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PRODUZIONE O RIPRODUZIONE DEL SAPERE?


Commento al libro di Alessandro Armando e Carlo Olmo



Francesca Cognetti


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In L’aula e la piazza. Dialogo sulla architettura, l’università e la società (Donzelli, 2025) Alessandro Armando e Carlo Olmo mettono in scena un dialogo che affronta con rara profondità le difficoltà che oggi investono l’università e, in particolare, l’insegnamento dell’architettura. Questa è qui intesa non soltanto come disciplina tecnico-progettuale, ma come campo di pratiche e di pensiero che interroga costantemente le forme del vivere insieme, la capacità collettiva di immaginare e costruire città, e la possibilità di abitarle.

Il libro nasce da un dialogo tra gli autori autentico, corporeo, durato oltre due anni: un incontro tra mondi culturali e generazioni diverse. In un tempo in cui la comunicazione accademica tende a ridursi a scambio di prodotti e performance valutabili, la scelta del dialogo — come forma di conoscenza e di scrittura — appare un gesto controcorrente. Dialogare, oggi, è un esercizio “fuori moda”: implica tempo, ascolto e confronto serrato tra differenze. Lo stile del volume restituisce questa tensione, punteggiato com’è da un fitto tessuto di rimandi e citazioni, in cui gli autori conversano non solo tra loro ma anche con un ampio pantheon di voci, autori e testi. Ne risulta un dialogo plurale, sofisticato e, in senso proprio, critico.

 

Una riflessività politica

Il volume si inserisce idealmente in un filone di riflessioni contemporanee sul ruolo e sulla crisi dell’università, dialogando implicitamente con opere come Libera università di Mantovani (2023), che riflette sulla progressiva erosione dell’autonomia universitaria e l’attacco al pensiero critico attraverso politiche di definanziamento e controllo. In questo senso, L’aula e la piazza non è solo un testo sull’università, ma un testo dell’università: un esercizio di riflessività svolto dall’interno dell’istituzione stessa.

La riflessività che attraversa il volume non è quindi di tipo introspettivo, ma politico, nel senso definito da Susan Wright (2004): la capacità di leggere le pratiche quotidiane e le relazioni di potere a partire dal proprio posizionamento. Il libro assume questa postura per interrogare criticamente i dispositivi che strutturano oggi la vita accademica: la spinta alla specializzazione, l’autoreferenzialità disciplinare, i meccanismi di valutazione e competizione individuale, l’internazionalizzazione come parola d’ordine svuotata.

Dietro questi processi, gli autori scorgono una trasformazione più profonda: le università tendono a divenire luoghi di riproduzione piuttosto che di produzione del sapere. Il docente è catturato in un sistema di metriche impersonali che misurano più che comprendere, mentre la comunità universitaria perde progressivamente la capacità di dialogare al proprio interno. L’internazionalizzazione rischia di non aprire a una reale pluralità, ma piuttosto di uniformare il pensiero e ridurre la complessità alla logica della circolazione globale dei saperi.

 

L’università nell’era dell’estrattivismo

Sul piano teorico, il libro offre una potente lettura del presente come “tempo dell’estrazione”. In un contesto in cui non si estrae più soltanto materia fisica ma anche dati, attenzione, tempo, affetti e creatività, gli autori di fatto interrogano il ruolo dell’università nel capitalismo cognitivo. Questa prospettiva risuona con autrici come Nancy Fraser (2022), che definisce il capitalismo come un sistema “cannibale” capace di divorare le proprie stesse condizioni di esistenza — natura, cura, sapere, politica —; il volume invita a riflettere su come la logica estrattivista rischi di penetrare anche le istituzioni della conoscenza.

Di questo possiamo trovare riscontro nella organizzazione dello spazio di cui ci occupiamo come studiosi e progettisti: Neil Brenner e Christian Schmid (2015) descrivono la riorganizzazione dello spazio planetario secondo logiche di estrazione e accumulazione; Saskia Sassen (2014) parla di “espulsioni” generate dall’economia globale; Raquel Rolnik (2019) mostra come l’abitare stesso sia divenuto oggetto di estrazione finanziaria. In questo scenario, il sapere architettonico e urbanistico — al centro del libro — non può sottrarsi alla domanda cruciale: quale sapere e quale formazione sono possibili in un mondo in cui tutto, persino la conoscenza, è ridotto a risorsa di mercato?

 

L’università-asilo

Tra le proposte più originali del volume, gli autori propongono la figura dell’“università-asilo” come prospettiva di senso e di azione. Essa rovescia la visione normativa (“che cosa l’università deve essere”) e la sostituisce con una domanda di possibilità: “che cosa l’università può fare?”. L’asilo non è un rifugio identitario o protetto, ma un laboratorio del rischio: uno spazio di sperimentazione in cui si interiorizza il rischio dell’incontro con l’altro, della crisi e dell’errore. Come scrivono gli autori, “non lo sapremo mai in anticipo”: il sapere nasce nell’esperienza e nella negoziazione, non nella prescrizione.

Questo modello formativo rimette al centro la relazione maestro-discepolo, intesa non in senso gerarchico ma dialogico. In un mondo che ha dissolto i luoghi, i tempi e le comunità della scuola, l’università-asilo diventa luogo di differenza e di transito, di co-apprendimento e co-ricerca, di riflessione e di conflitto generativo. Essa educa al rischio e all’incertezza, assumendo la crisi come campo formativo.

 

L’aula e la piazza

Il titolo del volume suggerisce una tensione ulteriore: quella tra aula e piazza, tra spazio dell’apprendimento e spazio del politico. Gli autori non esplicitano questa sovrapposizione, ma la lettura del testo invita a riflettere sulla possibilità che l’aula sia la piazza — o, viceversa, che la piazza sia l’aula —, in quanto l’università può e deve tornare a essere parte viva della città.

La territorializzazione dell’università, lungi dall’essere un’operazione estrattiva, può allora configurarsi come una pratica di reciprocità e di co-produzione, in cui la conoscenza si forma attraverso l’incontro e la trasformazione reciproca. In questo senso, il riferimento a Bruno Latour, richiamato nel libro, è particolarmente significativo: l’università-asilo, come la “giungla” latouriana, è uno spazio di transito e di addestramento al rischio, dove l’incontro con l’altro comporta sempre la possibilità di essere trasformati.

L’aula e la piazza si colloca così in un filone di riflessioni e pratiche che immaginano l’università come attore urbano, in dialogo con le comunità e capace di generare cambiamento sociale. Il co-apprendimento, la cura dei territori e il riconoscimento delle soggettività deboli diventano componenti di un sapere trasformativo, in grado di produrre nuovi discorsi, politiche e narrazioni condivise. L’università torna così a essere arena politica: uno spazio di elaborazione collettiva, e non un semplice fornitore di servizi.

 

Conclusione

Il percorso proposto dagli autori, animato da due voci diverse per età, formazione e sensibilità, è un invito a sfidare l’apparente inevitabilità del presente senza scivolare nel pessimismo o nella nostalgia. Il libro mostra come, anche in un tempo dominato dalla logica dell’efficienza e dell’estrazione, sia ancora possibile concepire la scuola e l’università come spazi di resistenza generativa — luoghi in cui si apprende non solo a conoscere, ma anche a stare nel mondo in modo critico e responsabile.

La riflessività politica che attraversa il testo diventa allora un esercizio di libertà: la capacità di interrogare il proprio ruolo, di riconoscere i vincoli istituzionali e al tempo stesso di aprire possibilità di azione. In questa prospettiva, l’università non è un’istituzione da difendere in sé, ma un terreno da reinventare continuamente, una istituzione plurale da abitare in modo diverso.

L’aula e la piazza è dunque un necessario esercizio di riflessività che restituisce all’università — e in particolare alle discipline che si occupano di spazio, società e progetto — la capacità di essere luogo di cambiamento e di libertà, riconoscendo alla conoscenza la sua responsabilità pubblica. Il suo merito è forse quello di ricordarci che l’università nel suo essere un dispositivo di formazione e apprendimento è un esperimento sempre aperto su come pensare, agire e abitare insieme il mondo che condividiamo.

Francesca Cognetti

 

Riferimenti bibliografici
Brenner, N., & Schmid, C. (2015). Towards a new epistemology of the urban. City, 19(2–3), 151–182.
Fraser, N. (2022). Cannibal capitalism: How our system is devouring democracy, care, and the planet — and what we can do about it. London: Verso.
Latour, B. (2018). Down to Earth: Politics in the new climatic regime. Cambridge: Polity Press.
Mantovani, A. (2023). Libera università. Roma: Laterza.
Rolnik, R. (2019). Urban warfare: Housing under the empire of finance. London: Verso.
Sassen, S. (2014). Expulsions: Brutality and complexity in the global economy. Cambridge, MA: Harvard University Press.
Wright, S. (2004). Politically reflexive practitioners. In D. Dracklé & I. Edgar (Eds.), Current policies and practices in European social anthropology education (EASA Learning Fields, Vol. 2, pp. 72–86). Oxford: Berghahn Books.

 

N.d.C. Francesca Cognetti è professore associato di Tecnica e Pianificazione urbanistica al Politecnico di Milano e delegato del Rettore alle Iniziative Off Campus, dopo esserlo stata alla Responsabilità sociale del territorio e alle Attività sociali.

Presso il Dipartimento di Architettura e Studi urbani svolge attività di ricerca sulle forme di vita della città contemporanea con particolare riferimento alla questione della casa, alle disuguaglianze sociali, all'università come nuovo attore urbano.

Tra i suoi libri: Bovisa in una goccia. Nuovi equilibri per un quartiere in trasformazione (Polipress, 2007); con Paolo Cottino, Partecipazione oltre la parola. Quando esperienze nel mondo si confrontano (ICEI, 2009); con Alessandro Balducci e Valeria Fedeli, a cura di, Milano, la città degli studi. Storia, geografia e politiche delle università milanesi (Abitare Segesta, 2010); con Anna Delera, a cura di, For rent. Politiche e progetti per la casa accessibile a Milano (Mimesis, 2017); con Alice Ranzini, Mapping San Siro. Strumenti di ricerca-azione nel/con il quartiere San Siro a Milano (Politecnico di MIlano, 2017); con Liliana Padovani, Perché (ancora) i quartieri pubblici. Un laboratorio di politiche per la casa (FrancoAngeli, 2018); con Daniela Gambino, Jacopo Lorenzo Faccini, a cura di, Periferie del cambiamento. Traiettorie di rigenerazione tra marginalità e innovazione a Milano (Quodlibet, 2020); con Margherita Bernardi e Anna Delera, Di-stanza. La casa a Milano in tempi di COVID 19 (LetteraVentidue, 2021).

Sui libri di Francesca Cognetti, v. in questa rubrica: Bianca Bottero, Città vs cittadini? No grazie (10 febbraio 2023); Carlo Cellamare, Cambiare le periferie ripoliticizzandole (26 novembre 2021); Renzo Riboldazzi, Periferie: una sfida culturale e sociale (21 maggio 2021).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

24 OTTOBRE 2025

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali

prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano

ideazione e direzione scientifica (dal 2013):
Renzo Riboldazzi

direttore responsabile (dal 2024): Annamaria Abbate

comitato editoriale (dal 2013): Elena Bertani, Oriana Codispoti; (dal 2024): Gilda Berruti, Luca Bottini, Chiara Nifosì, Marco Peverini, Roberta Pitino; (dal 2025) Monica Bernardi, Letizia Konderak, Franco Vaio, Bruna Vendemmia

comitato scientifico (dal 2022): Giandomenico Amendola, Arnaldo Bagnasco, Alessandro Balducci, Angela Barbanente, Cristina Bianchetti, Donatella Calabi, Giancarlo Consonni, Maria Antonietta Crippa, Giuseppe De Luca, Giuseppe Dematteis, Francesco Indovina, Alfredo Mela, Raffaele Milani, Francesco Domenico Moccia, Giampaolo Nuvolati, Carlo Olmo, Pier Carlo Palermo, Gabriele Pasqui, Rosario Pavia, Laura Ricci, Enzo Scandurra, Silvano Tagliagambe, Michele Talia, Maurizio Tira, Massimo Venturi Ferriolo, Guido Zucconi

cittabenecomune@casadellacultura.it

 

 

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2022: online/pubblicazione
2023: online/pubblicazione
2024: online/pubblicazione
2025:

G. Pasqui, "Apocalittismo"? No, meglio la politica, commento a: A. Petrillo, Medusa (Machina Libro, 2025)

P. Gabellini, Urbanistica o studi urbani?, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)

L. Porqueddu, Verso un nuovo equilibrio dell'abitare, commento a: F. Toppetti, Dal paesaggio al mondo (Mimesis, 2024)

F. Gastaldi, IA e città: opportunità o rischio?, commento a: P. Fusero, Hypercity (FrancoAngeli, 2024)

M. Cremaschi, Urbanistica? Serve una via d'uscita, commento a: P. C. Palermo, Le radici e le frontiere (Planum, 2025)

C. Bianchetti, La biografia è un genere plurale, commento a: M. Orazi, Vite stravaganti di architetti (Giometti & Antonello, 2025)

A. Colombo, Migliorare la vita di tutti, subito, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)

F. Colombo, La vita è teatro (e arte), commento a: R. Sennett, La società del palcoscenico (Feltrinelli, 2024)

G. Nuvolati, Un genio anche per gli incroci, commento a: S. Cascavilla, Il dio degli incroci (Exòrma, 2021)

M. d'Ovidio, La città "altra" è oggi, commento a: L. Lippolis, Viaggio al termine della città (Elèuthera, 2024)

G. Consonni, Abitare il segreto dei luoghi, commento a: M. Belpoliti, Nord Nord (Einaudi, 2025)

M. Agostinelli, Salvare il suolo (anche dalle rinnovabili), commento a: P. Pileri, Dalla parte del suolo (Laterza, 2024)

E. Scandurra, L'umanità è nei luoghi, commento a: R. Paris, Lettere d’amore dalla via Appia (Gangemi, 2024)

L. Trentin, Conservare gli avanzi, senza dimenticarli, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)

M. Russo, Urbanistica: una disciplina da riscoprire, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)

A. Mazzette, Turismo urbano? Anche troppo, commento a: G. Amendola, Il turista e la città (Mario Adda Editore, 2025)

L. Bottini, Anche lo spazio parla, ascoltiamolo, commento a: A. Mela, E. Battaglini e A. Laura Palazzo, La società e lo spazio (Carocci, 2024)

C. Olmo, Mollino oltre la biografia d'artista, commento a: A. De Rossi, R. Dini, La montagna di Carlo Mollino (Hoepli, 2023)

G. L. Brunetti, L'architettura di Varese, una galassia, commento a: L. Crespi (a cura di), Atlante delle architetture e dei paesaggi dal 1945 a oggi in provincia di Varese (Silvana Editoriale, 2023)

R. Pavia, Imparare col corpo, viaggiando, commento a: R. Secchi, Itinerari dello sguardo in architettura (TAB edizioni, 2024)

B. Bottero, La difficile costruzione del quotidiano, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. C. Palermo, Cammei di urbanistica, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

F. de Agostini, L'empatia nella cassetta degli attrezzi, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. Vitillo, Abilitare le antinomie del piano, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

W. Tocci, Elogio dell'Urbanistica, un ritorno ai classici per continuare a riflettere (intervento al congresso INU 2025)

A. Delera, Troppo vecchi per capire?, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

G. Nuvolati, Ci vuole una certa atmosfera, commento a: Tonino Griffero, Agostino Petrillo (a cura di), Atmosfere urbane (Ed. ETS, 2024)

D. Vannetiello, Un ponte tra le generazioni, commento a: G. Consonni, Non si salva il pianeta se non si salvano le città (Quodlibet, 2024)

R. Milani, Il sogno come progetto ovunque, commento a: M. Venturi Ferriolo, G. Burattoni, Un'estetica di progetto (Franco Angeli, 2024)

M. Serini, Sguardi neurodivergenti sulla città, commento a: A. Vanolo, La città autistica (Einaudi, 2024)

A. De Rossi, La feconda natura della rigenerazione, commento a: A. Lanzani, Rigenerazione urbana e territoriale al plurale (FrancoAngeli, 2024)

D. Grohmann, Una difesa attiva del suolo, commento a: F. Berni (a cura di), Parco della Piana di Assisi (Assisi Mia Ed. 2024)

F. Collotti, Contro la città usa e getta, commento a: V. Magnago Lampugnani, Contro la città usa e getta sostenibile (Bollati Boringhieri, 2024)

P. Perulli, La vendetta dei dimenticati, commento a: G. Buciuni, G. Corò, Periferie competitive (il Mulino, 2023)

F. Ceci, Abitare come agire sociale, commento a: M. Savino, L. Perini (a cura di), Abitare contemporaneo (FrancoAngeli, 2023)

L. Bottini, Città: una sfida esistenziale, commento a: S. Mancuso, Fitopolis (Laterza, 2023)

M. Biraghi, L'architettura va alle terme, commento a: G. D’Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori 8a cura di), Le città di Igiea (Silvana Ed., 2024)

G. Piccarolo, Di fiumi e di risorgrnze, commento a: G. Cazzaniga, Il Fiume (Marinotti 2024)

W. Tocci, Per una nuova scienza della città, commento a: C. S. Bertuglia, F. Vaio (a cura di), La città dopo la pandemia (Aracne, 2023)

B. Bottero, L'urbanistica è quantica, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

A. Lanzani, Milano: cosa resta (e come ricominciare, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so su di lei (Planum Publisher, 2024)

S. Zaggia, Il Ghetto di Venezia: una città, commento a: D. Calabi, Venezia e il Ghetto (Bollati Boringhieri, 2024)

G. Consonni, Fare della Storia una speranza, commento a: G. Bigatti, Milano (Mimesis, 2024)

G. Restaino, Roma, c'è un'altra città, commento a: M. Di Giovine, Paesaggio identitario (Quodlibet, 2024)

E. Scandurra, Un grido di dolore (e di amore) per Roma, commento a: R. Pavia, Roma Babilonia (Bordeaux, 2024)

E. Porqueddu, Nuove regole per la pianificazione, commento a: S. Cozzolino, S. Moroni, Action, Property and Beauty (Routledge, 2024)

S. Capolongo, Tante storie dentro alla Storia, commento a: G. D'Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori (a cura di), Le città di Igiea (Silvana Editoriale, 2024)

M. Fortis, Interni milanesi, un libro e una mostra, commento a: E. Morteo e S. Pierini, Nelle case (Hoepli, 2023)

M.Bassanelli, Se l'ufficio si diffonde, commento a: I. Mariotti, E. Tomaz, G. Micek, C. Méndez-Ortega (a cura di), Evolution of New Working Spaces (Springer, 2024)

M. Peverini, L'egemonia della rendita urbana, commento a: B. Pizzo, Vivere o morire di rendita (Donzelli, 2023)

C. Bianchetti, Basaglia: i luoghi del mito, commento a: F. Foti, Franco Basaglia. La libertà è terapeutica (People, 2024)

G. Mura, Il territorio tra narrazione e promozione, commento a: P. de Salvo, M. Pizzi, Narrazione, sviluppo e governo del territorio. (FrancoAngeli, 2023)

F. de Agostini, La lucidità feroce di Giancarlo De Carlo, commento a: F. Samassa, Giancarlo De Carlo (Carocci, 2024)

A. L. Palazzo, Tre sguardi su Roma, commento ai libri di L. Montuori, E. Nigris, R. Pavia

A. Mela, Territorio e de-coincidenza, commento a: F. Jullien, Riaprire dei possibili (Orthotes, 2024)

G. Tonon, Gli spazi delle donne, commento a: M. Bassanelli, I. Forino (a cura di) Gli spazi delle donne (DeriveApprodi, 2024)

A. Calafati, Un viaggio nell'Italia di mezzo, commento a: Arturo Lanzani, a cura di, Italia di mezzo (Donzelli, 2024)