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COSA LEGGIAMO E DI COSA SCRIVIAMO/2
Note sulla letteratura architettonica e urbanistica e il contributo di Città Bene Comune
Carlo Olmo
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Mi fermo di colpo e mi guardo attorno come al primo giorno di scuola. Quella che è una delle poche grandi librerie generaliste in Italia, il luogo prediletto delle scoperte involontarie, sembra la vite dopo il passaggio della filossera: rami secchi, foglie ingiallite e cadute a terra, intere filiere scomparse, un paesaggio assolutamente monotono. È la fine che l’architettura e la città hanno fatto oggi in libreria. Sono fantasmi che si rianimano succhiando il sangue altrui: l’autorialità artistica, il mercato, non saprei come chiamarlo diversamente, di parole-streap, di parole senza pudore. Architettura, isolati, quartieri escono come dalla piscina di Lourdes solo se benedetti dalla sostenibilità, dal dirsi green, dall’essere generati dall’intelligenza artificiale. Meglio se da uno shake di tutti questi elementi. Con un non marginale corollario. Quell’uso fa sì che si confonda ambientale con sostenibile e che si debba rimuovere da smart e artificiale la verità, l’intelligenza, ricordandosi che questa non è solo capacità di calcolo ma anche, alle volte soprattutto, un’intelligenza emotiva, intuitiva, in grado, darwinianamente parlando, di fare “salti”.
Senza che ce ne accorgessimo, o forse solo io non me ne sono accorto, l’ideologia del learning by doing è tornata a dilagare, a detrimento di tutti i post-post filosofi, etnografi, economisti e di quanti altri se ne possono volere. Un’ideologia accompagnata da forme neanche sofisticate di millenarismi, ma soprattutto di incredibili resurrezioni: quella dell’attualismo gentiliano e del secondo futurismo. La controversa appropriazione che segna la storia di nuovo e futuro negli anni venti, sino alla metà degli anni trenta, non solo non ha insegnato nulla, viene al contrario proposta come… riscoperta! D’altronde sono i nomi che emergono dagli scaffali a parlare: ritorno, cambiamento, catastrofe, declinati ovviamente in inglese. Nessuno si ricorda che ‘nuovo’ lo declinarono Gramsci e Sorel, ma che Ordre Nouveau è stato il principale movimento neofascista francese, sin dalla metà degli anni venti del Novecento e che la rinascita dopo una catastrofe e l’invocazione di un futuro risanatore erano parole d’ordine del nazifascimo, sin dalle origini.
Ma che razza di recensione ci proponi? Forse si può anche recensire… quel che manca e cercarne le ragioni. O forse fare un passo in avanti, domandarsi se esiste oggi, nella grande libreria in cui si cerca quel che già si sa di voler scoprire e non si possono fare incontri casuali, se non c’è uno scaffale che si sottragga alla logica del citazionismo, index fondamentale non solo della ricezione (povero Wolfang Iser) ma della lettura e della scrittura a scopo… di curricula e costruita seguendo algoritmi mai discussi. A riempire gli scaffali e a restarci non più di quindici giorni, sono libri-martello, libri che picchiano un solo chiodo o diversi, spesso autobiografici flussi di coscienza. Certo liberatori di rimozioni, magari millenarie, o anche solo di sensi di colpa collettivi e soggettivi, che un mercato ormai quasi interamente finanziato dagli stessi autori o dalle istituzioni di appartenenza facilita e anzi promuove, enfatizzando un narcisismo del tutto fuori luogo.
E non stupisce allora che le pietre di cui è fatto l’abitare dell’uomo non rispondano più se non alle ideologie, in versioni alle volte grottesche, come nel caso del progetto Line in Arabia Saudita. Il materiale dell’abitare si trova, in quel caso a dover rispondere a un’esigenza figurativa futuribile (quella della cultura dei cartoon’s che la anima, per cui ferro e acciaio ne devono essere la base), mentre il deserto in cui dovrebbero essere costruiti i 170 chilometri di case che dovranno completare il progetto, sarebbero forse progettati, certo gestiti, da intelligenze artificiali autogenerative.
Jurgis Baltrušaitis dedica il primo volume del suo La leggenda della forma alle aberrazioni, che ne è anche il sottotitolo. E la trasposizione, tutt’altro che linguistica da ambiente a sostenibilità, una delle aberrazioni più ricorrenti in questa libreria sempre meno materiale. E lo è ancor più smart. Anche il progetto Line viene dipinto come smart e lo smart è gestito come l’auto che si guida… da sola, da un’intelligenza artificiale. Forse per queste ragioni. si capisce l’abuso dell’accusa di essere vecchi per qualsiasi ricorso alla storia. Ma la storia è una nottola di Minerva. Lo scrivono già Pericle, Anassagora e Ippodamo nel V secolo avanti Cristo che la città si può definire tale se aiuta l’integrazione, se favorisce l’incontro, che rende meticci e meticce abitanti e attività. Non esiste la città smart se è guidata da intelligenze esterne. E allora inizi a capire perché l’architettura e la città sono sempre più assenti da entrambe le librerie, quella fisica e quella virtuale.
Jean-Claude Perrot ha bisogno, nel 1975, di più di mille pagine per districare le relazioni che danno forma e materia alla Caen del XVIII secolo. Esagera? Forse no, se conoscere significa fornire prove, sottoporre le affermazioni a misure che solo la località davvero studiata come tale ti può suggerire. E lo stesso farà anni dopo, nel 1996, Marcel Roncayolo su una città molto più complessa Marsiglia, nel suo splendido testo Marseille. Les territoires du temps, all’origine in quasi mille pagine. Perché l’architettura, persino quella più iconica, I propilei di Parigi di Ledoux o La Rotonda di Palladio, sono, se non si vuole rincorrere, la riduzione a immagine o a storytelling, enigmi che aiutano il cervello a non invecchiare. E le architetture o anche alcuni isolati, come nel caso della ricerca curata da Chastel e dal suo gruppo su L’immeuble et l’espace urbain a Parigi (1981), non solo impongono di connettere tutte le episteme dell’abitare, ma sono al contempo denunzie incombenti sulla letteratura contemporanea della banalizzazione di meticciati scientifici, che nascono per la frammentazione e specializzazione di… professioni inutili, se non per creare nuove miriadi di hortus conclusus.
Le retoriche che accompagnano oggi ogni “grande opera” sarebbero degne dei sonetti romani di Trilussa (a vostra scelta). Invece sono legittimate da retoriche sostenibili, smart… e naturalmente intelligenti. Uno dei pensatori più saccheggiati oggi, Carl Schmitt, dovrebbe rivedere la sua tutt’altro che così facilmente trasferibile tirannia dei valori, perché un suo sintagma chiave, amico-nemico, è stato cannibalizzato, ancor prima di diventare un sintagma tirannico, nello splendido mondo de “tout change” e del “temps toujours présent”. Povero Marc Bloch e la disgraziata e distorta fortuna della sua storia che vivrebbe sempre nel presente!
Uscendo melanconicamente da una grande libreria mai così omologa e insieme dispersiva, la constatazione che le esclusioni non siano casuali prende corpo anche solo guardando la Colonna Antonina. Che non ha ancor trovato il suo Salvatore Settis e la meraviglia che è il libro da lui curato sulla colonna Traiana ci trasmette e così lascia aperta la speranza che qualcun altro quella storia la possa indagare. Come scriveva Goethe “Sono dovuto arrivare a ottant’anni per capire che non…sapevo nulla”. Quello spirito insieme autoironico e trasgressivo nei confronti anche dei futuri hegelismi e darwinismi in tante, diverse salse deterministiche, ci aiuta a pensare che forse il ritorno in libreria di studi che obblighino a interrogare e interrogarsi su un’architettura o un quartiere che siano portatori di integrazione, meticciati, casualità, torneranno in qualche scaffale, forse. Studi pensosi e noiosi nel restituire un abitare ormai talmente mercificato da uscire persino dalla Città dei ricchi e dalla città dei poveri di Bernardo Secchi, perché quella dei poveri non è più città, ma una mono funzione discriminatoria, un grottesco ritorno (sempre eguali le parole) all’ottocentesca città europea in cui esistevano isolati quando non interi quartieri abitati da emigranti da un solo paese, da una sola valle, da una comunità.
Lo sparire delle librerie generaliste e degli incontri che consentivano, l’esclusione dei testi sulla condizione abitativa dell’essere umano, il ritorno alla stagione di ideologie che legano saperi e pratiche iperspecializzate sotto bandiere fideistiche, ci dovrebbe ammonire sullo stato non solo della democrazia, ma della città dell’uomo, per rubare l’ultima citazione ad Adriano Olivetti. Nella mensa di Gardella a Ivrea, c’era non solo un‘emeroteca, ma anche libri appena usciti, che chi lavorava poteva (doveva) conoscere. L’ivresse de la conaissance (quantitative) da consumare in pochi giorni è oggi l’ultima ideologia che nega l’esistenza stessa del conoscere, che implicherebbe la necessità di un tempo per passare dall’informazione appunto all’appropriazione e rielaborazione delle informazioni, alle Meditations pascaliane.
Ma è bello essere ivre, à la page, e disinformati criticamente! Tanto la colpa è sempre di qualcun altro! Morale misera, direte. Forse no. I volumi che Renzo Riboldazzi ci restituisce, raccogliendo per anni recensioni non banali e non… estorte a chi le scrive, ci fa pensare che una porta di speranza esista per tornare nel paese di Alice e di Lewis Carroll. Non solo. Ci consentono i tre volumi, ad oggi usciti, di non perdere il rapporto tra parole e tempo, tra uso e abuso delle parole e contesti. O almeno lo speriamo. L’alternativa è davvero la malinconia freudiana, lo stapparsi di mano i saldi di fine stagione. E non lo vorremmo davvero.
Carlo Olmo
N.d.C. - Carlo Olmo, professore emerito di Storia dell'Architettura del Politecnico di Torino, è stato preside della Facoltà di Architettura e ha coordinato il dottorato di ricerca in Storia dell'Architettura e dell'Urbanistica presso lo stesso ateneo. Ha insegnato all'École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, al Mit di Boston e in numerose università straniere. Ha inoltre curato mostre di architettura a Torino, Venezia, Roma, Parigi, Bruxelles e New York.
Tra i suoi libri: Politica e forma (Vallecchi, 1971); Architettura edilizia. Ipotesi di una storia (Torino, 1975), con Roberto Gabetti, Le Corbusier e L'Esprit Nouveau (Einaudi, 1975); con Riccardo Roscelli, Produzione edilizia e gestione del territorio (Stampatori, 1979); La città industriale. Protagonisti e scenari (Einaudi, 1980); Aldo Rossi attraverso i testi (Mazzotta 1986): tr. ing. in "Assemblage", 5, 1988: Turin et des Miroirs feles, in "Annales", 3, 1989; con Roberto Gabetti, Alle radici dell'architettura contemporanea. Il cantiere e la parola(Einaudi, 1989); con Linda Aimone, Le esposizioni universali, 1851-1900. Il progresso in scena (Allemandi, 1990; ed. fr. Belin 1993); con Luigi Mazza (a cura di), Architettura e urbanistica a Torino, 1945-1990(Allemandi, 1991); (a cura di), Cantieri e disegni. Architetture e piani per Torino, 1945-1990 (Allemandi, 1992); Urbanistica e società civile. Esperienza e conoscenza, 1945-1960(Bollati Boringhieri, 1992); Gabetti e Isola. Architetture (Allemandi, 1993); (a cura di), La ricostruzione in Europa nel secondo dopoguerra (Cipia, 1993); (a cura di), Il Lingotto: 1915-1939. L'architettura, l'immagine, il lavoro (Allemandi, 1994); (a cura di) con Bernard Lepetit, La città e le sue storie (Einaudi, 1995); (a cura di), con Alessandro De Magistris, Jakov Cernihov: documenti e riproduzioni dall'archivio di Aleksej e Dimitri Cernihov(Allemandi, 1995; ed. fr. Somogy editions d'art, 1995; ed. ted. Arnoldsche, 1995); Le nuvole di Patte. Quattro lezioni di storia urbana(FrancoAngeli, 1995); (a cura di), Mirafiori (Allemandi, 1997); (a cura di) con Lorenzo Capellini e Vera Comoli, Torino (Allemandi, 1999); (a cura di), Dizionario dell'architettura del XX secolo (Allemandi, 2000-2001, 5 vol.; ed. Enciclopedia Treccani, 2002); Costruire la città dell'uomo. Adriano Olivetti e l'urbanistica (Edizioni di Comunità, 2001); (a cura di) con Walter Santagata, Sergio Scamuzzi, Tre modelli per produrre e diffondere cultura a Torino (Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci, 2001); con Michela Comba, Marcella Beraudo di Pralormo, Le metafore e il cantiere. Lingotto 1982-2003 (Allemandi, 2003); (a cura di) con Michela Comba e Manfredo di Robilant, Un grattacielo per la Spina. Torino, 6 progetti su una centralità urbana, catalogo della mostra (Allemandi, 2007); Morfologie urbane (il Mulino, 2007); (a cura di), Giedion, Sigfried, Breviario di architettura (Bollati Boringhieri, 2008); (a cura di) con Arnaldo Bagnasco, Torino 011: biografia di una città. Saggi (Mondadori Electa, 2008); Architettura e Novecento. Diritti, conflitti, valori (Donzelli, 2010); (a cura di), con Cristiana Chiorino, Pier Luigi Nervi. Architettura come sfida (Silvana ed., 2010, 2012); Architecture and the 20. Century: Rights, conflicts, values (List Lab, 2013); Architettura e storia. Paradigmi della discontinuità (Donzelli, 2013); con Susanna Caccia Gherardini, Le Corbusier e il fantasma patrimoniale(Il Mulino 2015) e Metamorfosi americane. Destruction throught neglect: Villa Savoye tra mito e patrimonio(Quodlibet, 2016); con Susanna Caccia, La villa Savoye. Icona, rovina e restauro (1948-1968) (Donzelli, 2016); con Patrizia Bonifazio e Luca Lazzarini, Le Case Olivetti a Ivrea (Il Mulino, 2018); con postfazione con Antonio De Rossi, Urbanistica e società civile (Edizioni di Comunità, 2018); Città e democrazia. Per una critica delle parole e delle cose (Donzelli, 2018); Progetto e racconto. L’architettura e le sue storie (Donzelli, 2020); Storia contro storie. Elogio del fatto architettonico (Donzelli, 2023); con Alessandro Armando, L'aula e la piazza. Dialogo sull’architettura, l’università e la società (Donzelli, 2025); a cura di, L’eredità di Jean-Louis Cohen, numero monografico di “Rassegna di architettura e urbanistica”, 176/2025.
Per Città Bene Comune ha scritto: Spazio e utopia nel progetto di architettura (15 febbraio 2019); La città tra corpo malato e corpo perfetto (3 luglio 2020); La diversità come statuto di una società (19 febbraio 2021); Biografia (e morfologia) di una strada (22 ottobre 2021); Gli intellettuali e la storia, oggi (4 febbraio 2022); Per una nuova Progressive Age (10 settembre 2022); La memoria come progetto (24 febbraio 2023); Un’urbanistica della materialità e del silenzio (30 giugno 2023); Le molteplici dimensioni del tempo (12 aprile 2024); Ansia sociale e progettualità (19 settembre 2024); Mollino oltre la biografia d’artista (17 luglio 2025).
Sui libri di Carlo Olmo, v. in questa rubrica i commenti di: Cristina Bianchetti, Lo spazio in cui ci si rende visibili… E la cerbiatta di Cuarón (5 ottobre 2018); Giampaolo Nuvolati, Scoprire l’inatteso negli interstizi delle città (20 settembre 2019); Carlo Magnani, L’architettura tra progetto e racconto (11 settembre 2020); Piero Ostilio Rossi, Modi (e nodi) del fare storia in architettura (2 ottobre 2020); Gabriele Pasqui, La storia tra critica al presente e progetto (23 ottobre 2020); Andrea Bonaccorsi, La storia dell’architettura è la storia (26 gennaio 2024); Francesca Cognetti, Produzione o riproduzione del sapere? (24 ottobre 2025).
N.B. I grassetti nel testo sono nostri.
R.R.
© RIPRODUZIONE RISERVATA 12 DICEMBRE 2025 |
CITTÀ BENE COMUNE
Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali
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comitato scientifico (dal 2022): Giandomenico Amendola, Andrea Arcidiacono, Arnaldo Bagnasco, Alessandro Balducci, Angela Barbanente, Cristina Bianchetti, Bertrando Bonfantini, Donatella Calabi, Giancarlo Consonni, Maria Antonietta Crippa, Giuseppe De Luca, Giuseppe Dematteis, Francesco Indovina, Antonio Longo, Alfredo Mela, Raffaele Milani, Francesco Domenico Moccia, Giampaolo Nuvolati, Carlo Olmo, Pier Carlo Palermo, Gabriele Pasqui, Rosario Pavia, Laura Ricci, Enzo Scandurra, Silvano Tagliagambe, Michele Talia, Maurizio Tira, Massimo Venturi Ferriolo, Guido Zucconi
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2015: online 2016: online/periodico1/24 2017: online/periodico2/24 2018: online/periodico1/25 2019: online/pubblicazione 2020: online/pubblicazione 2021: online/pubblicazione 2022: online/pubblicazione 2023: online/pubblicazione 2024: online/pubblicazione 2025:
M. Balbo, Cosa leggiamo e di cosa scriviamo/1, Note sul contributo di Città Bene Comune al dibattito sulla città, la società, il territorio, il paesaggio e l'ambiente
L. Bottini, Basta città! Andiamo in montagna, commento a: A. Membretti, F. Barbera, G. Tartari (a cura di), Migrazioni verticali (Donzelli, 2024)
V. Borghi, Progetto formativo e territorio, commento a. G. Laino (a cura di), Sentieri ponti e passerelle (Inu Edizioni, 2025)
R. Pavia, Le mura sono spazio (pubblico), commento a: O. Carpenzano, A. Criconia (a cura di), Le Mura di Roma (Quodlibet, 2024)
L. Crespi, L'architettura esiste (anche a Pavia), commento a: V. Prina, Viaggio nell’architettura moderna del Novecento in Pavia e provincia (Maggioli, 2025)
M. Filandri, Abitare oltre i bonus, commento a: M. Savino, L. Perini (a cura di), Abitare contemporaneo (FrancoAngeli, 2023)
G. Nuvolati, La città ha bisogno di asceti, commento a: D. Demetrio, Spiritualità metropolitane (Mimesis, 2025)
M. Agostinelli, Laudato si': da leggere ancora, commento a: Papa Francesco, Laudato si' (2015)
M. A. Crippa, La vera rigenerazione è fatta di persone, commento a: G. Azzoni, Abitare minimo in montagna (Distretto culturale Valle Camonica, 2025)
F. Bilò, Tifare Koolhaas, commento a: M. Biraghi, Rem Koolhaas(Einaudi, 2024)
F. D. Moccia, Contrastare le disuguaglianze, commento a: G. Laino (a cura di), Sentieri ponti e passerelle (INU Edizioni, 2025)
F. Cognetti, Produzione o riproduzione del sapere?, commento a: L’aula e la piazza (Donzelli, 2025)
G. Pasqui, "Apocalittismo"? No, meglio la politica, commento a: A. Petrillo, Medusa (Machina Libro, 2025)
P. Gabellini, Urbanistica o studi urbani?, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)
L. Porqueddu, Verso un nuovo equilibrio dell'abitare, commento a: F. Toppetti, Dal paesaggio al mondo (Mimesis, 2024)
F. Gastaldi, IA e città: opportunità o rischio?, commento a: P. Fusero, Hypercity (FrancoAngeli, 2024)
M. Cremaschi, Urbanistica? Serve una via d'uscita, commento a: P. C. Palermo, Le radici e le frontiere (Planum, 2025)
C. Bianchetti, La biografia è un genere plurale, commento a: M. Orazi, Vite stravaganti di architetti (Giometti & Antonello, 2025)
A. Colombo, Migliorare la vita di tutti, subito, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)
F. Colombo, La vita è teatro (e arte), commento a: R. Sennett, La società del palcoscenico (Feltrinelli, 2024)
G. Nuvolati, Un genio anche per gli incroci, commento a: S. Cascavilla, Il dio degli incroci (Exòrma, 2021)
M. d'Ovidio, La città "altra" è oggi, commento a: L. Lippolis, Viaggio al termine della città (Elèuthera, 2024)
G. Consonni, Abitare il segreto dei luoghi, commento a: M. Belpoliti, Nord Nord (Einaudi, 2025)
M. Agostinelli, Salvare il suolo (anche dalle rinnovabili), commento a: P. Pileri, Dalla parte del suolo (Laterza, 2024)
E. Scandurra, L'umanità è nei luoghi, commento a: R. Paris, Lettere d’amore dalla via Appia (Gangemi, 2024)
L. Trentin, Conservare gli avanzi, senza dimenticarli, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)
M. Russo, Urbanistica: una disciplina da riscoprire, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)
A. Mazzette, Turismo urbano? Anche troppo, commento a: G. Amendola, Il turista e la città (Mario Adda Editore, 2025)
L. Bottini, Anche lo spazio parla, ascoltiamolo, commento a: A. Mela, E. Battaglini e A. Laura Palazzo, La società e lo spazio (Carocci, 2024)
C. Olmo, Mollino oltre la biografia d'artista, commento a: A. De Rossi, R. Dini, La montagna di Carlo Mollino (Hoepli, 2023)
G. L. Brunetti, L'architettura di Varese, una galassia, commento a: L. Crespi (a cura di), Atlante delle architetture e dei paesaggi dal 1945 a oggi in provincia di Varese (Silvana Editoriale, 2023)
R. Pavia, Imparare col corpo, viaggiando, commento a: R. Secchi, Itinerari dello sguardo in architettura (TAB edizioni, 2024)
B. Bottero, La difficile costruzione del quotidiano, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)
P. C. Palermo, Cammei di urbanistica, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)
F. de Agostini, L'empatia nella cassetta degli attrezzi, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)
P. Vitillo, Abilitare le antinomie del piano, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)
W. Tocci, Elogio dell'Urbanistica, un ritorno ai classici per continuare a riflettere (intervento al congresso INU 2025)
A. Delera, Troppo vecchi per capire?, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)
G. Nuvolati, Ci vuole una certa atmosfera, commento a: Tonino Griffero, Agostino Petrillo (a cura di), Atmosfere urbane (Ed. ETS, 2024)
D. Vannetiello, Un ponte tra le generazioni, commento a: G. Consonni, Non si salva il pianeta se non si salvano le città (Quodlibet, 2024)
R. Milani, Il sogno come progetto ovunque, commento a: M. Venturi Ferriolo, G. Burattoni, Un'estetica di progetto (Franco Angeli, 2024)
M. Serini, Sguardi neurodivergenti sulla città, commento a: A. Vanolo, La città autistica (Einaudi, 2024)
A. De Rossi, La feconda natura della rigenerazione, commento a: A. Lanzani, Rigenerazione urbana e territoriale al plurale (FrancoAngeli, 2024)
D. Grohmann, Una difesa attiva del suolo, commento a: F. Berni (a cura di), Parco della Piana di Assisi (Assisi Mia Ed. 2024)
F. Collotti, Contro la città usa e getta, commento a: V. Magnago Lampugnani, Contro la città usa e getta sostenibile (Bollati Boringhieri, 2024)
P. Perulli, La vendetta dei dimenticati, commento a: G. Buciuni, G. Corò, Periferie competitive (il Mulino, 2023)
F. Ceci, Abitare come agire sociale, commento a: M. Savino, L. Perini (a cura di), Abitare contemporaneo (FrancoAngeli, 2023)
L. Bottini, Città: una sfida esistenziale, commento a: S. Mancuso, Fitopolis (Laterza, 2023)
M. Biraghi, L'architettura va alle terme, commento a: G. D’Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori 8a cura di), Le città di Igiea (Silvana Ed., 2024)
G. Piccarolo, Di fiumi e di risorgrnze, commento a: G. Cazzaniga, Il Fiume (Marinotti 2024)
W. Tocci, Per una nuova scienza della città, commento a: C. S. Bertuglia, F. Vaio (a cura di), La città dopo la pandemia (Aracne, 2023)
B. Bottero, L'urbanistica è quantica, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)
A. Lanzani, Milano: cosa resta (e come ricominciare, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so su di lei (Planum Publisher, 2024)
S. Zaggia, Il Ghetto di Venezia: una città, commento a: D. Calabi, Venezia e il Ghetto (Bollati Boringhieri, 2024)
G. Consonni, Fare della Storia una speranza, commento a: G. Bigatti, Milano (Mimesis, 2024)
G. Restaino, Roma, c'è un'altra città, commento a: M. Di Giovine, Paesaggio identitario (Quodlibet, 2024)
E. Scandurra, Un grido di dolore (e di amore) per Roma, commento a: R. Pavia, Roma Babilonia (Bordeaux, 2024)
E. Porqueddu, Nuove regole per la pianificazione, commento a: S. Cozzolino, S. Moroni, Action, Property and Beauty (Routledge, 2024)
S. Capolongo, Tante storie dentro alla Storia, commento a: G. D'Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori (a cura di), Le città di Igiea (Silvana Editoriale, 2024)
M. Fortis, Interni milanesi, un libro e una mostra, commento a: E. Morteo e S. Pierini, Nelle case (Hoepli, 2023)
M.Bassanelli, Se l'ufficio si diffonde, commento a: I. Mariotti, E. Tomaz, G. Micek, C. Méndez-Ortega (a cura di), Evolution of New Working Spaces (Springer, 2024)
M. Peverini, L'egemonia della rendita urbana, commento a: B. Pizzo, Vivere o morire di rendita (Donzelli, 2023)
C. Bianchetti, Basaglia: i luoghi del mito, commento a: F. Foti, Franco Basaglia. La libertà è terapeutica (People, 2024)
G. Mura, Il territorio tra narrazione e promozione, commento a: P. de Salvo, M. Pizzi, Narrazione, sviluppo e governo del territorio. (FrancoAngeli, 2023)
F. de Agostini, La lucidità feroce di Giancarlo De Carlo, commento a: F. Samassa, Giancarlo De Carlo (Carocci, 2024)
A. L. Palazzo, Tre sguardi su Roma, commento ai libri di L. Montuori, E. Nigris, R. Pavia
A. Mela, Territorio e de-coincidenza, commento a: F. Jullien, Riaprire dei possibili (Orthotes, 2024)
G. Tonon, Gli spazi delle donne, commento a: M. Bassanelli, I. Forino (a cura di) Gli spazi delle donne (DeriveApprodi, 2024)
A. Calafati, Un viaggio nell'Italia di mezzo, commento a: Arturo Lanzani, a cura di, Italia di mezzo (Donzelli, 2024)
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