di denuncia civile e composta che, a tratti, diventano un appello rivolto a tutti affinché, comprendendo meglio il funzionamento e la precarietà delle creature naturali, si adoperino alla loro tutela. Ognuno come può. Ognuno passando però dalla parte della natura, del suolo, dell’acqua, della biodiversità. Se è assolutamente vero che abbiamo bisogno di grandi gesti da parte di grandi mentori ambientali, come dovrebbero essere i politici (ma non sono più), le donne e gli uomini delle istituzioni come quelli coinvolti nelle diverse forme di cultura e arte, quanti occupano una posizione di forte visibilità e di riconoscimento sociale, è altrettanto vero che abbiamo bisogno che il racconto autentico della natura passi, copioso, attraverso i semplici, quelli che chiamiamo comuni cittadini, quelli che si danno da fare per dare voce alla natura laddove vivono: al lavoro, a casa, con gli amici e le amiche, nel loro ruolo di figli o genitori. Ognuno può vestire i panni del divulgatore di natura, con gli strumenti e la sensibilità che ha. Nulla di più, nulla di meno. Dobbiamo smettere di pensare che la nostra ‘piccola’ azione sia inutile – “tanto non serve”, sentiamo dire – perché non è così. Non dobbiamo pensare per successi, ma per necessità. Ci sono cose che vanno dette anche se non ci ascolterà nessuno. Non dirle significa decidere di collaborare con chi fa del male alla natura. Disseminare, divulgare, diffondere sono strumenti di difesa dalla banalizzazione e dal degrado. E questo libro, come altri di Mancuso, si collocano in questo tracciato prezioso e quanto mai necessario: traghettare concetti scientifici verso chiunque e non solo alla ristretta cerchia degli studiosi o degli aficionados.
In fondo il Cantico delle creature ha attraversato 800 anni, vincendo l’usura del tempo, grazie alla sua capacità di essere inteso da tutte e tutti e non da pochi eletti. Tutti capivano e capiscono quelle lasse e capendole le hanno amate e hanno imparato a guardare la natura con altri occhi, rispettandola e insegnando a rispettarla. Abbiamo terribilmente bisogno di testi divulgativi con i piedi ben piantati nelle scienze, nei fatti, nei numeri (e qui ce ne sono, senza mai dare fastidio e pesantezza), anche perché dobbiamo attrezzarci più di ieri per difenderci dal pensiero unico, e mai appassionato, dell’intelligenza artificiale (AI) e dei suoi sodali. In troppi se ne stanno affezionando e si stanno lasciando improvvidamente dettare l’agenda quotidiana interrogando AI ogni secondo, seguendo le sue indicazioni. Ma attenzione, AI non si sta affezionando a noi/voi. AI non ha necessità di stare dalla parte della natura perché lei è innaturale per natura. Noi, invece, siamo natura e prendere in mano il Cantico di San Francesco, anche attraverso il libro di Stefano Mancuso, ci può aiutare a smettere di tradirla e fermare la sega che sta tagliando il ramo sul quale siamo seduti.
Paolo Pileri
N.d.C. - Paolo Pileri, professore ordinario di Tecnica e Pianificazione urbanistica al Politecnico di Milano, si occupa di suolo, uso del suolo ed effetti ambientali del consumo di suolo da un quarto di secolo. È stato anche tra gli ideatori e animatori di VENTO: il progetto di dorsale una cicloturistica tra Venezia e Torino considerata parte integrante del sistema nazionale della ciclabilità turistica, ma che soprattutto è progetto di territorio (www.cicloviavento.it). Cura la rubrica 'Piano Terra' della rivista "Altreconomia".
Tra i suoi libri: Interpretare l'ambiente (Alinea, 2002); Compensazione ecologica preventiva (Carocci, 2007); con E. Granata, Amor loci: suolo, ambiente, cultura civile (Cortina, 2012); con A. Giacomel e D. Giudici, Vento: la rivoluzione leggera a colpi di pedale e paesaggio (Corraini, 2015); Che cosa c'è sotto: il suolo, i suoi segreti, le ragioni per difenderlo (Altreconomia, 2015 e 2016); 100 parole per salvare il suolo (Altreconomia, 2018); con A. Giacomel, D. Giudici, R. Moscarelli, C. Munno e F. Bianchi, Ciclabili e cammini per narrare territori. Arte design e bellezza dilatano il progetto di infrastrutture leggere (Ediciclo 2018); Progettare la lentezza. Linee antifragili per rigenerare l’Italia a piedi e in bici (People, 2020); con R. Moscarelli (a cura di), Cycling & Walking for Regional Development. How slowness regenerates marginal areas (Springer, 2021); L'intelligenza del suolo. Piccolo atlante per salvare dal cemento l'ecosistema più fragile (Altreconomia, 2022); con Cristina Renzoni e Paola Savoldi, Piazze scolastiche. Reinventare il dialogo tra scuola e città (Corraini, 2022); Paolo Pileri, Dalla parte del suolo. L'ecosistema invisibile (Laterza, 2024).
Per Città Bene Comune ha scritto: Laudato si': una sfida (anche) per l'urbanistica (2 dicembre 2015); Se la bellezza delle città ci interpella (10 febbraio 2017); La finanza etica fa bene anche alle città (3 novembre 2017); L'urbanistica deve parlare a tutti (21 settembre 2018); Udite, udite: gli alberi salvano le città! (9 novembre 2018); Contrastare il fascismo con l'urbanistica (21 marzo 2019); L’ossessione di difendere il suolo (e non solo)(25 ottobre 2019); Per fare politica si deve conoscere la natura (31 gennaio 2020); Il consumo critico salva territori e paesaggi (8 gennaio 2021); La sostenibilità tradita ancora (20 gennaio 2023).
Sui libri di Paolo Pileri, v.: Bernardo De Bernardinis, Per una nuova cultura del suolo (28 ottobre 2016); Roberto Balzani, Suolo bene comune? Lo sia anche il linguaggio (12 ottobre 2018); Antonella Bruzzese, Una piazza per ogni scuola (21 aprile 2023); Renzo Riboldazzi, Il suolo è politica (2 maggio 2025); Mario Agostinelli, Salvare il suolo (anche dalle rinnovabili) (12 settembre 2025);.
N.B. I grassetti nel testo sono nostri.
R.R. © RIPRODUZIONE RISERVATA 10 LUGLIO 2026 |
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