Elisa Cattaneo  
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IL PROGETTO COME ESPERIMENTO


Commento al libro di M Cerruti But, C. Boano, D. Ciaffi et al.



Elisa Cattaneo


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Inhabiting Future Frictions – libro di Michele Cerruti But, Camillo Boano, Daniela Ciaffi, J. Igor Fardin e Richard Lee Peragine edito da LetteraVentidue nel 2025 – si pone tra le asimmetrie del mondo, che ci interrogano verso inedite organizzazioni e costruzioni del sapere, verso ricerche che inquadrano la disciplina del progetto come esplorazione, come esperimento piuttosto che come esercizio. In questo quadro di disorientamento, la didattica assume un ruolo determinante, non essendo più possibile – o essendo più incerta – l’educazione come elemento verticale e depositario, ma necessitando metodi non più unidirezionali o astratti, ma radicati nella fenomenologia dei tempi presenti, intrisi di nuovi presupposti senza genealogie appurate. Il libro si radica in questa matrice di precarietà in cui il concetto di descolarizzazione si declina in “alternatives in education” (Reimer). Come “pedagogia dell’inutile”, all’accumulazione del sapere (tipica di un processo globale e accumulativo, come fosse comparabile ai beni materiali), gli autori sostituiscono una “indeterminatezza immanente”, ossia un progetto con finalità di annullamento della propria affermazione, acquisendo una proprietà a lui apparentemente opposta: quelle della anti-reificazione, pensandosi come uno spazio anti-deterministico senza un corpo. In questo quadro, gli autori propongono quindi il progetto come critica per via di sottrazione, verso un fine anti-consumistico, anti-razzista, anti-colonizzante, ma anche contro slogan salvifici e tecnocratici dell’ecologia, che ricercano una best-practice propria di un “ottimismo” compositivo.

Oltre ogni dimensione ideologica, il gruppo di lavoro testa quindi pratiche deboli e “minori” (Boano), potenziali e non causalistiche, plurali e oppositive, determinando la rottura dei processi dialettici verso quelli dialogici, inquadrati in un metodo relazionista. In questo quadro, vengono proposti concetti apparentemente paradossali ma coerenti in una logica di depotenziamento propositivo: l’abitare diventa pratica sovversiva e non stabilizzante, ove il senso del diritto riacquisisce valore etico nel conflitto, separandolo dal concetto di violenza. Il futuro accavalla tempi della contemporaneità complessa (il simultaneo del problema, il passato delle identità sommerse, la prospettiva del cambiamento), e viene schiacciato in un nuovo piano di consistenza, evocando l’archeologia di matrice foucaultiana e agambeniana, ricercando un esito non risolutivo ma potenziale, e trasformando il progetto in una condizione probabilistica e non deterministica. In questa logica di rottura dei significati comuni delle parole, è soprattutto il concetto di frizione che indica il quadro concettuale e tassonomico di riferimento: come condizione positiva, instabile, ambigua, è solo in un contrasto progettato che si rende possibile una nuova forma di immaginazione, di non-figurazione, di relazione.

In queste positive derive tassonomiche, anche i luoghi del progetto diventano ologrammi moriniani di un nuovo modo di pensare il mondo: risentendo degli effetti dell’urbanizzazione planetaria, in essi si indagano matrici di intersezioni in cui l’addensamento ecologico e sociale è più dannato, schiacciato sulla geografia, e che meglio rappresentano la condizione reale del mondo oggi. Questi luoghi deboli vengono indagati secondo due metodi opposti ma conciliati: da un lato la mappatura, intesa come dispositivo di relazione tra progetto, ecologia ed estetica, ove l’estetica (la mappa) diventa linguaggio sia conoscitivo che esplorativo, svincolandosi dalla mera restituzione. Attraverso la mappatura, viene indagata la grammatica di un nuovo linguaggio, ponendola come strumento di interscambio tra modelli. Appoggiate su un quadro simultaneamente operativo che astratto, le mappe vengono infatti testate come dispositivi fuori da ogni dualismo e rigido scientismo e da processi associativi o di subordinanza: oltre la vigilanza cartografica, o alla dialettica vero/falso, letterale/simbolico, descrittivo/interpretativo, si indagano piuttosto nuove relazioni anche disgiuntive in un processo di co-esistenza. La contromossa alla mappatura, avviene con la narrazione degli storytelling. Come atto di rotazione concettuale, lo zenitale diventa parlato, gli effetti del globale si capovolgono nella narrazione locale e personale.

Diviso in quattro sezioni (liquid ecologies, ecologies of exhaustion; polluted ecologie; (in)human ecologies) i progetti proposti diventano quindi operazioni non compositive ma combinatorie, in grado di accavallare una cosa sull’altra secondo una logica che rompe l’idea di figura e di immagine così come l’abbiamo utilizzata canonicamente. Accavallando infatti metodi eterogenei ma coerenti, apparentemente contraddittori, le memorie del presente e quelle sommerse delle identità eterogenee dei luoghi si riaffacciano nella topografia calligrafica del luogo, si stratificano sul suolo tridimensionale, nuovo soggetto parlante del progetto contemporaneo. L’ecologia – non ancora paesaggio – e l’etnografia trovano quindi spazio come discipline in grado di definire nuove logiche: in questo senso, il libro indaga nuovi possibili archetipi metodologici, tenta una nuova classificazione del progetto attraverso glossari e immaginari dell’instabile e, soprattutto, del potenziale.

Elisa Cattaneo

 

 

 

N.d.C. Elisa C. Cattaneo è paesaggista, teorica e docente italiana. La sua ricerca indaga il paesaggio come disciplina esplorativa della contemporaneità, ridefinendo i metodi e i linguaggi convenzionali del progetto verso nuove estetiche e forme di codificazione. Il suo pensiero teorico si fonda sulla weakness, sulla debolezza come condizione generativa di nuove epistemologie progettuali.

Visiting Scholar presso il M.I.T. e la G.S.D - Harvard University, è stata co-curatrice della sessione City and Landscape presso il Padiglione Architettura di Expo 2015, Milano Capitale del Moderno; co-curatrice della mostra Verde Prato e curatrice del Seeds International Symposium presso il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci.

Tra le sue principali pubblicazioni figurano Andrea Branzi. Emc2: The Project in the Age of Relativity (Actar Publishers, 2018); Prato Fabbrica Natura (Skira, 2019); Loaded Void (Maggioli, 2013–2015), WeakCity (ListLab, 2015) e Nature through the Mirror (Maggioli, 2016).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 


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06 NOVEMBRE 2026

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2019: online/periodico2/25
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S. Sarti, Origini sociali e opportunità, commento a: M. Lucchini et al. (a cura di), La forza del destino (il Mulino, 2025)

R. Farinella, Una diversa idea di civiltà, commento a tre libri di Ailton Krenak ((Companhia das letras, 2020 e 2025)

L. Gaeta, L'AI tra abitudine e trappole, commento a: P. Fusero, Hypercity (FrancoAngeli 2024)

M. Ieva, L'architettura come arte del pensiero, commento a. M. Sèstito, Grammatiche terrestri (Mediano, 2025)

C. Tedesco, Napoli: sguardi inediti sulla fragilità, commento a: F. Palestino, La forma dell’invisibile (Clean, 2022)

F. Aliata, Architetti italiani in Argentina, commento a: G. D'Amia,Architetti e costruttori italiani in Argentina (Silvana editoriale, 2025)

G. Zucconi, Un paradiso sul mare, commento a: R. Mastrella, A. Jaia (a cura di), Cesare Bazzani architetto, 1873-1939 (Gangemi 2026)

E. Tagliacollo, Lo spazio tra arte e architettura, commento a: A. Zevi, Artisti e architetti alla prova dello spazio (Donzelli, 2025)

G.Nuvolati, Una graffetta per capire il mondo, commento a: V. Porcellana, Antropologia della graffetta (Meltemi 2026)

A. Cancellieri, Combattere la povertà, non i poveri, commento a: P. Grassi, G. Pozzi, V. Verdolini, Milano fantasma (ombre corte, 2025)

B. Bottero, È nato prima l'uovo o la gallina?, commento a: G. Ferri, A. Scandurra, Casa Rebus (LetteraVentidue 2023)

P. C. Palermo, Recensione di urbanistica, commento a: E. Granata, La città è di tutti (Einaudi, 2026)

A. Valentinelli, Le pecore e la BreBeMi, commento a: E. Garda, A. Longo, Le pecore e l'autostrada (Donzelli, 2025)

P. Gabellini, Sull'Italia di mezzo: il primo ritratto, commento a S. Caramaschi, C. Mattioli, La pianura metro-rurale (Donzelli, 2025)

S. Ronchi, S. Salata, R. Moscarelli, Consumo di suolo? 2,7 mq al secondo, commento al Rapporto Ispra 2025

R. Bedosti, Anche i regolamenti vanno letti, commento al Regolamento UE 2024/1991

F. de Agostini, Fare paesaggio con l'architettura, commento a: G. Barazzetta, Architettura e paesaggio. I luoghi e le case di Bruno Morassutti (Pendagron, 2025)

E. Corradi, Storie di architetture e di amicizie, commento a: L. Spinelli, Cino Zucchi (LetteraVentidue, 2025)

M. Assennato, La storia come politica, commento a: R. Masiero, S. Tagliagambe, P. Zanenga, Metadomini (Libria, 2025)

P. Perulli, Conoscere la città camminando, commento a: G. Nuvolati (a cura di), Camminare la città (il Mulino, 2025)

M. Peverini, La casa è di nuovo sexy?, commento a S. Gainsforth, L'Italia senza casa (Laterza, 2025)

P. Pileri, La terra è un cantico, commento a: S. Mancuso, Il cantico della terra, (Laterza, 2025)

M. Cusumano, Ambiente: la dimensione del rischio, commento a: A. Mela, S. Mugnano (a cura di), Il rischio ambientale (Carocci, 2025)

M. R. Gisotti, Molti luoghi dentro di noi, commento a: A. Marson, A. Tarpino, Sguardi sul paeesaggio (manifestolibri, 2025)

F. Gastaldi, La casa: diritto o privilegio? Commento a: A. Gramigna, A. Scialdone (a cura di), Diritto o privilegio? (Egea, 2026)

M. Santangelo, La relazione nella città reclusa, commento a: A. Di Franco, M. Frangipane, G. Orsenigo, Progettare in carcere (LetteraVentidue, 2025)

P. Grassi, Le reti come strumento di sussidarietà, commento a: A. Ranzini, Reti per una città che cura (FrancoAngeli, 2025)

A. Rosima, La città è (anche) dei giovani, commento a C. Leccardi, Vite aperte al possibile (il Mulino, 2025)

F. Ceci, Napoli: la necessità di fare politica, commento ai libri di: B. Russo, Le case dei sogni (Monitor, 2025); L Rossomando, L’impresa del bene (Carocci, 2025); A. Esposito, Le case degli altri (Editpress, 2023).

M. Russo, Arte e architettura: uno spazio comune, commento a: A. Zevi, Artisti e architetti alla prova dello spazio (Donzelli, 2025)

G. Zucconi, Napoleone tra architettura e città, commento al libro di G. D'Amia, Milano capitale 1797-1814 (Silvana Ed., 2021).

M. Manzelle, Perché Venezia sia ancora una città, commento a: D. Calabi, Venezia è viva - Venice is alive - Venise est vivante (Éd. Liana Levi, 2025)

L. Bottini, Necessità di governare lo spazio pubblico, commento a: C. Burini, Governare lo spazio pubblico nelle città italiane (FrancoAngeli, 2024)

M. A. Crippa, L'architettura è un mistero, commento a : E. Faroldi, M. P. Vettori, L’architettura del mistero (LetteraVentidue 2025)

P. Gabellini, Un passato discusso e da discutere, commento ai numeri 165-166 e 169-170 di 'Urbanistica' (Inu Edizioni, 2022 e 2025)

P. C. Palermo, Dare voce a un disagio diffuso, commento a: L. Marescotti, Tra teoria e prassi (Biblion, 2025)

S. Tagliagambe, La città come spazio delle differenze, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis 2025)

C. Olmo, Il corpo contro l'abuso della tecnologia, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)

G. Semi, L'urbanistica si impara (anche) nei centri sociali, commento a: V. Mattioli, Novanta (Einaudi 2025)

F. Paone, Avviciniamoci all'urbanistica, commento a: P. Gabellini, Avvicinarsi all’urbanistica (Planum, 2024)

F. D. Moccia, La lezione dell'esperienza, commento a: D. Vianello, Il mestiere dell’urbanista (INU Edizioni, 2025)

G. De Luca, La rigenerazione è tante cose, note sui libri di Carta, Carrà-Pultrone, Buttarelli-Cappuccitti (editori vari)

M. Talia, La Storia come orientamento, L'INU nei numeri doppi di "Urbanistica", a cura di Patrizia Gabellini (n. 165-166 del 2022), e a cura di Giulia Fini (n. 169-170 del 2025)

M. Villani, La necessità di disegnare i luoghi, Note sul contributo di Giancarlo Consonni alla cultura del progetto urbano

O. Pivetta, Milano, una città (solo) da usare?, commento a: G. Cervi, G. Consonni, (a cura di), Il verso di Milano, (About Cities, 2025)

F. Cambria, Un libro da usare?, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)

A. Ferlenga, Lost in transition, Commento a: L. Ciacci, L’inganno della città ideale (Pendragon, 2025)

C. Bianchetti, Cosa riflette il rombicubottaedro?, commento a: M. Biraghi, Quel che resta dell’architettura. Un progetto storico (Einaudi, 2025)

M. Venturi Ferriolo, Urbanistica: impariamo dai filosofi, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis, 2025)

A. Bagnasco, Costruire luoghi terzi, commento a: O. De Leonardis, Preferirei di sì (DeriveApprodi, 2025)