Marianna d’Ovidio  
  casa-della-cultura-milano      
   
 

LA CITTÀ "ALTRA" È OGGI


Commento al libro di Leonardo Lippolis



Marianna d’Ovidio


altri contributi:



  marianna-dovidio-viaggio-termine-citta.jpg




 

Ci attendono tempi duri, di resistenza. Sembra essere questo il messaggio che emerge dal bel libro di Leonardo Lippolis, Viaggio al termine della città, ripubblicato nel 2024 da elèuthera dopo una prima edizione del 2009. In questo volume lo studioso ci accompagna in un viaggio nello spazio e nel tempo alla scoperta degli spazi della città: una filosofia urbana che nutre l’intelletto e che si mostra come molto colta e ricca di spunti.

La scelta del titolo del libro colpisce nel segno e consente all’autore di giocare con le parole, sfruttandone ogni sfumatura e ogni significato. Si viaggia nel tempo, passato e futuro, ma si viaggia anche nello spazio, reale e immaginato, tra il deserto del Black Rock City, le possibilità degli spazi altri di Roma e la Londra distopica di Ballard. Il vocabolo ‘termine’ oscilla tra il senso spaziale, i confini, gli spazi liminali, le eterotopie e le utopie; e il termine temporale, la fine, lo stadio finale della città. Il ‘termine’ come punto nello spazio in cui la città cessa di essere tale, e momento storico, in cui la città non è più, ontologicamente. E infine, ‘città’, è forse la parola del titolo che copre un territorio semantico più vasto, significando di volta in volta lo spazio tipico della modernità e poi della postmodernità, lo spazio pubblico, lo spazio della contestazione, e così via.

Dal punto di vista di chi scrive, questo è un ottimo spunto per riflettere, tra le tante cose, anche su cos’è oggi la città, che cosa rappresenta e, per deformazione professionale, come si fa a studiarla. Città come epifenomeno di quella società urbana che permea tutta la geografia mondiale, e che, per dirla con Lefebvre, “[…] si riferisce a tendenze, orientamenti e virtualità piuttosto che a un dato di fatto” (1970); città come espressione e manifestazione del capitale, oppure come il campo in cui mettere in discussione il ruolo costitutivo di abilità, sessualità, genere nello sviluppo capitalistico, come propone McLean (2018).

 

Potremmo andare oltre a indagare le diverse accezioni, più o meno interessanti che emergono dall’urbano e dalla città. Ma andiamo per ordine. Il libro si compone di tre capitoli, che potremmo riassumere con tre slogan: 1. Siamo spacciati e non abbiamo nemmeno il tempo di rendercene conto; 2. I desideri escono di casa per andare nelle strade; 3. L’utopia non vive più qui.

Nel primo capitolo, attraverso tre luoghi simbolici della modernità e della post-modernità – il grattacielo, l’autostrada e il centro commerciale – l’autore propone una disamina di come la fine della società moderna abbia portato verso un ulteriore assottigliamento delle capacità di azioni dell’individuo, che si trova o intrappolato in luoghi/labirinti dai quali non riesce a trovare un’uscita, o in routine sempre uguali a se stesse o in asettici centri commerciali che annebbiano la capacità critica. La città diventa per Lippolis quella “gabbia d’acciaio fisica e spirituale, costruita per proteggere la prosecuzione di un nucleo di società ricca e sana” (p. 61); così l’autore ci porta a spasso tra situazioni reali e immaginate, tra storia e distopia in un lungo capitolo, molto godibile e immaginifico, che ci ammaliano evocando distopie tanto crudeli quanto attraenti che spaziano dalla letteratura fantascientifica al cinema distopico e disturbante.

Il secondo capitolo abbandona l’architettura totalizzante e una sorta di determinismo spaziale per guardare a quei luoghi altri, di disordine, per usare le parole di Sennett (1970). In questa parte del libro Lippolis ci accompagna in un viaggio attraverso eterotopie, flâneries, space between, terrain vague, cantieri, terzo paesaggio, a cui aggiungerei i tetti delle case, i giardini incolti, il retro dei palazzi e dei quartieri, gli orti ricavati negli interstizi urbani e così via, luoghi e territori ai margini della città nei quali comunità o singole soggettività si prendono o reclamano spazi di autonomia all’interno di una società urbana totalizzante.

Infine, il terzo capitolo riporta due fallimenti eclatanti: le architetture di Hundertwasser e il festival del Burning Man, in cui emerge con chiarezza la forza spietata del capitalismo. Questi due spazi di sperimentazione – architettonica nel primo caso e urbanistica nel secondo – nascono come ricerca di un nuovo modo di fare comunità, ma cadono immediatamente nella trappola del capitalismo e messi a valore, diventando oggetto di interesse per le classi medie e la società del consumo.

 

Le sollecitazioni intellettuali che il libro stimola sono davvero tante e chi legge è incitata a rispondere all’autore con una propria personale collezione di utopie, distopie ed eterotopie. Così gli immaginari evocati dall’autore (i paesaggi urbani ballardiani, la cupa Los Angeles del 2019 futuro di Blade Runner o addirittura le nuove città satellite londinesi di Kubrick) si affiancano nel mio pensiero alla New York prigione di Carpenter in Escape from New York, alla enorme città New Crobuzon di Mieville popolata da uomini cactus, donne insetto, umani e altri strani esseri (2000), ma anche alle mutazioni dei corpi nei film di Cronenberg che rispecchiano territori urbani decadenti, architetture biomorfiche o società allo sbando.

Il messaggio che ho sentito più potente, filtrato senz’altro dalle suggestioni che più mi hanno colpito, è che stiamo vivendo, spesso ignari, in un mondo in cui lo spazio urbano è disegnato e costruito in modo da strappare ogni briciolo di libertà a uomini e donne che si trovano a vivere le loro vite nella falsa tranquillità della routine benestante a cui ormai ci siamo abituati. Che sia il condominio di Ballard, o la società perfetta di Huxley ne Il Mondo Nuovo (1932), all’essere umano viene tolto (o vi rinuncia deliberatamente) ogni capacità di azione, vive in un mondo in cui lo spazio determina ogni sua azione e nel momento in cui prova a riprendersi spazi di libertà, questo porta alla sua rovina. È una visione terribilmente pessimista, che fa eco a quella di Ballard, in cui la passività dell’individuo porta alla catastrofe. Tutto questo prende vita nello spazio urbano e nelle sue strutture fisiche, siano esse un grattacielo, un’aiuola tra gli svincoli autostradali, o una gated community.

A tutte queste suggestioni distopiche vorrei ribattere non solo con altre suggestioni similmente distruttive della speranza per il futuro, ma anche con una (lunga) serie di esempi di come gli individui e le comunità riescano a riprendersi spazio e avere un ruolo nella costruzione del loro futuro. Di come riescano a scardinare i blocchi di cemento armato che li inchiodano nella struttura alienante della città e a riconquistare la loro libertà. Se vogliamo rimanere nella fiction fantascientifica rispondo all’autore con Cory Doctorow e i suoi little brothers (2008), giovani donne e uomini che si muovono a San Francisco in una guerriglia tecnologica contro uno Stato tecno-autocratico. Non si tratta solo di speranza, ma di riconoscere l’agency degli individui e soprattutto delle comunità; significa specialmente dare conto della capacità di agire e della forza che si crea in una collettività di individui che condividono obiettivi, valori e, più di ogni altra cosa, una immagine futura per cui impegnarsi. Mentre leggo il libro, mi affiora alla mente un altro condominio, ben più reale di quello di Ballard e altrettanto noto: il Chelsea Hotel di New York, dal quale sono passate personalità del mondo dell’arte in almeno tre decenni e che hanno segnato la storia della cultura degli Stati Uniti e dell’Europa: da Henry Miller a Sid Vicious, da Allen Ginsberg a Madonna, Patti Smith, Janis Joplin, Shirley Clarke e molte altre figure più o meno all’avanguardia nell’arte contemporanea. Il Chelsea Hotel era disordinato e non pianificato, ma la cura e la profonda libertà che vi si respiravano lo hanno reso un rifugio e una fucina per artiste, cantanti, scrittrici e scrittori, poetesse e cantastorie, filosofe e attori, registi, direttrici artistiche e così via. Quel luogo è stato catalizzatore di alcune delle più potenti immagini del pensiero del Novecento in Occidente (Tippins, 2013).

Le immagini e gli immaginari hanno infatti una potenza rivoluzionaria che tendiamo a sottostimare e, di conseguenza, dedichiamo poco tempo a elaborare immaginari, ci concediamo troppo poco il lusso di immaginare un futuro che desideriamo, nel quale accomodiamo i nostri pensieri felici. Una delle poche eccezioni è l’antologia, curata da Di Monte e D’Errico, Domani Urbani. Futorologia e Immaginari, per Agenzia X (2022), nella quale sono raccolte “poco più di una dozzina di proposte disorganiche per la città di domani, [in cui] lo stesso ambito urbano si fa cyborg, interfaccia e interprete di una condizione non solo postumana, ma posturbana” (p.3). Racconti, interviste, scritti e narrazioni non tanto di quello che sarà, ma quello che sarebbe bello immaginarsi che sarà, guardando un futuro più o meno lontano con i piedi piantati nel presente, ma la testa tra le nuvole di immaginari rivoluzionari, liberi, transfemministi e utopici. Non dissimile è la proposta di Kean e McLean che suggeriscono di “prestare attenzione ai tipi di relazioni generative, solidarietà e possibilità che incarnano lo spirito della città che desideriamo, piuttosto che quello che rimpiangiamo” (Kern & McLean, 2017).

In questo libro si dedicano molte pagine all’immaginario e alle utopie, con una bellissima rassegna di episodi situazionisti in cui Lippolis sottolinea la volontà di uomini e donne di intervenire profondamente e radicalmente nello spazio della città per reclamare il proprio raggio d’azione vivo e pulsante. Tuttavia, nel libro tutto rimane ancorato al passato, forse un po’ mitizzato, e inchiodato a quell’utopia che deve necessariamente rimanere tale e per definizione non riesce a modificare la struttura dell’urbano, ma si fa eterno presente, situazione essa stessa senza un futuro. Tutto è circoscritto a un particolare ambito, quello che sta intorno al confine tra architettura, design e arte. Spesso in un tempo di recente passato. Siamo alla ricerca di cosa c’è oltre i margini di uno spazio urbano (fisico, politico, virtuale) privo di libertà, dove tutto è predefinito e dove le sperimentazioni di situazionismo, surrealismo, arte e poesia rendono possibile e si fondono con uno spazio urbano libero, anarchico e inaspettato che, rappresentando l’opposto della società urbana capitalista, si pone al termine della città, cioè nella sua antitesi. Ritengo questo un bellissimo esercizio, ma mi rammarico che l’autore si sia fermato al passato, senza dedicarsi a segnalare ciò che succede oggi nelle città: è invece in questo momento che è importante ricercare e analizzare le azioni di chi si prende spazi di libertà per immaginare e costruire una città altra, un urbano plasmato sul diritto, sulla possibilità e sulla convivenza. Oggi, come nel passato, ai margini delle città, si sperimentano nuove forme di resistenza e appropriazione dello spazio urbano che meritano attenzione, poiché mostrano che l’urbano non è solo il luogo della passività e del controllo, ma anche della lotta, dell’immaginazione e della trasformazione. È inoltre importante e urgente portare avanti seri programmi di ricerca per capire in che modo, con quali mezzi, in quali condizioni tutte queste pratiche di costruzione di una città differente siano in grado di lasciare degli spiragli di possibilità, o addirittura di essere fratture nella compostezza e solidità del sistema urbano.

In conclusione, il libro di Leonardo Lippolis è un'opera affascinante e stimolante, ma lascia il lettore con il desiderio di una prospettiva più concreta sul presente. Le città non sono solo spazi di alienazione e controllo, ma anche di resistenza e creatività. Ed è forse in questa tensione tra distopia e azione libera che si gioca il futuro dello spazio urbano. Si intravede una tensione irrisolta tra la consapevolezza della distopia urbana e la speranza di poterla sovvertire. Il lettore si chiede: siamo davvero spacciati o esistono ancora margini di resistenza? Lippolis guarda al futuro (distopico) della fantascienza o al passato dei situazionisti, ma non si concede uno sguardo al presente. Trascura quello che succede nei margini o al termine delle città, oggi. E oggi ai margini succedono tante cose, e tutte queste cose devono avere voce.

Marianna d’Ovidio

 

 

Riferimenti bibliografici
Di Monte, Abo Alberto e Giulio D’Errico. 2022. Domani urbani. Futurologia e immaginari. Milano: Agenzia X.
Doctorow, C. 2010. Little brother. New York: Tor Teen.
Huxley, Aldous. 2021 [1932]. Il mondo nuovo – Ritorno al mondo nuovo. Milano: Mondadori.
Kern, Leslie, e Heather McLean. 2017. “Undecidability and the Urban: Feminist Pathways Through Urban Political Economy”. ACME: An International Journal for Critical Geographies 16 (3): 405–26. https://doi.org/10.14288/acme.v16i3.1413.
Lefebvre, Henri. 1970. La révolution urbaine. Paris: Gallimard.
McLean, Heather. 2018. “In praise of chaotic research pathways: A feminist response to planetary urbanization”. Environment and Planning D: Society and Space. https://doi.org/10.1177/0263775817713751.
Miéville, China. 2011. Perdido Street Station. London: Pan.
Sennett, Richard. 1970. The uses of disorder. New York: Vintage.
Tippins, S. 2013. Inside the Dream Palace: The Life and Times of New York’s Legendary Chelsea Hotel. Boston, New York: Houghton Mifflin Harcourt.

 

N.d.C. - Marianna d’Ovidio è professoressa associata di Sociologia dell’ambiente e del territorio presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Presso lo stesso ateneo, insegna Organizzazione del Territorio e City Making nella Città Europea ed è vice-coordinatrice del dottorato URBEUR.
I suoi interessi di ricerca riguardano l’economia urbana, il settore culturale e creativo, la creatività, la produzione artistica e culturale, l’innovazione sociale e cultuale, in particolare la loro interazione con le trasformazioni urbane, lo sviluppo locale e la governance urbana.
Ha pubblicato su riviste nazionali e internazionali, tra cui Urban Studies, City, City Culture and Society, Rassegna Italiana di Sociologia, Sociologia Urbana e Rurale, Sociologica, Territorio. È codirettrice, insieme al Carl Grodach (Monash University), della rivista internazionale City, Culture and Society.
Tra i suoi libri: The creative city does not exist. Critical essays on the creative and cultural economy of cities (Ledizioni, 2016); con Giampaolo Nuvolati, a cura di, Temi e metodi per la sociologia del territorio (Utet università, 2022).
Sui libri di Marianna d’Ovidio, v. in questa rubrica: V. Conte, Come si studia il territorio (19 settembre 2024).
N.B. I grassetti nel testo sono nostri

R.R.

 

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

18 SETTEMBRE 2025

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali

prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano

ideazione e direzione scientifica (dal 2013):
Renzo Riboldazzi

direttore responsabile (dal 2024): Annamaria Abbate

comitato editoriale (dal 2013): Elena Bertani, Oriana Codispoti; (dal 2024): Gilda Berruti, Luca Bottini, Chiara Nifosì, Marco Peverini, Roberta Pitino; (dal 2025) Monica Bernardi, Letizia Konderak, Franco Vaio, Bruna Vendemmia

comitato scientifico (dal 2022): Giandomenico Amendola, Arnaldo Bagnasco, Alessandro Balducci, Angela Barbanente, Cristina Bianchetti, Donatella Calabi, Giancarlo Consonni, Maria Antonietta Crippa, Giuseppe De Luca, Giuseppe Dematteis, Francesco Indovina, Alfredo Mela, Raffaele Milani, Francesco Domenico Moccia, Giampaolo Nuvolati, Carlo Olmo, Pier Carlo Palermo, Gabriele Pasqui, Rosario Pavia, Laura Ricci, Enzo Scandurra, Silvano Tagliagambe, Michele Talia, Maurizio Tira, Massimo Venturi Ferriolo, Guido Zucconi

cittabenecomune@casadellacultura.it

 

 

conferenze-dialoghi

2017: Salvatore Settis
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2018: Cesare de Seta
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2019: G. Pasqui | C. Sini
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2021: V. Magnago Lampugnani | G. Nuvolati
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

 

 

incontri-convegni

2021: programma/1,2,3,4
2022: programma/1,2,3,4
2023: programma/1,2,3,4
2024: programma/1,2,3,4
2025: programma/1,2,3,4
 
 

 

autoritratti

2017: Edoardo Salzano
2018: Silvano Tintori
2019: Alberto Magnaghi
2022: Pier Luigi Cervellati
2023: Valeria Erba

 

 

letture e pubblicazioni

2015: online
2016: online/periodico1/24
2017: online/periodico2/24
2018: online/pubblicazione
2019: online/pubblicazione
2020: online/pubblicazione
2021: online/pubblicazione
2022: online/pubblicazione
2023: online/pubblicazione
2024: online/pubblicazione
2025:

G. Consonni, Abitare il segreto dei luoghi, commento a: M. Belpoliti, Nord Nord (Einaudi, 2025)

M. Agostinelli, Salvare il suolo (anche dalle rinnovabili), commento a: P. Pileri, Dalla parte del suolo (Laterza, 2024)

E. Scandurra, L'umanità è nei luoghi, commento a: Lettere d’amore dalla via Appia (Gangemi, 2024)

L. Trentin, Conservare gli avanzi, senza dimenticarli, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)

M. Russo, Urbanistica: una disciplina da riscoprire, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)

A. Mazzette, Turismo urbano? Anche troppo, commento a: G. Amendola, Il turista e la città (Mario Adda Editore, 2025)

L. Bottini, Anche lo spazio parla, ascoltiamolo, commento a: A. Mela, E. Battaglini e A. Laura Palazzo, La società e lo spazio (Carocci, 2024)

C. Olmo, Mollino oltre la biografia d'artista, commento a: A. De Rossi, R. Dini, La montagna di Carlo Mollino (Hoepli, 2023)

G. L. Brunetti, L'architettura di Varese, una galassia, commento a: L. Crespi (a cura di), Atlante delle architetture e dei paesaggi dal 1945 a oggi in provincia di Varese (Silvana Editoriale, 2023)

R. Pavia, Imparare col corpo, viaggiando, commento a: R. Secchi, Itinerari dello sguardo in architettura (TAB edizioni, 2024)

B. Bottero, La difficile costruzione del quotidiano, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. C. Palermo, Cammei di urbanistica, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

F. de Agostini, L'empatia nella cassetta degli attrezzi, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. Vitillo, Abilitare le antinomie del piano, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

W. Tocci, Elogio dell'Urbanistica, un ritorno ai classici per continuare a riflettere (intervento al congresso INU 2025)

A. Delera, Troppo vecchi per capire?, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

G. Nuvolati, Ci vuole una certa atmosfera, commento a: Tonino Griffero, Agostino Petrillo (a cura di), Atmosfere urbane (Ed. ETS, 2024)

D. Vannetiello, Un ponte tra le generazioni, commento a: G. Consonni, Non si salva il pianeta se non si salvano le città (Quodlibet, 2024)

R. Milani, Il sogno come progetto ovunque, commento a: M. Venturi Ferriolo, G. Burattoni, Un'estetica di progetto (Franco Angeli, 2024)

M. Serini, Sguardi neurodivergenti sulla città, commento a: A. Vanolo, La città autistica (Einaudi, 2024)

A. De Rossi, La feconda natura della rigenerazione, commento a: A. Lanzani, Rigenerazione urbana e territoriale al plurale (FrancoAngeli, 2024)

D. Grohmann, Una difesa attiva del suolo, commento a: F. Berni (a cura di), Parco della Piana di Assisi (Assisi Mia Ed. 2024)

F. Collotti, Contro la città usa e getta, commento a: V. Magnago Lampugnani, Contro la città usa e getta sostenibile (Bollati Boringhieri, 2024)

P. Perulli, La vendetta dei dimenticati, commento a: G. Buciuni, G. Corò, Periferie competitive (il Mulino, 2023)

F. Ceci, Abitare come agire sociale, commento a: M. Savino, L. Perini (a cura di), Abitare contemporaneo (FrancoAngeli, 2023)

L. Bottini, Città: una sfida esistenziale, commento a: S. Mancuso, Fitopolis (Laterza, 2023)

M. Biraghi, L'architettura va alle terme, commento a: G. D’Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori 8a cura di), Le città di Igiea (Silvana Ed., 2024)

G. Piccarolo, Di fiumi e di risorgrnze, commento a: G. Cazzaniga, Il Fiume (Marinotti 2024)

W. Tocci, Per una nuova scienza della città, commento a: C. S. Bertuglia, F. Vaio (a cura di), La città dopo la pandemia (Aracne, 2023)

B. Bottero, L'urbanistica è quantica, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

A. Lanzani, Milano: cosa resta (e come ricominciare, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so su di lei (Planum Publisher, 2024)

S. Zaggia, Il Ghetto di Venezia: una città, commento a: D. Calabi, Venezia e il Ghetto (Bollati Boringhieri, 2024)

G. Consonni, Fare della Storia una speranza, commento a: G. Bigatti, Milano (Mimesis, 2024)

G. Restaino, Roma, c'è un'altra città, commento a: M. Di Giovine, Paesaggio identitario (Quodlibet, 2024)

E. Scandurra, Un grido di dolore (e di amore) per Roma, commento a: R. Pavia, Roma Babilonia (Bordeaux, 2024)

E. Porqueddu, Nuove regole per la pianificazione, commento a: S. Cozzolino, S. Moroni, Action, Property and Beauty (Routledge, 2024)

S. Capolongo, Tante storie dentro alla Storia, commento a: G. D'Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori (a cura di), Le città di Igiea (Silvana Editoriale, 2024)

M. Fortis, Interni milanesi, un libro e una mostra, commento a: E. Morteo e S. Pierini, Nelle case (Hoepli, 2023)

M.Bassanelli, Se l'ufficio si diffonde, commento a: I. Mariotti, E. Tomaz, G. Micek, C. Méndez-Ortega (a cura di), Evolution of New Working Spaces (Springer, 2024)

M. Peverini, L'egemonia della rendita urbana, commento a: B. Pizzo, Vivere o morire di rendita (Donzelli, 2023)

C. Bianchetti, Basaglia: i luoghi del mito, commento a: F. Foti, Franco Basaglia. La libertà è terapeutica (People, 2024)

G. Mura, Il territorio tra narrazione e promozione, commento a: P. de Salvo, M. Pizzi, Narrazione, sviluppo e governo del territorio. (FrancoAngeli, 2023)

F. de Agostini, La lucidità feroce di Giancarlo De Carlo, commento a: F. Samassa, Giancarlo De Carlo (Carocci, 2024)

A. L. Palazzo, Tre sguardi su Roma, commento ai libri di L. Montuori, E. Nigris, R. Pavia

A. Mela, Territorio e de-coincidenza, commento a: F. Jullien, Riaprire dei possibili (Orthotes, 2024)

G. Tonon, Gli spazi delle donne, commento a: M. Bassanelli, I. Forino (a cura di) Gli spazi delle donne (DeriveApprodi, 2024)

A. Calafati, Un viaggio nell'Italia di mezzo, commento a: Arturo Lanzani, a cura di, Italia di mezzo (Donzelli, 2024)