Alessandra Valentinelli  
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LE PECORE E LA BREBEMI


Commento al libro di Emanuele Garda e Antonio Longo



Alessandra Valentinelli


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Le pecore e l'autostrada. Paesaggi contemporanei della Bassa bergamasca (2025) è un titolo della collana “Ritratti dell'Italia di mezzo” pubblicata da Donzelli. Ideato e coordinato da Emanuele Garda e Antonio Longo – con contributi di Gloria Pellicelli, Edmondo Pietrangeli, Fausta Riva, Marta Rodeschini, interviste a Laura Comandulli e Pierangelo Bertocchi e infine fotografie di Fausta Riva – il libro offre spunti importanti per interrogare i nostri territori in trasformazione: non solo per addentrarsi nelle storie locali di un'Italia poco conosciuta, ma per considerare da una diversa prospettiva i più ampi processi di sviluppo riflessi attraverso le dinamiche che investono quelle aree.

Siamo nella Bassa bergamasca, un'area che stenteremmo a definire “di mezzo” nell'accezione delle periferie indagate lungo l'Appennino. Eppure, sin dalle pagine iniziali del libro si comprende come anche al centro della Pianura Padana si possano incontrare le asimmetrie, nei flussi di capitali e persone, che definiscono la marginalità di un territorio; e ci si accorge come su tali asimmetrie, anche a metà strada tra Milano e Brescia, due fra le città più ricche del Paese, si innestino fattori e logiche di marginalizzazione che invece di attenuarne la condizione periferica, finiscono per accentuarla.

Da sempre campagna, la piana a sud di Bergamo ha conservato il passo lento dei paesaggi rurali finché non è arrivata BreBeMi: l'autostrada realizzata in project financing che dal 2014 collega Brescia al capoluogo lombardo. Vale ricordare come all'epoca del progetto, le critiche principali avessero giudicato eccessivamente ottimiste le stime di redditività finanziaria rispetto alle aspettative di traffico, e come diversi esperti valutassero negativamente il bilancio complessivo dell'intervento a causa degli impatti ambientali. Oggi che il piano di rientro dell'investimento non reggerebbe senza il generoso contributo pubblico a ripianamento degli introiti tariffari, entrambi i pareri si rivelano fondati.

Ripercorrendone le tappe, Edmondo Pietrangeli ne sintetizza bene le ricadute nei tre ettari di consumo indotto per ogni ettaro di suolo consumato, mentre Gloria Pellicelli racconta, con tono non banale, la rapida obsolescenza degli esiti qualitativi. Quando infatti per accrescere i traffici locali, si moltiplicano le concessioni agli ipermercati, il modello è già nella fase declinante del “demalling” che colpirà a breve metà dei centri commerciali nazionali, con punte del 75% in Veneto e in Lombardia del 61%. A insediarsi sono piuttosto gli impianti per la logistica, attratti dal basso costo di terreni localizzati lungo un'arteria scarsamente congestionata, vicina a bacini consistenti di fruitori e-commerce; vasti, anonimi magazzini poco interessati a riutilizzare i contenitori dismessi della grande distribuzione che quindi giacciono in completo abbandono.

Asservita a un modello “obsoleto” e “selettivo”, per riprendere altri termini evocativi del saggio, BreBeMi forma ora un corridoio infrastrutturale di sessanta chilometri cui corre parallela l'Alta Velocità ferroviaria; un taglio netto di campi, rogge e valli fluviali difficile da rimarginare i cui contrasti ritrae su tutte, l'immagine colta da Antonio Longo, delle pecore segregate al pascolo nella striscia di sterpaglie rimasta confinata tra i due rilevati.

In questo paesaggio smembrato dalle contraddizioni, la prima riflessione che sorge analizzando le numerose, ricche, carte in apertura del volume verte sulla finalità dell'opera, sulla sua funzione per i territori attraversati oltre che per gli estremi collegati. BreBeMi non è l'unica nel genere: assi infrastrutturali costruiti senza affrontare le variabili di accesso, funzione e agibilità modale dei nodi posti in comunicazione, che restano di conseguenza irrisolti; interventi di rado progettati con le dovute attenzioni per le valenze paesistiche, le vulnerabilità ambientali, i talora fragili equilibri delle economie dei contesti nei quali si inseriscono e che dunque, smentendo le intenzioni dichiarate, risultano nei fatti più spesso detrattori delle risorse scarse che quei territori avevano saputo organicamente preservare.

L'altra riflessione nasce dagli spunti più originali del saggio e attiene alla ricerca degli autori, di strumenti di risposta alle questioni che la presenza dell'autostrada solleva. Torna l'immagine delle greggi un tempo protagoniste delle transumanze che dalle Prealpi bergamasche, attraverso i prati magri dei magredi, giungevano alla Bassa, narrando dei sentieri oggi interrotti del patrimonio di relazioni e saperi ad essa legati: dalla cesura fisica dei territori attraversati, dal consumo dei suoli che ne reggeva il carico animale, dalla sconnessione del reticolo idrografico che ne alimentava la filiera. Chi sono i soggetti e quali gli interlocutori per governare, a vantaggio della collettività, simili trasformazioni? C'è ancora una agency della Bassa in grado di far tesoro del lascito che la gestione di quei territori ha stratificato nella storia dei suoi paesaggi? Esiste una visione che possa ricucire le scelte calate “dall'alto” ai processi locali, redistribuendo i benefici dello sviluppo? Quale senso di luogo può finalmente accomunare tradizioni, radici e apporti diversi, coinvolgendo anche le espressioni più recenti come la cultura sikh descritta da Marta Rodeschini?

Nel capitolo dedicato agli Enti Parco, Antonio Longo fornisce in tal senso vari elementi di rilievo che si articolano a partire dalle specificità del Parco del Serio. Astraendo dalla tutela delle aste fluviali cui sono preposte le aree protette della Bergamasca, si individuano così i perni di un assetto di governo alternativo agli attuali profili di autoreferenzialità e frammentazione amministrativa, sinora all'origine di deleterie frammentarietà d'intervento; un assetto configurato per il coordinamento intersettoriale di strategie multidisciplinari che operino alla scala “intermedia” dei principali corridoi ecologici, assi portanti, al pari dei fiumi, di una nuova territorializzazione. Longo parla di “rigenerazione territoriale”: di “competenze molteplici e complementari”, “necessarie per costruire alleanze tra istituzioni e associazioni, riformulare progetti rendendoli capaci di dialogare con altri interventi e ampliarne gli effetti oltre gli obbiettivi iniziali. Modalità che richiedono capacità selettive e gestionali che si affinano progressivamente e evidenziano un approccio pratico alla pianificazione sovracomunale orientato dai temi ambientali e dal paesaggio” (pp. 79-79).

Tale è del resto la sfida che non solo ci impongono le ultime norme europee per il Ripristino della Natura o il Monitoraggio dei suoli, ma soprattutto la “doppia crisi” che IPBES, il Panel di scienziati che affianca l'ONU nell'attuazione del Protocollo sulla Biodiversità, identifica nel sommarsi degli effetti dei cambiamenti climatici alla perdita di servizi ecosistemici: è la prospettiva dell'adattamento dei territori, che ci sollecita a lanciare un ponte tra saperi antichi e paesaggi contemporanei in un impegno comune di idee, conoscenze e azioni, per contrastare una vulnerabilità ai rischi climatici cui altrimenti ci troveremo esposti sempre più spesso e da vicino.

Alessandra Valentinelli

 

 

N.d.C. Alessandra Valentinelli è urbanista e storica dell’ambiente. Nei campi della Valutazione Ambientale Strategica, della Difesa del suolo e dell'Adattamento al clima, ha collaborato, tra gli altri, con le Autorità di Bacino del Sarno e del Po, il Parco dell'Adda Nord e la Città metropolitana di Roma; ha svolto docenze per La Sapienza di Roma, il Politecnico di Milano e lo IUAV di Venezia. Autrice di saggi e testi divulgativi, ha di recente pubblicato articoli sulle riviste Ecoscienza e Geologia dell'Ambiente, Metropolitiques, Arcipelago Milano, Roma Ricerca Roma e il Gruppo 183.

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 

 

 


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11 SETTEMBRE 2026

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2026:

P. Gabellini, Sull'Italia di mezzo: il primo ritratto, commento a S. Caramaschi, C. Mattioli, La pianura metro-rurale. La Bassa padana tra campagna, città medie e fiume Po (Progetti Donzelli, 2025)

S. Ronchi, S. Salata, R. Moscarelli, Consumo di suolo? 2,7 mq al secondo, commento al Rapporto Ispra 2025

R. Bedosti, Anche i regolamenti vanno letti, commento a: Regolamento UE 2024/1991

F. de Agostini, Fare paesaggio con l'architettura, commento a: G. Barazzetta, Architettura e paesaggio. I luoghi e le case di Bruno Morassutti (Pendagron, 2025)

E. Corradi, Storie di architetture e di amicizie, commento a: L. Spinelli, Cino Zucchi (LetteraVentidue, 2025)

M. Assennato, La storia come politica, commento a: R. Masiero, S. Tagliagambe, P. Zanenga, Metadomini (Libria, 2025)

P. Perulli, Conoscere la città camminando, commento a: G. Nuvolati (a cura di), Camminare la città (il Mulino, 2025)

M. Peverini, La casa è di nuovo sexy?, commento a S. Gainsforth, L'Italia senza casa (Laterza, 2025)

P. Pileri, La terra è un cantico, commento a: S. Mancuso, Il cantico della terra, (Laterza, 2025)

M. Cusumano, Ambiente: la dimensione del rischio, commento a: A. Mela, S. Mugnano (a cura di), Il rischio ambientale (Carocci, 2025)

M. R. Gisotti, Molti luoghi dentro di noi, commento a: A. Marson, A. Tarpino, Sguardi sul paeesaggio (manifestolibri, 2025)

F. Gastaldi, La casa: diritto o privilegio? Commento a: A. Gramigna, A. Scialdone (a cura di), Diritto o privilegio? (Egea, 2026)

M. Santangelo, La relazione nella città reclusa, commento a: A. Di Franco, M. Frangipane, G. Orsenigo, Progettare in carcere (LetteraVentidue, 2025)

P. Grassi, Le reti come strumento di sussidarietà, commento a: A. Ranzini, Reti per una città che cura (FrancoAngeli, 2025)

A. Rosima, La città è (anche) dei giovani, commento a C. Leccardi, Vite aperte al possibile (il Mulino, 2025)

F. Ceci, Napoli: la necessità di fare politica, commento ai libri di: B. Russo, Le case dei sogni (Monitor, 2025); L Rossomando, L’impresa del bene (Carocci, 2025); A. Esposito, Le case degli altri (Editpress, 2023).

M. Russo, Arte e architettura: uno spazio comune, commento a: A. Zevi, Artisti e architetti alla prova dello spazio (Donzelli, 2025)

G. Zucconi, Napoleone tra architettura e città, commento al libro di G. D'Amia, Milano capitale 1797-1814 (Silvana Ed., 2021).

M. Manzelle, Perché Venezia sia ancora una città, commento a: D. Calabi, Venezia è viva - Venice is alive - Venise est vivante (Éd. Liana Levi, 2025)

L. Bottini, Necessità di governare lo spazio pubblico, commento a: C. Burini, Governare lo spazio pubblico nelle città italiane (FrancoAngeli, 2024)

M. A. Crippa, L'architettura è un mistero, commento a : E. Faroldi, M. P. Vettori, L’architettura del mistero (LetteraVentidue 2025)

P. Gabellini, Un passato discusso e da discutere, commento ai numeri 165-166 e 169-170 di 'Urbanistica' (Inu Edizioni, 2022 e 2025)

P. C. Palermo, Dare voce a un disagio diffuso, commento a: L. Marescotti, Tra teoria e prassi (Biblion, 2025)

S. Tagliagambe, La città come spazio delle differenze, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis 2025)

C. Olmo, Il corpo contro l'abuso della tecnologia, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)

G. Semi, L'urbanistica si impara (anche) nei centri sociali, commento a: V. Mattioli, Novanta (Einaudi 2025)

F. Paone, Avviciniamoci all'urbanistica, commento a: P. Gabellini, Avvicinarsi all’urbanistica (Planum, 2024)

F. D. Moccia, La lezione dell'esperienza, commento a: D. Vianello, Il mestiere dell’urbanista (INU Edizioni, 2025)

G. De Luca, La rigenerazione è tante cose, note sui libri di Carta, Carrà-Pultrone, Buttarelli-Cappuccitti (editori vari)

M. Talia, La Storia come orientamento, L'INU nei numeri doppi di "Urbanistica", a cura di Patrizia Gabellini (n. 165-166 del 2022), e a cura di Giulia Fini (n. 169-170 del 2025)

M. Villani, La necessità di disegnare i luoghi, Note sul contributo di Giancarlo Consonni alla cultura del progetto urbano

O. Pivetta, Milano, una città (solo) da usare?, commento a: G. Cervi, G. Consonni, (a cura di), Il verso di Milano, (About Cities, 2025)

F. Cambria, Un libro da usare?, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)

A. Ferlenga, Lost in transition, Commento a: L. Ciacci, L’inganno della città ideale (Pendragon, 2025)

C. Bianchetti, Cosa riflette il rombicubottaedro?, commento a: M. Biraghi, Quel che resta dell’architettura. Un progetto storico (Einaudi, 2025)

M. Venturi Ferriolo, Urbanistica: impariamo dai filosofi, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis, 2025)

A. Bagnasco, Costruire luoghi terzi, commento a: O. De Leonardis, Preferirei di sì (DeriveApprodi, 2025)